
Per la rubrica di questo venerdì di Scelti dai Lettori, ho deciso di raccogliere il suggerimento di Andrea S., davvero molto interessante, che potrebbe aprire una discussione potenzialmente infinita.
L’Italia e il fascismo. E’ stata obbligata a seguire Mussolini, o ancora adesso si nota che la mentalità di fondo è quella di allora?
Caro Andrea, io ti replicherei in un altro modo, ovvero, che questo non ha mai smesso di essere un Paese fascista. E’ un tema enorme, ci sarebbero da scrivere volumi su volumi, ma dopo il salto proverò a dirti la mia.

Per prima cosa, dobbiamo intenderci sul significato di “Paese fascista”. Che cosa vuol dire? Gli italiani cercano l’uomo forte a ogni costo? Che non amano regole, obblighi, Stato? Che dopo secoli di dominazioni e un concetto di Patria nato in anni tutto sommato recenti - nel 2011 saranno 150 anni dall’unità d’Italia - hanno sviluppato una genetica furbizia, una sfiducia congenita, un malcostume diffidente verso qualunque apparato centralista?
Forse tutte queste cose insieme. Fin troppo facile ricordare cosa scrisse Pier Paolo Pasolini sul fascismo. Qui sotto un video
Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. (…) una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore.
Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre
Così scriveva Pasolini riferendosi però al nuovo fascismo, quella della civiltà dei consumi: questo brano lo trovate all’interno di Scritti Corsari, la cui prima edizione risale al 1975. Si tratta di una raccolta di articoli redatti per il Corriere della Sera e altre testate negli anni che vanno dal 1973 al 1975. Sono certo che per molti di voi non è una novità leggere questo passo: ma repetita iuvant, e si tratta di un testo ancora attualissimo.
Non so perché, ma mi è venuto da collegare questo brano a quanto diceva Andrea Camilleri pochi giorni fa: l’intellettuale siciliano sosteneva - con un’iperbole - che al tempo del fascismo la sua gioventù era molto più libera di quella dei ragazzi di oggi. E ha pienamente ragione: sono fascismi diversi. Il cardine, è il conformismo.
«Sotto il fascismo ero più libero di quanto voi siete adesso». A parlare è Andrea Camilleri protagonista di un incontro con i giovani nel corso del «Festival Internazionale del Film» di Roma. Lo scrittore invita i ragazzi che lo ascoltano a «farsi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà»
Ecco il secondo cardine: l’illusione della libertà. Un altro dei grandi vecchi di questo Paese, Giorgio Bocca, spiegava su Blitz Quotidiano qualche giorno fa che gli italiani sono fascisti inconsapevoli, non si accorgono neanche di esserlo. Ma lo sono, eccome se lo sono
“Gli italiani sono dei fascisti inconsapevoli o fascisticamente tracotanti. Altro che popolo sovrano (…) il fascismo è nel Dna degli italiani, anche tra i cattolici (…) la politica, come la religione, come la giustizia, come tutto, significa sopravvivere usando furbizia e volubilità”.
Con una stoccata finale da applausi
“E’ terribile la debolezza intellettuale degli italiani. La voce della cultura in questi anni è stata flebile, a meno di considerare cultura la voce di Di Pietro che grida”
Il terzo cardine, che a mio modo di vedere rende gli italiani geneticamente un po’ fascisti, è il menefreghismo. Cifra stilistica degli ultimi venticinque, trent’anni, in cui l’individualismo più bieco ha spazzato via un’animale che era già in via d’estinzione: la solidarietà. Pensate semplicemente al successo del termine menefreghismo, e al “me ne frego” fascista. Siamo nel 1920 - la firma, risalente all’impresa fiumana, è quella di Gabriele d’Annunzio - e si canta
Me ne frego
me ne frego
me ne frego è il nostro motto,
me ne frego di morire
per la santa libertà!…
(…) Per d’Annunzio e Mussolini
eia, eia, eia, alalà!
le parole, come diceva qualcuno, sono importanti. E tornano, ciclicamente, quel libertà ripetuto ossessivamente nel partito di maggioranza - prima Casa delle Libertà, poi Popolo della Libertà, ma anche nell’opposizione, come in Libertà e Giustizia, e in tempi recentissimi dai finiani di Futuro e Libertà - Vittorio Zucconi scriveva spesso che la testata della Pravda, quotidiano della Russia sovietica, tradotta in italiano suonava così: “La Verità”.
Verità che era ovviamente la grande assente dal foglio propagandistico. Esattamente come la libertà di critica è la grande assente dal Popolo che dovrebbe esserne a parole il difensore, e proprio come l’Unità è l’organo del partito più frammentato e malato di frazionismo dell’agone politico italiano.
