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Per Fini la riforma dell'università premia il merito. Ma è veramente così? (Parte seconda)

Pubblicato: 29 nov 2010 da Alessandro

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Protesta università

Parte prima

Immaginiamo che un giovane neolaureato italiano decida, nonostante tutto, di provare a intraprendere la carriera universitaria nel nostro Paese e riesca a vincere un dottorato di ricerca con borsa, che gli consentirà di tirare avanti per tre anni. Cosa potrebbe succedere dopo? Vediamo cosa stabilisce la riforma universitaria tanto elogiata in questi giorni dalla maggioranza e dal Presidente della Camera.

Intanto, come ormai tutti sanno, scompare la figura del ricercatore a tempo indeterminato. Le università possono stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato con soggetti che intendono svolgere attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti.

Ecco, dunque, arrivare la figura del ricercatore a tempo determinato. La selezione dei nuovi ricercatori dovrà avvenire mediante procedure pubbliche disciplinate dalle università con apposito regolamento e nel rispetto di alcuni criteri enunciati dallo stesso disegno di legge di riforma (art. 21, comma 2).

Potranno aspirare al contratto i possessori del titolo di dottore di ricerca o di titolo equivalente, oppure, per i settori interessati, del diploma di specializzazione medica. Altri requisiti saranno stabiliti dai singoli atenei. In ogni caso, gli aspiranti ricercatori dovranno dimostrare, in un’apposita prova, la conoscenza di almeno una lingua straniera (mentre la conoscenza dell’italiano si dà per scontata…).

E veniamo al punto cruciale: la durata di questi contratti. L’articolo 21 del disegno di riforma prevede che i contratti dei ricercatori a tempo determinato possono essere di due tipi: contratti di durata triennale prorogabili per soli due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, effettuata sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro, e contratti triennali non rinnovabili, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti del primo tipo (o di analoghi contratti in atenei stranieri).

Ricapitoliamo. Il dottore di ricerca (che si è già fatto tre anni di dottorato usufruendo, nella migliore delle ipotesi, di una borsa di studio dell’importo di circa mille euro al mese) potrà aspirare, dunque, a trascorrere i successivi sei anni (o otto in caso di rinnovo del primo contratto) nel più incerto precariato, con uno stipendio leggermente superiore alla borsa di un dottorando di ricerca. E poi?

Ebbene, nel terzo anno del secondo (ed ultimo) contratto l’università (ovvero i professori ordinari del settore di riferimento: il corpo dei cosiddetti “baroni”…) valuterà il titolare del contratto stesso, che avrà conseguito l’abilitazione scientifica nazionale prevista dallo stesso disegno di riforma (art. 16) ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato. In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, sarà inquadrato nel ruolo dei professori associati.

Alla fine dei sei (o otto anni), o si diventa associati o si va a casa. A prescindere dai tanti aspetti discutibili relativi alle procedure stabilite per l’assunzione dei professori associati e ordinari (su cui tornerò più avanti), la nuova disciplina, pertanto, incrementa il precariato e non toglie alcun potere ai cosiddetti “baroni” (anzi lo incrementa), giacché la selezione e la stabilizzazione dei neoricercatori spetterà sempre e comunque a questi ultimi.

Ritorniamo al nostro giovane e brillante amico neolaureato. Ipotizziamo che sia stato così bravo da laurearsi per tempo in un corso di laurea quinquennale, all’età di 23 anni e che abbia vinto subito un dottorato di ricerca. All’età di 26 anni, finito il dottorato, riesce ad avere un primo contratto a tempo determinato come ricercatore, che gli viene poi rinnovato per altri due.

A 31 anni, il nostro non più tanto giovane amico, sempre che nel frattempo non sia entrato in conflitto con i “baroni” dell’università in cui lavora, riesce ad ottenere un secondo contratto. Arriva a concluderlo. Ha 34 anni.

A quel punto, non riesce ad ottenere l’abilitazione scientifica nazionale o magari ci riesce ed aspetta soltanto la chiamata della sua università, ma questa chiamata non arriva perché non ci sono fondi e quei pochi che ci sono magari servono per assumere qualcuno che ha fatto il suo stesso percorso (magari in modo non così brillante..), ma che ha un titolo in più: è il figlio di uno degli ordinari interni all’ateneo.

Insomma, immaginiamo che qualcosa vada storto. Il nostro amico, a 35 anni (a più di dieci anni dalla sua brillante laurea) dovrà riconominciare da zero, con un misero premio di consolazione, previsto dall’ultimo comma dell’art. 21 del disegno di riforma: l’espletamento del secondo dei due contratti costituisce titolo preferenziale nei concorsi per l’accesso alle pubbliche amministrazioni.

Quale giovane volenteroso, ma sano di mente, privo dell’appoggio sicuro e incondizionato di qualche potente accademico, deciderà mai d’intraprendere tale carriera? (Continua…)

Foto | Flickr.it

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di pigi

    pigi

    29 nov 2010 - 15:26 - #1
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    E’ tutto lì, l’abilitazione scientifica nazionale.
    Si presume che una selezione su base nazionale sia più imparziale di quella gestita dalla singola università.
    Insomma, per un brillante universitario, ma privo dell’appoggio del barone locale ci sono più possibilità di prima, mentre per il figlio o l’amante del suddetto barone la vita è senz’altro più dura.

