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Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra

Pubblicato: 12 gen 2011 da Luca Landoni

Commenti dei lettori


Lo ha detto chiaro Matteo Renzi: io sto dalla parte di Marchionne. Non si può dire che non sappia gestire la sua popolarità, il sindaco di Firenze, attualmente più che mai al centro dell’attenzione.

Come Bocchino all’epoca della scissione futurolibertiota, Renzi è in tv un giorno sì e l’altro pure, ma va detto che merita tutti i fari accesi su di lui. Sì, perché dal punto di vista della notizia non delude mai.

Il fatto che un esponente di spicco del centrosinistra dica apertamente di stare con Marchionne infatti è esattamente una notizia. Non che non ci siano diversi - anzi, probabilmente gran parte - degli alti dirigenti che parteggiano per la firma dell’accordo, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di parlare chiaro, senza sì e senza ma. Tutti operano sottili distinguo; “Sì, però i diritti dei lavoratori….”, “Sì, però non si può escludere la Fiom…”, “Sì, però…”

Renzi invece potrà stare sull’anima a qualcuno, ma se deve dire una cosa la dice e basta. Se vuole parlare con Berlusconi lo fa e basta. Se non gli piace la dirigenza del Pd lo dichiara e basta. Non è forse questo che è mancato alla sinistra degli ultimi vent’anni, sempre illusa dal cerchiobottismo dell’unico vincente (di Pirro) Romano Prodi?

In un paese occidentale e moderno non si può stare con la Cgil, non si può stare con la Fiom. Non siamo più nel 1900, quando i lavoratori erano dei disperati senza diritti e il sindacalismo combattente era una santa necessità. Siamo in un mondo globalizzato in cui Cina e Corea producono a costo zero e fanno una concorrenza spietata.

E l’azienda che vuole sopravvivere deve fissare regole nuove. Vigilare sulla democraticità di queste regole è fondamentale, ma opporvisi tout court sulla linea Landini-Camusso equivale ad avallare l’assenteismo che i vecchi sistemi hanno inesorabilmente prodotto.

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130 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di pigi

    pigi

    12 gen 2011 - 10:47 - #1
    1 punto
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    Anche perché l’alternativa è il deserto, come a Termini Imerese.
    Niente investimenti vuol dire niente auto prodotte, niente lavoro per l’indotto, tanta cassa integrazione (fino a quando sarà possibile), meno consumi, meno lavoro per il commercio…
    Solo ora qualcuno sta prendendo coscienza del nostro periodo perduto, quello dell’ultimo ventennio, quando abbiamo scambiato pace sociale con bassa produttività e competitività, allontanando da noi gli investitori e consegnandoci alla stagnazione.
    Un disastro.

  • Profilo di sandokan71

    sandokan71

    12 gen 2011 - 10:50 - #2
    0 punti
    Up Down

    Appunto… non mi fido di lui… basta sentire come parla e i suoi toni.

  • Profilo di sandokan71

    sandokan71

    12 gen 2011 - 10:53 - #3
    0 punti
    Up Down

    Tra qualche anno lo vedremo in un governo di destra… (come ricompensa).

  • aggaggag

    12 gen 2011 - 11:10 - #4
    1 punto
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    Abbiamo la conferma definitiva che i PD è finito e lui è un cretino….

  • aggaggag

    12 gen 2011 - 11:22 - #5
    1 punto
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    Aggiungo che ad un’intervista fatta ad un’operaia che usciva da Mirafiori questa asseriva: ‘ io voto sì perchè non c’è alternativa poi si vedrà’………l’ignoranza è tanta ed i debiti pesano, ma rinunciare ai diritti contrattuali porterà questa povera gente, in poco tempo a livelli da terzo mondo.

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    12 gen 2011 - 11:33 - #6
    -2 punti
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    ma a firenze esiste un sindaco? renzi è in ogni posto tranne nella città dove è stato eletto

    renzi e il solito qualunquismo da 4 soldi che piace solo ai berluscones perchè somiglia proprio a silvietto il ducetto

  • Profilo di sergyx

    sergyx

    12 gen 2011 - 11:41 - #7
    0 punti
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    con questa confermo che Renzi non mi convince..
    in ogni caso nell’articolo si afferma che c’è una intervista a Renzi e che questo si dice a favore di Marchionne.. ma nell’articolo non si spiega ne riporta il perchè della scelta.

    insomma Landoni, in questo articolo parli di niente..

  • Profilo di Kratos999

    Kratos999

    12 gen 2011 - 11:52 - #8
    2 punti
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    Una presa di posizione (e un articolo) ridicoli…
    Troppo comodo far finta che i problemi dell’industria italiana siano colpa esclusiva dei lavoratori e di cose come produttività e costo del lavoro (poi se si vanno a vedere i dati si scopre che non sono affatto tragici).
    Qualcuno dovrebbe spiegare a Renzi e a Landoni che i paesi seri non si mettono a competere con Cina & co. sulla produttività perché perdiamo in partenza (a meno di non tornare anche noi al terzo mondo) ma puntano tutto su innovazione tecnologica e articoli di lusso (e non da oggi, da decenni…mentre noi diamo la colpa ai sindacalisti fannulloni)
    O si esce da questo “equivoco” in fretta oppure finiremo schiacciati da un fronte e pure dall’altro…e questo perché abbiamo una classe imprenditoriale incapace e un’organizzazione statale (quella sì) da terzo mondo.

  • Pozzecco!!!!

    12 gen 2011 - 12:16 - #9
    -1 punto
    Up Down

    la CGIL intanto paga gli avvocati e spese legali ai black blok… altro che difesa dei lavoratori… ormai i lavoratori si discostano dai sindacati di sinistra, visto che fanno solo i loro sporchi interessi… Poi se la FIAT è in queste condizioni, lo si deve solo ed unicamente a PRODI..alias Mortadella che le ha regalato MILIARDI, pure l’ALFA ROMEO, e il tutto senza impegna, senza una clausola nell’investire in Italia… Questa è la sinistra!!!

  • Profilo di munky

    munky

    12 gen 2011 - 12:17 - #10
    1 punto
    Up Down

    Il solito articolo fazioso di Landoni. Che renzi non sia a sinistra lo si sa già da tempo, il fatto che si schieri così apertamente con Marchionne non mi stupisce per niente.
    E non è togliendo diritti ai lavoratori che si supera la crisi della fiat. Perchè non si guarda alla germania invece che all’america?Perchè non alla Francia??
    Uno come marchionne in Germania o in Francia l’avrebbero già destituito dopo 3 ore di mandato, appena aperta la bocca per dire che il contratto va cambiato.
    Ma per carità.

  • Profilo di munky

    munky

    12 gen 2011 - 12:19 - #11
    0 punti
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    9# Non ho ancora capito su quale pianeta questo troll vive. Ma non sa che a non usare il cervello poi si atrofizza?

  • Profilo di adebahamas

    adebahamas

    12 gen 2011 - 12:26 - #12
    1 punto
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    Ha confermato l’idea che avevo di lui. Che è un povero imbecille montato.

    No dai, povero no.

  • Profilo di josif

    josif

    12 gen 2011 - 12:26 - #13
    2 punti
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    Aldilà di quello che ha detto Renzi, bisogna dire sinceramente che tanti, veramente tanti, nel PD la pensano come lui. Mi sembra che il partito sia spaccato su tutto, anche e sopratutto per le future alleanza. Una parte guarda al sinistra (SEL e IDV) gli altri a UDC e FLI.

    Sinceramente non mi sembra che Bersani riesca a trovare la quadratura del cerchio. La vedo, sinceramente male, per il PD.

  • Profilo di gunny35

    gunny35

    12 gen 2011 - 12:36 - #14
    0 punti
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    Renzi non ha l’aria di essere una mente eccelsa, ma ha sicuramente ragione riguardo al PD. Non si capisce mai esattamente quale posizione prenda. E’ anche vero che il bipolarismo obbliga a pescare voti in ordine sparso ed essere troppo radicali non paga, ma a tutto c’è un limite.

  • Profilo di josif

    josif

    12 gen 2011 - 13:10 - #15
    2 punti
    Up Down

    Caro Munky, il problema non è Landoni o Renzi, il problema è proprio il PD. Il partito è in una grave crisi, che mi lascia indifferente, però negarlo è da ciechi.

  • Qol Sakhal

    12 gen 2011 - 13:30 - #16
    0 punti
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    Bene così Renzi, continua su questa strada con decisione e fiducia. Il PD così com’è è morto e tu sei l’unica voce nuova che ha il coraggio di dire ciò che pensa. Certo, ti aspettano belle battaglie contro la nomenclatura del vecchio PC che persiste ma che ormai molti considerano la vecchia palla al piede della poltica di sinistra.

  • Profilo di ice

    ice

    12 gen 2011 - 13:41 - #17
    2 punti
    Up Down

    Renzi sta facendo l’errore della Sinistra al governo quando seguì la sciaa delle privatizzazioni delle società statali o della liberalizzazione deil mercato del lavoro
    Abbiamo visto poi cosa è successo
    Se col crollo delle costruzioni delle finanziarie e dell’economia in genere il nostr paese non è andato in fallimento è solo grazie ai dividendi che aziende a capitali statale come la ENI ancora permettono
    Guardate come se la passano in uno stato come la Francia dove lo Stato è proprietario di tantissime aziende strategiche e senza vergogna (Ranault, Edf, etc)
    Chiunque esporta verso al Francia potrà confermarvi che quel mercato ha avuto una contrazione minima.
    Riguardo all’incidenza del costo del lavoro…come mai Marchionne prende 4 volte lo stipendio del amministratole delegato del gruppo PSA.Citroen, che pure ha avuto risultati molto migliori di Fiat auto in questi ultimi 2 anni!?!?!?!?
    La verità è che piano piano, dai e dai, i media stanno convincendo tutti che questa sia la soluzione “naturale”
    che non ci sia alternativa
    esattamente come ogni tanto arrivano bordate tra interessi di mutlinaizonali e gruppi industriali e media sull’abolizione della sanità o delle pensioni pubbliche

  • Profilo di josif

    josif

    12 gen 2011 - 14:03 - #18
    0 punti
    Up Down

    Ice, ma le cose che stati dicendo, sono decenni che si sanno, le scopri solamente adesso? Questa sinistra è sempre stata funzionale allo stato delle cose, dunque?

  • Profilo di sirio60

    sirio60

    12 gen 2011 - 15:01 - #19
    -1 punto
    Up Down

    Finalmente uno a SX che fa quello che dice.
    Senza tanti mezzi termini o ambiguità, che hanno contraddistinto la SX in questi decenni.
    Poi possiamo discutere di quello che dice, ma questa è una’altra storia.

