
Lo ha detto chiaro Matteo Renzi: io sto dalla parte di Marchionne. Non si può dire che non sappia gestire la sua popolarità, il sindaco di Firenze, attualmente più che mai al centro dell’attenzione.
Come Bocchino all’epoca della scissione futurolibertiota, Renzi è in tv un giorno sì e l’altro pure, ma va detto che merita tutti i fari accesi su di lui. Sì, perché dal punto di vista della notizia non delude mai.
Il fatto che un esponente di spicco del centrosinistra dica apertamente di stare con Marchionne infatti è esattamente una notizia. Non che non ci siano diversi - anzi, probabilmente gran parte - degli alti dirigenti che parteggiano per la firma dell’accordo, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di parlare chiaro, senza sì e senza ma. Tutti operano sottili distinguo; “Sì, però i diritti dei lavoratori….”, “Sì, però non si può escludere la Fiom…”, “Sì, però…”
Renzi invece potrà stare sull’anima a qualcuno, ma se deve dire una cosa la dice e basta. Se vuole parlare con Berlusconi lo fa e basta. Se non gli piace la dirigenza del Pd lo dichiara e basta. Non è forse questo che è mancato alla sinistra degli ultimi vent’anni, sempre illusa dal cerchiobottismo dell’unico vincente (di Pirro) Romano Prodi?
In un paese occidentale e moderno non si può stare con la Cgil, non si può stare con la Fiom. Non siamo più nel 1900, quando i lavoratori erano dei disperati senza diritti e il sindacalismo combattente era una santa necessità. Siamo in un mondo globalizzato in cui Cina e Corea producono a costo zero e fanno una concorrenza spietata.
E l’azienda che vuole sopravvivere deve fissare regole nuove. Vigilare sulla democraticità di queste regole è fondamentale, ma opporvisi tout court sulla linea Landini-Camusso equivale ad avallare l’assenteismo che i vecchi sistemi hanno inesorabilmente prodotto.
pigi
12 gen 2011 - 10:47 - #1Anche perché l’alternativa è il deserto, come a Termini Imerese.
Niente investimenti vuol dire niente auto prodotte, niente lavoro per l’indotto, tanta cassa integrazione (fino a quando sarà possibile), meno consumi, meno lavoro per il commercio…
Solo ora qualcuno sta prendendo coscienza del nostro periodo perduto, quello dell’ultimo ventennio, quando abbiamo scambiato pace sociale con bassa produttività e competitività, allontanando da noi gli investitori e consegnandoci alla stagnazione.
Un disastro.
sandokan71
12 gen 2011 - 10:50 - #2Appunto… non mi fido di lui… basta sentire come parla e i suoi toni.
sandokan71
12 gen 2011 - 10:53 - #3Tra qualche anno lo vedremo in un governo di destra… (come ricompensa).
aggaggag
12 gen 2011 - 11:10 - #4Abbiamo la conferma definitiva che i PD è finito e lui è un cretino….
aggaggag
12 gen 2011 - 11:22 - #5Aggiungo che ad un’intervista fatta ad un’operaia che usciva da Mirafiori questa asseriva: ‘ io voto sì perchè non c’è alternativa poi si vedrà’………l’ignoranza è tanta ed i debiti pesano, ma rinunciare ai diritti contrattuali porterà questa povera gente, in poco tempo a livelli da terzo mondo.
aldebaran85
12 gen 2011 - 11:33 - #6ma a firenze esiste un sindaco? renzi è in ogni posto tranne nella città dove è stato eletto
renzi e il solito qualunquismo da 4 soldi che piace solo ai berluscones perchè somiglia proprio a silvietto il ducetto
sergyx
12 gen 2011 - 11:41 - #7con questa confermo che Renzi non mi convince..
in ogni caso nell’articolo si afferma che c’è una intervista a Renzi e che questo si dice a favore di Marchionne.. ma nell’articolo non si spiega ne riporta il perchè della scelta.
insomma Landoni, in questo articolo parli di niente..
Kratos999
12 gen 2011 - 11:52 - #8Una presa di posizione (e un articolo) ridicoli…
Troppo comodo far finta che i problemi dell’industria italiana siano colpa esclusiva dei lavoratori e di cose come produttività e costo del lavoro (poi se si vanno a vedere i dati si scopre che non sono affatto tragici).
Qualcuno dovrebbe spiegare a Renzi e a Landoni che i paesi seri non si mettono a competere con Cina & co. sulla produttività perché perdiamo in partenza (a meno di non tornare anche noi al terzo mondo) ma puntano tutto su innovazione tecnologica e articoli di lusso (e non da oggi, da decenni…mentre noi diamo la colpa ai sindacalisti fannulloni)
O si esce da questo “equivoco” in fretta oppure finiremo schiacciati da un fronte e pure dall’altro…e questo perché abbiamo una classe imprenditoriale incapace e un’organizzazione statale (quella sì) da terzo mondo.
Pozzecco!!!!
12 gen 2011 - 12:16 - #9la CGIL intanto paga gli avvocati e spese legali ai black blok… altro che difesa dei lavoratori… ormai i lavoratori si discostano dai sindacati di sinistra, visto che fanno solo i loro sporchi interessi… Poi se la FIAT è in queste condizioni, lo si deve solo ed unicamente a PRODI..alias Mortadella che le ha regalato MILIARDI, pure l’ALFA ROMEO, e il tutto senza impegna, senza una clausola nell’investire in Italia… Questa è la sinistra!!!
munky
12 gen 2011 - 12:17 - #10Il solito articolo fazioso di Landoni. Che renzi non sia a sinistra lo si sa già da tempo, il fatto che si schieri così apertamente con Marchionne non mi stupisce per niente.
E non è togliendo diritti ai lavoratori che si supera la crisi della fiat. Perchè non si guarda alla germania invece che all’america?Perchè non alla Francia??
Uno come marchionne in Germania o in Francia l’avrebbero già destituito dopo 3 ore di mandato, appena aperta la bocca per dire che il contratto va cambiato.
Ma per carità.
munky
12 gen 2011 - 12:19 - #119# Non ho ancora capito su quale pianeta questo troll vive. Ma non sa che a non usare il cervello poi si atrofizza?
adebahamas
12 gen 2011 - 12:26 - #12Ha confermato l’idea che avevo di lui. Che è un povero imbecille montato.
No dai, povero no.
josif
12 gen 2011 - 12:26 - #13Aldilà di quello che ha detto Renzi, bisogna dire sinceramente che tanti, veramente tanti, nel PD la pensano come lui. Mi sembra che il partito sia spaccato su tutto, anche e sopratutto per le future alleanza. Una parte guarda al sinistra (SEL e IDV) gli altri a UDC e FLI.
Sinceramente non mi sembra che Bersani riesca a trovare la quadratura del cerchio. La vedo, sinceramente male, per il PD.
gunny35
12 gen 2011 - 12:36 - #14Renzi non ha l’aria di essere una mente eccelsa, ma ha sicuramente ragione riguardo al PD. Non si capisce mai esattamente quale posizione prenda. E’ anche vero che il bipolarismo obbliga a pescare voti in ordine sparso ed essere troppo radicali non paga, ma a tutto c’è un limite.
josif
12 gen 2011 - 13:10 - #15Caro Munky, il problema non è Landoni o Renzi, il problema è proprio il PD. Il partito è in una grave crisi, che mi lascia indifferente, però negarlo è da ciechi.
Qol Sakhal
12 gen 2011 - 13:30 - #16Bene così Renzi, continua su questa strada con decisione e fiducia. Il PD così com’è è morto e tu sei l’unica voce nuova che ha il coraggio di dire ciò che pensa. Certo, ti aspettano belle battaglie contro la nomenclatura del vecchio PC che persiste ma che ormai molti considerano la vecchia palla al piede della poltica di sinistra.
ice
12 gen 2011 - 13:41 - #17Renzi sta facendo l’errore della Sinistra al governo quando seguì la sciaa delle privatizzazioni delle società statali o della liberalizzazione deil mercato del lavoro
Abbiamo visto poi cosa è successo
Se col crollo delle costruzioni delle finanziarie e dell’economia in genere il nostr paese non è andato in fallimento è solo grazie ai dividendi che aziende a capitali statale come la ENI ancora permettono
Guardate come se la passano in uno stato come la Francia dove lo Stato è proprietario di tantissime aziende strategiche e senza vergogna (Ranault, Edf, etc)
Chiunque esporta verso al Francia potrà confermarvi che quel mercato ha avuto una contrazione minima.
Riguardo all’incidenza del costo del lavoro…come mai Marchionne prende 4 volte lo stipendio del amministratole delegato del gruppo PSA.Citroen, che pure ha avuto risultati molto migliori di Fiat auto in questi ultimi 2 anni!?!?!?!?
La verità è che piano piano, dai e dai, i media stanno convincendo tutti che questa sia la soluzione “naturale”
che non ci sia alternativa
esattamente come ogni tanto arrivano bordate tra interessi di mutlinaizonali e gruppi industriali e media sull’abolizione della sanità o delle pensioni pubbliche
josif
12 gen 2011 - 14:03 - #18Ice, ma le cose che stati dicendo, sono decenni che si sanno, le scopri solamente adesso? Questa sinistra è sempre stata funzionale allo stato delle cose, dunque?
sirio60
12 gen 2011 - 15:01 - #19Finalmente uno a SX che fa quello che dice.
Senza tanti mezzi termini o ambiguità, che hanno contraddistinto la SX in questi decenni.
Poi possiamo discutere di quello che dice, ma questa è una’altra storia.
hur
12 gen 2011 - 15:38 - #20chiamasi buon senso
ed è bipartisan
d finito ci sono i sindacati ideologizzati e anacronistici come la fiom, dovrebbero dirgli che l’unione sovietica non c’ più
phen75
12 gen 2011 - 16:26 - #21“Non siamo più nel 1900, quando i lavoratori erano dei disperati senza diritti e il sindacalismo combattente era una santa necessità”
Di questo passo ci torneremo presto.
munky
12 gen 2011 - 17:19 - #22#15 Non ho mai negato che il pd sia in una grave crisi (anzi) e sono il primo che francamente ne ha le scatole piene di certe persone attaccate solo alle poltrone che da 15 anni non fanno altro che perdere, sistematicamente, qualsiasi tipo di consenso. Personalmente il giorno che ci sbarazzeremo dei vari dalema, fassino, bersani, veltroni e compagnia cantante, per il pd sarà il momento di far festa.
Ma comunque parliamo di aria fritta perchè anche se vincessero, al pd non saprebbero che fare: sono troppo divisi, troppe correnti, troppa gente che sta li per non perdere la poltrona nessuno con uno straccio di idea per mandare avanti la baracca. E chi ha una nuova idea viene sistematicamente fatto fuori.
gunny
12 gen 2011 - 17:29 - #23#22
non posso che quotare in toto il tuo commento e rinforzare la tua tesi che può essere usata a specchio per il centro-destra.
Come emerge una testa pensante, viene fatta fuori prima che venga a conoscenza dell’opinione pubblica.
Esempio, il sindaco brillante e onesto di Gallarate, non piace al magnaccione di turno, quello che porta voti sporchi e viene indirizzato all’ASL di Sondrio, credo che ognuno di noi nel proprio comune, possa portare simili esempi.
nchomsky
12 gen 2011 - 18:21 - #24REFERENDUM FIAT, la scelta:
http://www.vauro.net/store/vauro120111.html
sergione1941
12 gen 2011 - 18:50 - #25Xsirio60 commenti odierni delle ore 0.22 -o,26
Da buon pensionato leggo di tutto, ma ieri sera dovevo cenare e mia moglie mi stava martoriando! Apprezzo chiunque argomenti le proprie opinioni e tu, in questo blog sei uno dei pochi che si esprime senza usare stinti, banali slogan.Mi farebbe piacere se mi contattassi direttamente, questo il mio indirizzo: sergio41@live.it
Tornando ai tuoi commenti devo rilevare alcune imprecisioni: nel Convengo Internazionale di Napoli per la criminalità del 94 a Berlusconi fu recapitato, il giorno prima, un INVITO A COMPARIRE e non un avviso di garanzia, c’è una bella differenza.
I processi a carico di Berlusconi io ne ho contati 17 e almeno sette sono stati prescritti e non annullati, sfruttando le riduzioni dei termini di prescrizione,legge ad hoc. Un paio di procedimenti non avuto corso per la depenalizzazione del reato, anche qui registriamo legge da hoc. Ricordo anche un paio di amnistie.
Certamente, è una anomalia tutta italiana che un politico abbia subito così tanti processi e stia ancora al suo posto!In qualunque nazione occidentale, con il primo procedimento, avrebbe dovuto dimettersi, in attesa della sentenza. Non ti cito esempi, ma ce ne sono dozzine.