Quindi per risponderti Andrea, credo che gli italiani in fondo, non abbiamo mai smesso di essere un po’ fascisti. Un po’ conformisti, un po’ sprezzanti e violenti verso il diverso, un po’ diffidenti verso il Potere, un po’ in cerca di una guida carismatica che gli faccia sognare una vita diversa dallo schifo che vivono ogni giorno, e a cui delegare la facoltà di pensiero.
Ma questa è solo la mia opinione, vale come la tua.
pigi
12 nov 2010 - 13:22 - #1Solo un po’ fascisti, anche nazisti, già che ci siamo. E visto che siamo tutto, siamo anche comunisti, magari con un po’ di ragione in più, perché abbiamo avuto un partito comunista al 34% dei voti, quando ormai era chiaro che il comunismo era un vicolo cieco.
Il problema invece è uno: non siamo ancora democratici. Non accettiamo un voto in cui siamo minoranza, né nelle elezioni né nelle riunioni di condominio.
Chi non è d’accordo con noi è uno imbottito dalla televisione, uno che non capisce niente, mentre noi abbiamo in tasca la Verità. E conta poco se questa verità è stata cambiata varie volte negli ultimi tempi: è la Verità, e chi non è d’accordo con questa verità è un nemico.
Si preferisce fondare un partitino di cui essere il capo indiscusso piuttosto che lottare dall’interno per far prevalere le proprie idee, se ci sono. Quindi la lotta diventa qualcosa di personale, non per far prevalere le posizioni, perché pensiamo di essere migliori del capo eletto dalla maggioranza.
Allora qual’è la soluzione: buttare il tavolo all’aria. Il bambinesco modo con cui ci ribelliamo al consenso. Buttando il tavolo all’aria in ogni caso creiamo disagio e chissà, magari possiamo pescare nel torbido.
E’ qui che nasce il fascismo, non dalle elezioni.
fc77
12 nov 2010 - 13:40 - #2siamo un pò classisti.
emanuele777
12 nov 2010 - 13:48 - #3Interessante articolo.
Se posso dire la mia, perché non fate anche un bell’articolo sulle ragazze-hostess che sono gentilmente andate in Libia a farsi ammaestrare da Gheddafi?
Quello che è agli occhi di tutto il mondo un sanguinario dittatore dopo essere venuto a ‘casa nostra’ a darci lezioni di vita e di religione, sembra essere intenzionato a promuovere seriamente le ‘relazioni tra Italia e Libia, promuovendo matrimoni misti’.
Credo sia un interessante punto da approfondire
Pasolini+Camilleri=Orwell?
12 nov 2010 - 14:16 - #4Forse “c’azzecca” poco, come direbbe il citato Di Pietro, ma sommando il concetto di fascismo rappresentato secondo Pasolini dalla società dei consumi, e quello rappresentato dal conformismo, denunciato da Camilleri con il suo «Sotto il fascismo ero più libero di quanto voi siete adesso» di Camilleri, mi è sembrato inevitabile associare il tutto al “La libertà è schiavitù” del geniale “1984″ di Orwell. Il tutto insomma sembrerebbe condurre al fatto che davvero più siamo liberi e più siamo schiavi di quel che ci viene consentito.
alfondo
12 nov 2010 - 14:21 - #5il problema stesso è che in Europa ovest il comunismo è visto come qualcosa di neutro o positivo, mentre in Russia ha fatto milioni di morti, nell’est Europa ha apposto 50-60 anni di regimi sanguinari, e ovviamente in tutta l’Europa dell’est tranne la Russia il simbolo comunista è vietato…e anche per tutti i milioni di morti che ci son stati dovrebbe esser vietato in tutta Europa… ma come sempre ci son cittadini di serie A e di serie B…
frankdj
12 nov 2010 - 14:24 - #6Guardando al passato, gli italiani non hanno la “stoffa” dei conquistatori (vedi Addis Abeba e l’Africa negli anni del fascismo - e vedi com’è andata a finire), hanno la stoffa dei conquistati.
Sembra quasi che ci godiamo a essere presi per i fondelli: non vale per ogni singolo individuo questo discorso, ma credo che la maggior parte sia così.
Le parole di Camilleri, quando le ho ascoltate, mi hanno fatto riflettere molto. E ho pensato che veramente era così.
Di cosa siamo schiavi oggi? IPhone e tutte questi oggetti analoghi, Grande Fratello et similia, informazione di massa pilotata, il Karma pieno così con Ruby invitata: sono pochi quelli che si fermano e pensano “Questo è il vero oppio dei popoli: complimenti a chi l’ha capito, meno complimenti a chi lo subisce”.
