Ho saltato due giri della rubrica a causa di altri progetti che stavo seguendo, me ne scuso con voi lettori. Ripartiamo oggi: l’ultimo post con i vostri suggerimenti risale a qualche tempo fa ormai, ma è comunque interessante. Erano i giorni della “febbre” Wikileaks, nei quali la creatura di Julian Assange sembrava poter cambiare i destini del mondo cosa che non è detto non abbia fatto.
Ora il polverone si è abbassato - ma il cablegate continua e i dispacci continuano a essere pubblicati: ora sono 1818 su oltre 250mila, quanto impiegheranno a pubblicarli tutti? - e che Assange ha raccontato a El Pais i suoi giorni in carcere - ne trovate una sintesi anche su La Stampa - che cosa è rimasto dello scandalo che riempito le prime pagine per giorni? Mi sembra che nell’agenda dettata dai mass media sia passato rapidamente in secondo piano.
Certo, in Italia abbiamo avuto un ingorgo dell’informazione: c’è stata la fiducia del governo Berlusconi, ci sono stati gli scontri di piazza, ci sono stati i giorni delle trattative demenziali con deputati-Carneade che diventavano preziosissimi aghi della bilancia come l’ormai leggendario Scilipoti. E Wikileaks? Ce lo siamo dimenticato così?

Ho scelto di raccogliere i suggerimenti di Giangius e Screech87: il primo chiede
Sempre in tema: l’informazione con questo avvenimento è cambiata? in meglio o in peggio
Bella domanda. Prima di provare a rispondere proviamo a fare un punto della situazione. Nell’intervista di oggi a El Pais, Assange racconta della sua detenzione. Quando era finito in carcere? Il 7 dicembre scorso si era consegnato alle autorità di polizia britanniche.
Era stato rilasciato, su cauzione - circa 200mila sterline, finanziate dai supporter del fondatore di Wikileaks - il 14 dicembre. Perché era finito in carcere, perché era braccato? Su l’Espresso lo raccontano benissimo: per un preservativo bucato
In sostanza, le accuse delle due donne nei confronti di Assange di essere stato sessualmente scorretto per non aver usato il profilattico non sono state immediate: soltanto diversi giorni dopo i rapporti, le due donne hanno ritenuto che il comportamento di Assange poteva essere penalmente perseguibile. In questo senso, per le due donne sarebbe stato decisivo il rifiuto di Assange a farsi fare l’esame dell’Aids, da loro richiesto
Ora Assange è tornato in libertà, e la pubblicazione dei dispacci riservati continua. Ho come l’impressione però che, malgrado le migliaia di mirror che permettono di moltiplicare le possibilità di accesso alla enorme mole di informazioni di Wikileaks, la pubblicazione stia andando più a rilento del previsto.
Restando sulla domanda di Giangius però, cerchiamo di fare un breve punto su “cosa sia cambiato”. Credo che Vittorio Zambardino abbia centrato il punto in questo post di qualche giorno fa quando racconta del Personal Democracy Forum, tutto dedicato a Wikileaks.
La chiave del cambiamento è la fiducia. Zambardino segnala gli interventi di Andrew Keen e Arianna Huffington:
si sono trovati d’accordo che il caso Wikileaks, come un faro nella cantina affollata di ratti, ci porta e ci mette di fronte ad un tema: la crisi della fiducia e della credibilità, traduco con un’endiade il loro “trust”. La fiducia nei media, distrutta da intere stagioni di inadeguatezza: si parla degli Usa, e quindi sono citati Afghsanistan, Iraq, ma anche la crisi finanziaria.
Sia la Huffington che Keen, ci dicono che se è questo che la rete sta distruggendo in modo irreversibile – i valori di trust e di segretezza del vecchio mondo – resta da capire su cosa si fondano il trust e la segretezza di domani, una volta che il merito, l’affidabilità e la specializzazione del vecchio mondo vengano meno (…) Mitica poi la Huffington quando confronta le dichiarazioni su internet della Clinton e di Obama prima della crisi e quelle di questi giorni. Ed esplode in un “qualcuno pensa che i media sono qui per difendere il governo dal discredito, mi dispiace, non è così”. Per la verità ha anche detto: “Il presidente è andato in Afghanistan e ha detto che laggiù stiamo vincendo, beì è una menzogna e qualcuno dovrà pur dirlo che lo è”. Un dibattito parecchio diverso da quello italiano. Tanto.
Non si tratta tanto dell’esplosività delle rivelazioni, alcune delle quali note, altre presumibili, altre ancora semplicemente ricavate dalla lettura dei giornali da parte di qualche ambasciatore. Non è tanto quello bensì un materiale ancora più intangibile ma incredibilmente più importante, un cemento senza il quale tutto crolla. La fiducia.
Chiedendovi di nuovo scusa per l’assenza, vi chiedo di utilizzare i commenti di questo post per suggerirci il tema della rubrica che uscirà venerdì.
giangius
20 dic 2010 - 13:36 - #1bell’articolo, mi hai dato una risposta che non mi aspettavo.