Per me, De Benedetti è quasi allo stesso livello del Cav., di Briatore, di D’Alema ecc.
Francamente non ricordo una legge”ad personam” per salvare il PCI per aver ricevuto, illegalmente, soldi dall URSS. Criticando questo fatto, devo però notare che stiamo citando fatti di almeno 40 anni fa. Il finanziamento illecito di Berlusconi al PSI di Craxi in qualche modo è ancora d’attualità essendo il Cav. Presidente del Consiglio. Ritengo, che le COOP e anche CL con la sua Compangnia Delle Opere, siano delle vere SETTE commerciali e come disse Peppino De Filippo ” HO DETTO TUTTO”.
Tornando ad essere seri, penso che fino a quando l’informazione, sopratutto televisa ma anche quella cartacea, sarà controllata e finanziata dai governi non sarà mai obbiettiva e veramente libera.
alessandro85
12 gen 2011 - 20:51 - #26…Renzi è un “ruffiano” suvvia, e parla come gli fa più comodo,
erto che starebbe bene a destra, non per nulla ha fatto visita a casa di B.
winner
12 gen 2011 - 21:57 - #27la sinistra affonda come sempre…
Cougar
12 gen 2011 - 23:21 - #28Allora Renzi quella volta è andato ad Arcore per prendere ripetizioni.
sirio60
13 gen 2011 - 00:37 - #29x sergione1941
Ti ringrazio per l’invito, ( ho registrato l’indirizzo ), per ora rimaniamo sul blog, perchè il mio tempo è veramente risicato, dato che faccio ancora parte della ormai ridotta schiera dei lavoratori attivi.
Ah a proposito, spero che la cena sia stata ottima e ancor di più il dopocena.
sergione1941
13 gen 2011 - 01:31 - #30XSIRiO60
Anch’io mi sono domandato come alcuni che hanno dichiarato la loro età, riescono a scrivere in questo blog a tutte le ore. Sono già pensionati, come me che ho settantanni, a solo 46 anni? Io amo il confronto, esprimere opinioni senza un contradditorio mi sembra sciocco, per questo ti ho invitato a un rapporto più personale. Spero di leggerti presto
nchomsky
15 gen 2011 - 11:39 - #31Una cosa è bene dirla subito. Noi de Il
Fatto Quotidiano avremmo preferito
che il crepuscolo di Silvio Berlusconi
fosse arrivato per la sua conclamata
incapacità di governare, per i suoi rapporti
con la mafia, per le mazzette versate a giudici
e testimoni, per il conflitto d’i n t e re s s i ,
per le leggi vergogna e per l’infima e truffaldina
classe dirigente da lui selezionata in
questi anni.
Ma ciascuno ha il 25 luglio che si merita. E
in un Paese malato come il nostro (non solo
per colpa di Berlusconi) quello del Cavaliere
non può che ricordare la trama di un
film con Alvaro Vitali. Il processo con rito
immediato per sfruttamento della prostituzione
minorile e per concussione, richiesto
dalla Procura di Milano contro il premier, è
così destinato a diventare la fotografia perfetta
dell’Italia di oggi: con le telefonate in
Questura in cui la diciassettenne Ruby viene
spacciata dal premier per “nipote di Mub
a ra k ”, con le bugie di Berlusconi smentite
in tempo reale dalle intercettazioni telefoniche,
con le centinaia di migliaia di euro
versati esentasse per comprare il silenzio e
il corpo di decine e decine di ragazze.
Certo, oggi il presidente del Consiglio grida,
come di consueto contro i pm, che “vo -
gliono sovvertire la democrazia”, dimenticando
che la democrazia non ha solo a che
fare con il modo con cui si sceglie chi sta al
potere (il voto), ma anche con la maniera
con cui si controlla chi è al potere. I suoi
onorevoli avvocati cercano invece nei codici
un buon motivo per tentare di spostare
e rinviare sine die il dibattimento. Ma qui,
ormai, il problema non è solo giudiziario. Il
problema è politico. L’Italia è governata da
un primo ministro ricattabile e forse ricattato
(è stato Umberto Bossi a dire che le
escort sono inviate “dalla malavita”, mentre
sono noti i rapporti di Lele Mora con boss
della ‘ndrangheta). Da un
uomo che sceglie chi mandare
nelle istituzioni a rappresentare
i cittadini sulla
base della capacità dimostrata
nel gestire le ragazze a
pagamento (la consigliera
regionale Nicole Minetti).
Da un sempre più anziano
signore incapace di comprendere
che con i suoi
comportamenti mette alla
berlina, non se stesso, ma
un’intera e sfortunata nazione.
nchomsky
16 gen 2011 - 12:36 - #32Scudi subumani
di Marco Travaglio
Con tutto il rispetto per gli operai, specie quelli
che hanno la fortuna di stare sotto Marchionne, il
mestiere più usurante del mondo rimane quello
del giornalista berlusconiano. O “terzista”, che è
la stessa cosa. Questi scudi umani alla lingua ipertrofica
passano la vita a nascondere le notizie su B. e, quando
proprio non si può, si producono in acrobatiche e
spericolate arrampicate sui cornicioni, giocandosi quel
che resta della loro eventuale reputazione a difendere
l’indifendibile. A dimostrare che così fan tutti, che male
c’è, dov’è lo scandalo. A rovistare nei libri di storia alla
ricerca di precedenti illustri. “E Kennedy, allora? Se la
faceva con Marilyn Monroe”, disse lo zio Tibia Sallusti
all’esplodere del caso Ruby. Ora denuncia “la violenza
fisica e psicologica”: ma non dei vecchi malvissuti che
sbavano nei Bunga bunga di Arcore, bensì dei pm che
han teso “l’a gguato” al sant’uomo che gli paga lo
stipendio. Ancora sul Giornale, il sempre bisognoso
Sgarbi scomoda Mozart, Giorgione, Tiziano, Bosch, Rita
Pavone, Teddy Reno, Walter Block (giusto, ha scritto
Difendere l’i n d i fe n d i b i l e ) per dimostrare che il padrone
non ha fatto nulla di male, parola di giureconsulto:
“Non esiste il reato di SC0PATA”. Su L i b e ro il povero Facci
si affanna a dimostrare che, in 17 anni, tutte le indagini
su B. sono finite in “una comica, una parodia” (2
amnistie, 5 prescrizioni, 2 falsi in bilancio depenalizzati
dallo stesso imputato, 3 processi in corso, 2 o 3 indagini
aperte). Intanto i titolisti del Corr iere inventano strani
vocaboli della neolingua pompieresca, priva di
attinenza con la realtà, pur di sopire e troncare i fatti,
anche quelli raccontati dai cronisti del loro giornale che
si ostinano a portare notizie anziché farsi i ca22i propri.
Primo titolo sulla prima pagina del Corr iere: “Le accuse
dei pm, l’ira del premier”. Secondo titolo: “Disse di
avere 24 anni. Mai rapporti con me”. Il povero lettore,
munito di Gps satellitare, deve inoltrarsi nelle pagine
interne per raccapezzarsi in quella giungla di titoli
paraculi che mettono sullo stesso piano le panzane di B.
e i fatti già accertati. Pigi Cerchiobattista, nel chiedere
“la verità prima di tutto”, affianca due tesi opposte,
come se avessero la stessa plausibilità. 1) “Berlusconi e
tutto il Pdl si sentono bersaglio di un’ennesima
offensiva giudiziaria sovraccarica di ostilità politica. È
nel loro diritto crederlo e denunciarlo”. Infatti le
“contestazioni infamanti” a B. sono state “re s e
pubbliche, con uno zelo che autorizza ogni malizioso
accostamento temporale, proprio all’indomani della
sentenza” della Consulta (se fossero uscite il giorno
prima era meglio? Il giorno dopo cambiava qualcosa?).
2) “Se le accuse si rivelassero fondate, sarebbero ancor
più gravi le implicazioni morali, istituzionali e politiche
che rischiano di travolgere nel discredito il premier… e
l’intero governo”. Rischiano di travolgere? Ma per
screditare tutto e tutti bastano e avanzano i fatti già noti,
sempreché i signori terzisti ne volessero prendere atto.
Se il sesso fra B. e le minorenni è ancora da provare,
sono già straprovati: il viavai di escort e minorenni nelle
residenze del premier anche durante le visite di Putin; il
vero mestiere della Minetti, pietosamente definita
“s o u b re t t e ”, “igienista dentale”, “consigliera regionale”;
la telefonata depistante e intimidatoria alla Questura
(ammessa alla Camera persino dall’i m b a ra z z a t o
ministro Maroni); le balle spaziali fin qui raccontate dal
premier. Impermeabile ai fatti, il pompiere capo
Massimo Franco lacrima perché, nonostante il suo
piccolo estintore sempre in funzione, “la fiammata non
è destinata a estinguersi rapidamente… ha l’aria di una
guerra di posizione fra una parte della magistratura e il
governo e può condurre a esiti imprevedibili” anche se
– te pareva – “l’opposizione non ha voglia di usare lo
scandalo per ritentare la spallata” al governo. Come
scrive Sgarbi, “non c’è alcuna differenza tra fare un
P0MPIN0 e fare una conferenza”. Infatti c’è chi riesce a
fare entrambe le cose contemporaneamente.
nchomsky
18 gen 2011 - 15:05 - #33Erezioni anticipate
di Marco Travaglio
Mentre si attende con ansia di conoscere la
fidanzata del vecchio pu77aniere (la stanno
ancora cercando, ma potrebbe essere la
badante che ogni sera gli cambia il
pannolone), già conosciamo l’identità dei numerosi
fidanzati ad honorem che in queste ore tragiche ma
non serie gli allestiscono l’ultimo casting. Sabina
Began, detta l’“ape regina”, rivela che “il presidente
ama molto i gay”, insomma c’è speranza pure per
Signorini. Il quale ha inventato un fidanzato finto
persino a Noemi Letizia, figurarsi quale fidanzata
regalerà al Capo. La Santanchè giura che la conosce
da mesi, ma invita il premier a tenerla segreta e
comunque lei non la svelerà nemmeno sotto tortura,
per via del suo proverbiale riserbo che due estati fa la
indusse a spiattellare la presunta love story fra
Veronica e il bodyguard. Poi ci sono i giornalisti, si fa
per dire. Umilio Fede assicura: “Se le accuse contro di
me fossero confermate, mi dimetterei”. Ma se non lo
sa lui quel che ha fatto, chi dovrebbe saperlo? Sallusti
apre Il Giornale con titoli degni del migliore
giornalismo investigativo: “La stanza segreta di Silvio”.
Ingolositi, i lettori si addentrano nella sua prosa
malferma e scoprono che ad Arcore “ho visto la
stanza dei regali, dove tutto è ordinatamente diviso
per valore economico o simbolico. A me sono
sempre toccate cravatte”, il cui valore economico e
simbolico non sfuggirà (erano finiti i calzini e i
torroncini). Ieri zio Tibia annuncia: “La notizia è che
B. è fidanzato… Di questa signora fino a ieri si sapeva
solo nella cerchia più stretta… misteriosa, ma poi non
tanto e non a tutti”: ma a lui sì, visto che dalla stretta
cerchia è sventuratamente escluso (vedi cravatte).
Anche Belpietro pare tagliato fuori: solo l’altro giorno,
su L i b e ro , scriveva che “i fedelissimi invitano B. a
fidanzar si”, mentre ora si scopre che lo è da mesi,
all’insaputa dei fedelissimi. Ma Prettypeter sorvola e,
sempre elegante, osserva: “Non ho esitazioni: meglio
un vecchio porco di tanti giovani ipocriti tipo Fini”.
Anche Il Tempo di Mario Sechi è colto in contropiede:
“Silvio è fidanzato”. Segue articolo strappalacrime di
Lidia Lombardi sul dramma delle aspiranti (in tutti i
sensi): “Silvio, mica si fa così. Mica si dice
all’improvviso, senza preparare al colpo. Mica si
sfasciano in 10 secondi e 10 parole anni e anni dal
coiffeur preferito delle vere sciure. Mica s’azzerano le
ore passate dall’estetista, dal chirurgo delle starlette,
dal lookologo, dal massaggiatore, dal trainer, dalla
sarta. Soldi buttati al vento. Perfino quelli rifilati al
maestro di canto. Sperando, chissà, che a quella
convention, sotto i riflettori azzurri, bè, lui ne
scegliesse una… Piangono in gramaglie le mille
Aspiranti Fidanzate d’Italia. Folgorate dall’a n nu n c i o
più choc della legislatura. Quel bel signore senza un
capello fuori posto, distinto, colorito quanto basta,
spumeggiante in privato (si dice). Soprattutto il più
ricco d’Italia. E poi libero, liberissimo dopo che quella
trinariciuta di Veronica ha buttato al vento il ben di
Dio. Insomma, il principe azzurro, il partito ideale”.