Insomma, sono d’accordo con le tesi di Pasolini. Da tempo.
frankdj
12 nov 2010 - 14:27 - #7Poi, parlare di comunismo oggi - in Italia - sarebbe anacronistico.
Ma chi ha ripetutamente tirato fuori l’argomento (e la parola)?
E quale reazioni ha scatenato e continua a scatenare?
Un altro esempio, per dire…
ziopaperone
12 nov 2010 - 15:26 - #8anche fini il traditore e’ emiliano…
steffa
12 nov 2010 - 15:40 - #9il tema è molto interessante, e molto importante. Ora, dobbiamo decidere cosa intendiamo per fascismo, perché qui mi sembra si sia mischiato il fascismo con l’individualismo, che sono l’esatto opposto; in Mussolini la vera libertà non è individuale ma la libertà all’interno dello stato, un concetto dunque aristotelico di libertà nella comunità, con la differenza che qui non parliamo della Grecia democratica (non liberale, ma democratica) ma del fascismo: intrinsecamente gerarchico, che riconosceva l’uomo solo al comando, obbedendo al quale si è liberi (lo so non ha senso, ma è questo che scriveva Mussolini, leggere per credere!)
Per assurdo (ma mica tanto per assurdo) la concezione di libertà fascista non è dissimile da quella comunista. Non mi riferisco solo al socialismo realizzato sovieticocubanooilca77ochevipare, mi riferisco anche alla mentalità “sinistroide” italica. In proposito ricordo che poco tempo fa, ad annozero in studio si cantò il noto pezzo di Gaber “[…] la libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE […]” da queste frasi si evince come la libertà che costoro intendono non è la libertà individualistica ma libertà collettiva, appunto come la libertà dell’antica grecia, matrice di quella fascista.
Se un residuo culturale fascista resiste in Italia (e ahimè io lo credo) questo riguarda la mentalità corporativista, antiscientifica e discriminatoria, laddove con discriminazione non intendo non solo quella, diciamo leghista, “nemica” del diverso (generalizzo molto, non me ne vogliate) ma anche quella di certa sinistra, legata al mito rousseauviano del “buon selvaggio”, quindi una discriminazione che è (poniamo il caso dello straniero, ma non è il solo caso) xenofoba e xenofila. Sicuramente ricorderete le ultime elezioni americane. Sono rimasto colpito da come in Italia si parlasse, e si parli tutt’ora di Obama, si danno e si sono dati giudizi positivi o negativi sul presidente aprioristicamente e indipendentemente dall’operato politico che in effetti nessuno conosce! In Italia parlando di Obama sappiamo esclusivamente dire che è nero (e si pensa che è negr0) e certo… che ha fatto la riforma sanitaria, ma sfido chiunque in questo blog a dirmi in cosa consiste la riforma di Obama.
steffa
12 nov 2010 - 16:03 - #10marchè!
steffa
12 nov 2010 - 16:17 - #11un dubbio? parlate sempre degli stessi argomenti a prescindere dall’articolo? Tanto per sapere
aggaggag
12 nov 2010 - 16:46 - #12L’italia da sempre è un popolo fondamentalmente di anarchici, la storia lo insegna, per questo il bipolarismo è fallito.
steffa
12 nov 2010 - 16:58 - #13Non credo l’Italia sia mai stato un popolo, mi sembra più una creatura artificiosa che in 150 anni di triste storia ha collezionato: la nascita delle criminalità organizzate più pericolose del mondo, il ventennio fascista, due guerre mondiali che ci hanno visti protagonisti nel male (nella prima centinaia di migliaia di morti per rubare pezzetti di terra persi qualche anno dopo, nella seconda non servono commenti), una guerra civile, 50 anni di malgoverno democristiano condito con terrorismo rosso, nero e mafioso, oltre a 15 anni di berlusconismo che a vederla così sembra il male minore.
Questa terribile storia ha segnato i popoli che la componevano rendendoli quel che sono ora
Andrea S.
12 nov 2010 - 18:09 - #14Allora, la mia domanda è nata sia perché nonostante non siano in molti ad ammetterlo o magari a votare per l’estrema destra, conosco molte persone che hanno il busto del duce in casa e lo rispettano.
Personalmente io non so bene nemmeno cosa è la destra e cosa è la sinistra (anche questa sembra la canzone di Gaber :P) e ammetto di ignorare a fondo cosa significhi Fascismo.
Ma vedo nell’Italia di oggi una sorta di rifacimento di quel periodo. Un uomo solo che comanda, tutto il popolo che oggi chiamiamo Bue. E lo è in ogni caso, a prescindere dallo schieramento politico. Tentativi spinti da un orgoglio, non nazionalistico che non esiste…ma comunitario, di dimostrare che noi importiamo nel mondo.