  • hur

    12 gen 2011 - 15:38 - #20
    0 punti
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    chiamasi buon senso
    ed è bipartisan
    d finito ci sono i sindacati ideologizzati e anacronistici come la fiom, dovrebbero dirgli che l’unione sovietica non c’ più

  • Profilo di phen75

    phen75

    12 gen 2011 - 16:26 - #21
    0 punti
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    “Non siamo più nel 1900, quando i lavoratori erano dei disperati senza diritti e il sindacalismo combattente era una santa necessità”
    Di questo passo ci torneremo presto.

  • Profilo di munky

    munky

    12 gen 2011 - 17:19 - #22
    1 punto
    Up Down

    #15 Non ho mai negato che il pd sia in una grave crisi (anzi) e sono il primo che francamente ne ha le scatole piene di certe persone attaccate solo alle poltrone che da 15 anni non fanno altro che perdere, sistematicamente, qualsiasi tipo di consenso. Personalmente il giorno che ci sbarazzeremo dei vari dalema, fassino, bersani, veltroni e compagnia cantante, per il pd sarà il momento di far festa.
    Ma comunque parliamo di aria fritta perchè anche se vincessero, al pd non saprebbero che fare: sono troppo divisi, troppe correnti, troppa gente che sta li per non perdere la poltrona nessuno con uno straccio di idea per mandare avanti la baracca. E chi ha una nuova idea viene sistematicamente fatto fuori.

  • Profilo di gunny

    gunny

    12 gen 2011 - 17:29 - #23
    1 punto
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    #22
    non posso che quotare in toto il tuo commento e rinforzare la tua tesi che può essere usata a specchio per il centro-destra.
    Come emerge una testa pensante, viene fatta fuori prima che venga a conoscenza dell’opinione pubblica.
    Esempio, il sindaco brillante e onesto di Gallarate, non piace al magnaccione di turno, quello che porta voti sporchi e viene indirizzato all’ASL di Sondrio, credo che ognuno di noi nel proprio comune, possa portare simili esempi.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    12 gen 2011 - 18:21 - #24
    0 punti
    Up Down
  • Profilo di sergione1941

    sergione1941

    12 gen 2011 - 18:50 - #25
    1 punto
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    Xsirio60 commenti odierni delle ore 0.22 -o,26
    Da buon pensionato leggo di tutto, ma ieri sera dovevo cenare e mia moglie mi stava martoriando! Apprezzo chiunque argomenti le proprie opinioni e tu, in questo blog sei uno dei pochi che si esprime senza usare stinti, banali slogan.Mi farebbe piacere se mi contattassi direttamente, questo il mio indirizzo: sergio41@live.it
    Tornando ai tuoi commenti devo rilevare alcune imprecisioni: nel Convengo Internazionale di Napoli per la criminalità del 94 a Berlusconi fu recapitato, il giorno prima, un INVITO A COMPARIRE e non un avviso di garanzia, c’è una bella differenza.
    I processi a carico di Berlusconi io ne ho contati 17 e almeno sette sono stati prescritti e non annullati, sfruttando le riduzioni dei termini di prescrizione,legge ad hoc. Un paio di procedimenti non avuto corso per la depenalizzazione del reato, anche qui registriamo legge da hoc. Ricordo anche un paio di amnistie.
    Certamente, è una anomalia tutta italiana che un politico abbia subito così tanti processi e stia ancora al suo posto!In qualunque nazione occidentale, con il primo procedimento, avrebbe dovuto dimettersi, in attesa della sentenza. Non ti cito esempi, ma ce ne sono dozzine.
    Per me, De Benedetti è quasi allo stesso livello del Cav., di Briatore, di D’Alema ecc.
    Francamente non ricordo una legge”ad personam” per salvare il PCI per aver ricevuto, illegalmente, soldi dall URSS. Criticando questo fatto, devo però notare che stiamo citando fatti di almeno 40 anni fa. Il finanziamento illecito di Berlusconi al PSI di Craxi in qualche modo è ancora d’attualità essendo il Cav. Presidente del Consiglio. Ritengo, che le COOP e anche CL con la sua Compangnia Delle Opere, siano delle vere SETTE commerciali e come disse Peppino De Filippo ” HO DETTO TUTTO”.
    Tornando ad essere seri, penso che fino a quando l’informazione, sopratutto televisa ma anche quella cartacea, sarà controllata e finanziata dai governi non sarà mai obbiettiva e veramente libera.

  • alessandro85

    12 gen 2011 - 20:51 - #26
    0 punti
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    …Renzi è un “ruffiano” suvvia, e parla come gli fa più comodo,
    erto che starebbe bene a destra, non per nulla ha fatto visita a casa di B.

  • Profilo di winner

    winner

    12 gen 2011 - 21:57 - #27
    0 punti
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    la sinistra affonda come sempre…

  • Cougar

    12 gen 2011 - 23:21 - #28
    0 punti
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    Allora Renzi quella volta è andato ad Arcore per prendere ripetizioni.

  • Profilo di sirio60

    sirio60

    13 gen 2011 - 00:37 - #29
    0 punti
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    x sergione1941
    Ti ringrazio per l’invito, ( ho registrato l’indirizzo ), per ora rimaniamo sul blog, perchè il mio tempo è veramente risicato, dato che faccio ancora parte della ormai ridotta schiera dei lavoratori attivi.
    Ah a proposito, spero che la cena sia stata ottima e ancor di più il dopocena.

  • Profilo di sergione1941

    sergione1941

    13 gen 2011 - 01:31 - #30
    0 punti
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    XSIRiO60
    Anch’io mi sono domandato come alcuni che hanno dichiarato la loro età, riescono a scrivere in questo blog a tutte le ore. Sono già pensionati, come me che ho settantanni, a solo 46 anni? Io amo il confronto, esprimere opinioni senza un contradditorio mi sembra sciocco, per questo ti ho invitato a un rapporto più personale. Spero di leggerti presto

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    15 gen 2011 - 11:39 - #31
    0 punti
    Up Down

    Una cosa è bene dirla subito. Noi de Il
    Fatto Quotidiano avremmo preferito
    che il crepuscolo di Silvio Berlusconi
    fosse arrivato per la sua conclamata
    incapacità di governare, per i suoi rapporti
    con la mafia, per le mazzette versate a giudici
    e testimoni, per il conflitto d’i n t e re s s i ,
    per le leggi vergogna e per l’infima e truffaldina
    classe dirigente da lui selezionata in
    questi anni.
    Ma ciascuno ha il 25 luglio che si merita. E
    in un Paese malato come il nostro (non solo
    per colpa di Berlusconi) quello del Cavaliere
    non può che ricordare la trama di un
    film con Alvaro Vitali. Il processo con rito
    immediato per sfruttamento della prostituzione
    minorile e per concussione, richiesto
    dalla Procura di Milano contro il premier, è
    così destinato a diventare la fotografia perfetta
    dell’Italia di oggi: con le telefonate in
    Questura in cui la diciassettenne Ruby viene
    spacciata dal premier per “nipote di Mub
    a ra k ”, con le bugie di Berlusconi smentite
    in tempo reale dalle intercettazioni telefoniche,
    con le centinaia di migliaia di euro
    versati esentasse per comprare il silenzio e
    il corpo di decine e decine di ragazze.
    Certo, oggi il presidente del Consiglio grida,
    come di consueto contro i pm, che “vo -
    gliono sovvertire la democrazia”, dimenticando
    che la democrazia non ha solo a che
    fare con il modo con cui si sceglie chi sta al
    potere (il voto), ma anche con la maniera
    con cui si controlla chi è al potere. I suoi
    onorevoli avvocati cercano invece nei codici
    un buon motivo per tentare di spostare
    e rinviare sine die il dibattimento. Ma qui,
    ormai, il problema non è solo giudiziario. Il
    problema è politico. L’Italia è governata da
    un primo ministro ricattabile e forse ricattato
    (è stato Umberto Bossi a dire che le
    escort sono inviate “dalla malavita”, mentre
    sono noti i rapporti di Lele Mora con boss
    della ‘ndrangheta). Da un
    uomo che sceglie chi mandare
    nelle istituzioni a rappresentare
    i cittadini sulla
    base della capacità dimostrata
    nel gestire le ragazze a
    pagamento (la consigliera
    regionale Nicole Minetti).
    Da un sempre più anziano
    signore incapace di comprendere
    che con i suoi
    comportamenti mette alla
    berlina, non se stesso, ma
    un’intera e sfortunata nazione.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    16 gen 2011 - 12:36 - #32
    0 punti
    Up Down