Bondi, inopinatamente escluso, si è chiuso nel suo
dolente silenzio. Intanto Ostellino, sul Pompiere,
strilla all’“attacco alle libertà individuali”. E Carlito
Rossella, che la sa lunga, narra che da tempo “Silvio
insegue il grande amore”. Ruby, al telefono, conferma
a modo suo: “Per lui Noemi è la pupilla, io il kulo”.
Quale sarà l’organo riservato a Tibia, Umilio,
Prettypeter, Ostellino e Rossella? L’anatomia non
conosce confini.
nchomsky
18 gen 2011 - 15:17 - #34Fe r m a t e l o
di Antonio Padellaro
La tragedia è quella dell’Italia, un paese
una volta rispettato nel mondo e ora
descritto come un pu77anaio governato
da un vecchio affetto da satiriasi compulsiva.
La documentazione raccolta dalla
Procura di Milano, oltre a fornire gli elementi
a sostegno delle accuse di concussione e prostituzione
minorile, è la descrizione di un
girone dantesco popolato da decine di ragazze
a pagamento che “si offrono al drago”
(ricordate Veronica Lario?) sapendo di tenerlo
in pugno e di poter pretendere somme
gigantesche (i 5 milioni di Ruby, estorsione o
ricatto fate voi). Ridicolo è il tentativo di difendere
l’indifendibile. Lasciamo perdere
l’indagato ridotto (ma chi lo consiglia?) a esibirsi
in una penosa fiction televisiva condita
di balle e di affermazioni incredibili per indecenza.
Come quando, a proposito delle
generose buste distribuite dall’apposito ragioniere
alle prostitute reclutate, egli osa dire
che trattasi di aiuti “per la loro casa, per le
cure mediche, per l’educazione dei figli”.
Con che faccia, quando basta guardare le immagini
delle varie Karime e Marystelle addobbate
di costosissime griffe. Sì, le cure mediche:
Berlusconi vada a raccontarlo alle donne
che ogni giorno nelle fabbriche, negli uffici,
nei negozi si spaccano la schiena per
guadagnare pochi euro, ma onestamente.
Lo spettacolo peggiore è quello della corte di
ruffiani e papponi che, per non farsi sottrarre
il vitello d’oro a cui devono soldi e poltrone
in quantità, strillano contro la magistratura e
gridano al golpe. Fanno finta di non vedere
come si è ridotto il loro dio e padrone, un
uomo probabilmente malato (ancora l’ex
moglie Veronica). Condannato alla solitudine
perché non c’è un cane tra i suoi presunti
amici che abbia avuto il coraggio (e la misericordia)
di dirgli la verità. Continueranno
invece a mentirgli e a sobillarlo verso la soluzione
finale. Una nuova devastante campagna
elettorale per regolare i conti con le
toghe rosse e gli altri fantasmi partoriti da
una mente patologica. E per ottenere cosa
poi? Altri festini, altre menzogne, altre vergogne.
nchomsky
19 gen 2011 - 15:01 - #35Seminfermità mentale
di Marco Travaglio
Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso
di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni
economia il numero dei ladri non può mai
superare il numero dei derubati. Quando i
ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro
e il sistema implode”. Ora ci risiamo. Umilio Fede
che fa la cresta sui “p re s t i t i ” del Cainano a Lele Mora
è l’emblema di una corte famelica e predona, dove
tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è
sempre Lui, il povero B. Una certa Faggioli ha fretta,
“mi restano solo mille euro, devo fare cassa per
fo r z a ”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga.
Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e
soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È
ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”. Un’a l t ra
erinni ipotizza la soluzione finale: “Che pa.lle ’sto
vecchio, fra un po’ ci manda affan.c.ulo tutte
quante… quella è la volta buona che lo uccido…
vado io a tirargli la statua in faccia”. Cioè: lui s’illude
di averle fulminate col suo charme, “volete mettere
il piacere della conquista?”. E quelle, subornate dal
partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di
l u c ro ”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out,
ingrassato, imbruttito, più di là che di qua, è
diventato pure brutto (prima invece era un figo
pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più
generoso, io non gli regalo un ca22o…”. Uno sciame
di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte
addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e
gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche).
A lui che ha già dovuto pagare Craxi, finanzieri,
giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i
“responsa bili” due volte, comprati e ricomprati),
servi, giornalisti, giornalisti servi, papp.oni, ruffiani,
mezzane, mign.otte (due volte, per i Bunga bunga e
poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una
fidanzata. E cos’è, un bancomat? Un caso di
circonvenzione di incapace, ma di massa. E dire che
lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua
infermità: quando ne faceva travestire qualcuna da
infermiera è perché aveva bisogno di cure, altro che
giochini erotici. Solo che quelle non capivano, e
nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa:
“Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno
scherzo… devi prenderti su… quello che misura la
pressione finto e poi un camicione”. Roberta:
“Quello da dottoressa… con sotto niente
ov v i a m e n t e . . .”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti
metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e
sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “G u a rd a
Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”.
Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo
v i s i t a re . . .’”. Roberta: “Una visita privata per
accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai
quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta:
“Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo
s che r z o ”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì,
l’ha già fatto proprio ieri sera”. Lele: “C o mu n q u e
impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un
grande futuro per te, amore”. Gente insensibile:
quello sta male davvero e pensano che finga. Ora il
povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi
fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già
in galera. Le richieste a Ruby “racconta ca22ate,
cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono
un caso da manuale di inquinamento probatorio.
Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui,
volpino, ha l’asso nella manica. Dalla lettura delle
carte già s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e
tutto andrà per il meglio. Dia retta a noi, Cavaliere,
che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi
consigliori che le rubano parcelle da favola e la
mandano a sbattere con le solite leggi ad personam
o le solite ricusazioni che non funzionano mai.
Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore. Si
presenti in tribunale con un’infermiera armata di
stetoscopio e pompetta per la pressione. Passare
per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo
zio di Sarah: basta qualche ca22ata di repertorio e il
gioco è fatto. La seminfermità mentale non gliela
leva nessuno.
nchomsky
19 gen 2011 - 15:11 - #36L’opposizione
lo lasci solo
di Paolo Flores d’A rc a i s
dc
Continuare a discutere se Berlusconi possa
ancora governare è privo di senso. Si
prenda un paese occidentale a caso e si
immagini se un Obama o un Sarkozy, una
Merkel o un Zapatero, avrebbero potuto restare
al loro posto un minuto di più. L’Italia è oggi nelle
mani di un videocrate stramiliardario e psichiatricamente
b o rd e r l i n e , che è a sua volta nelle mani
dei suoi ruffiani e delle sue troie. Una democrazia
che sopporta questo non è più una democrazia.
Il problema non è perciò più il discutere
ma l’agire. Una opposizione anche non all’altezza
del ruolo, ma ancora non definitivamente
sorda ai valori scolpiti nella nostra Costituzione,
e non totalmente dimentica del sangue
che è costato alla generazione della Resistenza
conquistarla, non può più partecipare, in
nessuna forma e sotto nessun alibi, a una farsa di
“vita istituzionale” che sta portando il paese alla
tra gedia.
Siamo in uno stato di eccezione, di eversione
governativa sistematica, sostenuta dalla potenza
di fuoco dell’asservimento mediatico al regime,
e con gesti di eccezione è dunque necessario,
anzi improcrastinabile, che l’opposizione parlamentare
risponda. Uscendo da un Parlamento
che il Pu77aniere ha già trasformato nel suk dei
voti comprati all’incanto, e riunendosi separatamente
e pacificamente in una Pallacorda che
rappresenti quanto ancora resta dell’Italia civile,
per provare a salvarla e ricostruirla.
Solo con un gesto simbolico eccezionale è pensabile
che una parte del ceto politico possa sottrarsi,
almeno “in articulo mortis”, alla complicità
omissiva e corriva con un potere che ormai
è ridotto solo e inequivocabilmente a un impasto
di criminalità, corruzione, violenza ricattatoria,
hybris di menzogna, fetida suburra. Senza
questo gesto di rottura, che consenta di sventolare
di nuovo a testa alta la bandiera della Costituzione,
l’opposizione rischia di compiere il
passo che ancora divide la mediocrità più ottusa
dal tradimento.
Da due secoli e mezzo democrazia liberale significa
“governo limitato” e “balance of power
s”, come insegnavano i Padri fondatori degli
Usa. Ad ogni minuto che il Pu77aniere ancora
trascorre a Palazzo Chigi, diventa più arduo impedire
la morte annunciata – per decomposizione
– della nostra democrazia costituzionale.
L’oltraggio quotidiano, l’aggressione, la guerra
totale che il Pu77aniere ha dichiarato alla “l e g ge
eguale per tutti” e ai magistrati che ancora l’onorano,
esige da ogni cittadino, e più che mai da
chi se ne pretende “ra p p re s e n t a n t e ”, quell’“o ra
basta!” che ha ritardato fin troppo.
nchomsky
22 gen 2011 - 11:56 - #37Pubiche funzioni
di Marco Travaglio
Sostengono alcuni barzellettieri del Pdl, tipo
Quagliariello, che “bisogna ripristinare
l’equilibrio costituzionale spezzato con la
riforma dell’art. 68 per restituire al popolo la
sovranità e alla giustizia l’autonomia”. Tradotto in
italiano: tornare all’immunità parlamentare. Anzi
all’impunità, visto che mai l’articolo 68 della
Costituzione, nemmeno nella versione originaria
abrogata nel ‘93, ha stabilito che non si potesse
indagare sui parlamentari. Semplicemente prevedeva
che il Parlamento potesse negare l’autorizzazione a
indagarli in casi eccezionalissimi (quelli di f u mu s
per secutionis). Il fatto che il Parlamento la negasse
quasi sempre era un abuso, che ora i quagliarielli
vogliono ripristinare: “Consentiamo alle Camere la
sospensione di un processo a carico dei
rappresentanti del popolo rinviandone il decorso al
momento in cui sia cessato il mandato democratico”.
Il tutto nel disperato tentativo di arrestare la
macchina infernale del giudizio immediato a B. Il
fatto è che in questi anni l’immunità non solo non si
è ridotta, ma è mostruosamente cresciuta, almeno
per B. e chiunque gli stia vicino. Il rag. Giuseppe
Spinelli è un dipendente Fininvest, gestore delle
holding e delle immobiliari private di B. e famiglia.
Un privato cittadino. Eppure i pm non han potuto
perquisirgli l’ufficio perché sulla sua porta c’è una
targhetta: “Segreteria on. Silvio Berlusconi”. Appena
è arrivata la polizia, lui ha chiamato l’on. avv.
Ghedini, il quale – annotano i pm – “ha riferito che
l’immobile è coperto da immunità perché pertinente
al Presidente del Consiglio”. Dunque non si entra
senz’autorizzazione del Parlamento. Che diavolo
c’entra la Presidenza del Consiglio con un contabile
privato, mai eletto e nemmeno candidato? Roba da
matti. Non basta: è immune pure la villa di Arcore,
come tutte le ville di B. sparse per il mondo, perché –
dice lui nell’ultimo video porno – “nella mia casa
svolgo funzioni di governo e di parlamentare,
avendolo comunicato alla Camera dei deputati sin
dal 2004, e la violazione compiuta è particolarmente
grave perché va contro i più elementari principi
costituzionali”. Quale violazione, visto che nessun
pm né poliziotto è mai entrato in casa sua (a parte gli
agenti di scorta e di piantone, costretti a fare da
autisti e da guardiani alle mignotte)? “I pm hanno
ordinato una imponente operazione di perquisizione
contro ragazze colpevoli soltanto di essere state mie
ospiti in alcune cene… Una procedura irrituale e
violenta indegna di uno stato di diritto che non può
rimanere senza una adeguata punizione”.
Ricapitolando: B. è immune perché è B., ma irradia
pure la sua immunità alle sue case (e a quelle del suo
ragioniere); queste, per contagio, immunizzano
chiunque vi entri o sosti nelle vicinanze. A ciò si
aggiunge l’ultimo abuso: quello di ricondurre al
Tribunale dei ministri (previa autorizzazione del
Parlamento, che le nega sempre) tutti i reati
addebitati al premier. In barba all’art. 95 della
Costituzione, che lo prevede solo “per i reati
commessi nell’esercizio delle funzioni”. E, fra le
funzioni del premier, non c’è quella di chiamare le
questure per far rilasciare le amichette sue. Dunque
la concussione ipotizzata dai pm non fu commessa
abusando delle funzioni, ma della qualità di premier.