  • lorenz zloggato

    29 nov 2010 - 15:56 - #2
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    Si vabbe’ buonanotte
    In una multinazionale a 35 anni con una laurea in Ingegneria si lotta per la dirigenza se sei brillante o bravo, o abbastanza vispo.
    Diciamo che avere una posizione da quadro e’ il minimo sindacale
    Chi si metterebbe a fare il ricercatore senza la CERTEZZA che alla fine di 12 anni di calvario non ci sia lun posto da professore ?
    Un pazzo
    Io, all’epoca in cui mi laureai, non ero pazzo. Infatti dopo 6 mesi ad assegni di ricerca in attesa della chiamata militare, salutai tutti

  • Profilo di bimbobravo73

    bimbobravo73

    29 nov 2010 - 16:07 - #3
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    “Spero che parte dell’opposizione voti la riforma” La Gelmini, si è augurata che almeno una parte dell’opposizione, come i rutelliani dell’Api e l’Mpa, voti alla Camera a favore della riforma, così come già avevano fatto nel passaggio al Senato.” Mi auguro che la maggioranza come già avvenuto in Senato, si possa allargare, perchè no anche a componenti della opposizione”. “Al Senato - ha ricordato il ministro - Alleanza per l’Italia aveva votato questo provvedimento, e anche l’Mpa: credo che su un tema come questo serva un’ampia convergenza”. Il ministro ha quindi confermato il suo auspicio affinchè la riforma non subisca stravolgimenti, nel suo passaggio parlamentare di domani per quel che concerne i suoi architravi fondamentali. “Credo che la riforma abbia senso - ha scandito Gelmini - se mantiene la sua impronta riformista e soprattutto la sua capacità di aggredire i problemi e avanzare soluzioni. Per esempio la trasparenza nei concorsi, il tema di un ricambio generazionale all’interno delle università, così come la lotta a parentopoli e a casi di raccomandazione, sono elementi fondanti del Ddl che mi auguro il Parlamento rispetterà e magari sarà anche in grado di rafforzare, e non di indebolire. In un momento di crisi economica abbiamo bisogno di una università che serva al Paese, non di una università autoreferenziale e chiusa in se stessa”.

    Pisa, occupata la Normale Un’altra istituzione della cultura italiana, la Scuola Normale Superiore di Pisa, è stata occupata da decine di studenti. I “normalisti” impegnati nell’azione di protesta, supportati da centinaia di studenti universitari riunitisi in piazza dei Cavalieri (dove si affaccia la Normale), hanno occupato l’edificio. Per protestare contro il ddl Gelmini un gruppo di studenti è salito sul tetto della Torre di Ugolino, dove hanno raggiunto la campana e l’hanno fatta suonare. La piazza, antistante il Palazzo della Carovana, sede storica della Normale, è invasa da un migliaio di studenti delle diverse facoltà dell’ateneo pisano, dove, di fatto, la didattica è sospesa in seguito all’occupazione di aule, dipartimenti e facoltà.

    Tre cortei a Siena Ogni corteo raccoglie le facoltà di una diversa zona della città: uno per Lettere e Ingegneria, un altro per Giurisprudenza, Scienze politiche e Scienze matematiche fisiche naturali (tutte e cinque sono facoltà occupate) e il terzo per l’Università per stranieri e il Polo scientifico. I manifestanti hanno in programma di riunirsi in Piazza del Duomo per sostare poi davanti alla prefettura e quindi dirigersi verso il rettorato. Al corteo partecipano anche alcuni professori e ricercatori. Al momento non è stato deliberato ufficialmente alcun blocco della didattica, che avviene comunque a macchia di leopardo in alcune facoltà, in accordo tra studenti e docenti.

    Ora ho capito perché è andata in Calabria.

  • Profilo di berbeerre

    berbeerre

    29 nov 2010 - 16:12 - #4
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    Ottima riforma.

  • Profilo di SmoQ

    SmoQ

    29 nov 2010 - 17:52 - #5
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    Pigi, se il barone nom vuole, all’abilitazione nazionale non ci arrivi nemmeno, smettiamola di prenderci in giro, è solo un giro fantasioso per giustificare i tagli ai fondi, tagli che non toccano minimamente chi ha già acquisito i privilegi (baroni) ma vanno ad inchiappettare chi vorrebbe iniziare nel mondo della ricerca.

  • Profilo di pigi

    pigi

    29 nov 2010 - 19:39 - #6
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    #5 Va bene, non ci arrivi nemmeno, tu dici, ma ancora peggio sarebbe per i figli e amanti incapaci, che si troverebbero, dopo pochi anni a spasso, non avendo speranza in una selezione nazionale.
    A questo punto non converrebbe neanche a loro intraprendere una carriera senza sbocchi, lasciando campo libero a chi ha motivazioni e capacità.
    Tutto questo in via teorica, perché è solo in pratica che si vedranno i risultati e gli eventuali sotterfugi che saranno escogitati per cercare di pilotare i concorsi.

  • Profilo di boby_

    boby_

    29 nov 2010 - 22:19 - #7
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    altro punto interrogati riguardo i ricercatori: coloro che sono attualmente assunti come ricercatori a tempo indeterminato presso le università che fini faranno?