    Scudi subumani
    di Marco Travaglio
    Con tutto il rispetto per gli operai, specie quelli
    che hanno la fortuna di stare sotto Marchionne, il
    mestiere più usurante del mondo rimane quello
    del giornalista berlusconiano. O “terzista”, che è
    la stessa cosa. Questi scudi umani alla lingua ipertrofica
    passano la vita a nascondere le notizie su B. e, quando
    proprio non si può, si producono in acrobatiche e
    spericolate arrampicate sui cornicioni, giocandosi quel
    che resta della loro eventuale reputazione a difendere
    l’indifendibile. A dimostrare che così fan tutti, che male
    c’è, dov’è lo scandalo. A rovistare nei libri di storia alla
    ricerca di precedenti illustri. “E Kennedy, allora? Se la
    faceva con Marilyn Monroe”, disse lo zio Tibia Sallusti
    all’esplodere del caso Ruby. Ora denuncia “la violenza
    fisica e psicologica”: ma non dei vecchi malvissuti che
    sbavano nei Bunga bunga di Arcore, bensì dei pm che
    han teso “l’a gguato” al sant’uomo che gli paga lo
    stipendio. Ancora sul Giornale, il sempre bisognoso
    Sgarbi scomoda Mozart, Giorgione, Tiziano, Bosch, Rita
    Pavone, Teddy Reno, Walter Block (giusto, ha scritto
    Difendere l’i n d i fe n d i b i l e ) per dimostrare che il padrone
    non ha fatto nulla di male, parola di giureconsulto:
    “Non esiste il reato di SC0PATA”. Su L i b e ro il povero Facci
    si affanna a dimostrare che, in 17 anni, tutte le indagini
    su B. sono finite in “una comica, una parodia” (2
    amnistie, 5 prescrizioni, 2 falsi in bilancio depenalizzati
    dallo stesso imputato, 3 processi in corso, 2 o 3 indagini
    aperte). Intanto i titolisti del Corr iere inventano strani
    vocaboli della neolingua pompieresca, priva di
    attinenza con la realtà, pur di sopire e troncare i fatti,
    anche quelli raccontati dai cronisti del loro giornale che
    si ostinano a portare notizie anziché farsi i ca22i propri.
    Primo titolo sulla prima pagina del Corr iere: “Le accuse
    dei pm, l’ira del premier”. Secondo titolo: “Disse di
    avere 24 anni. Mai rapporti con me”. Il povero lettore,
    munito di Gps satellitare, deve inoltrarsi nelle pagine
    interne per raccapezzarsi in quella giungla di titoli
    paraculi che mettono sullo stesso piano le panzane di B.
    e i fatti già accertati. Pigi Cerchiobattista, nel chiedere
    “la verità prima di tutto”, affianca due tesi opposte,
    come se avessero la stessa plausibilità. 1) “Berlusconi e
    tutto il Pdl si sentono bersaglio di un’ennesima
    offensiva giudiziaria sovraccarica di ostilità politica. È
    nel loro diritto crederlo e denunciarlo”. Infatti le
    “contestazioni infamanti” a B. sono state “re s e
    pubbliche, con uno zelo che autorizza ogni malizioso
    accostamento temporale, proprio all’indomani della
    sentenza” della Consulta (se fossero uscite il giorno
    prima era meglio? Il giorno dopo cambiava qualcosa?).
    2) “Se le accuse si rivelassero fondate, sarebbero ancor
    più gravi le implicazioni morali, istituzionali e politiche
    che rischiano di travolgere nel discredito il premier… e
    l’intero governo”. Rischiano di travolgere? Ma per
    screditare tutto e tutti bastano e avanzano i fatti già noti,
    sempreché i signori terzisti ne volessero prendere atto.
    Se il sesso fra B. e le minorenni è ancora da provare,
    sono già straprovati: il viavai di escort e minorenni nelle
    residenze del premier anche durante le visite di Putin; il
    vero mestiere della Minetti, pietosamente definita
    “s o u b re t t e ”, “igienista dentale”, “consigliera regionale”;
    la telefonata depistante e intimidatoria alla Questura
    (ammessa alla Camera persino dall’i m b a ra z z a t o
    ministro Maroni); le balle spaziali fin qui raccontate dal
    premier. Impermeabile ai fatti, il pompiere capo
    Massimo Franco lacrima perché, nonostante il suo
    piccolo estintore sempre in funzione, “la fiammata non
    è destinata a estinguersi rapidamente… ha l’aria di una
    guerra di posizione fra una parte della magistratura e il
    governo e può condurre a esiti imprevedibili” anche se
    – te pareva – “l’opposizione non ha voglia di usare lo
    scandalo per ritentare la spallata” al governo. Come
    scrive Sgarbi, “non c’è alcuna differenza tra fare un
    P0MPIN0 e fare una conferenza”. Infatti c’è chi riesce a
    fare entrambe le cose contemporaneamente.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    18 gen 2011 - 15:05 - #33
    0 punti
    Up Down

    Erezioni anticipate
    di Marco Travaglio
    Mentre si attende con ansia di conoscere la
    fidanzata del vecchio pu77aniere (la stanno
    ancora cercando, ma potrebbe essere la
    badante che ogni sera gli cambia il
    pannolone), già conosciamo l’identità dei numerosi
    fidanzati ad honorem che in queste ore tragiche ma
    non serie gli allestiscono l’ultimo casting. Sabina
    Began, detta l’“ape regina”, rivela che “il presidente
    ama molto i gay”, insomma c’è speranza pure per
    Signorini. Il quale ha inventato un fidanzato finto
    persino a Noemi Letizia, figurarsi quale fidanzata
    regalerà al Capo. La Santanchè giura che la conosce
    da mesi, ma invita il premier a tenerla segreta e
    comunque lei non la svelerà nemmeno sotto tortura,
    per via del suo proverbiale riserbo che due estati fa la
    indusse a spiattellare la presunta love story fra
    Veronica e il bodyguard. Poi ci sono i giornalisti, si fa
    per dire. Umilio Fede assicura: “Se le accuse contro di
    me fossero confermate, mi dimetterei”. Ma se non lo
    sa lui quel che ha fatto, chi dovrebbe saperlo? Sallusti
    apre Il Giornale con titoli degni del migliore
    giornalismo investigativo: “La stanza segreta di Silvio”.
    Ingolositi, i lettori si addentrano nella sua prosa
    malferma e scoprono che ad Arcore “ho visto la
    stanza dei regali, dove tutto è ordinatamente diviso
    per valore economico o simbolico. A me sono
    sempre toccate cravatte”, il cui valore economico e
    simbolico non sfuggirà (erano finiti i calzini e i
    torroncini). Ieri zio Tibia annuncia: “La notizia è che
    B. è fidanzato… Di questa signora fino a ieri si sapeva
    solo nella cerchia più stretta… misteriosa, ma poi non
    tanto e non a tutti”: ma a lui sì, visto che dalla stretta
    cerchia è sventuratamente escluso (vedi cravatte).
    Anche Belpietro pare tagliato fuori: solo l’altro giorno,
    su L i b e ro , scriveva che “i fedelissimi invitano B. a
    fidanzar si”, mentre ora si scopre che lo è da mesi,
    all’insaputa dei fedelissimi. Ma Prettypeter sorvola e,
    sempre elegante, osserva: “Non ho esitazioni: meglio
    un vecchio porco di tanti giovani ipocriti tipo Fini”.
    Anche Il Tempo di Mario Sechi è colto in contropiede:
    “Silvio è fidanzato”. Segue articolo strappalacrime di
    Lidia Lombardi sul dramma delle aspiranti (in tutti i
    sensi): “Silvio, mica si fa così. Mica si dice
    all’improvviso, senza preparare al colpo. Mica si
    sfasciano in 10 secondi e 10 parole anni e anni dal
    coiffeur preferito delle vere sciure. Mica s’azzerano le
    ore passate dall’estetista, dal chirurgo delle starlette,
    dal lookologo, dal massaggiatore, dal trainer, dalla
    sarta. Soldi buttati al vento. Perfino quelli rifilati al
    maestro di canto. Sperando, chissà, che a quella
    convention, sotto i riflettori azzurri, bè, lui ne
    scegliesse una… Piangono in gramaglie le mille
    Aspiranti Fidanzate d’Italia. Folgorate dall’a n nu n c i o
    più choc della legislatura. Quel bel signore senza un
    capello fuori posto, distinto, colorito quanto basta,
    spumeggiante in privato (si dice). Soprattutto il più
    ricco d’Italia. E poi libero, liberissimo dopo che quella
    trinariciuta di Veronica ha buttato al vento il ben di
    Dio. Insomma, il principe azzurro, il partito ideale”.
    Bondi, inopinatamente escluso, si è chiuso nel suo
    dolente silenzio. Intanto Ostellino, sul Pompiere,
    strilla all’“attacco alle libertà individuali”. E Carlito
    Rossella, che la sa lunga, narra che da tempo “Silvio
    insegue il grande amore”. Ruby, al telefono, conferma
    a modo suo: “Per lui Noemi è la pupilla, io il kulo”.
    Quale sarà l’organo riservato a Tibia, Umilio,
    Prettypeter, Ostellino e Rossella? L’anatomia non
    conosce confini.

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    nchomsky

    18 gen 2011 - 15:17 - #34
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    Fe r m a t e l o
    di Antonio Padellaro
    La tragedia è quella dell’Italia, un paese
    una volta rispettato nel mondo e ora
    descritto come un pu77anaio governato
    da un vecchio affetto da satiriasi compulsiva.
    La documentazione raccolta dalla
    Procura di Milano, oltre a fornire gli elementi
    a sostegno delle accuse di concussione e prostituzione
    minorile, è la descrizione di un
    girone dantesco popolato da decine di ragazze
    a pagamento che “si offrono al drago”
    (ricordate Veronica Lario?) sapendo di tenerlo
    in pugno e di poter pretendere somme
    gigantesche (i 5 milioni di Ruby, estorsione o
    ricatto fate voi). Ridicolo è il tentativo di difendere
    l’indifendibile. Lasciamo perdere
    l’indagato ridotto (ma chi lo consiglia?) a esibirsi
    in una penosa fiction televisiva condita
    di balle e di affermazioni incredibili per indecenza.
    Come quando, a proposito delle
    generose buste distribuite dall’apposito ragioniere
    alle prostitute reclutate, egli osa dire
    che trattasi di aiuti “per la loro casa, per le
    cure mediche, per l’educazione dei figli”.
    Con che faccia, quando basta guardare le immagini
    delle varie Karime e Marystelle addobbate
    di costosissime griffe. Sì, le cure mediche:
    Berlusconi vada a raccontarlo alle donne
    che ogni giorno nelle fabbriche, negli uffici,
    nei negozi si spaccano la schiena per
    guadagnare pochi euro, ma onestamente.
    Lo spettacolo peggiore è quello della corte di
    ruffiani e papponi che, per non farsi sottrarre
    il vitello d’oro a cui devono soldi e poltrone
    in quantità, strillano contro la magistratura e
    gridano al golpe. Fanno finta di non vedere
    come si è ridotto il loro dio e padrone, un
    uomo probabilmente malato (ancora l’ex
    moglie Veronica). Condannato alla solitudine
    perché non c’è un cane tra i suoi presunti
    amici che abbia avuto il coraggio (e la misericordia)
    di dirgli la verità. Continueranno
    invece a mentirgli e a sobillarlo verso la soluzione
    finale. Una nuova devastante campagna
    elettorale per regolare i conti con le
    toghe rosse e gli altri fantasmi partoriti da
    una mente patologica. E per ottenere cosa
    poi? Altri festini, altre menzogne, altre vergogne.

