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Ore 12 - Dal gioco del cerino al gioco dell'oca

Pubblicato: 11 gen 2011 da Massimo Falcioni

Commenti dei lettori

altroGià, a dispetto dei santi non si va in paradiso. E per sposarsi bisogna essere in due. Che c’entra?

Per capirlo bisognerebbe porre la domanda a Pier Luigi Bersani dopo che Casini ha “aperto” a Berlusconi e “chiuso” al Pd.

Sconsolato, il dalemiano Nicola Latorre osserva realisticamente che: “Prima o poi il Pd dovrà prendere atto della realtà: le alleanze non si fanno a dispetto dei santi”. Appunto.

Irritato (o soddisfatto?) il leader in pectore della sinistra Nichi Vendola sostiene che: “E’ stato Bersani ad aver dato all’Udc la corda alla quale impiccare il pidì”.

Pare proprio che Pierferdy si stia superando in quel che gli riesce meglio, arrampicarsi sugli specchi, sostenendo una proposta che fa della non scelta una linea politica.

Il leader centrista pensa a se stesso, a salvaguardare uno spazio e un ruolo per l’Udc. Semplicemente (e … legittimamente) questo. Casini attacca Berlusconi a raso terra, critica impietosamente il Governo del nulla per poi passargli la ciambella di salvataggio, indispensabile per non affogare.

E il tanto decantato Terzo Polo? E Fini dov’è? Privo di un profilo ideale, politico e programmatico, allo stato dei fatti, non sembra andare oltre una aggregazione parlamentare dalle molte anime, dai molti leader e dalle poche (e sbandate) truppe: un vascello lasciato in mezzo ai gorghi, senza timoniere e senza bussola.

Insomma, si torna al gioco del cerino. O, peggio, al gioco dell’oca.

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di pigi

    pigi

    11 gen 2011 - 13:06 - #1
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    Non si possono fare alleanze avendo come unico programma quello di “mandare a casa Berlusconi!”. Che razza di programma sarebbe, è logico che se il centro-sinistra vince manda all’opposizione Berlusconi.
    L’errore che impedisce tuttora alleanze con Casini, che impedisce di attrarre tanti elettori di centro che votano Berlusconi, è stata l’alleanza nel 2008 con Di Pietro, fatta da Veltroni.
    Come si poteva prevedere, Di Pietro non ha mantenuto i patti di cofluire nel PD, con le sue urla tiene lontani gli elettori e i partiti moderati e di centro, sono più i voti che fa perdere di quelli che porta in dote.
    Si dirà: l’elettorato PD si trova più in sintonia con Di Pietro. Può essere che l’elettorato del PD, imbevuto di giornali come Repubblica, ormai sia diventato un forcaiolo, ma questo elettorato è sempre più minoritario.
    Bisogna scegliere tra mantenere il ridotto, sempre più sgretolato, oppure vincere le elezioni.

  • frattinibuffonedicorte

    11 gen 2011 - 15:49 - #2
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    Il PD e Bersani sono da rinchiudere alla neurodeliri, la risposta data sulla questione Mirafiori-Pomigliano alla FIOM fotografa l’esatta posizione che la sinistra non può sostenere cioè metterla in c-lo alla classe operaia! Mamma mia, dove siamo finiti!
    Ci credo che il nano di arcore col tupè sulla testa fà le feste!

  • Profilo di pellegrinoerminio

    pellegrinoerminio

    11 gen 2011 - 16:18 - #3
    1 punto
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    d’accordo sulle indecisioni del PD , però ho ascoltato Casini in tutte le sue interviste , non perchè sia il mio partito ma perchè io per giudicare la bibbia me la sono letta tutta e ascolto tutte le campane senza pregiudizi, ma dalle sue parole non mi è parso che faccia da stampella al PDL , ma che abbia ripetuto le stesse cose che dice da tempo. Lui dice che appoggia le proposte a suo parere giuste e non mi pare che quelle del governo fin’ora abbiano avuto dei cambi di marcia , poi sono d’accordo anch’io che le cose nell’interesse del paese vadano comunque appoggiate da qualunque partito che sia responsabile del mestiere che fa , in fondo se per ottenere la maggioranza il governo cambia direzione e comincia ad agire per migliorare l’Italia ben venga e credo che se anche i partiti di opposizione approveranno avranno il beneplacito dei loro sostenitori mentre se voteranno contro ne verranno abbandonati, ma purtroppo il lupo perde il pelo ma non il vizio e poichè credo che a parte qualche insignificante virgola null’altro cambierà Berlusconi dovrà rinunciare al sostegno anche dell’UDC , a meno che Casini non voti contro i suoi principi sostenuti fin’ora e gli sarà molto difficile convincere i suoi della sua coerenza.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    11 gen 2011 - 16:53 - #4
    1 punto
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    Il federalismo fiscale è una kagata pazzesca:

