
Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi sin dai tempi dell’immobiliarismo è sotto processo a Palermo. Per calunnia, che si sa, è un venticello ma per il codice penale è anche un reato previsto all’articolo 368:
chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un`altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni
Chi avrebbe calunniato Dell’Utri e in che occasione? Tre pentiti di mafia, che a suo dire avrebbero trovato un accordo per “incastrarlo”. La calunnia per la quale Dell’Utri è processato e per la quale sono stati chiesti sei anni - il massimo della pena - è proprio questa, e sarebbe stata ordita insieme a un altro pentito
calunnia aggravata nei confronti dei collaboratori di giustizia Francesco Di Carlo, Francesco Onorato e Giuseppe Guglielmini, per aver ordito un piano insieme a Cosimo Cirfeta per dimostrare che i tre pentiti si erano messi d’accordo per accusarlo falsamente
Interessante approfondire i legami tra Dell’Utri e Cirfeta, per esempio. Tutto dopo il salto…
Gianni Barbacetto ne scriveva su Diario nel lontano 2003:
Il processo a Dell’Utri su cui sono ora appuntati gli sguardi è uno dei due che si celebrano a Palermo contro il senatore. Non il più noto, in cui Marcello è imputato di concorso esterno nell’organizzazione mafiosa chiamata Cosa nostra. Ma l’altro, con accusa di calunnia aggravata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia. La storia, molto in breve, è questa. Dell’Utri, già sotto inchiesta per mafia, contatta un paio di mafiosi «pentiti» (Cosimo Cirfeta e Giuseppe Chiofalo), con i quali prepara una complessa manovra: i due – secondo l’accusa – si impegnano a raccontare di essere stati avvicinati da altri collaboratori di giustizia, che li volevano spingere ad aggiungersi agli accusatori di Dell’Utri, inventandosi falsi addebiti a suo carico. Se l’operazione fosse andata in porto, l’effetto sarebbe stato dirompente: sarebbe crollata la credibilità di tutti i testimoni contro Dell’Utri e sarebbe invece passata l’ipotesi di un complotto, di un accordo tra «pentiti» ai danni del collaboratore di Berlusconi.
Cirfeta purtroppo si è suicidato nel 2006, su Ristretti.it si legge qualcosa della sua biografia:
Cosimo Cirfeta, 45 anni, collaboratore di giustizia, si suicida inalando del gas. Sarà aperta un’inchiesta da parte della Procura di Busto Arsizio per far luce sulla morte di un ex appartenente alla Sacra corona unita, rinvenuto cadavere nella sua cella del carcere Bustocco, dove era rinchiuso da circa un anno. L’uomo dopo parecchi anni di militanza nell’organizzazione malavitosa si era pentito, permettendo agli inquirenti di raggiungere importanti risultati investigativi (…) collaboratore di giustizia che aveva testimoniato nel processo di Palermo a favore del senatore Marcello Dell’Utri, sostenendo che alcuni pentiti si erano messi d’accordo per accusare il parlamentare di rapporti con la mafia. I legali che assistevano Cirfeta, gli avvocati Alfredo Biondi e Pasquale Tonani, sostengono che il loro assistito non può essersi suicidato in quanto, proprio il giorno prima, aveva scritto ai difensori dicendo che voleva testimoniare al processo di Palermo “il che contrasta - dice l’onorevole Alfredo Biondi - con qualsiasi volontà suicida”. (Il Giorno, 20 marzo 2006)
Se volete saperne di più sul processo di oggi, si legge qualcosa sul Fatto Quotidiano
Il processo per calunnia – nel quale Dell’Utri è stato assolto in primo grado, mentre la Procura ha presentato ricorso in appello - è una ‘costola’ del procedimento principale per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del quale Dell’Utri è stato condannato, in secondo grado, a sette anni di reclusione (contro i nove del primo grado). Il senatore è accusato di calunnia aggravata nei confronti dei collaboratori di giustizia Francesco Di Carlo, Francesco Onorato e Giuseppe Guglielmini. Secondo l’accusa, Dell’Utri avrebbe inventato un piano con l’aiuto di un ex esponente della Sacra Corona Unita al fine di dimostrare che i tre si erano messi d’accordo per accusarlo falsamente. Se la richiesta di spostare il processo per legittimo sospetto fosse accolta, le carte dovrebbero arrivare a Caltanissetta. Tuttavia, con molta probabilità, il processo finirebbe a Catania perchè a ‘dirigere’ la sede nissena è andato Claudio Dell’Acqua che ha presieduto il processo d’appello per mafia
william-wallace
11 nov 2010 - 13:25 - #1Sì, va beh, sti processi per calunnia, diffamazione, etc. il più delle volte sono capricci… è il genere di procedimento inutile che intasa le aulee dei nostri tribunali!
Per una diffamazione sono rimasto in ballo 4 anni per poi essere assolto, fate voi…
pigi
11 nov 2010 - 13:44 - #2Questa è buona.
Ci sono testimoni che mi accusano, io cerco di dimostrare che non sono attendibili, per cui vengo denunciato per calunnia nei loro confronti.
Attenzione quindi, se un testimone sostiene l’accusa del PM è vietato cercare prove che mente, perché sarete accusati di calunnia.