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    nchomsky

    19 gen 2011 - 15:01 - #35
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    Seminfermità mentale
    di Marco Travaglio
    Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso
    di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni
    economia il numero dei ladri non può mai
    superare il numero dei derubati. Quando i
    ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro
    e il sistema implode”. Ora ci risiamo. Umilio Fede
    che fa la cresta sui “p re s t i t i ” del Cainano a Lele Mora
    è l’emblema di una corte famelica e predona, dove
    tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è
    sempre Lui, il povero B. Una certa Faggioli ha fretta,
    “mi restano solo mille euro, devo fare cassa per
    fo r z a ”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga.
    Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e
    soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È
    ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”. Un’a l t ra
    erinni ipotizza la soluzione finale: “Che pa.lle ’sto
    vecchio, fra un po’ ci manda affan.c.ulo tutte
    quante… quella è la volta buona che lo uccido…
    vado io a tirargli la statua in faccia”. Cioè: lui s’illude
    di averle fulminate col suo charme, “volete mettere
    il piacere della conquista?”. E quelle, subornate dal
    partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di
    l u c ro ”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out,
    ingrassato, imbruttito, più di là che di qua, è
    diventato pure brutto (prima invece era un figo
    pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più
    generoso, io non gli regalo un ca22o…”. Uno sciame
    di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte
    addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e
    gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche).
    A lui che ha già dovuto pagare Craxi, finanzieri,
    giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i
    “responsa bili” due volte, comprati e ricomprati),
    servi, giornalisti, giornalisti servi, papp.oni, ruffiani,
    mezzane, mign.otte (due volte, per i Bunga bunga e
    poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una
    fidanzata. E cos’è, un bancomat? Un caso di
    circonvenzione di incapace, ma di massa. E dire che
    lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua
    infermità: quando ne faceva travestire qualcuna da
    infermiera è perché aveva bisogno di cure, altro che
    giochini erotici. Solo che quelle non capivano, e
    nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa:
    “Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno
    scherzo… devi prenderti su… quello che misura la
    pressione finto e poi un camicione”. Roberta:
    “Quello da dottoressa… con sotto niente
    ov v i a m e n t e . . .”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti
    metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e
    sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “G u a rd a
    Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”.
    Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo
    v i s i t a re . . .’”. Roberta: “Una visita privata per
    accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai
    quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta:
    “Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo
    s che r z o ”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì,
    l’ha già fatto proprio ieri sera”. Lele: “C o mu n q u e
    impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un
    grande futuro per te, amore”. Gente insensibile:
    quello sta male davvero e pensano che finga. Ora il
    povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi
    fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già
    in galera. Le richieste a Ruby “racconta ca22ate,
    cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono
    un caso da manuale di inquinamento probatorio.
    Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui,
    volpino, ha l’asso nella manica. Dalla lettura delle
    carte già s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e
    tutto andrà per il meglio. Dia retta a noi, Cavaliere,
    che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi
    consigliori che le rubano parcelle da favola e la
    mandano a sbattere con le solite leggi ad personam
    o le solite ricusazioni che non funzionano mai.
    Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore. Si
    presenti in tribunale con un’infermiera armata di
    stetoscopio e pompetta per la pressione. Passare
    per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo
    zio di Sarah: basta qualche ca22ata di repertorio e il
    gioco è fatto. La seminfermità mentale non gliela
    leva nessuno.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2011 - 15:11 - #36
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    L’opposizione
    lo lasci solo
    di Paolo Flores d’A rc a i s
    dc
    Continuare a discutere se Berlusconi possa
    ancora governare è privo di senso. Si
    prenda un paese occidentale a caso e si
    immagini se un Obama o un Sarkozy, una
    Merkel o un Zapatero, avrebbero potuto restare
    al loro posto un minuto di più. L’Italia è oggi nelle
    mani di un videocrate stramiliardario e psichiatricamente
    b o rd e r l i n e , che è a sua volta nelle mani
    dei suoi ruffiani e delle sue troie. Una democrazia
    che sopporta questo non è più una democrazia.
    Il problema non è perciò più il discutere
    ma l’agire. Una opposizione anche non all’altezza
    del ruolo, ma ancora non definitivamente
    sorda ai valori scolpiti nella nostra Costituzione,
    e non totalmente dimentica del sangue
    che è costato alla generazione della Resistenza
    conquistarla, non può più partecipare, in
    nessuna forma e sotto nessun alibi, a una farsa di
    “vita istituzionale” che sta portando il paese alla
    tra gedia.
    Siamo in uno stato di eccezione, di eversione
    governativa sistematica, sostenuta dalla potenza
    di fuoco dell’asservimento mediatico al regime,
    e con gesti di eccezione è dunque necessario,
    anzi improcrastinabile, che l’opposizione parlamentare
    risponda. Uscendo da un Parlamento
    che il Pu77aniere ha già trasformato nel suk dei
    voti comprati all’incanto, e riunendosi separatamente
    e pacificamente in una Pallacorda che
    rappresenti quanto ancora resta dell’Italia civile,
    per provare a salvarla e ricostruirla.
    Solo con un gesto simbolico eccezionale è pensabile
    che una parte del ceto politico possa sottrarsi,
    almeno “in articulo mortis”, alla complicità
    omissiva e corriva con un potere che ormai
    è ridotto solo e inequivocabilmente a un impasto
    di criminalità, corruzione, violenza ricattatoria,
    hybris di menzogna, fetida suburra. Senza
    questo gesto di rottura, che consenta di sventolare
    di nuovo a testa alta la bandiera della Costituzione,
    l’opposizione rischia di compiere il
    passo che ancora divide la mediocrità più ottusa
    dal tradimento.
    Da due secoli e mezzo democrazia liberale significa
    “governo limitato” e “balance of power
    s”, come insegnavano i Padri fondatori degli
    Usa. Ad ogni minuto che il Pu77aniere ancora
    trascorre a Palazzo Chigi, diventa più arduo impedire
    la morte annunciata – per decomposizione
    – della nostra democrazia costituzionale.
    L’oltraggio quotidiano, l’aggressione, la guerra
    totale che il Pu77aniere ha dichiarato alla “l e g ge
    eguale per tutti” e ai magistrati che ancora l’onorano,
    esige da ogni cittadino, e più che mai da
    chi se ne pretende “ra p p re s e n t a n t e ”, quell’“o ra
    basta!” che ha ritardato fin troppo.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    22 gen 2011 - 11:56 - #37
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    Pubiche funzioni
    di Marco Travaglio
    Sostengono alcuni barzellettieri del Pdl, tipo
    Quagliariello, che “bisogna ripristinare
    l’equilibrio costituzionale spezzato con la
    riforma dell’art. 68 per restituire al popolo la
    sovranità e alla giustizia l’autonomia”. Tradotto in
    italiano: tornare all’immunità parlamentare. Anzi
    all’impunità, visto che mai l’articolo 68 della
    Costituzione, nemmeno nella versione originaria
    abrogata nel ‘93, ha stabilito che non si potesse
    indagare sui parlamentari. Semplicemente prevedeva
    che il Parlamento potesse negare l’autorizzazione a
    indagarli in casi eccezionalissimi (quelli di f u mu s
    per secutionis). Il fatto che il Parlamento la negasse
    quasi sempre era un abuso, che ora i quagliarielli
    vogliono ripristinare: “Consentiamo alle Camere la
    sospensione di un processo a carico dei
    rappresentanti del popolo rinviandone il decorso al
    momento in cui sia cessato il mandato democratico”.
    Il tutto nel disperato tentativo di arrestare la
    macchina infernale del giudizio immediato a B. Il
    fatto è che in questi anni l’immunità non solo non si
    è ridotta, ma è mostruosamente cresciuta, almeno
    per B. e chiunque gli stia vicino. Il rag. Giuseppe
    Spinelli è un dipendente Fininvest, gestore delle
    holding e delle immobiliari private di B. e famiglia.
    Un privato cittadino. Eppure i pm non han potuto
    perquisirgli l’ufficio perché sulla sua porta c’è una
    targhetta: “Segreteria on. Silvio Berlusconi”. Appena
    è arrivata la polizia, lui ha chiamato l’on. avv.
    Ghedini, il quale – annotano i pm – “ha riferito che
    l’immobile è coperto da immunità perché pertinente
    al Presidente del Consiglio”. Dunque non si entra
    senz’autorizzazione del Parlamento. Che diavolo
    c’entra la Presidenza del Consiglio con un contabile
    privato, mai eletto e nemmeno candidato? Roba da
    matti. Non basta: è immune pure la villa di Arcore,
    come tutte le ville di B. sparse per il mondo, perché –
    dice lui nell’ultimo video porno – “nella mia casa
    svolgo funzioni di governo e di parlamentare,
    avendolo comunicato alla Camera dei deputati sin
    dal 2004, e la violazione compiuta è particolarmente
    grave perché va contro i più elementari principi
    costituzionali”. Quale violazione, visto che nessun
    pm né poliziotto è mai entrato in casa sua (a parte gli
    agenti di scorta e di piantone, costretti a fare da
    autisti e da guardiani alle mignotte)? “I pm hanno
    ordinato una imponente operazione di perquisizione
    contro ragazze colpevoli soltanto di essere state mie
    ospiti in alcune cene… Una procedura irrituale e
    violenta indegna di uno stato di diritto che non può
    rimanere senza una adeguata punizione”.
    Ricapitolando: B. è immune perché è B., ma irradia
    pure la sua immunità alle sue case (e a quelle del suo
    ragioniere); queste, per contagio, immunizzano
    chiunque vi entri o sosti nelle vicinanze. A ciò si
    aggiunge l’ultimo abuso: quello di ricondurre al
    Tribunale dei ministri (previa autorizzazione del
    Parlamento, che le nega sempre) tutti i reati
    addebitati al premier. In barba all’art. 95 della
    Costituzione, che lo prevede solo “per i reati
    commessi nell’esercizio delle funzioni”. E, fra le
    funzioni del premier, non c’è quella di chiamare le
    questure per far rilasciare le amichette sue. Dunque
    la concussione ipotizzata dai pm non fu commessa
    abusando delle funzioni, ma della qualità di premier.
    Ergo è competente il Tribunale ordinario. In ogni
    caso il Tribunale dei ministri non è composto da
    ministri, come pensa (o spera) qualcuno, ma da
    giudici, per giunta milanesi. Infatti il retropensiero è
    che il caso Ruby-B. a quel tribunale non arriverà mai
    perché la Camera negherà il permesso. Ma la legge
    costituzionale 16.1.1989 n. 1 che regola i reati
    ministeriali consente di “negare l’autorizzazione a
    p ro c e d e re ” solo se l’indagato “ha agito per la tutela
    di un interesse dello Stato costituzionalmente
    rilevante ovvero per il perseguimento di un
    preminente interesse pubblico nell’esercizio della
    funzione di governo”. E dove sarebbe, nella
    telefonata salva-Ruby, l’interesse pubblico? Ci
    de v’essere un equivoco: quello è interesse pubico.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    22 gen 2011 - 12:04 - #38
    0 punti
    Up Down