Ergo è competente il Tribunale ordinario. In ogni
caso il Tribunale dei ministri non è composto da
ministri, come pensa (o spera) qualcuno, ma da
giudici, per giunta milanesi. Infatti il retropensiero è
che il caso Ruby-B. a quel tribunale non arriverà mai
perché la Camera negherà il permesso. Ma la legge
costituzionale 16.1.1989 n. 1 che regola i reati
ministeriali consente di “negare l’autorizzazione a
p ro c e d e re ” solo se l’indagato “ha agito per la tutela
di un interesse dello Stato costituzionalmente
rilevante ovvero per il perseguimento di un
preminente interesse pubblico nell’esercizio della
funzione di governo”. E dove sarebbe, nella
telefonata salva-Ruby, l’interesse pubblico? Ci
de v’essere un equivoco: quello è interesse pubico.
nchomsky
22 gen 2011 - 12:04 - #38Ruby violentata dallo zio:
indaghiamo Mubarak
DICE UN MIO amico spiritoso: ma se
Berlusconi credeva che Ruby fosse la
nipote di zio Mubarak (“così mi avevano
r i fe r i t o ”) e contemporaneamente credeva
che Ruby fosse stata violentata dagli zii
(“lei mi ha raccontato la sua vita dura, è
una povera ragazza, per questo volevo
aiutarla”) nessuno si è chiesto che diavolo
di idea avesse il nostro premier del suo
collega (e alleato) Hosni Mubarak?
Naturalmente di idee, il nostro acuto
premier, non ne ha alcuna. Travolto com’è
dalle aurifere macerie del suo regno per
vecchi, vive alla giornata, con l’ossigeno
che gli pompano i suoi uffici Grandi Trame.
La strategia è sempre quella: accumulare
menzogne, negare l’evidenza, dire, disdire,
confondere, inventare mondi paralleli,
riempirli di comparse. “Mai pagato per una
donna”; “Le buste di soldi? Erano regalini”.
A costo di rischiare continue collisioni di
senso (del ridicolo) come adesso, come ai
tempi di Noemi, vi ricordate? “Suo padre è
un mio grande amico, mi volevo consigliare
con lui per le liste della Campania”. Ne
avete più sentito parlare? E della
misteriosa fidanzata, evocata giusto la
settimana scorsa? Stai a vedere che con
questo via vai di sgallettate, lo ha già
lasciato, meschino.
nchomsky
23 gen 2011 - 12:20 - #39Ma quale scontro
Alla fine c’è cascato pure il presidente dell’Anm Luca Palamara. A
furia di sentirlo ripetere da politici e opinionisti al seguito, sul caso
Berlusconi-Ruby ha lanciato un appello a «uscire dallo scontro tra
politica e magistratura». Scontro? Quale scontro? Sono vent’anni,
da Mani Pulite, che ogni indagine o processo sui reati di un
politico diventa «scontro fra magistratura e politica». Da sempre
in tutto il mondo il mestiere delle toghe è indagare per scoprire se
Tizio, sia esso un medico, un calciatore, un metalmeccanico, un
banchiere, un netturbino, un trapezista, ha commesso un delitto. E
a nessuno è mai venuto in mente di invocare la fine dello «scontro
fra medicina/calcio/classe operaia/alta finanza/nettezza
urbana/circo equestre e giustizia». Quando si tratta di politici
e amici loro, invece, è “scontro”. Il Tribunale di Roma reintegra
al Tg1 Tiziana Ferrario, rimossa dal video
per leso Minzolini («Grave lesione
della professionalità per motivi di
discriminazione politica»). Subito
il direttorissimo strilla all’«intreccio
perverso fra politica, magistratura e
baronati tv», rifiutando di restituirle la
conduzione. Il “Giornale” titola: «Il
giudice sostituisce Minzolini. La casta
delle toghe consolida vecchie posizioni
e privilegi». E “Libero”, con lo stampino:
«Al Tg1 comandano i giudici». Un mese
dopo, un giudice di Londra reintegra in
video Miriam O’Reilly, conduttrice del programma cult
“Countryfile” sulla Bbc, cacciata con la scusa dei raggiunti limiti
di età (51 anni). Nessuno parla di «scontro fra Bbc e giustizia»:
anzi, l’indomani la O’Reilly rientra al suo posto, con le pubbliche
scuse della Bbc. Qualche buontempone, tipo Piero Ostellino, dirà
che per i politici il discorso cambia. Soprattutto per uno, a caso:
«Il capo del governo, a ragione delle sue funzioni, non è un
cittadino come gli altri anche di fronte alla legge» (“Corriere della
sera”, 15 gennaio). Infatti la Costituzione, per i reati commessi
nell’esercizio delle funzioni, subordina i relativi processi
all’autorizzazione delle Camere. Se invece il premier corrompe
testimoni, falsifica bilanci, froda il fisco, traffica nella
prostituzione minorile, minaccia funzionari di questura - tutte
attività estranee alle funzioni istituzionali - è un cittadino come
gli altri. E subisce processi, non scontri. Come in tutto il mondo.
Nel 2007 finì sott’inchiesta il capo dello Stato d’Israele, Moshe
Katsav, per reati sessuali su nove segretarie. Poteva avvalersi
dell’immunità presidenziale, invece si dimise, andò a giudizio e
l’altro giorno è stato condannato: rischia
16 anni di galera. Lo stesso fece due
anni fa il premier Ehud Olmert (privo
di immunità), inquisito per un modesto
finanziamento elettorale. Anche la sua
sentenza lo raggiungerà in veste di ex
politico: così non avrà conseguenze
istituzionali e non innescherà alcuno
“scontro”. In Italia chi fa domanda per un
concorso pubblico deve garantire di non
avere condanne né procedimenti penali.
Se invece ne ha, si butta in politica e li
chiama “scontri”. (DI MARCO TRAVAGLIO SU L?ESPRESSO DI QUESTA SETTIMANA)
nchomsky
25 gen 2011 - 16:13 - #40Piercuffarando
di Marco Travaglio
Da tre giorni, fra i 70 mila detenuti stipati nelle
patrie galere, c’è anche un politico. Il suo
nome è Totò Cuffaro, assessore regionale
siciliano col centrodestra poi col
centrosinistra, due volte governatore di centrodestra,
due volte senatore dell’Udc, ultimamente passato al
Pdl, condannato a 7 anni in Cassazione per
favoreggiamento mafioso. Prima che i carabinieri
andassero a prelevarlo, s’è consegnato a Rebibbia,
dove ha iniziato a scontare la pena. Trattandosi di
mafia, non c’è indulto che tenga: i 7 anni, grazie alla
“liberazione anticipata” prevista dalla legge
penitenziaria, si ridurranno a 5 anni e 3 mesi. Il che
significa che resterà dentro 2 anni e 3 mesi, poi potrà
chiedere di uscire per scontare gli ultimi 3 anni ai
servizi sociali. Come un cittadino qualsiasi. Ma per la
nostra classe politica, profondamente mafiosa nella
testa, Totò non è un cittadino come gli altri. L’idea
che un politico finisca dentro come tutti i condannati
è fuori dal mondo (anzi, dall’Italia: i penitenziari
americani e inglesi pullulano di politici condannati
per reati molto meno gravi). Infatti il sottosegretario
Giovanardi esprime “preoccupazione e sconcerto”
perché “si può finire in carcere se risultano agli atti
un mare di dubbi”. Quali dubbi, vista la condanna in
Cassazione, non è dato sapere. Forse Giovanardi
pretende che la Cassazione lo interpelli prima di
condannare qualcuno: “Onorevole, ha per caso dei
dubbi? Ci faccia sapere”. E si sprecano i complimenti
a Cuffaro (anche da parte di insospettabili come Rita
Borsellino ed Enzo Bianco) per lo squisito bon ton
mostrato consegnandosi alla giustizia anziché fuggire
o insultare i giudici. Oh bella, e questo sarebbe un
merito? Ogni giorno centinaia di criminali entrano in
galera senza fiatare. Ma, avendo avuto un ex premier
latitante e avendo un premier che ogni giorno strilla
al golpe giudiziario, se un senatore si comporta come
un detenuto normale merita l’encomio solenne.
Tanto di cappello, anzi di coppola. Così si afferma
che i politici non sono uguali agli altri cittadini, anzi
sono tenuti a comportamenti molto meno legalitari
di quelli richiesti all’uomo della strada. Cicchitto e
Quagliariello elogiano VasaVasa “per la scelta
compiuta”. Scelta? Quale scelta? Pare quasi che abbia
fatto un favore ai giudici consegnandosi a Rebibbia. Il
Giornale critica la Cassazione che “ha rigettato la
richiesta del Pg” di derubricare il favoreggiamento da
aggravato a semplice, per far scattare la solita
prescrizione, mentre “di norma la richiesta del Pg
viene accolta”. E questo sarebbe avvenuto non
perché il Pg aveva torto, ma perché i giudici han
voluto “salvare la credibilità dei pm”. Cioè: Il Giornale è
sempre pronto a criticare i giudici “appiattiti” sui pm,
ma se bocciano una richiesta dei pm li critica perché
non si appiattiscono. Tanto per ribadire che per la
Casta non valgono le regole normali, nemmeno
quelle della logica. Un caso a parte è Casini, che nel
2006 e nel 2008 ha portato in Parlamento Cuffaro,
anche dopo la condanna in primo grado. “Per me –
spiegò Piercasinando – è una persona onesta, ho
fiducia in lui. Mi assumo la responsabilità di ritenerlo
una persona onesta. Quando e se verrà dimostrata
una cosa diversa, vorrà dire che mi sbagliavo”
(7.2.2006). Santoro gli domandò: “Lei garantisce per
Cuffaro: ma se le cose si mettessero male dal punto di
vista giudiziario, anche lei ne trarrebbe le
conseguenze?”. E Casini: “Bè, questo è ovvio, mi
assumo la responsabilità politica, l’ho detto davanti al
Pa e s e ” (31 marzo 2008). Ora che la “persona onesta”
è ufficialmente un favoreggiatore della mafia, Pier se
la cava con un comunicato a quattro mani con Marco
Follini (incredibilmente responsabile comunicazione
del Pd): sono “umanamente dispiaciuti per la
condanna”, “rispettano la sentenza” ma poi la
cancellano: “Non rinneghiamo tanti anni di amicizia e
resta in noi la convinzione che Cuffaro non sia
m a fi o s o ”. Ecco, decidono loro. Nasce così
ufficialmente il quarto grado di giudizio (per i politici,
of course): Tribunale, Corte d’appello, Cassazione e
Casinifollini.
nchomsky
26 gen 2011 - 15:26 - #41Imbarazzi intestinali
di Marco Travaglio
Caro Cavaliere, Lei sa quanto Le vogliamo bene.
Ci consenta dunque di confidarLe che l’a l t ra
sera, al telefono con Gad Lerner, L’a bbiamo
trovata un po’ alterato. Se è per i presunti
attacchi del Vaticano, si dia pace: non ha nulla da
temere dai sermoni di Oltretevere, come del resto dai
moniti del Quirinale e dagli appelli della
Confindustria, che fra l’altro paiono scritti tutti dallo
stesso ghostwriter con l’inchiostro simpatico. A
occhio e croce, dev’essere uno del Pd. Sono i giornali
(e un’opposizione afona, aggrappata alle parole altrui)
che amplificano tutto. Un’alta carica sussurra a mezza
voce “fate i bravi”, e l’indomani si leggono titoloni
ansiogeni: “L’ira di Napolitano”, “La rabbia della
Marcega glia”, “L’anatema del cardinale Tizio o Caio”.
Ma quale ira, rabbia, anatema. Basta leggere le parole
testuali per notare con quale tremebonda delicatezza
questi Fantozzi pigolano un colpetto al cerchio e uno
alla botte, poi si scusano perfino di esistere.
Napolitano rischia l’ernia denunciando il “turbamento
dell’opinione pubblica davanti a gravi ipotesi di
re a t o ”, ma anche alla “divulgazione di numerosi
elementi d’inda gine”. Giusto: se non venissero
divulgate, certe cose non turberebbero nessuno e
tutti andrebbero a letto felici e contenti. La parola
“turbamento” piace molto all’Osservatore Romano, che
pubblica il monito quirinalizio, come a dire: oh
ragazzi, lo dice Napolitano, noi riceviamo e volentieri
pubblichiamo. Il sempre spericolato Av v e n i re cita una
vecchia omelia multiuso del card. Bagnasco che, con
grave sprezzo del pericolo, esprimeva “angustia” e
raccomandava “contegno” ai politici; ma subito mette
in guardia da “salti nel buio” e auspica “un’uscita
rapida dal polverone”. Perché “ferisce e sconvolge”
l’ipotesi di un premier “implicato in storie di
p ro s t i t u z i o n e ”, ma pare brutto pure “l’ennesimo e
increscioso affondo giudiziario contro B”. Il povero
lettore domanderà: ma con chi ce l’ha Av v e n i re , col
pu77aniere o con chi l’ha scoperto? Con tutti e con
nessuno, naturalmente. L’ha detto il card. Bertone: ci
vuole “legalità e moralità”, sia nel settore “politico” sia
in quello “giudiziario”. Oddio, avrà scoperto qualche
giudice a fare bunga-bunga? No, semplicemente parla
da politico, avendo dimenticato il richiamo di un
certo Gesù: “Il vostro parlare sia sì sì, no no, il resto
viene dal maligno”. Poi torna a monitare Napolitano:
no ai “conflitti istituzionali” fra pm e imputati, no agli
“strappi mediatici” della stampa che informa,
”scongiurare esasperazioni e tensioni” che “a ggravano
il turbamento”. Di rimbalzo da Ancona rimonita il
card. Bagnasco: “La collettività guarda sgomenta gli
attori della scena pubblica”. Quali attori? Tutti:
pu77anieri e pm. Tutti devono “auto-limitar si”, per
evitare il “turbamento” (aridaje). Ai pu77anieri si
raccomanda “misura e sobrietà” (trenta mign0tte alla
volta sono troppe, ecco), ma ai pm “si chiede a cosa
sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine” (le
mign0tte non vanno perquisite tutte, ma a campione).