    Da anni i “terzisti” e i “rifor misti”, cioè i
    berlusconiani camuffati da indipendenti
    che la sanno lunga, ci raccontano che in
    tutte le democrazie, le opposizioni
    collaborano amorevolmente con i governi, si
    guardano bene dall’auspicarne la caduta, non
    demonizzano i premier, men che meno tentano
    “spallate” né si sognerebbero mai di tirare la
    giacchetta al capo dello Stato. Questa barzelletta,
    che vale solo quando governa B., l’ha ripetuta ieri
    Sandro Bondi in un articolo sul Pompiere della Sera
    (l’unico giornale che ancora gli dà retta, a grande
    richiesta dei lettori che si leccano i baffi): “In Italia,
    dopo il voto del 14 dicembre, si è aperta una fase
    politica nuova. Non a caso l’on. Casini per primo ha
    fatto riferimento al confronto e alla collaborazione
    avviata negli Usa fra Repubblicani e Democratici
    dopo le elezioni di medio termine… Possibile che
    anche in Italia non si possa trovare in Parlamento
    un accordo su materie quali il federalismo?”. Gli
    piacerebbe: visto che il suo governo ha una
    maggioranza ridicola e nella commissione
    bicamerale sul federalismo è addirittura in
    minoranza, arrivano le opposizioni e votano il
    federalismo, così il governo si salva e magari lui
    conserva la poltrona lisciandosi Casini perché non
    voti la mozione di sfiducia contro di lui. Bella la vita,
    eh, James? Naturalmente negli Usa sta accadendo
    l’esatto contrario di quel che racconta Bondi:
    appena raggiunta la maggioranza al Congresso nelle
    elezioni di mid-term, i Repubblicani hanno cacciato
    la speaker democratica Nancy Pelosi, sostituendola
    con uno dei loro, e hanno annunciato che sarà loro
    cura radere al suolo la riforma sanitaria di Obama e
    poi, a seguire, tutte le altre. Pare che non leggano Il
    Pompiere e nemmeno Il Riformista, che da anni
    raccomandano alla sinistra di non cancellare, una
    volta al governo, le leggi vergogna della destra. Ora,
    per carità, è comprensibile che il nostro
    ministrucolo dei Beni culturali, peggiore financo
    della Bono Parrino, ci provi. Ma la tragedia è che c’è
    chi gli crede. Dall’Udc al Pd al Fli è tutto un offrire
    “d i a l o go ” a Calderoli. Del resto, i finiani a suo
    tempo la legge-delega sul federalismo la votarono,
    così come l’Idv, mentre il Pd si astenne (al solito
    non aveva una linea sul tema, anzi ne aveva dodici)
    e solo l’Udc votò contro. Oggi però è chiaro a tutti
    che, dopo la fiducia ottenuta, anzi comprata da B. il
    14 dicembre, c’è una sola, ultima speranza di farlo
    cadere: che il federalismo fiscale venga bocciato.
    Così la Lega si ritirerà nelle sue valli, portandoci a
    votare. Quindi, se davvero Udc, Fli, Pd e Idv
    vogliono rovesciare il governo, hanno un modo
    semplice e chiaro per dimostrarlo: il 21 gennaio,
    quando saranno chiamati a votare sulla boiata
    pazzesca chiamata federalismo fiscale, dicano tutti
    quanti No. L’Idv e i finiani ammettano di aver
    sbagliato a votare a suo tempo Sì. Il Pd sia coerente
    con lo studio del suo deputato Stradiotto,
    presentato a fine dicembre sui guasti devastanti
    della legge Calderoli. L’Udc confermi il suo No
    senza mercanteggiare il Sì in cambio del “quoziente
    fa m i l i a re ” o di altre pretese magari giuste, ma
    irrealizzabili. Gli elettori non solo non se ne
    avranno a male, ma li ringrazieranno: checché ci
    raccontino giornali e tg di regime, agli italiani del
    federalismo fiscale non frega assolutamente niente.
    In ottobre, il Pompiere pubblicò un illuminante
    sondaggio di Mannheimer sulle priorità degli
    italiani: al primo posto la riduzione delle tasse
    (39%), seguita da giustizia (20), aiuti al Sud (16),
    sicurezza (13) e, fanalino di coda, il federalismo
    fiscale (13). Eppure quella menata che interessa
    solo a un italiano su 10 (i leghisti, e nemmeno tutti)
    monopolizza da anni il dibattito politico. Il che
    spiega perché il governo perde consensi e
    l’opposizione pure. In vista del voto del 21, Bersani,
    Fini, Casini e Di Pietro potrebbero convocare un
    campione di elettori e porre loro la seguente
    domanda: preferite il federalismo fiscale o la caduta
    di B.? La risposta ci pare quasi di intuirla.
    (di Marco Travaglio su “Il Fatto”)

  • Profilo di borgotorto

    borgotorto

    12 gen 2011 - 20:31 - #5
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    Caro Pigi i mogerati quelli sempre al centro sono quelli che fottono le bambine non pagano le tasse si lavano la coscienza con l’elemosina partecipano alle riunioni mafiose portano i quattrini all’estero e siconfessano tanto un pater ave e gloria cancella la memoria ? Le brigate rosse hanno solo sparato male!