    Ruby violentata dallo zio:
    indaghiamo Mubarak
    DICE UN MIO amico spiritoso: ma se
    Berlusconi credeva che Ruby fosse la
    nipote di zio Mubarak (“così mi avevano
    r i fe r i t o ”) e contemporaneamente credeva
    che Ruby fosse stata violentata dagli zii
    (“lei mi ha raccontato la sua vita dura, è
    una povera ragazza, per questo volevo
    aiutarla”) nessuno si è chiesto che diavolo
    di idea avesse il nostro premier del suo
    collega (e alleato) Hosni Mubarak?
    Naturalmente di idee, il nostro acuto
    premier, non ne ha alcuna. Travolto com’è
    dalle aurifere macerie del suo regno per
    vecchi, vive alla giornata, con l’ossigeno
    che gli pompano i suoi uffici Grandi Trame.
    La strategia è sempre quella: accumulare
    menzogne, negare l’evidenza, dire, disdire,
    confondere, inventare mondi paralleli,
    riempirli di comparse. “Mai pagato per una
    donna”; “Le buste di soldi? Erano regalini”.
    A costo di rischiare continue collisioni di
    senso (del ridicolo) come adesso, come ai
    tempi di Noemi, vi ricordate? “Suo padre è
    un mio grande amico, mi volevo consigliare
    con lui per le liste della Campania”. Ne
    avete più sentito parlare? E della
    misteriosa fidanzata, evocata giusto la
    settimana scorsa? Stai a vedere che con
    questo via vai di sgallettate, lo ha già
    lasciato, meschino.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    23 gen 2011 - 12:20 - #39
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    Up Down

    Ma quale scontro
    Alla fine c’è cascato pure il presidente dell’Anm Luca Palamara. A
    furia di sentirlo ripetere da politici e opinionisti al seguito, sul caso
    Berlusconi-Ruby ha lanciato un appello a «uscire dallo scontro tra
    politica e magistratura». Scontro? Quale scontro? Sono vent’anni,
    da Mani Pulite, che ogni indagine o processo sui reati di un
    politico diventa «scontro fra magistratura e politica». Da sempre
    in tutto il mondo il mestiere delle toghe è indagare per scoprire se
    Tizio, sia esso un medico, un calciatore, un metalmeccanico, un
    banchiere, un netturbino, un trapezista, ha commesso un delitto. E
    a nessuno è mai venuto in mente di invocare la fine dello «scontro
    fra medicina/calcio/classe operaia/alta finanza/nettezza
    urbana/circo equestre e giustizia». Quando si tratta di politici
    e amici loro, invece, è “scontro”. Il Tribunale di Roma reintegra
    al Tg1 Tiziana Ferrario, rimossa dal video
    per leso Minzolini («Grave lesione
    della professionalità per motivi di
    discriminazione politica»). Subito
    il direttorissimo strilla all’«intreccio
    perverso fra politica, magistratura e
    baronati tv», rifiutando di restituirle la
    conduzione. Il “Giornale” titola: «Il
    giudice sostituisce Minzolini. La casta
    delle toghe consolida vecchie posizioni
    e privilegi». E “Libero”, con lo stampino:
    «Al Tg1 comandano i giudici». Un mese
    dopo, un giudice di Londra reintegra in
    video Miriam O’Reilly, conduttrice del programma cult
    “Countryfile” sulla Bbc, cacciata con la scusa dei raggiunti limiti
    di età (51 anni). Nessuno parla di «scontro fra Bbc e giustizia»:
    anzi, l’indomani la O’Reilly rientra al suo posto, con le pubbliche
    scuse della Bbc. Qualche buontempone, tipo Piero Ostellino, dirà
    che per i politici il discorso cambia. Soprattutto per uno, a caso:
    «Il capo del governo, a ragione delle sue funzioni, non è un
    cittadino come gli altri anche di fronte alla legge» (“Corriere della
    sera”, 15 gennaio). Infatti la Costituzione, per i reati commessi
    nell’esercizio delle funzioni, subordina i relativi processi
    all’autorizzazione delle Camere. Se invece il premier corrompe
    testimoni, falsifica bilanci, froda il fisco, traffica nella
    prostituzione minorile, minaccia funzionari di questura - tutte
    attività estranee alle funzioni istituzionali - è un cittadino come
    gli altri. E subisce processi, non scontri. Come in tutto il mondo.
    Nel 2007 finì sott’inchiesta il capo dello Stato d’Israele, Moshe
    Katsav, per reati sessuali su nove segretarie. Poteva avvalersi
    dell’immunità presidenziale, invece si dimise, andò a giudizio e
    l’altro giorno è stato condannato: rischia
    16 anni di galera. Lo stesso fece due
    anni fa il premier Ehud Olmert (privo
    di immunità), inquisito per un modesto
    finanziamento elettorale. Anche la sua
    sentenza lo raggiungerà in veste di ex
    politico: così non avrà conseguenze
    istituzionali e non innescherà alcuno
    “scontro”. In Italia chi fa domanda per un
    concorso pubblico deve garantire di non
    avere condanne né procedimenti penali.
    Se invece ne ha, si butta in politica e li
    chiama “scontri”. (DI MARCO TRAVAGLIO SU L?ESPRESSO DI QUESTA SETTIMANA)

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    25 gen 2011 - 16:13 - #40
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    Up Down

    Piercuffarando
    di Marco Travaglio
    Da tre giorni, fra i 70 mila detenuti stipati nelle
    patrie galere, c’è anche un politico. Il suo
    nome è Totò Cuffaro, assessore regionale
    siciliano col centrodestra poi col
    centrosinistra, due volte governatore di centrodestra,
    due volte senatore dell’Udc, ultimamente passato al
    Pdl, condannato a 7 anni in Cassazione per
    favoreggiamento mafioso. Prima che i carabinieri
    andassero a prelevarlo, s’è consegnato a Rebibbia,
    dove ha iniziato a scontare la pena. Trattandosi di
    mafia, non c’è indulto che tenga: i 7 anni, grazie alla
    “liberazione anticipata” prevista dalla legge
    penitenziaria, si ridurranno a 5 anni e 3 mesi. Il che
    significa che resterà dentro 2 anni e 3 mesi, poi potrà
    chiedere di uscire per scontare gli ultimi 3 anni ai
    servizi sociali. Come un cittadino qualsiasi. Ma per la
    nostra classe politica, profondamente mafiosa nella
    testa, Totò non è un cittadino come gli altri. L’idea
    che un politico finisca dentro come tutti i condannati
    è fuori dal mondo (anzi, dall’Italia: i penitenziari
    americani e inglesi pullulano di politici condannati
    per reati molto meno gravi). Infatti il sottosegretario
    Giovanardi esprime “preoccupazione e sconcerto”
    perché “si può finire in carcere se risultano agli atti
    un mare di dubbi”. Quali dubbi, vista la condanna in
    Cassazione, non è dato sapere. Forse Giovanardi
    pretende che la Cassazione lo interpelli prima di
    condannare qualcuno: “Onorevole, ha per caso dei
    dubbi? Ci faccia sapere”. E si sprecano i complimenti
    a Cuffaro (anche da parte di insospettabili come Rita
    Borsellino ed Enzo Bianco) per lo squisito bon ton
    mostrato consegnandosi alla giustizia anziché fuggire
    o insultare i giudici. Oh bella, e questo sarebbe un
    merito? Ogni giorno centinaia di criminali entrano in
    galera senza fiatare. Ma, avendo avuto un ex premier
    latitante e avendo un premier che ogni giorno strilla
    al golpe giudiziario, se un senatore si comporta come
    un detenuto normale merita l’encomio solenne.
    Tanto di cappello, anzi di coppola. Così si afferma
    che i politici non sono uguali agli altri cittadini, anzi
    sono tenuti a comportamenti molto meno legalitari
    di quelli richiesti all’uomo della strada. Cicchitto e
    Quagliariello elogiano VasaVasa “per la scelta
    compiuta”. Scelta? Quale scelta? Pare quasi che abbia
    fatto un favore ai giudici consegnandosi a Rebibbia. Il
    Giornale critica la Cassazione che “ha rigettato la
    richiesta del Pg” di derubricare il favoreggiamento da
    aggravato a semplice, per far scattare la solita
    prescrizione, mentre “di norma la richiesta del Pg
    viene accolta”. E questo sarebbe avvenuto non
    perché il Pg aveva torto, ma perché i giudici han
    voluto “salvare la credibilità dei pm”. Cioè: Il Giornale è
    sempre pronto a criticare i giudici “appiattiti” sui pm,
    ma se bocciano una richiesta dei pm li critica perché
    non si appiattiscono. Tanto per ribadire che per la
    Casta non valgono le regole normali, nemmeno
    quelle della logica. Un caso a parte è Casini, che nel
    2006 e nel 2008 ha portato in Parlamento Cuffaro,
    anche dopo la condanna in primo grado. “Per me –
    spiegò Piercasinando – è una persona onesta, ho
    fiducia in lui. Mi assumo la responsabilità di ritenerlo
    una persona onesta. Quando e se verrà dimostrata
    una cosa diversa, vorrà dire che mi sbagliavo”
    (7.2.2006). Santoro gli domandò: “Lei garantisce per
    Cuffaro: ma se le cose si mettessero male dal punto di
    vista giudiziario, anche lei ne trarrebbe le
    conseguenze?”. E Casini: “Bè, questo è ovvio, mi
    assumo la responsabilità politica, l’ho detto davanti al
    Pa e s e ” (31 marzo 2008). Ora che la “persona onesta”
    è ufficialmente un favoreggiatore della mafia, Pier se
    la cava con un comunicato a quattro mani con Marco
    Follini (incredibilmente responsabile comunicazione
    del Pd): sono “umanamente dispiaciuti per la
    condanna”, “rispettano la sentenza” ma poi la
    cancellano: “Non rinneghiamo tanti anni di amicizia e
    resta in noi la convinzione che Cuffaro non sia
    m a fi o s o ”. Ecco, decidono loro. Nasce così
    ufficialmente il quarto grado di giudizio (per i politici,
    of course): Tribunale, Corte d’appello, Cassazione e
    Casinifollini.