E basta “fibrillazione politica e istituzionale”, basta
“poteri che si guardano con diffidenza in una logica
conf littuale”. Il pm non deve guardare con diffidenza,
ma con fiducia l’indagato che spara un sacco di balle e
paga le testimoni perché “raccontino ca22ate e
facciano le pazze”. Pure quel tal Gesù era un bel tipo:
guardava con diffidenza i mercanti nel tempio e li
cacciava a pedate; e chiamava i farisei “razza di vipere”
e “sepolcri imbiancati”. Al posto suo, Bertone avrebbe
raccomandato legalità e moralità ai mercanti, ma
anche ai non mercanti, per evitare scontri e salti nel
buio; e Bagnasco avrebbe chiesto misura e sobrietà
tanto ai farisei quanto ai non farisei, per scongiurare
turbamenti, fibrillazioni e logiche conflittuali. Ora
qualche temerario, dagli alti Palazzi, fa trapelare
“disa gio” e financo “un certo imbarazzo”. Ma
l’imbarazzo è transeunte: uno poi evacua e
l’imbarazzo non c’è più. Cavaliere, dia retta a noi:
mentre quelli monitano, Lei continui a spassarsela.
nchomsky
27 gen 2011 - 14:48 - #42di Antonio Padellaro
dc
L’indagato che convoca le
testimoni a casa sua perché
“lui ha letto le intercettazioni
e sono cose
br utte”. Avviene dieci giorni fa,
nel pieno delle indagini. Intanto
Ruby annota sul diario e gelosamente
conserva la distinta
dei pagamenti promessi e versati
da Papi Silvio (anche tramite
l’avvocato di lei) per un totale,
appunto, di 5 milioni di euro.
Se l’indagato non fosse il
presidente del Consiglio, ma
un privato cittadino, sarebbe
stato già arrestato. Sì, gli atti integrativi
trasmessi dalla Procura
di Milano alla Camera sono la
pistola fumante. Che spazza via
le fiabe della buonanotte raccontate
dalle indagini difensive
di Ghedini. Se
uno accusato di
concussione e
prostituzione minorile
non ha nulla
da temere, che
bisogno ha di inquinare
le prove?
E poi, la ragazza Minetti e company
che minacciano di distruggere
il “ve c ch i o ” a cui non
risparmiano gli insulti peggiori.
Conversazioni freschissime.
Difficile che le protagoniste
non sapessero di essere ascoltate.
Possibile che soprattutto
l’igienista dentale madrelingua
stia usando l’indagine per ricattarlo
di più. Il che conferma la
prima impressione suscitata
dalla piazzata di Berlusconi da
Gad Lerner: un atto dovuto per
rassicurare la ex compagna di
merende e ora mina vagante. E
ancora i chili di droga sequestrati
al fidanzato di un’altra damigella
del giro Olgettina. Altro
che le “car tacce” che spera
Bossi. Ci sarà tempo per rivedere
come farsa e tradimento condiscano
la tragedia di un uomo
ridicolo. Che tuttavia è convinto
di farla franca. Grazie a un colossale
sistema corruttivo. E all’inettitudine
(per non pensare
peggio) dell’opposizione che
si fa fregare perfino da Bondi.
Sì, non resta che sperare nella
ma gistratura.
nchomsky
27 gen 2011 - 14:58 - #43Filo intermentale
di Marco Travaglio
Vero che è dura trovare qualcuno che non sia
pagato da B. (a parte i vertici del Pd: pare che
certe cose le facciano gratis). Ma è abbastanza
rimarchevole il fatto che quasi tutti i 28
“testimoni” interrogati dagli on. avv. Ghedini e Longo
nelle leggendarie indagini difensive pro B. siano a libro
paga di B. Insomma han tutti decine o centinaia di
migliaia di euro di ottimi motivi per giurare di non aver
mai visto bunga-bunga: solo serate eleganti, feste
inappuntabili, valzer viennesi, balli delle debuttanti, con
il padrone “amichevole, galante, ospitale, cordiale,
rispettoso, gentile, affettuoso, educato, carino”. Un
magister elegantiarum del tutto incompatibile col
“vecchio p0rco” descritto financo da Belpietro alla
lettura delle intercettazioni. Pagato Rossella (Medusa, Il
Fog l i o e Panora ma ), pagate Loddo, Polanco e Faggioli,
pagata Ruby, pagato il medico Zangrillo, pagato il rag.
Spinelli, pagato il dj Mariani, pagato il cameriere
Pontillo, pagato il menestrello Apicella, pagato
l’architetto Gamondi, pagato Mora, pagato Fede (ma
non abbastanza perché gli on. avv. lo interrogassero:
temevano si lasciasse scappare qualcosa). E se qualcuno
non è pagato da B. è perché lo paghiamo noi: la
consigliera Minetti, l’eurodeputata Ronzulli, le
onorevoli Rossi e Santanchè, il caposcorta Battaglia.
Mancano solo Mills, Metta e Squillante. Quando, e
soprattutto se, si aprirà il processo, i giudici potranno
chiedere ai testi della difesa la dichiarazione dei redditi
con relativa provenienza. Scopriranno che il grosso
viene dal bancomat più munifico del globo: il Silviomat.
Certo, è commovente la dedizione dei clarettipetacci e
delle evebraun di B., disposti a ogni acrobazia pur di
compiacerlo fin dentro l’ultimo bunker. Anche a
perdere quel poco che resta della loro faccia. Rossella
aveva addirittura avallato la frottola della fidanzata:
“L’Italia ha la sua Carlà già da un anno. Negli ambienti
berlusconiani circolava questa indiscrezione. Si sapeva
che alle elezioni che arriveranno non si sarebbe
presentato da scapolo. So che è una signora tra i 37 e i
40 anni. Più grande non penso… È una bella storia. Ha
detto che va avanti da un anno ma prima la teneva nel
suo cuore. Prima o poi dirà anche chi è. Lo scoop lo farà
Chi. Signorini sa tutto e svelerà la misteriosa persona che
era seduta in quella sedia vuota del servizio di Natale”.
Poi purtroppo non se n’è fatto nulla. Dopo vani tentativi
(sondate anche bulgare e russe, che costano meno),
non s’è trovata nessuna signora “tra i 37 e i 40” disposta
a interpretare la parte. S’era parlato anche di una figlia
di Gheddafi (dopo la nipote di Mubarak, era perfetta),
ma pare che lo stesso colonnello, furibondo, abbia
proibito alle figlie di prestarsi allo spu77anamento.
Intanto Rossella s’è sfogato con Ghedini, che ancora gli
crede o almeno fa finta. Minorenni? Mai: “Credo di
avere un occhio esperto per giudicare l’età delle
donne”. Sesso? Figuriamoci: “Tutte le signore erano
simpaticamente rispettose e ossequiose col Presidente.
Non ne ricordo nessuna che gli desse del tu”. Alcol o
droghe? Macché: “Essendo un cronista, ho notato che
giravano acqua e molta Coca light”. Ecco, solo light.
Meravigliosa la nota di Ghedini e Longo sugli
spettacolini in sala proiezioni: “Ci si riunisce per vedere
film o filmati di attualità, da Baarìa a spezzoni dei
discorsi di Vendola” (da cui B. dice di aver imparato
“che le parole hanno un loro guscio”). Il che smentisce
che Baarìa non l’abbia visto nessuno e che Vendola non
lo capisca nessuno. Spettacolare la testimonianza del
dottor Zangrillo, l’anestesista personale del premier,
che ha il compito di svegliarlo quando perde i sensi
davanti ai discorsi di Vendola. Il luminare giura che,
durante le cene, ha ordine di presidiare la villa per
“avere notizie sullo stato di salute del Presidente o
talvolta per visitarlo dopo”. Notare la soavità di quel
“dopo”. Casomai non bastassero la Minetti col filo
interdentale e la Roberta travestita da infermiera, arriva
lui col goniometro.
nchomsky
27 gen 2011 - 16:30 - #4410 BALLE PER ME NON POSSON BASTARE:
1. “Non ho minacciato nessuno”
Dice il premier: “Vi leggo le risposte del funzionario al pubblico ministero dove descrive la mia telefonata: “L’addetto alla sicurezza mi disse: dottore, le passo il presidente del Consiglio perché c’è un problema. Subito dopo il presidente del Consiglio mi ha detto che vi era in questura una ragazza di origine nord africana che gli era stata segnalata come nipote di Mubarak e che un consigliere regionale, la signora Minetti, si sarebbe fatta carico di questa ragazza. La telefonata finì così”. Ma vi pare che questa possa essere considerata una telefonata di minaccia?”.
Berlusconi sa di mentire perché non ci fu una sola telefonata con il capo di gabinetto. Come si legge nell’invito a comparire il funzionario riceve ripetute e “ulteriori chiamate dalla presidenza del Consiglio” (la procura ha escluso tutti i contatti telefonici di Berlusconi e non è ancora pubblico il numero esatto). Devono essere state così urgenti e incombenti da consigliare al capo di gabinetto di telefonare 24 volte al funzionario di servizio, al suo diretto superiore, al questore. La prima telefonata è delle 00.02.21, l’ultima addirittura delle 6.47.14. Non importa se il capo di gabinetto abbia o meno avvertito “una minaccia” nelle parole del presidente. E’ indiscutibile che il funzionario si dà molto da fare. L’esito è l’affidamento di Ruby, di fatto, a una prostituta, Michele Coincecao, eventualità che il pubblico ministero per i minori, Anna Maria Fiorillo, aveva escluso. Questo è il risultato della pressione di Berlusconi: la polizia non rispetta le disposizioni del magistrato.
2. “Non ho fatto sesso con Ruby”
Dice il premier: “Mi si contestano rapporti sessuali con una ragazza minore di 18 anni, Ruby. Questa ragazza ha dichiarato agli avvocati e mille volte a tutti i giornali italiani e stranieri che mai e poi mai ha avuto rapporti sessuali con me”.
E’ utile ricordare come Ruby sia stata “avvicinata” dagli avvocati, da quali avvocati, in quale occasione. E’ il 6 ottobre 2010, Ruby deve incontrare il suo avvocato non quello di oggi (Massimo Di Noja) che sarà nominato soltanto il 29 ottobre, ma Luca Giuliante, difensore anche di Lele Mora. Ruby raggiunge lo studio del legale accompagnata da un amico Luca Risso. Risso, via sms, fa a una sua amica il resoconto di quel che accade. Sono utili cinque messaggi. 1. “Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante… Ti racconterò, ma è pazzesco!”. 2. “E’ sempre peggio quando ti racconterò (se potrò…). 3. L’amica scrive: “Perché stanno interrogando Ruby?”. 4. Scrive Risso: “C’è Lele (Mora), l’avv., Ruby, un emissario di Lui. Una che verbalizza. Sono qui perché pensano che io sappia tutto”. 5. “Sono ancora qua. Ora sono sceso a fare due passi. Lei è su, che si sono fermati un attimino perché siamo alla scene hard con il pr… con la persona”. Da queste informazioni si deducono un paio di scene. Ruby è stata protagonista di “scene hard” con il presidente. Lele Mora, un inviato di Berlusconi e l’avvocato Giuliante la “interrogano” per conoscere che cosa ha raccontato ai pubblici ministeri. E’ un vero e proprio debriefing che può consentire di conoscere le accuse, prevedere le mosse dei pubblici ministeri, ribaltare i ricordi della ragazza con la dichiarazione giurata che oggi Berlusconi sventola. Inutilmente perché appare più il frutto o di una violenza morale o di una corruzione, se si prende per buono quel che Ruby dice al padre: “Sono con l’avvocato, Silvio gli ha detto: dille che la pagherò il prezzo che lei vuole. L’importante è che chiuda la bocca”. E’ il 26 ottobre 2010.
