
La tempesta Wikileaks è appena iniziata: con i primi dispacci pubblicati domenica è partita la diffusione di oltre 250mila cablogrammi riservati - circa 15mila classificati come “secret” - delle ambasciate Usa nel mondo. Si andrà avanti per mesi: intanto i documenti disponibili aumentano lentamente, ora - 10.42 di martedì 30 novembre - sono 278, ieri pochi meno.
Intanto si muove qualcosa: Forbes tira fuori una lunga intervista realizzata l’undici novembre scorso da Andy Greenberg in cui Julian Assange, volto - e parafulmine - dell’organizzazione racconta cosa ci aspetta per i prossimi mesi e offre anche il suo punto di vista sulle “carte” rese disponibili con cui ha sconvolto l’informazione tradizionale e la diplomazia a stelle e strisce.
L’intervista è molto lunga, ma ve lo dico da ora: per quel che conta, Assange mi ha convinto.
La notizia più grossa è la non meglio precisata banca che nei prossimi mesi finirà coinvolta in un “leak” di documenti riservati.
Il prossimo bersaglio di Wikileaks sarà una delle maggiori banche americane. Le prime cinque, in questi dati
Nelle parole di Assange:
“Offriremo un panorama autentico e rappresentativo di come i dirigenti delle banche agiscono, in una maniera che stimolerà indagini e riforme” spiega, e aggiunge “C’è un solo esempio che possa ricordare quanto faremo: è come le email della Enron”
Il crack Enron quanti di voi lo ricordano? Meglio rinfrescarsi la memoria: perché credo molti di noi abbiano rimosso uno dei fallimenti più gravi della storia dell’economia Usa.
Nel 2001 - nel giro di pochi mesi - le azioni del gigante dell’energia, una delle maggiori corporation statunitensi, crollarono. Passarono da valere oltre 80 dollari a 26 centesimi. Cosa era crollato? La Enron era un gigante, le cui basi erano una corruttela diffusissima - gli Usa non entrarono nel protocollo di Kyoto anche dietro pressioni Enron - sia tra dem che tra rep, oltre a una serie di società, circa 800, alle Isole Cayman, che permettevano di eludere l’IRS. IRS, cioè l’Agenzia delle Entrate di quelle parti, non fu felice quando lo scoprì.
Assange ci sta preparando a qualcosa di simile?
aggaggag
30 nov 2010 - 15:10 - #1Quanto pubblicato da Assange non mi scandalizza e non penso scandalizzi nessuno che abbia un minimo di cervello. Quanto al comportamento delle banche noi italiani, avendone passate di cotte e di crude, sappiamo bene con che razza di mostri abbiamo a che fare….basta pensare che con soldi pubblici il ‘nostro’ governo ne ha salvate una decina pochi mesi fa……………….
Joshua76London
30 nov 2010 - 17:16 - #2zeitgeist (i due “film”) vi dicono niente?
steffa
30 nov 2010 - 18:56 - #3uo uo uo davvero interessante, chissà che c’ha da dire?
steffa
30 nov 2010 - 18:56 - #4@1: ma se ci vorranno mesi per leggere le centinaia di migliaia di documenti pubblicati!
@2: lascia perdere…
BigB
30 nov 2010 - 18:57 - #5questo tizio è semplicemente un terrorista.
e sul mercato puo fare la stessa cosa fatta dai Qaedisti il giorno prima del 11 settembre..
galera
dusper77
30 nov 2010 - 20:42 - #6vedo la corsa di molti a dire che questo è un terrorista… ma dove? ma quando? mette a nudo la fragilità e l’inconsistenza di certe democrazie che si fanno scudo delle loro fals forze quando invece sono debolissime e appunto nude.
Su questo molti accusano indica il re nudo e non il re…
C’è un sacco di informazioni da controllare e da studiare bene perchè dietro al lavoro di wikyleaks c’è tutto tranne che il male, abbiamo solo da guadagnarci dal disvelamento delle ipocrisie dei nostri alleati; purtroppo c’è cosi’ tanta roba che la conosceranno meglio quelli che la studieranno nei libri di storia piuttosto che noi coevi di questi giorni
BigB
30 nov 2010 - 21:20 - #7esatto mette a nudo certe (presunte) fragilità, come i terroristi
dusper77
30 nov 2010 - 21:49 - #8Ma niente affatto! Se le democrazie sono fragili per incapacità umane e negligenze politiche non ci trovo nulla di sbagliato a svergognarle perché si evidenzia il vero, si evidenzia la realtà. Disvelare il vero può causare problemi? Può darsi che si o può darsi che no ma è l’oggetto del disvelamento che è il problema, non chi disvela (e bada, non penso Assange sia un eroe come certa gente lo dipinge per proprio personale tornaconto, giudico solo l’impatto di quello che fa e come questo può avere un ritorno utile)
BigB
01 dic 2010 - 12:26 - #9dire che Berlusconi fa i festini con le minorenni o dire che a Guantanamo si torturavano i prigionieri è un conto, e dovrebbe portare a conseguenze, dire che B. che è molto amico di Putin e Gheddafi (alla fin fine per questioni che tornano utili a tutti) è un ovvio gossip, che certi diplomatici riferiscono sugli amabsciatori onu, che ci sono accordi (leciti ma segreti), che il re saudita voleva sbarazzarsi di Ahmadinejad è svelare informazioni topsecret, minacciare (senza fare nomi tanto per danneggiarne più d’una) una delle maggiori banche americane è terrorismo (o insider trading)
petronius
02 dic 2010 - 02:14 - #10Julian Assange sarà anche un pirata informatico,ma le schifezze sono schifezze.
La Clinton dica pure che Berlusconi è il migliore amico dell’America,ma si capisce bene che la ex first lady non è la voce degli States,certamente messi alquanto male dalle rivelazioni di WikiLeacs.E’pur vero che Berlusconi e l’ex presidente Clinton avessero certe debolezze in comune(sopportate dalla signora Illary,per ragioni di Stato,e condannate invece dalla signora Lario che tali ragioni non ha fatto prevalere);della solida amicizia tra Berlusconi e l’ex presidente Busch val bene la pena non parlare perchè della livida doppia presidenza Busch hanno già detto gli analisti statunitensi.Poi è asceso alla Casa Bianca Obama e basterebbe ricordare che gli auguri del cavaliere furono soltanto uno squallido omaggio alla sua”abbronzatura”secondo il codice padano,l’unico che il signore di Arcore è costretto a rispettare.E se Obama non ha reagito,come pure era legittimo che facesse,la ragione è che anche l’attuale inquilino della Casa Bianca ha dovuto ingoiare l’amaro per non mettere in discussione il nostro appoggio nelle guerre che l’America puntigliosamente conduce e che noi,anche dinanzi alle bare di vittime sacrificali,ci ostiniamo a chiamare missioni di pace,senza nemmeno ricordare che ad armare i talebani contro la Russia fu proprio l’America.In altre epoche un Capo di Governo che avesse definito Putin un dono di Dio,avrebbe scatenato infauste conseguenze di portata planetaria.Il ridicolo è che mentre il figlio del cuoco di Stalin,ed ex cellula del KGB,è considerato un dono divino,è quì da noi che si dà la caccia a pericolosi comunisti, nelle aule giudiziarie,nelle sedi di giornali ed in una compassionevole sinistra.Ora la gente può anche accettare la regola che non va disturbato il manovratore,ma se poi costui pretende di guidare spericolatamente,
può farlo,ma all’autodromo.La guida di un Paese è altra cosa.