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    nchomsky

    26 gen 2011 - 15:26 - #41
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    Imbarazzi intestinali
    di Marco Travaglio
    Caro Cavaliere, Lei sa quanto Le vogliamo bene.
    Ci consenta dunque di confidarLe che l’a l t ra
    sera, al telefono con Gad Lerner, L’a bbiamo
    trovata un po’ alterato. Se è per i presunti
    attacchi del Vaticano, si dia pace: non ha nulla da
    temere dai sermoni di Oltretevere, come del resto dai
    moniti del Quirinale e dagli appelli della
    Confindustria, che fra l’altro paiono scritti tutti dallo
    stesso ghostwriter con l’inchiostro simpatico. A
    occhio e croce, dev’essere uno del Pd. Sono i giornali
    (e un’opposizione afona, aggrappata alle parole altrui)
    che amplificano tutto. Un’alta carica sussurra a mezza
    voce “fate i bravi”, e l’indomani si leggono titoloni
    ansiogeni: “L’ira di Napolitano”, “La rabbia della
    Marcega glia”, “L’anatema del cardinale Tizio o Caio”.
    Ma quale ira, rabbia, anatema. Basta leggere le parole
    testuali per notare con quale tremebonda delicatezza
    questi Fantozzi pigolano un colpetto al cerchio e uno
    alla botte, poi si scusano perfino di esistere.
    Napolitano rischia l’ernia denunciando il “turbamento
    dell’opinione pubblica davanti a gravi ipotesi di
    re a t o ”, ma anche alla “divulgazione di numerosi
    elementi d’inda gine”. Giusto: se non venissero
    divulgate, certe cose non turberebbero nessuno e
    tutti andrebbero a letto felici e contenti. La parola
    “turbamento” piace molto all’Osservatore Romano, che
    pubblica il monito quirinalizio, come a dire: oh
    ragazzi, lo dice Napolitano, noi riceviamo e volentieri
    pubblichiamo. Il sempre spericolato Av v e n i re cita una
    vecchia omelia multiuso del card. Bagnasco che, con
    grave sprezzo del pericolo, esprimeva “angustia” e
    raccomandava “contegno” ai politici; ma subito mette
    in guardia da “salti nel buio” e auspica “un’uscita
    rapida dal polverone”. Perché “ferisce e sconvolge”
    l’ipotesi di un premier “implicato in storie di
    p ro s t i t u z i o n e ”, ma pare brutto pure “l’ennesimo e
    increscioso affondo giudiziario contro B”. Il povero
    lettore domanderà: ma con chi ce l’ha Av v e n i re , col
    pu77aniere o con chi l’ha scoperto? Con tutti e con
    nessuno, naturalmente. L’ha detto il card. Bertone: ci
    vuole “legalità e moralità”, sia nel settore “politico” sia
    in quello “giudiziario”. Oddio, avrà scoperto qualche
    giudice a fare bunga-bunga? No, semplicemente parla
    da politico, avendo dimenticato il richiamo di un
    certo Gesù: “Il vostro parlare sia sì sì, no no, il resto
    viene dal maligno”. Poi torna a monitare Napolitano:
    no ai “conflitti istituzionali” fra pm e imputati, no agli
    “strappi mediatici” della stampa che informa,
    ”scongiurare esasperazioni e tensioni” che “a ggravano
    il turbamento”. Di rimbalzo da Ancona rimonita il
    card. Bagnasco: “La collettività guarda sgomenta gli
    attori della scena pubblica”. Quali attori? Tutti:
    pu77anieri e pm. Tutti devono “auto-limitar si”, per
    evitare il “turbamento” (aridaje). Ai pu77anieri si
    raccomanda “misura e sobrietà” (trenta mign0tte alla
    volta sono troppe, ecco), ma ai pm “si chiede a cosa
    sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine” (le
    mign0tte non vanno perquisite tutte, ma a campione).
    E basta “fibrillazione politica e istituzionale”, basta
    “poteri che si guardano con diffidenza in una logica
    conf littuale”. Il pm non deve guardare con diffidenza,
    ma con fiducia l’indagato che spara un sacco di balle e
    paga le testimoni perché “raccontino ca22ate e
    facciano le pazze”. Pure quel tal Gesù era un bel tipo:
    guardava con diffidenza i mercanti nel tempio e li
    cacciava a pedate; e chiamava i farisei “razza di vipere”
    e “sepolcri imbiancati”. Al posto suo, Bertone avrebbe
    raccomandato legalità e moralità ai mercanti, ma
    anche ai non mercanti, per evitare scontri e salti nel
    buio; e Bagnasco avrebbe chiesto misura e sobrietà
    tanto ai farisei quanto ai non farisei, per scongiurare
    turbamenti, fibrillazioni e logiche conflittuali. Ora
    qualche temerario, dagli alti Palazzi, fa trapelare
    “disa gio” e financo “un certo imbarazzo”. Ma
    l’imbarazzo è transeunte: uno poi evacua e
    l’imbarazzo non c’è più. Cavaliere, dia retta a noi:
    mentre quelli monitano, Lei continui a spassarsela.

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    nchomsky

    27 gen 2011 - 14:48 - #42
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    di Antonio Padellaro
    dc
    L’indagato che convoca le
    testimoni a casa sua perché
    “lui ha letto le intercettazioni
    e sono cose
    br utte”. Avviene dieci giorni fa,
    nel pieno delle indagini. Intanto
    Ruby annota sul diario e gelosamente
    conserva la distinta
    dei pagamenti promessi e versati
    da Papi Silvio (anche tramite
    l’avvocato di lei) per un totale,
    appunto, di 5 milioni di euro.
    Se l’indagato non fosse il
    presidente del Consiglio, ma
    un privato cittadino, sarebbe
    stato già arrestato. Sì, gli atti integrativi
    trasmessi dalla Procura
    di Milano alla Camera sono la
    pistola fumante. Che spazza via
    le fiabe della buonanotte raccontate
    dalle indagini difensive
    di Ghedini. Se
    uno accusato di
    concussione e
    prostituzione minorile
    non ha nulla
    da temere, che
    bisogno ha di inquinare
    le prove?
    E poi, la ragazza Minetti e company
    che minacciano di distruggere
    il “ve c ch i o ” a cui non
    risparmiano gli insulti peggiori.
    Conversazioni freschissime.
    Difficile che le protagoniste
    non sapessero di essere ascoltate.
    Possibile che soprattutto
    l’igienista dentale madrelingua
    stia usando l’indagine per ricattarlo
    di più. Il che conferma la
    prima impressione suscitata
    dalla piazzata di Berlusconi da
    Gad Lerner: un atto dovuto per
    rassicurare la ex compagna di
    merende e ora mina vagante. E
    ancora i chili di droga sequestrati
    al fidanzato di un’altra damigella
    del giro Olgettina. Altro
    che le “car tacce” che spera
    Bossi. Ci sarà tempo per rivedere
    come farsa e tradimento condiscano
    la tragedia di un uomo
    ridicolo. Che tuttavia è convinto
    di farla franca. Grazie a un colossale
    sistema corruttivo. E all’inettitudine
    (per non pensare
    peggio) dell’opposizione che
    si fa fregare perfino da Bondi.
    Sì, non resta che sperare nella
    ma gistratura.

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    nchomsky

    27 gen 2011 - 14:58 - #43
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    Filo intermentale
    di Marco Travaglio
    Vero che è dura trovare qualcuno che non sia
    pagato da B. (a parte i vertici del Pd: pare che
    certe cose le facciano gratis). Ma è abbastanza
    rimarchevole il fatto che quasi tutti i 28
    “testimoni” interrogati dagli on. avv. Ghedini e Longo
    nelle leggendarie indagini difensive pro B. siano a libro
    paga di B. Insomma han tutti decine o centinaia di
    migliaia di euro di ottimi motivi per giurare di non aver
    mai visto bunga-bunga: solo serate eleganti, feste
    inappuntabili, valzer viennesi, balli delle debuttanti, con
    il padrone “amichevole, galante, ospitale, cordiale,
    rispettoso, gentile, affettuoso, educato, carino”. Un
    magister elegantiarum del tutto incompatibile col
    “vecchio p0rco” descritto financo da Belpietro alla
    lettura delle intercettazioni. Pagato Rossella (Medusa, Il
    Fog l i o e Panora ma ), pagate Loddo, Polanco e Faggioli,
    pagata Ruby, pagato il medico Zangrillo, pagato il rag.
    Spinelli, pagato il dj Mariani, pagato il cameriere
    Pontillo, pagato il menestrello Apicella, pagato
    l’architetto Gamondi, pagato Mora, pagato Fede (ma
    non abbastanza perché gli on. avv. lo interrogassero:
    temevano si lasciasse scappare qualcosa). E se qualcuno
    non è pagato da B. è perché lo paghiamo noi: la
    consigliera Minetti, l’eurodeputata Ronzulli, le
    onorevoli Rossi e Santanchè, il caposcorta Battaglia.
    Mancano solo Mills, Metta e Squillante. Quando, e
    soprattutto se, si aprirà il processo, i giudici potranno
    chiedere ai testi della difesa la dichiarazione dei redditi
    con relativa provenienza. Scopriranno che il grosso
    viene dal bancomat più munifico del globo: il Silviomat.
    Certo, è commovente la dedizione dei clarettipetacci e
    delle evebraun di B., disposti a ogni acrobazia pur di
    compiacerlo fin dentro l’ultimo bunker. Anche a
    perdere quel poco che resta della loro faccia. Rossella
    aveva addirittura avallato la frottola della fidanzata:
    “L’Italia ha la sua Carlà già da un anno. Negli ambienti
    berlusconiani circolava questa indiscrezione. Si sapeva
    che alle elezioni che arriveranno non si sarebbe
    presentato da scapolo. So che è una signora tra i 37 e i
    40 anni. Più grande non penso… È una bella storia. Ha
    detto che va avanti da un anno ma prima la teneva nel
    suo cuore. Prima o poi dirà anche chi è. Lo scoop lo farà
    Chi. Signorini sa tutto e svelerà la misteriosa persona che
    era seduta in quella sedia vuota del servizio di Natale”.
    Poi purtroppo non se n’è fatto nulla. Dopo vani tentativi
    (sondate anche bulgare e russe, che costano meno),
    non s’è trovata nessuna signora “tra i 37 e i 40” disposta
    a interpretare la parte. S’era parlato anche di una figlia
    di Gheddafi (dopo la nipote di Mubarak, era perfetta),
    ma pare che lo stesso colonnello, furibondo, abbia
    proibito alle figlie di prestarsi allo spu77anamento.
    Intanto Rossella s’è sfogato con Ghedini, che ancora gli
    crede o almeno fa finta. Minorenni? Mai: “Credo di
    avere un occhio esperto per giudicare l’età delle
    donne”. Sesso? Figuriamoci: “Tutte le signore erano
    simpaticamente rispettose e ossequiose col Presidente.
    Non ne ricordo nessuna che gli desse del tu”. Alcol o
    droghe? Macché: “Essendo un cronista, ho notato che
    giravano acqua e molta Coca light”. Ecco, solo light.
    Meravigliosa la nota di Ghedini e Longo sugli
    spettacolini in sala proiezioni: “Ci si riunisce per vedere
    film o filmati di attualità, da Baarìa a spezzoni dei
    discorsi di Vendola” (da cui B. dice di aver imparato
    “che le parole hanno un loro guscio”). Il che smentisce
    che Baarìa non l’abbia visto nessuno e che Vendola non
    lo capisca nessuno. Spettacolare la testimonianza del
    dottor Zangrillo, l’anestesista personale del premier,
    che ha il compito di svegliarlo quando perde i sensi
    davanti ai discorsi di Vendola. Il luminare giura che,
    durante le cene, ha ordine di presidiare la villa per
    “avere notizie sullo stato di salute del Presidente o
    talvolta per visitarlo dopo”. Notare la soavità di quel
    “dopo”. Casomai non bastassero la Minetti col filo
    interdentale e la Roberta travestita da infermiera, arriva
    lui col goniometro.