3. “Anche Ruby mi scagiona”
Dice il premier: “Vi leggo quello che ha detto la stessa Ruby in una dichiarazione firmata e autenticata dai suoi avvocati: “Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale con l’onorevole Silvio Berlusconi. Nessuno, né l’onorevole Berlusconi né altre persone, mi ha mai prospettato la possibilità di ottenere denari o altre utilità in cambio di una disponibilità ad avere rapporti di carattere sessuale con l’on. Silvio Berlusconi. Posso aggiungere che, invece, ho ricevuto da lui, come forma di aiuto, vista la mia particolare situazione di difficoltà, una somma di denaro. Quando ho conosciuto l’on. Berlusconi, gli ho illustrato la mia condizione personale e famigliare nei seguenti termini: gli ho detto di avere 24 anni, di essere di nazionalità egiziana (non marocchina), di essere originaria di una famiglia di alto livello sociale, in particolare di essere figlia di una nota cantante egiziana. Gli ho detto anche di trovarmi in difficoltà per essere stata ripudiata dalla mia famiglia di origine dopo che mi ero convertita al cattolicesimo”. Ecco perché vorrei fare il processo subito, con queste prove inconfutabili, ma con giudici super partes.
Più che inconfutabili, queste fonti di prova appaiono insincere. Abbiamo visto in quale clima e dinanzi a quali attori nasca lalettera di Ruby che assolve Berlusconi. La favola poteva essere congegnata meglio. Anche a dimenticare quelle “scene hard”, ci sono almeno alcune rilevanti condizioni che la scompaginano e dicono quanto Berlusconi non racconti la verità. Il premier sapeva della minore età di Ruby e non ha mai creduto che fosse di “una famiglia di alto livello sociale” perché è Emilio Fede che la scrutina in un concorso di bellezza in Sicilia nel 2009. Il giornalista sa che è una “sbandata”. C’è un video che lo mostra quando, in quell’occasione, dice: “C’è una ragazza di 13 anni, se non sbaglio egiziana, mi sono commosso, ho solidarizzato (perché) la ragazza non ha più i suoi genitori… “. Per “solidarietà”, Fede indirizza la teenager da Lele Mora che la “svezza” e in quello stesso anno la destina alle serate di Berlusconi. Alcuni testimoni riferiscono che nel 2009 Ruby frequenta in due occasioni Villa San Martino. Lei lo conferma: “Frequento Berlusconi da quando avevo sedici anni”. L’incontro con il Sovrano non sarà occasionale. Il Drago ne incapriccia. Dal 14 febbraio al 2 maggio 2010 si contano 67 contatti telefonici tra Ruby e il presidente. Una telefonata al giorno, quasi.
4. “E’ la 28esima persecuzione”
Dice il premier: “Ho avuto finalmente modo di leggere le 389 pagine dell’ultima vera e propria persecuzione giudiziaria, la ventottesima in 17 anni”. Il numero dei processi di Berlusconi è un mistero misericordioso che cambia a seconda delle ragioni. Dice il Cavaliere: “In assoluto [sono] il maggior perseguitato dalla magistratura in tutte le epoche, in tutta la storia degli uomini in tutto il mondo. [Sono stato] sottoposto a 106 processi, tutti finiti con assoluzioni e due prescrizioni” (10 ottobre 2009). Nello stesso giorno, Marina Berlusconi ridimensiona l’iperbole paterna: “Mio padre tra processi e indagini è stato chiamato in causa 26 volte. Ma a suo carico non c’è una sola, dico una sola, condanna. E se, come si dice, bastano tre indizi per fare una prova, non le sembra che 26 accuse cadute nel nulla siano la prova provata di una persecuzione?” (Corriere, 10 ottobre 2009). Qualche giorno dopo, Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, pompa il computo ancora più verso l’alto: “I processi contro Berlusconi sono 109″ (Porta a porta, 15 ottobre 2009). Lo rintuzza addirittura Bruno Vespa che avalla i numeri di Marina: “Non esageriamo, i processi sono 26″. Ventotto, ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni? In realtà, i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l’affare Mills; frode fiscale per i diritti tv Mediaset (in dibattimento a Milano); appropriazione indebita nell’affare Mediatrade; e quest’ultimo per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Nei processi già conclusi, in soltanto tre casi le sentenze sono state di assoluzione. In un’occasione con formula piena per l’affare “Sme-Ariosto/1″ (la corruzione dei giudici di Roma). Due volte con la formula dubitativa: i fondi neri “Medusa” e le tangenti alla Guardia di Finanza, dove il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per “insufficienza probatoria”. Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l’imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio). Per cinque volte è salvo con le “attenuanti generiche” che (attenzione) si assegnano a chi è ritenuto responsabile del reato. Per di più le “attenuanti generiche” gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: “All Iberian/1″ (finanziamento illecito a Craxi); “caso Lentini”; “bilanci Fininvest 1988-’92″; “fondi neri nel consolidato Fininvest” (1500 miliardi); Mondadori (l’avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, “compra” il giudice Metta, entrambi sono condannati). Più che persecuzione giudiziaria, siamo dinanzi a un’avventura fortemente segnata dall’illegalità.
5. “Mi spiano dal gennaio 2010″
Dice il premier: “Pensate che la mia casa di Arcore è stata sottoposta a un continuo monitoraggio che dura dal gennaio del 2010 per controllare tutte le persone che entravano e uscivano e per quanto tempo vi rimanevano. Hanno utilizzato tecniche sofisticate come se dovessero fare una retata contro la mafia o contro la camorra”. “Sappiate che la Procura di Milano mi ha iscritto come indagato soltanto il 21 dicembre scorso, guarda caso appena sette giorni dopo il voto di fiducia del Parlamento, e quindi tutte le indagini precedenti erano formalmente rivolte verso altri ma sostanzialmente tenevano sotto controllo proprio la mia abitazione e la mia persona”.
Dio solo sa che cosa c’entra il voto di fiducia. Che cosa avrebbe detto se quel voto fosse stato per lui negativo? Avrebbe detto che, caduto il governo, la magistratura avvia la sua vendetta. Berlusconi deve lasciarlo credere per politicizzare una malinconica storia di prostitute minorenni e abusi di potere che con la politica non c’entra nulla. E’ falso sostenere che la sua casa di Arcore sia stata tenuta sotto controllo da un anno. Dopo le dichiarazioni di Ruby (3 agosto 2010), le indagini si muovono con molta cautela. Inizialmente contro Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Soltanto in autunno emergono le possibili responsabilità dirette del premier. Prima di iscrivere al registro degli indagati Berlusconi, i pubblici ministeri come sempre vagliano una prima e approssimata attendibilità delle accuse. Chiedono i tabulati delle telefonate di Ruby dal gennaio 2010: davvero conosce il capo del governo? Quindi gli accertamenti sono fatti a ritroso e non in tempo reale come maligna, mentendo, il capo del governo.
6. “Hanno violato la mia casa”
Dice il premier: “Nella mia casa da sempre svolgo funzioni di governo e di parlamentare, avendolo addirittura comunicato alla Camera dei deputati sin dal 2004, e la violazione che è stata compiuta è particolarmente grave perché va contro i più elementari principi costituzionali”.
Da nessun atto dell’inchiesta si deduce che la dimora del presidente sia stata “violata”. Si indaga su un prosseneta. Lo si tiene d’occhio. L’uomo si muove con prostitute al seguito. Lo si segue. Si scopre che il corteo di auto, spesso scortato da auto di Stato, varca il cancello di Villa San Martino. Il domicilio non viene oltraggiato. Piuttosto ci si deve chiedere se non lo oltraggia Berlusconi. C’è qualche buona ragione per sostenerlo. Pretende che la sua casa privata sia considerata residenza di Stato. Bene. Per questa ragione e per un elementare principio costituzionale (art. 54 della Carta: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore) Berlusconi non dovrebbe affollarla di prostitute (in forza del necessario “onore” che dovrebbe accompagnare la sua responsabilità pubblica). Dovrebbe con “disciplina” proteggere se stesso e non trascurare la sua personale sicurezza, come gli accade aprendo la porta di casa a qualsiasi ragazza italiana e straniera disponibile a trascorrere la notte con lui. La sua vita disordinata lo ha reso vulnerabile e ricattabile. Berlusconi era continuamente taglieggiato dalle sue ospiti, come si apprende dalle indagini. Viene da chiedere: questi sono piccoli ricatti, ma in quante e quali occasioni, magari internazionali, Berlusconi ha reso possibile anche grandi ricatti e chissà possono essere ancora “vivi”?
7. “Milano è incompetente”
Dice il premier: “Come prescrivono la legge e la Costituzione, entro 15 giorni dall’inizio delle indagini la Procura avrebbe dovuto trasmettere tutti gli atti al Tribunale dei ministri, l’unico competente per tutte queste vicende. È gravissimo, ancora, che la Procura voglia continuare a indagare pur non essendo legittimata a farlo. Tra l’altro la Procura di Milano non era neppure competente per territorio. Infatti il reato di concussione mi viene contestato come se fosse stato commesso a Milano. Questo è palesemente infondato poiché il funzionario della questura che ha ricevuto la mia telefonata in quel momento era, come risulta dalle stesse indagini, a Sesto San Giovanni. Quindi la competenza territoriale era ed è del Tribunale di Monza”. E’ bizzarro che Berlusconi si travesta da azzeccagarbugli e disputi sulla competenza della procura di Milano in un video televisivo e non in aula. Qui avrebbe più difficoltà ad avere ragione perché la giurisprudenza è costante. La concussione è un abuso. E’ di “potere” se chi lo pratica fa leva sulle “potestà funzionali per uno scopo diverso da quello per il quale sia stato investito” (Cassazione). Per capire, sarebbe stata una concussione di potere se a telefonare in questura a Milano “consigliando” la liberazione di Ruby fosse stato il ministro dell’Interno. L’abuso può essere anche di “qualità”. In questo caso “postula una condotta che, indipendentemente dalla competenze del soggetto (il concussore), si manifesta come una strumentalizzazione della posizione di preminenza ricoperta”. E’ il caso di Berlusconi. Abuso di potere o abuso di qualità presuppongono due competenze diverse. L’abuso di potere di un ministro impone la competenza del tribunale dei ministri. L’abuso di qualità prescrive la competenza territoriale: dove è stato commesso il reato? Il capo di governo lo sa che questa è la domanda che decide e prova a truccare le carte. Dice: è competente Monza perché qui abita il capo di gabinetto della questura che riceve la mia telefonata. Errore. La concussione è un reato d’”evento” e non di “condotta” e dunque la competenza si radica dove si materializza “il vantaggio”. E’ fuor di dubbio che il vantaggio (Ruby affidata alla Minetti e sottratta alla tutela dello Stato) diventa concreto a Milano.
8. “150 poliziotti contro 10 ragazze, le mie amiche sono state maltrattate”
Dice il premier: “Gli stessi Pm. che hanno ordinato con uno spiegamento di forze di almeno 150 uomini una imponente operazione di perquisizione contro ragazze colpevoli soltanto di essere state mie ospiti in alcune cene (…) Queste perquisizioni nei confronti di persone che non erano neppure indagate ma soltanto testimoni sono state compiute con il più totale disprezzo della dignità della loro persona e della loro intimità. Sono state maltrattate”.
E’ una bubbola. All’inchiesta hanno collaborato i dieci uomini della polizia giudiziaria presso la Procura, disponibili non solo per quest’inchiesta, ma per il lavoro di tutti i 90 pubblici ministeri di Milano. La squadra mobile di Milano, venerdì scorso, ha mandato 30 poliziotti (molte donne) a perquisire gli appartamentini delle dieci amiche del premier, abituali frequentatrici di Arcore. Maltrattamenti? Berlusconi viene smentito anche da Giuseppe Spinelli, il ragioniere di Arcore, ufficiale pagatore delle amiche del presidente: “Alle 7,30 ci siamo trovati in casa cinque poliziotti della Criminalpol. Non sono stati mica sgarbati… “.
9. “Non ho pagato mai una donna”
Dice il premier. “E’ assurdo soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna. E’ una cosa che non mi è mai successa neanche una sola volta nella vita. E’ una cosa che considererei degradante per la mia dignità”.