E in effetti che all’italiano piaccia non dover pensare, obbedire. Per poi scaricare la colpa probabilmente. E una tendenza al conformismo molto spiccata.
Molto belle le parole di Pasolini. Solo che fa notare come l’Italia, come paese “unito” non potrebbe e dovrebbe sopravvivere. Eravamo, ora non più a causa della tv, un impasto non omogeneo e mai realmente ben coeso di storie e culture diverse… Renderci uno stato sarebbe impossibile.
Direi che anarchici non lo siamo mai stati come popolo. Perché l’anarchia prevede il rispetto delle libertà altrui, cosa di cui noi non siamo capaci. Siamo un popolo di Egoisti, quello sì.
Grazie ancora per l’articolo e alcuni commenti.
steffa
12 nov 2010 - 18:31 - #15Andrea credo di sapere perchè fatichi a distinguere tra destra e sinistra, il motivo è che sono due contenitori fatti veramente male, sarebbe un po’ come voler catalogare la musica distinguendo tra “antica” e “moderna”, nell’antica ci butti dentro canti popolari medievali, musica africana, Beethoven, e nella moderna ci metti Gigi D’Alessio, Lady Gaga e i Deep Purple!
Posto che le categorie sono sempre da prendere con le pinze credo sia interessante questa classificazione:
“Maddox e Lilie, adottando l’approccio al tema delle libertà individuali come criterio essenziale per descrivere le differenti posizioni politiche, e distinguendo tra temi economici (fisco, libertà di contratto, ecc.) e civili (libertà sessuali e relativamente agli stili di vita, uso di droghe, ecc.), definiscono conservatives tutti coloro che privilegiano le libertà economiche rispetto a quelle civili, ascrivendo invece tra i liberals quanti difendono le seconde e ritengono che le prime vadano regolamentate.
In questo schema, vengono dette populist le ideologie caratterizzate dalla tendenza ad una regolamentazione stretta sia delle libertà civili, sia di quelle economiche, mentre libertarian sarebbe la visione che propugna l’assenza di regolamentazioni sia per le une sia per le altre.
Ora, questa è una classificazione americana, in Europa i “liberal” vengono definiti progressisti e i libertarian semplicemente non esistono, esistono i “liberali” europei, talvolta con una visione “libertarian” ma molto meno spinta, anche se spesso si usa il termine liberale come sinonimo di conservatore. Trai tu le conclusioni sui partiti italiani ;)
gunny
12 nov 2010 - 22:23 - #16finalmente un post che ritengo straordinario in tutti i suoi aspetti.
Pasolini e Camilleri geniali, l’intervento #4 è degno di nota e intuito non comuni, Steffa lo ammiro ogni giorno di più, sia su Polis che su Fuga da Polis, e anche Frankdj ha fatto delle riflessioni puntuali e argute.
La verità è che la televisione è la vera dittatura, se non violenza, quando vediamo un fede direttore di un TG o santoro conduttore di un circo.
Guardiamo gli share a livello nazionale, la De Filippi oltre i 13 milioni, Piero Angela 600 mila, per non parlare delle trasmissioni della D’Urso del Grande Fratello e quant’altro.
Stasera sky tg24 alle 19,30 apre i servizi, mostrando Ruby Rubacuori che entra all’AlbiKKoKKa(noto locale ligure) su di una fiammante Ferrari rossa, parla di Corona che dice di avere visto foto di Berlusconi compromettenti e ci da una notizia da far schiattare il cuore, cioè il nostro ministro alla cultura, tal Bondi che dalle 20,25 sarà in onda con un’intervista fiume…
ci rendiamo conto???
In Italia ci son stati i Medici, il Rinascimento, Dante Alighieri, Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci e ora abbiamo Bondi alla cultura.
Flavio Oreglio fa una battuta nel suo spettacolo “Bondi alla cultura, è come avere il vibrione del colera alla sanità”.
Certo, che la cultura socialista nazionale, almeno è una cultura, ci unisce, non crea disparità insuperabili, non ci rende schiavi delle banche, cacchio, ci rende un popolo a tutti gli effetti…
io non posso sopportare di vedere una escort di basso profilo su di un nostro orgoglio nazionale(Ferrari) ed una ricercatrice marina che fa fatica a comperare il biglietto del tram, non posso pensare che la mia bambina cresca in un paese di smidollati a questi livelli.
gunny che t'è preso?!?
14 nov 2010 - 18:20 - #17ora fai anche discorsi sensati:D?? ben tornato