A parte il fatto che questi pentiti, anche senza cercare prove, sono affidabili come quello del bacio tra Riina ed Andreotti.
Diegofuckk
11 nov 2010 - 13:46 - #3Parliamo di uno che ha preso 7 anni per concorso in associazione mafiosa,a me sta storia non sembra tanto costa per aria
Diegofuckk
11 nov 2010 - 13:46 - #4Campata per aria…
ice
11 nov 2010 - 13:51 - #5@ #2
qui ci sono gli estremi per un associazione a delinquere
piu gente si associa per dire il falso e ottenerne cosi un vantaggio
qui non si tratta di difendersi, ma dichiarare il falso in tribunale per deligittimare testimoni che invece stanno dicendo il vero
ora per legge nei tribunali italiani gli imputati non hanno l’obbligo di testimoniare il vero
ma i testimoni si
.
Anche questa al pari della prescrizione è una norma assurda
c’è gente che prende in giro lo stato e l’amministrazione della gisutiuzia inventandosi balle e facendo cosi durare i porcessi interi decenni
tanto se mente ai giudici non rischia nulla, e se arriva alla prescrizione…VOILA
il peggior delinquente diventa un uomo libero, e se ha qualche gironale puo pure dire in giro in essere stato assolto
merda73
11 nov 2010 - 17:06 - #6Ma questo,oltre ai libri,colleziona condanne?
luissm
11 nov 2010 - 17:21 - #7quindi 7+6 anni? spiegatemi :)
pass
11 nov 2010 - 17:26 - #8Credo che una richiesta così alta sia perché Dell’Utri, affermando che i tre pentiti fossero in combutta con la Procura, non solo ha calunniato i tre mafiosi ma ha messo in dubbio l’operato dei magistrati. Il PM si è così vendicato chiedendo il massimo della pena.
Ma vabbè, quello che chiede il PM alla fine non è così importante alla fine, è il giudice che decide.
pigi
11 nov 2010 - 19:06 - #9#5 Va beh, allora perché facciamo il processo? Il Pm sostiene un’accusa vera per definizione, quello che dicono i suoi testimoni è vangelo… Non c’è bisogno di alcun processo, anzi neanche di un giudice. Il Pm dice qual’è la condanna e si esegue, che diamine.
Non c’è niente da fare. La cultura del giusto processo, in cui le parti sono in parità di fronte ad un giudice terzo in Italia non c’è. Con queste premesse non ‘è da stupirsi se la giustizia italiana è la più condannata in sede Ue ed è sempre l’ultima in tutte le classifiche stilate dagli organismi internazionali.
ice
11 nov 2010 - 20:06 - #10@ #9
guarda che la possiblità per gli imputati di mentire alla corte c’è in Italia e in pochissimi altri stati (in Francia)
negli USA e tipicamente in tutte le nazioni con un diritto di stampo anglosassone, se salta fuori che hai mentito alla corte per inventarti un alibi ti becchi tutte le aggravanti possibli e immaginabili. Se non vuoi dire la verità hai la facoltà di tacere.
merda73
11 nov 2010 - 20:10 - #11“Se non vado in Politica, mi mandano in Galera e mi fanno fallire per debiti”.
Silvio Berlusconi lo dice più volte, sia a Biagi che a Montanelli, 1993.
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“No, a me non piace quello che faccio, lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio, sono disperato”.
“Se potessi me ne andrei in pensione a godermi i nipotini”.
“Se potessi questo Pdl lo chiuderei!”.
Silvio Berlusconi e l’amore per il proprio lavoro, 2009, 2009, 2010.
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“Berlusconi è entrato in politica per difendere le sue aziende”.
“… la situazione della Fininvest con 5 mila miliardi di debiti. Franco Tatò, che all’epoca era l’amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d’uscita: “Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale” … I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l’inchiesta della P2, andò in carcere e perse l’azienda”.
“A me della politica non me ne frega niente … mi sono candidato solo per non finire in Galera”.
“Se mi lasciano in pace, se mi assolvono sono disposto a lasciare tutte le cariche politiche, non mi interessa fare politica. Io faccio il Senatore per difendermi dal processo”.
Marcello Dell’Utri, Fondatore di FI e Senatore Pdl, 1994, 2003, 2010, 2010.
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“La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori. Ma questo non lo scriva”.
Fedele Confalonieri, Presidente di Mediaset, 2000.
pigi
12 nov 2010 - 10:13 - #12#10 Ma qui non c’è ancora alcuna sentenza. Tu parti dal presupposto che l’accusa sia nel giusto e che Dell’Utri sia mafioso e che quindi il Pm faccia bene ad incriminare i tentativi dell’imputato di dimostrare la sua innocenza.
Devo ripetere: questi pentiti di mafia sono meno attendibili delle escort. Dopo l’esperienza dei processi ad Andreotti credevamo che il valore delle loro testimonianze, quando riguardano persone che non sono nella loro cerchia, come i politici nazionali, fossero tenute nel giusto valore: carta igienica (usata).
Invece si vuole continuare. Basta, bisogna introdurre l’impeachment per certi magistrati che continuano a spendere i nostri soldi per niente.