Già Patrizia D’Addario fu pagata, anche se da Giampaolo Tarantini, per tener compagnia al capo del governo nel lettone di Putin a Palazzo Grazioli. L’inchiesta milanese invece ci racconta come nessuna delle ragazze invitate ad Arcore lasciasse la villa senza la busta con i biglietti da 500 euro preparata dal ragioniere di casa. Anche chi, come M. T., di soldi non ne voleva, si vede offrire una busta con 500 euro. Un cip. Nulla a che fare con i “7mila euro” ricevuti da Ruby. E da Iris. E da Imma. E da Barbara… Si fa prima a dire quale ragazza non è stata pagata che elencare i nomi di chi si è intrattenuto nella sala del bunga bunga o tra le braccia del Drago in cambio di un compenso. Nessuna delle ragazze che dopo cena raggiunge il sotterraneo di villa San Martino va via a mani vuote. Inutile dire quanto appaia degradata la dignità del premier.
10. “Non mi devo vergognare”
Dice il premier: “Non c’è stata nessuna concussione, non c’è stata nessuna induzione alla prostituzione, meno che meno di minorenni. Non c’è stato nulla di cui mi debba vergognare. C’è solo un attacco gravissimo di alcuni pubblici ministeri che hanno calpestato le leggi a fini politici con grande risonanza mediatica”.
Berlusconi non deve vergognarsi soltanto del disonore con cui ha travolto il Paese e del discredito che oggi insudicia la presidenza del Consiglio. Il 28 maggio del 2009, a un mese dall’inizio dell’affaire Noemi, disse: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai avuto relazioni “piccanti” con minorenni. Se mentissi, mi dimetterei immediatamente”. Berlusconi deve vergognarsi per le relazioni intrattenute dal 2009 al 2010 con due minorenni (Noemi e Ruby). Deve vergognarsi per aver mentito al Paese. Deve vergognarsi per non essersi ancora dimesso.
nchomsky
28 gen 2011 - 15:02 - #45Clouseau
alla Farnesina
di Marco Travaglio
Grande giornata, ieri, per l’informazione senza
se e senza ma. In un memorabile duetto col
senatore Compagna, ansioso di “dare un
contributo al giornalismo investigativo”,
Frattini Dry ha finalmente dimostrato la propria utilità
sociale, di cui fino all’altroieri non pochi dubitavano,
ritenendolo il pelo superfluo del governo: il ministro
degli Esteri non serve a migliorare l’immagine e il peso
dell’Italia nel mondo, dove contiamo meno dello
Zambia, ma a investigare sul celebre appartamento
occupato da Giancarlo Tulliani a Montecarlo. Il
Clouseau della Farnesina, dopo mesi di indagini e
appostamenti, è giunto finalmente alla conclusione
che l’alloggio è di Tulliani, citando le carte che
l’autorevole governo di Saint Lucia gli ha inviato il 10
dicembre e lui ha tenuto nel cassetto per un mese e
mezzo, per estrarle dalla feluca in pieno scandalo
Berlusruby. Ma senza mostrarle. Il perché lo svela il
nostro sito web: le “nu ove ” carte sono quelle vecchie,
già uscite sul Giornale. Di nuovo c’è solo la lettera di
accompagnamento del premier del paradiso
caraibico, in cui si definisce autentica la missiva del
ministro Francis che collega Tulliani alle società
acquirenti: ma “autentica” vuol dire soltanto che la
missiva è di Francis, non che il contenuto è vero. E ora
chi lo dice a Minzolingua, che l’altra sera ha dedicato
all’affaire monegasco e al delitto Cesaroni l’aper tura
del Tg1, con tanto di intervista al vicino di casa di
Tulliani? A proposito di vicini di casa: L i b e ro e Il Giornale
hanno un filo diretto con quelli di Fini. Così i loro
segugi, in ossequio alla legge sulla privacy, ci
informano minuto per minuto su quel che accade
nell’appartamento romano del presidente della
Camera. L i b e ro titola a tutta prima pagina: “Lite in casa
Fini. Le nuove carte sulla proprietà del pied-à-terre
scatenano una discussione in famiglia”. Alla fine, udite
udite, “il cognato sbatte la porta e se ne va di casa”. Il
Giornale in stereofonia: “La casa di Montecarlo sfascia
casa Fini. Scontro col cognato. I vicini raccontano di
aver sentito urla e strepiti per 20 minuti”. Già ci pare
di vederli, segugi e vicini, appostati giorno e notte
nella tromba delle scale di casa Fini o appesi nel vano
ascensore, armati di bicchiere e stetoscopio da muro
per captare parole, urli, sospiri, rumori ed eventuali
puzze sospette. Una vita d’inferno. Il Giornale però
relega la notiziona a pagina 8. Anche perché in
apertura sfodera uno scoop ancor più appetitoso:
“Verità nascoste. Gli amori privati della Boccassini”.
Sommario: “La pm finì sotto processo al Csm perché
sorpresa in atteggiamenti sconvenienti con un
giornalista di sinistra. Si difese invocando la privacy”.
Uno scandalo mondiale: la pm che indaga il premier
per concussione e prostituzione minorile si rivela
come o peggio di lui. Seguono due-pagine-due di
rivelazioni sconvolgenti: nel 1980 un “addetto alle
pulizie” della Procura di Milano, che i segugi di Sallusti
definiscono “il superteste”, scopre che la Ilda è
fidanzata con un giornalista di Lotta continua e giura di
averla vista seduta sulle sue ginocchia. A riprova della
recidiva, un poliziotto segnala un altro “fa t t a c c i o ”: “Il
giorno 15.10.1981 alle ore 18.30, lungo via Battisti
angolo corso di Porta Vittoria, veniva attirata la mia
attenzione da una coppia di giovani che, abbracciati in
atteggiamento amoroso, si baciavano mentre
camminavano. Mi colpiva in modo particolare lo
sguardo cattivo che mi veniva lanciato dalla
d o t t o re s s a . . .”. Un Pg bacchettone mandò il tutto al
Csm, che naturalmente assolse la Boccassini, non
essendo illecito disciplinare fidanzarsi con un ragazzo
di sinistra e, di tanto in tanto, baciarlo. Ma lo scoop ci
sta tutto. Anziché fare il bunga-bunga, ingaggiare
gigolò minorenni a pagamento e telefonare in
questura per farli rilasciare quando venivano arrestati
per furto, che faceva la sporcacciona? Baciava mentre
camminava. E, se incontrava un guardone, gli lanciava
uno “sguardo cattivo”. Ce n’è abbastanza per una
nuova indagine dell’ispettore Frattini.
nchomsky
28 gen 2011 - 15:06 - #46Primarie civili
diPaolo Flores d’A rc a i s
dc
Ai piani alti delle nomenklature di opposizione
continua la morta gora dell’impoten -
za. Veltroni e Bersani si scambiano lingotti
sul nulla, visto che articolano con polemiche
cantilene la stessa aria fritta, mentre Casini è
impegnato nella solidarietà (soft?) al mafioso ormai
patentato Cuffaro, e Fini deve tornare a occuparsi
del cognato Tulliani. Le cose si muovono
invece, per fortuna, nel mondo reale della società
civile. Ma anche, purtroppo, nei bassifondi
delle clientele. A Napoli le primarie vengono inquinate
da pratiche degne della Dc dei Gava o
addirittura del comandante Lauro, ma invece di
cacciare con ignominia chi se ne macchia, dalle
burocrazie Pd si levano voci per chiederne l’abrogazione.
Per fortuna che, quasi a risposta di
chi vorrebbe i capipartito più che mai proprietari
esclusivi della politica, circolano sempre più
insistenti tre possibili candidature del trasversale
“partito dei cittadini” o “partito della Costituzione”
per le più importanti elezioni del maggio
prossimo: a Milano, a Torino e a Napoli.
Per Milano dovrebbe decidersi nei prossimi giorni
Umberto Ambrosoli, oggi affermato e impegnato
giovane avvocato, figlio di Giorgio Ambrosoli,
assassinato da un sicario di Sindona (il protetto
di Andreotti, non dimentichiamolo),
l’“eroe borghese” dello straordinario libro di
Corrado Stajano, e del film con Bentivoglio e Placido.
“Bettò”, come lo conoscono gli amici, appartiene
a quella che potremmo chiamare “de -
stra risorgimentale”, legalità e senso dello Stato
come valori supremi, una destra che in Italia praticamente
non è mai esistita dopo Minghetti. Se
si candidasse formando una lista civica, tutta di
cittadini con i suoi stessi intransigenti valori, assisteremmo
a un vero scontro di civiltà contro il
kombinat Moratti-Berlusconi e altre Minetti. A
Napoli potrebbe comunicare “in horas” la propria
candidatura Luigi De Magistris, anche lui
con una lista di società civile, a rifiuto di una candidatura
Pd nata tra i voti comprati di cinesi e
colf. E a Torino si moltiplicano le pressioni della
città non assoggettata ai soliti “poteri forti” per la
candidatura – alternativa a Fassino
– di Giorgio Airaudo, responsabile
nazionale auto della
Fiom, ma personalità radicata
nella vita della città e dei suoi
problemi, non solo in quelli delle
fabbriche Fiat. Speriamo. Solo
con candidature della società
civile le opposizioni possono
tornare a sconfiggere il regime
berlusconiano. Trovare anche a
livello nazionale un nuovo Prodi
(meno acquiescente con le
nomenklature, per favore) è anzi
un compito politico imprescindibile.
nchomsky
30 gen 2011 - 13:30 - #47La banda larga
di Marco Travaglio
Ogni tanto qualche cretino che crede di essere
à la page se ne esce a dire che la magistratura
deve rientrare nei ranghi per restituire alla
politica il suo primato e comunque bisogna
rifuggire la “via giudiziaria” perché non sta bene
sperare che siano i giudici, e non la politica, a
liberarci della banda larga che occupa lo Stato.
Bellissime parole. Di fatto, ca22ate. Dove sarebbe la
politica? Lasciamo perdere una volta tanto B., che
comunque teme solo i giudici, e occupiamoci di
quell’altro bel tipino di Guido Bertolaso. Fino a due
anni fa era leccato da tutta la stampa che conta come
un santo sceso in terra per fermare le calamità
naturali con le nude mani, anzi con la sola forza del
pensiero. Un genio che tutto il mondo ci invidia. Il
volto umano del berlusconismo. Un civil servant
bipartisan con cui si può, anzi si deve dialogare in
nome dell’interesse “nazionale”. Dietro
quell’unanimismo naturalmente si celavano interessi
tanto inconfessabili quanto trasversali: non a caso
San Guido, come Gromyko, è sopravvissuto a una
dozzina di governi, Prima e Seconda Repubblica,
destra-sinistra-centro, più Vaticano (vedi Giubileo
2000) e altri poteri forti. Ma il Superman della
Protezione civile godeva di una popolarità – rivelò un
sondaggio – addirittura superiore a quella del Papa.
Ora finalmente s’è scoperto chi era, cosa faceva e
perché piaceva a tutti. Tant’è che prima passava da
un talk-show all’altro e adesso non osa più metter
naso fuori di casa. E grazie a chi? Alla “politica”? Alla
terribile opposizione che ha fatto le pulci a lui e alla
sua cricca? No (a parte cani sciolti come Tommaso
Sodano): a qualche raro giornalista, tipo Gatti
dell’E s p re s s o e ai cronisti di Report e A n n o ze ro ; e
soprattutto alla magistratura. La Procura di Firenze ha
beccato Bertolaso col sorcio in bocca e quella di
Perugia, ereditato il fascicolo per competenza, ha
chiuso le indagini confermando in pieno le accuse
iniziali di corruzione: appalti in cambio di sesso, soldi
e favori. Intanto la Procura di Napoli che indaga sullo
scandalo monnezza ha fatto arrestare il suo braccio
destro, Marta Di Gennaro, già indagata per lo
scandalo dei “Cdr”: stavolta è raggiunta con una
decina di gentiluomini da accuse che vanno
dall’associazione a delinquere al disastro ambientale,
dal traffico illecito di rifiuti alla truffa e al falso. Nelle
intercettazioni, purtroppo non ancora abolite dal
governo del fare, la parola più usata dagli indagati è
“m e- rd a ”. “Dalle spiagge – dice uno degli arrestati –
nessuno si lamenta, ma fino a luglio han buttato a
mare tonnellate di me-rda al giorno. Se su questa
storia ci mette le mani un pm, ci faremo male tutti. Io
mi faccio massimo qualche settimana a Poggioreale
ma qualcun altro salta per aria”. Ora è a Poggioreale.
Ancora nel 2008-2009, mentre B. con la ramazza in
mano annunciava ogni due per tre di aver risolto
l’emergenza rifiuti in Campania grazie a quel gran
genio di San Guido, i bertolaidi del Commissariato
alla monnezza sperimentavano una tecnica di
smaltimento davvero avveniristica: il percolato
velenoso prodotto dalle discariche lo sversavano in
mare. Così chi ha fatto il bagno dal 2006 al 2009 sulle
coste del Casertano e della Campania del Sud scopre
di aver nuotato nei veleni tossici (e magari si spiega
finalmente perché, all’imbrunire, diventava
fosforescente). Del resto, in una memorabile
conferenza stampa a Napoli, B. citò ripetutamente il
“per golato” con l’aria di chi narra scene bucoliche in
giardini profumati. Ora qualcuno lamenterà
l’ennesima invasione di campo delle procure.