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    nchomsky

    27 gen 2011 - 16:30 - #44
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    10 BALLE PER ME NON POSSON BASTARE:

    1. “Non ho minacciato nessuno”
    Dice il premier: “Vi leggo le risposte del funzionario al pubblico ministero dove descrive la mia telefonata: “L’addetto alla sicurezza mi disse: dottore, le passo il presidente del Consiglio perché c’è un problema. Subito dopo il presidente del Consiglio mi ha detto che vi era in questura una ragazza di origine nord africana che gli era stata segnalata come nipote di Mubarak e che un consigliere regionale, la signora Minetti, si sarebbe fatta carico di questa ragazza. La telefonata finì così”. Ma vi pare che questa possa essere considerata una telefonata di minaccia?”.
    Berlusconi sa di mentire perché non ci fu una sola telefonata con il capo di gabinetto. Come si legge nell’invito a comparire il funzionario riceve ripetute e “ulteriori chiamate dalla presidenza del Consiglio” (la procura ha escluso tutti i contatti telefonici di Berlusconi e non è ancora pubblico il numero esatto). Devono essere state così urgenti e incombenti da consigliare al capo di gabinetto di telefonare 24 volte al funzionario di servizio, al suo diretto superiore, al questore. La prima telefonata è delle 00.02.21, l’ultima addirittura delle 6.47.14. Non importa se il capo di gabinetto abbia o meno avvertito “una minaccia” nelle parole del presidente. E’ indiscutibile che il funzionario si dà molto da fare. L’esito è l’affidamento di Ruby, di fatto, a una prostituta, Michele Coincecao, eventualità che il pubblico ministero per i minori, Anna Maria Fiorillo, aveva escluso. Questo è il risultato della pressione di Berlusconi: la polizia non rispetta le disposizioni del magistrato.

    2. “Non ho fatto sesso con Ruby”
    Dice il premier: “Mi si contestano rapporti sessuali con una ragazza minore di 18 anni, Ruby. Questa ragazza ha dichiarato agli avvocati e mille volte a tutti i giornali italiani e stranieri che mai e poi mai ha avuto rapporti sessuali con me”.
    E’ utile ricordare come Ruby sia stata “avvicinata” dagli avvocati, da quali avvocati, in quale occasione. E’ il 6 ottobre 2010, Ruby deve incontrare il suo avvocato non quello di oggi (Massimo Di Noja) che sarà nominato soltanto il 29 ottobre, ma Luca Giuliante, difensore anche di Lele Mora. Ruby raggiunge lo studio del legale accompagnata da un amico Luca Risso. Risso, via sms, fa a una sua amica il resoconto di quel che accade. Sono utili cinque messaggi. 1. “Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante… Ti racconterò, ma è pazzesco!”. 2. “E’ sempre peggio quando ti racconterò (se potrò…). 3. L’amica scrive: “Perché stanno interrogando Ruby?”. 4. Scrive Risso: “C’è Lele (Mora), l’avv., Ruby, un emissario di Lui. Una che verbalizza. Sono qui perché pensano che io sappia tutto”. 5. “Sono ancora qua. Ora sono sceso a fare due passi. Lei è su, che si sono fermati un attimino perché siamo alla scene hard con il pr… con la persona”. Da queste informazioni si deducono un paio di scene. Ruby è stata protagonista di “scene hard” con il presidente. Lele Mora, un inviato di Berlusconi e l’avvocato Giuliante la “interrogano” per conoscere che cosa ha raccontato ai pubblici ministeri. E’ un vero e proprio debriefing che può consentire di conoscere le accuse, prevedere le mosse dei pubblici ministeri, ribaltare i ricordi della ragazza con la dichiarazione giurata che oggi Berlusconi sventola. Inutilmente perché appare più il frutto o di una violenza morale o di una corruzione, se si prende per buono quel che Ruby dice al padre: “Sono con l’avvocato, Silvio gli ha detto: dille che la pagherò il prezzo che lei vuole. L’importante è che chiuda la bocca”. E’ il 26 ottobre 2010.

    3. “Anche Ruby mi scagiona”
    Dice il premier: “Vi leggo quello che ha detto la stessa Ruby in una dichiarazione firmata e autenticata dai suoi avvocati: “Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale con l’onorevole Silvio Berlusconi. Nessuno, né l’onorevole Berlusconi né altre persone, mi ha mai prospettato la possibilità di ottenere denari o altre utilità in cambio di una disponibilità ad avere rapporti di carattere sessuale con l’on. Silvio Berlusconi. Posso aggiungere che, invece, ho ricevuto da lui, come forma di aiuto, vista la mia particolare situazione di difficoltà, una somma di denaro. Quando ho conosciuto l’on. Berlusconi, gli ho illustrato la mia condizione personale e famigliare nei seguenti termini: gli ho detto di avere 24 anni, di essere di nazionalità egiziana (non marocchina), di essere originaria di una famiglia di alto livello sociale, in particolare di essere figlia di una nota cantante egiziana. Gli ho detto anche di trovarmi in difficoltà per essere stata ripudiata dalla mia famiglia di origine dopo che mi ero convertita al cattolicesimo”. Ecco perché vorrei fare il processo subito, con queste prove inconfutabili, ma con giudici super partes.
    Più che inconfutabili, queste fonti di prova appaiono insincere. Abbiamo visto in quale clima e dinanzi a quali attori nasca lalettera di Ruby che assolve Berlusconi. La favola poteva essere congegnata meglio. Anche a dimenticare quelle “scene hard”, ci sono almeno alcune rilevanti condizioni che la scompaginano e dicono quanto Berlusconi non racconti la verità. Il premier sapeva della minore età di Ruby e non ha mai creduto che fosse di “una famiglia di alto livello sociale” perché è Emilio Fede che la scrutina in un concorso di bellezza in Sicilia nel 2009. Il giornalista sa che è una “sbandata”. C’è un video che lo mostra quando, in quell’occasione, dice: “C’è una ragazza di 13 anni, se non sbaglio egiziana, mi sono commosso, ho solidarizzato (perché) la ragazza non ha più i suoi genitori… “. Per “solidarietà”, Fede indirizza la teenager da Lele Mora che la “svezza” e in quello stesso anno la destina alle serate di Berlusconi. Alcuni testimoni riferiscono che nel 2009 Ruby frequenta in due occasioni Villa San Martino. Lei lo conferma: “Frequento Berlusconi da quando avevo sedici anni”. L’incontro con il Sovrano non sarà occasionale. Il Drago ne incapriccia. Dal 14 febbraio al 2 maggio 2010 si contano 67 contatti telefonici tra Ruby e il presidente. Una telefonata al giorno, quasi.

    4. “E’ la 28esima persecuzione”
    Dice il premier: “Ho avuto finalmente modo di leggere le 389 pagine dell’ultima vera e propria persecuzione giudiziaria, la ventottesima in 17 anni”. Il numero dei processi di Berlusconi è un mistero misericordioso che cambia a seconda delle ragioni. Dice il Cavaliere: “In assoluto [sono] il maggior perseguitato dalla magistratura in tutte le epoche, in tutta la storia degli uomini in tutto il mondo. [Sono stato] sottoposto a 106 processi, tutti finiti con assoluzioni e due prescrizioni” (10 ottobre 2009). Nello stesso giorno, Marina Berlusconi ridimensiona l’iperbole paterna: “Mio padre tra processi e indagini è stato chiamato in causa 26 volte. Ma a suo carico non c’è una sola, dico una sola, condanna. E se, come si dice, bastano tre indizi per fare una prova, non le sembra che 26 accuse cadute nel nulla siano la prova provata di una persecuzione?” (Corriere, 10 ottobre 2009). Qualche giorno dopo, Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, pompa il computo ancora più verso l’alto: “I processi contro Berlusconi sono 109″ (Porta a porta, 15 ottobre 2009). Lo rintuzza addirittura Bruno Vespa che avalla i numeri di Marina: “Non esageriamo, i processi sono 26″. Ventotto, ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni? In realtà, i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l’affare Mills; frode fiscale per i diritti tv Mediaset (in dibattimento a Milano); appropriazione indebita nell’affare Mediatrade; e quest’ultimo per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Nei processi già conclusi, in soltanto tre casi le sentenze sono state di assoluzione. In un’occasione con formula piena per l’affare “Sme-Ariosto/1″ (la corruzione dei giudici di Roma). Due volte con la formula dubitativa: i fondi neri “Medusa” e le tangenti alla Guardia di Finanza, dove il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per “insufficienza probatoria”. Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l’imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio). Per cinque volte è salvo con le “attenuanti generiche” che (attenzione) si assegnano a chi è ritenuto responsabile del reato. Per di più le “attenuanti generiche” gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: “All Iberian/1″ (finanziamento illecito a Craxi); “caso Lentini”; “bilanci Fininvest 1988-’92″; “fondi neri nel consolidato Fininvest” (1500 miliardi); Mondadori (l’avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, “compra” il giudice Metta, entrambi sono condannati). Più che persecuzione giudiziaria, siamo dinanzi a un’avventura fortemente segnata dall’illegalità.

    5. “Mi spiano dal gennaio 2010″
    Dice il premier: “Pensate che la mia casa di Arcore è stata sottoposta a un continuo monitoraggio che dura dal gennaio del 2010 per controllare tutte le persone che entravano e uscivano e per quanto tempo vi rimanevano. Hanno utilizzato tecniche sofisticate come se dovessero fare una retata contro la mafia o contro la camorra”. “Sappiate che la Procura di Milano mi ha iscritto come indagato soltanto il 21 dicembre scorso, guarda caso appena sette giorni dopo il voto di fiducia del Parlamento, e quindi tutte le indagini precedenti erano formalmente rivolte verso altri ma sostanzialmente tenevano sotto controllo proprio la mia abitazione e la mia persona”.
    Dio solo sa che cosa c’entra il voto di fiducia. Che cosa avrebbe detto se quel voto fosse stato per lui negativo? Avrebbe detto che, caduto il governo, la magistratura avvia la sua vendetta. Berlusconi deve lasciarlo credere per politicizzare una malinconica storia di prostitute minorenni e abusi di potere che con la politica non c’entra nulla. E’ falso sostenere che la sua casa di Arcore sia stata tenuta sotto controllo da un anno. Dopo le dichiarazioni di Ruby (3 agosto 2010), le indagini si muovono con molta cautela. Inizialmente contro Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Soltanto in autunno emergono le possibili responsabilità dirette del premier. Prima di iscrivere al registro degli indagati Berlusconi, i pubblici ministeri come sempre vagliano una prima e approssimata attendibilità delle accuse. Chiedono i tabulati delle telefonate di Ruby dal gennaio 2010: davvero conosce il capo del governo? Quindi gli accertamenti sono fatti a ritroso e non in tempo reale come maligna, mentendo, il capo del governo.