Però una cosa non è chiara, in Italia secondo me questa “fiducia” non esiste. Nel senso che alcuni italiano credono cecamente a tutto ciò che viene detto, e anche se c’è stato wikileaks, il loro pensiero è sempre lo stesso, non giudicano diversamente, si fidano ancora.
O ancora, ci sono italiani che non si fidavano prima e sentendo queste rivelazioni non si stupiscono di nulla e la fiducia non è cambiata, perchè non esisteva nemmeno prima.
L’Italia secondo me è in una particolare situazione, il senso di “fiducia” va interpretato come ogni cosa :D
per un prossimo articolo: sicuramente il periodo che l’Italia che sta vivendo. C’è ancora da discutere qualcosa? Berlusconi sembra eterno, ogni mese si aspetta una data (la prossima è il 25 gennaio) e il Paese è paralizzato. Gli Italiani sono in.c.azzati, i Parlamentari stanno su un altro pianeta, cosa ci aspetta il futuro?
pigi
20 dic 2010 - 14:15 - #2La pubblicazione di resoconti confidenziali avrà un’unica conseguenza: staranno più attenti usando sistemi più sicuri.
E come se alcuni di noi parlano liberamente, scoprendo poi di essere spiati. Non è che non parlano più, semplicemente si accerteranno di non essere spiati: guarderanno se non ci sono cimici, e così via.
Nessuno se ne rende conto, ma la pubblicazione di queste comunicazioni confidenziali viola la riservatezza delle comunicazioni, soddisfa la voglia di “grande fratello” di tanta gente. La tutela della privacy riceve un colpo durissimo: quando un diritto è violato in modo così palese con i cosiddetti potenti, il piccolo cosa può fare?
Si sta perdendo un diritto sacrosanto: quello di comunicare con un altro essere umano senza che altri stiano a sentire.
giangius
20 dic 2010 - 14:32 - #3@pigi: il tuo discorso è condivisibile, ma qua c’è da fare attenzione. Si sta sforando nei discorsi populisti di certi politici italiani (Berlusconi) che con la scusa che siamo tutti intercettati vuole fare le leggi per salvare i suoi affari.
Va bene la privacy, ma come ogni cosa non bisogna generalizzare.
adebahamas
20 dic 2010 - 16:18 - #4@ pigi,
hai ragione, ma solo in parte secondo me. Innanzi tutto qui si parla di trasparenza a livello di politica e istituzioni nei contronfi del popolo che, anche se solo teoricamente, rappresentano e al quale, di conseguenza, devono rispetto e verità.
In secondo luogo, e questo per rispondere nel merito al tuo commento, nessuno si prenderà la briga di intercettare ogni singolo cristiano in Italia e nel mondo, il privato avrà la sua privacy comunque, visto che gli obiettivi sono altri e non i singoli cittadini (cosa potrebbe rivelare un wikileaks, ad esempio, di un operaio della Fiat? Le sue conversazioni con la moglie?).
QUi sono i potenti ad essere bersagliati, i poteri forti, le lobbies, che hanno tutto l’interesse a tenere nascosti i loro affari spesso ben poco limpidi, per evitare che la gente comune, che ha tutto il diritto di sapere, venga a conoscenza di come loro trattano i propri affari.
Il privato, fino ad ora, è rimasto privato. E’ il pubblico che è sempre stato troppo segreto, e inizia, anche se briciola per briciola, a venire fuori.
sirio60
21 dic 2010 - 01:08 - #5Sembra tanto una calciopoli politica ( lasciatemi passare il paragone ).
Dopo anni si viene a scoprire che la verità è stata calpestata, prendendo solo brandelli di un discorso ben più complesso e articolato. Il pericolo è proprio questo quello di tenere in considerazione solo alcune intercettazioni che in quel momento e per quella determinata occasione fanno comodo solo ad una parte politica. Tutto questo se adoperato male ( vedi calciopoli ) corre il rischio di affossare una parte a discapito dell’altra, salvo poi a distanza di tempo rendersi conto che sono tutti uguali (scoperta dell’acqua calda ).
josif
21 dic 2010 - 09:42 - #6Cosa è Cambiato? Niente!
Che Wikileaks ed Assange fossero dei paladini della libertà di stampa potevano e possono pensarlo solamente gli ingenui e gli sprovveduti, che sono tanti, accipicchia se sono tanti.
giangius
21 dic 2010 - 15:40 - #7Altro possbile argomento:
Il parlamento serve ancora a qualcosa? O è un’estensione del governo, come mera macchina di voto? Votare 1000 emendamenti in un giorno, per cercare di velocizzare la riforma dell’università, è davvero democrazia? e ancora i parlamentari servono ancora a qualcosa?
josif
21 dic 2010 - 16:38 - #8Giangius @7
Certo che servono a qualche cosa. L’importante è capire a cosa servano.
giangius
21 dic 2010 - 21:13 - #9questa è l’utilità del parlamento oggi:
http://tv.repubblica.it/copertina/decreto-gelmini-la-presidente-vota-da-sola/58729?video=&ref=HREA-1