Perché, la politica che ha fatto? Si è data alla fuga: 17
anni di commissariamenti e consorzi lottizzati da
tutti. Infatti sono indagati pure Bassolino e i suoi.
Così nessuno può chieder conto al governo perché,
tanto per cambiare, c’entra pure il Pd. Anziché
andare a nascondersi, Bassolino pubblica le sue
memorie e tenta di rioccupare il Comune tramite il
suo clone Cozzolino. Anche con primarie taroccate.
E le primarie, almeno per l’Italia, le ha inventate il Pd:
infatti o le trucca o le perde.
nchomsky
01 feb 2011 - 12:47 - #48La Lega ce l’ha molle
di Marco Travaglio
Un tempo era il Re Mida e trasformava in oro
qualunque cosa toccasse. Poi divenne il Re
Mi(er)da, ma menava gramo solo agli altri. Ora
invece porta sfiga anche a se stesso. È talmente
disperato che chiede aiuto perfino a Bersani per un
“piano bipartisan per la crescita” (soprattutto la sua),
subito respinto al mittente. E viene scaricato financo da
D’Alema. Il che è davvero tutto dire. Il suo mortifero
contagio miete vittime a ritmi ormai quotidiani.
Prendete Mubarak: regnava tranquillo sull’Egitto da
t re n t ’anni, poi lui l’ha evocato come zio di Ruby e l’ha
stecchito sul colpo. E la Lega? A furia di abbracciare il
suo cadavere politico, s’è trasformata geneticamente:
perso quel che restava della sua carica vitale e
celodurista, è diventata un budino verde gelatinoso,
molliccio, tremolante. Bobo Maroni scrive letterine
tremebonde al Pompiere della Sera, roba che nemmeno
Bondi dei tempi d’oro, denunciando
“l’antiberlusconismo manicheo, elitario e
i n c o n cl u d e n t e ” (tipo quello della Lega delle origini,
quando B. era “il mafioso di Arcore”) e invocando “una
t re g u a ” con linguaggio doroteo. Fa una certa tristezza
ricordare che proprio 20 anni fa la Lega teneva il suo
congresso fondativo: “La rivoluzione della Lega – tuonò
Bossi – è l’unica rivoluzione possibile!”. Da allora molta
vaselina è passata sotto i ponti padani, visto com’è finito
il noto movimento rivoluzionario che oggi si aggira in
pantofole nelle mense e negli angiporti del
magnamagna romano. Come diceva Longanesi, “in Italia
le rivoluzioni cominciano in piazza e finiscono a tavola”.
Figurarsi l’entusiasmo dei lumbard duri e puri
nell’apprendere che l’altro giorno Flavio Tosi, il terribile
sindaco di Verona con 85 denti, tutti canini, s’è ridotto a
intitolare “con orgoglio e soddisfazione” un ponte
sull’Adige a Mariano Rumor, elogiandolo come “gra n d e
statista veneto e italiano, che non solo fu una delle figure
che segnarono politicamente il nostro Paese, ma che
ancor oggi è per tutti noi un modello e un esempio di
come è possibile fare politica in modo onesto, con
grande impegno e dedizione a servizio della gente”.
Rumor, il “pio Mariano” fondatore dei dorotei, il premier
dei governicchi balneari, il maestro del dolce far nulla e
del tirare a campare, il triumviro del Pi-ru-bi
(Piccoli-Rumor-Bisaglia), l’omino curiale, lattiginoso ed
effeminato dalla manina flaccida e sudaticcia? Rumor
nuovo “modello ed esempio” dei leghisti? Pare proprio
di sì, a giudicare come si muove un altro ex celodurista
come Calderoli, il coniglietto mannaro che ogni giorno
smussa un pezzo di federalismo per farlo digerire a
questo e quello. Col risultato che ormai – scrive Luca
Ricolfi sulla Stampa – persino i federalisti più convinti
“vedono con raccapriccio che quello che si sta
consumando a Roma, fra infinite riunioni, tavoli tecnici,
negoziati non è l’ultimo passaggio di un lungo cammino,
ma una mesta, lenta e non detta agonia del federalismo”.
E arrivano ad “augurarsi che tutto si blocchi, tali e tante
sono le concessioni che gli artefici della riforma sono
stati costretti a fare alla rivolta degli interessi costituiti e
alla miopia del ceto politico locale”. Basti pensare che,
dopo gli ultimi assalti dei comuni del Centro-Sud, si dà
per scontato che il federalismo non ridurrà, ma
aumenterà la pressione fiscale. Un affarone. Senza
contare – ricorda Ricolfi – “l’obbrobrio anti-federalista
per cui i comuni si finanzieranno con tasse pagate dai
non residenti (imposta di soggiorno e Imu sulle seconde
case), con tanti saluti al principio del controllo dei
cittadini sui loro amministratori”. Infatti, fra l’aborto del
federalismo e i racconti edificanti delle bunga-bunga
girls, la Lega che fino a qualche mese fa volava nei
sondaggi oggi perde punti a rotta di collo. Ci vorrebbe il
Carroccio di 20 anni fa, o almeno di 15, per scaricare il
“mafioso di Arcore” prima di finire nella tomba con lui.
Ma non si esclude che un paio di capoccia lumbard, pur
decrepiti e malmessi, conservi ancora un pizzico di
memoria. Alzheimer permettendo.
nchomsky
02 feb 2011 - 14:02 - #49Così rivince lui
di Paolo Flores d’A rc a i s
dc
Anche un orologio fermo può segnare l’o ra
esatta (accade due volte al giorno). Anche
a D’Alema, perciò, può accadere di dire
una cosa sensata. Non necessariamente di
sinistra, sia chiaro, ma sensata. In questo caso,
sensata perché ineccepibile sotto il profilo matematico,
che quando si parla di elezioni è un
profilo cruciale. Si andrà a votare con l’attuale
sistema, definito dai suoi stessi inventori “la Porcata”
visto che assicura il 55% dei seggi alla coalizione
che arriva prima anche con un davvero
minoritario 35%. I sondaggi accreditano al momento
la coalizione anticostituzionale (Berlusconi
più Lega) di una cifra appena superiore,
intorno al 40%.
Eppure il regime minoritario del bunga-bunga e
del latrocinio vincerà le prossime elezioni, e instaurerà
il suo fascismo post-
moderno, se le varie forze antiberlusconiane
si presenteranno
divise. Basta ricordare le tabelline
per capirlo. Ma questa
prospettiva non sembra allarmare
i capi dei vari partiti di
presunta opposizione, e neppure
– ahimè – una parte considerevole
della società civile democratica, che
pure l’opposizione l’ha sempre fatta sul serio.
L’alleanza generale per liberare il paese dalle
cricche berlusconiane (avanzata da D’Alema)
viene infatti rifiutata sdegnosamente come “am -
mu c ch i a t a ”, “p a t e ra c ch i o ”, inammissibile contaminazione
tra posizioni progressiste e reazionarie,
filo-padronali e filo-operaie, di rinnovamento
radicale e gattopardesche. Come dice
Giuliano Ferrara, a cui si ispirano senza saperlo,
sarebbe “l’alleanza del TTB” (Tutti Tranne Berlusconi).
È vero che alla proposta di D’Alema manca un
elemento chiave. Berlusconi vincerà egualmente
se potrà presentarsi come l’antipolitica contro
i politici di mestiere. Per questo sono essenziali
e decisive, nel TTB, liste di società civile,
interamente composte di cittadini senza partito,
e un candidato premier che venga da lì (come
Prodi). Senza questi apporti, il disprezzo di cui
godono i partiti è tale (nei sondaggi quasi il 50%
dice che non voterà, o deciderà all’ultimo istante,
tappandosi il naso) che si rischierebbe di finire
nel baratro di Berlusconi presidente della
Repubblica, e di un Parlamento di lenoni riunito
ad Arcore.
Presenza massiccia e autonoma della società civile,
dunque, ma dentro un’alleanza generale
contro il regime: questa è l’unica proposta ragionevole,
le altre fanno a pugni con la matematica.
Perché, Vendola, Di Pietro, amici delle “5
stelle”, non è più tempo di inzuccherarsi l’ani -
ma, ma di fermare un fascismo: accattivante di
lusso e festini, è pur sempre fascismo.
nchomsky
04 feb 2011 - 12:34 - #50Pirlamento
di Marco Travaglio
Pur avendone viste e fatte tante, mai il Parlamento
italiano si era umiliato come ieri votando un
testo talmente comico che nessuno oserebbe
mai ripeterlo a voce alta senza scoppiare a
ridere. Com’è noto, la Camera doveva approvare la
proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere
di restituire alla Procura di Milano la richiesta di
consentire la perquisizione degli uffici del rag.
Giuseppe Spinelli, contabile di B. e amministratore di
varie società Fininvest: sulla sua porta campeggia la
scritta: “Segreteria on. Silvio Berlusconi”. Dunque
Spinelli beneficia di una sorta di “immunità contagiosa”
che gli deriva dallo sfiorare ogni tanto la sacra persona
di B., non a caso ribattezzato “lo Spirito Santo”
dall’amica mignotta Michelle al telefono con la Minetti.
Invece di dire sì o no alla Procura,il Pdl ha rispedito gli
atti su Spinelli al mittente perchè il reato contestato a B.
sarebbe di competenza del Tribunale dei ministri e non
di quello ordinario. Cioè: la Procura chiede “che ora è?”
e la Camera risponde “p i ove ”. Le motivazioni le ha
illustrate in giunta il 27 gennaio l’on. Maurizio Paniz,
uomo dal proverbiale autocontrollo visto che è riuscito
a pronunciare queste parole senza cadere in preda alla
ridarola: “Nel contattare la Questura di Milano, il
Presidente del Consiglio ha voluto tutelare il prestigio
internazionale dell’Italia, giacché presso la medesima
questura era detenuta, a quanto poteva legittimamente
risultargli, la nipote di un Capo di Stato estero. È del
tutto evidente che il Presidente del Consiglio si è
preoccupato di tutelare le relazioni internazionali del
nostro Paese. Non gli si può negare credito per aver
creduto alle affermazioni della giovane… È quindi
evidente che il reato dovrebbe essere conosciuto dal
Collegio per i ministri… Per questi motivi è
pregiudiziale il profilo della competenza funzionale…
con restituzione degli atti per incompetenza
dell’autorità procedente”. Traduzione: B. agì nelle
funzioni di premier per scongiurare la crisi
internazionale con l’Egitto che sarebbe seguita
all’arresto della nipote di Mubarak. Cioè “Rub y”,
prostituta minorenne nata in Marocco, fermata per
furto senza documenti né fissa dimora. Queste
baggianate il buontempone ha ripetuto ieri in aula, con
esercizi maxillofacciali davvero rimarchevoli, visto che
non gli è sfuggita nemmeno una risata. Nella fretta,
Paniz non ha spiegato perchè, alla notizia che la nipote
di Mubarak era agli arresti, B. non chiamò Frattini (che
non sembra, ma è il ministro degli Esteri) né
l’ambasciata al Cairo per avvertire Mubarak dello
scampato pericolo per la nipotina e/o per capire come
sia mai potuto accadere che il presidente egiziano abbia
una nipote marocchina. Paniz trascura pure un altro
mistero: perchè B., strappata la nipote di Mubarak dalle
grinfie della Polizia,non raccomandò alla Minetti di
tenerla con sé, anzi non le disse nemmeno di
quell’altolocata parentela, tant’è che la Nicole appena
uscì dalla Questura la scaricò sul marciapiede, lasciando
che tornasse ad abitare con la collega Michelle e a
esercitare il mestiere più antico del mondo, mettendo
di nuovo in pericolo i rapporti fra il Cairo e Milano2? Ma
soprattutto Paniz non spiega dov’è scritto che, tra le
funzioni del premier, rientrino i rapporti internazionali,
che spettano al ministro degli Esteri (l’art. 95 della
Costituzione e la legge 400/1988, che regolano le
funzioni del capo del governo, non vi fanno alcun
cenno). Eppure i delirii di Paniz hanno avuto la
maggioranza: si son trovati 315 deputati disposti a
dichiarare che B. telefonò in questura per scongiurare
una crisi con l’Egitto. Chissà le risate ieri sera, quando
sono rientrati a casa e han raccontato la loro ultima
impresa a mogli e figli. Che s’ha da fare per campare.
Anzi, per fargliela scampare. Mubarak comunque è in
una botte di ferro. Casomai i rivoltosi lo arrestassero, B.
chiamerà la questura del Cairo: “È lo zio di Ruby,
l i b e ra t e l o ”.