    6. “Hanno violato la mia casa”
    Dice il premier: “Nella mia casa da sempre svolgo funzioni di governo e di parlamentare, avendolo addirittura comunicato alla Camera dei deputati sin dal 2004, e la violazione che è stata compiuta è particolarmente grave perché va contro i più elementari principi costituzionali”.
    Da nessun atto dell’inchiesta si deduce che la dimora del presidente sia stata “violata”. Si indaga su un prosseneta. Lo si tiene d’occhio. L’uomo si muove con prostitute al seguito. Lo si segue. Si scopre che il corteo di auto, spesso scortato da auto di Stato, varca il cancello di Villa San Martino. Il domicilio non viene oltraggiato. Piuttosto ci si deve chiedere se non lo oltraggia Berlusconi. C’è qualche buona ragione per sostenerlo. Pretende che la sua casa privata sia considerata residenza di Stato. Bene. Per questa ragione e per un elementare principio costituzionale (art. 54 della Carta: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore) Berlusconi non dovrebbe affollarla di prostitute (in forza del necessario “onore” che dovrebbe accompagnare la sua responsabilità pubblica). Dovrebbe con “disciplina” proteggere se stesso e non trascurare la sua personale sicurezza, come gli accade aprendo la porta di casa a qualsiasi ragazza italiana e straniera disponibile a trascorrere la notte con lui. La sua vita disordinata lo ha reso vulnerabile e ricattabile. Berlusconi era continuamente taglieggiato dalle sue ospiti, come si apprende dalle indagini. Viene da chiedere: questi sono piccoli ricatti, ma in quante e quali occasioni, magari internazionali, Berlusconi ha reso possibile anche grandi ricatti e chissà possono essere ancora “vivi”?

    7. “Milano è incompetente”
    Dice il premier: “Come prescrivono la legge e la Costituzione, entro 15 giorni dall’inizio delle indagini la Procura avrebbe dovuto trasmettere tutti gli atti al Tribunale dei ministri, l’unico competente per tutte queste vicende. È gravissimo, ancora, che la Procura voglia continuare a indagare pur non essendo legittimata a farlo. Tra l’altro la Procura di Milano non era neppure competente per territorio. Infatti il reato di concussione mi viene contestato come se fosse stato commesso a Milano. Questo è palesemente infondato poiché il funzionario della questura che ha ricevuto la mia telefonata in quel momento era, come risulta dalle stesse indagini, a Sesto San Giovanni. Quindi la competenza territoriale era ed è del Tribunale di Monza”. E’ bizzarro che Berlusconi si travesta da azzeccagarbugli e disputi sulla competenza della procura di Milano in un video televisivo e non in aula. Qui avrebbe più difficoltà ad avere ragione perché la giurisprudenza è costante. La concussione è un abuso. E’ di “potere” se chi lo pratica fa leva sulle “potestà funzionali per uno scopo diverso da quello per il quale sia stato investito” (Cassazione). Per capire, sarebbe stata una concussione di potere se a telefonare in questura a Milano “consigliando” la liberazione di Ruby fosse stato il ministro dell’Interno. L’abuso può essere anche di “qualità”. In questo caso “postula una condotta che, indipendentemente dalla competenze del soggetto (il concussore), si manifesta come una strumentalizzazione della posizione di preminenza ricoperta”. E’ il caso di Berlusconi. Abuso di potere o abuso di qualità presuppongono due competenze diverse. L’abuso di potere di un ministro impone la competenza del tribunale dei ministri. L’abuso di qualità prescrive la competenza territoriale: dove è stato commesso il reato? Il capo di governo lo sa che questa è la domanda che decide e prova a truccare le carte. Dice: è competente Monza perché qui abita il capo di gabinetto della questura che riceve la mia telefonata. Errore. La concussione è un reato d’”evento” e non di “condotta” e dunque la competenza si radica dove si materializza “il vantaggio”. E’ fuor di dubbio che il vantaggio (Ruby affidata alla Minetti e sottratta alla tutela dello Stato) diventa concreto a Milano.

    8. “150 poliziotti contro 10 ragazze, le mie amiche sono state maltrattate”
    Dice il premier: “Gli stessi Pm. che hanno ordinato con uno spiegamento di forze di almeno 150 uomini una imponente operazione di perquisizione contro ragazze colpevoli soltanto di essere state mie ospiti in alcune cene (…) Queste perquisizioni nei confronti di persone che non erano neppure indagate ma soltanto testimoni sono state compiute con il più totale disprezzo della dignità della loro persona e della loro intimità. Sono state maltrattate”.
    E’ una bubbola. All’inchiesta hanno collaborato i dieci uomini della polizia giudiziaria presso la Procura, disponibili non solo per quest’inchiesta, ma per il lavoro di tutti i 90 pubblici ministeri di Milano. La squadra mobile di Milano, venerdì scorso, ha mandato 30 poliziotti (molte donne) a perquisire gli appartamentini delle dieci amiche del premier, abituali frequentatrici di Arcore. Maltrattamenti? Berlusconi viene smentito anche da Giuseppe Spinelli, il ragioniere di Arcore, ufficiale pagatore delle amiche del presidente: “Alle 7,30 ci siamo trovati in casa cinque poliziotti della Criminalpol. Non sono stati mica sgarbati… “.

    9. “Non ho pagato mai una donna”
    Dice il premier. “E’ assurdo soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna. E’ una cosa che non mi è mai successa neanche una sola volta nella vita. E’ una cosa che considererei degradante per la mia dignità”.
    Già Patrizia D’Addario fu pagata, anche se da Giampaolo Tarantini, per tener compagnia al capo del governo nel lettone di Putin a Palazzo Grazioli. L’inchiesta milanese invece ci racconta come nessuna delle ragazze invitate ad Arcore lasciasse la villa senza la busta con i biglietti da 500 euro preparata dal ragioniere di casa. Anche chi, come M. T., di soldi non ne voleva, si vede offrire una busta con 500 euro. Un cip. Nulla a che fare con i “7mila euro” ricevuti da Ruby. E da Iris. E da Imma. E da Barbara… Si fa prima a dire quale ragazza non è stata pagata che elencare i nomi di chi si è intrattenuto nella sala del bunga bunga o tra le braccia del Drago in cambio di un compenso. Nessuna delle ragazze che dopo cena raggiunge il sotterraneo di villa San Martino va via a mani vuote. Inutile dire quanto appaia degradata la dignità del premier.

    10. “Non mi devo vergognare”
    Dice il premier: “Non c’è stata nessuna concussione, non c’è stata nessuna induzione alla prostituzione, meno che meno di minorenni. Non c’è stato nulla di cui mi debba vergognare. C’è solo un attacco gravissimo di alcuni pubblici ministeri che hanno calpestato le leggi a fini politici con grande risonanza mediatica”.
    Berlusconi non deve vergognarsi soltanto del disonore con cui ha travolto il Paese e del discredito che oggi insudicia la presidenza del Consiglio. Il 28 maggio del 2009, a un mese dall’inizio dell’affaire Noemi, disse: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai avuto relazioni “piccanti” con minorenni. Se mentissi, mi dimetterei immediatamente”. Berlusconi deve vergognarsi per le relazioni intrattenute dal 2009 al 2010 con due minorenni (Noemi e Ruby). Deve vergognarsi per aver mentito al Paese. Deve vergognarsi per non essersi ancora dimesso.

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    nchomsky

    28 gen 2011 - 15:02 - #45
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    Clouseau
    alla Farnesina
    di Marco Travaglio
    Grande giornata, ieri, per l’informazione senza
    se e senza ma. In un memorabile duetto col
    senatore Compagna, ansioso di “dare un
    contributo al giornalismo investigativo”,
    Frattini Dry ha finalmente dimostrato la propria utilità
    sociale, di cui fino all’altroieri non pochi dubitavano,
    ritenendolo il pelo superfluo del governo: il ministro
    degli Esteri non serve a migliorare l’immagine e il peso
    dell’Italia nel mondo, dove contiamo meno dello
    Zambia, ma a investigare sul celebre appartamento
    occupato da Giancarlo Tulliani a Montecarlo. Il
    Clouseau della Farnesina, dopo mesi di indagini e
    appostamenti, è giunto finalmente alla conclusione
    che l’alloggio è di Tulliani, citando le carte che
    l’autorevole governo di Saint Lucia gli ha inviato il 10
    dicembre e lui ha tenuto nel cassetto per un mese e
    mezzo, per estrarle dalla feluca in pieno scandalo
    Berlusruby. Ma senza mostrarle. Il perché lo svela il
    nostro sito web: le “nu ove ” carte sono quelle vecchie,
    già uscite sul Giornale. Di nuovo c’è solo la lettera di
    accompagnamento del premier del paradiso
    caraibico, in cui si definisce autentica la missiva del
    ministro Francis che collega Tulliani alle società
    acquirenti: ma “autentica” vuol dire soltanto che la
    missiva è di Francis, non che il contenuto è vero. E ora
    chi lo dice a Minzolingua, che l’altra sera ha dedicato
    all’affaire monegasco e al delitto Cesaroni l’aper tura
    del Tg1, con tanto di intervista al vicino di casa di
    Tulliani? A proposito di vicini di casa: L i b e ro e Il Giornale
    hanno un filo diretto con quelli di Fini. Così i loro
    segugi, in ossequio alla legge sulla privacy, ci
    informano minuto per minuto su quel che accade
    nell’appartamento romano del presidente della
    Camera. L i b e ro titola a tutta prima pagina: “Lite in casa
    Fini. Le nuove carte sulla proprietà del pied-à-terre
    scatenano una discussione in famiglia”. Alla fine, udite
    udite, “il cognato sbatte la porta e se ne va di casa”. Il
    Giornale in stereofonia: “La casa di Montecarlo sfascia
    casa Fini. Scontro col cognato. I vicini raccontano di
    aver sentito urla e strepiti per 20 minuti”. Già ci pare
    di vederli, segugi e vicini, appostati giorno e notte
    nella tromba delle scale di casa Fini o appesi nel vano
    ascensore, armati di bicchiere e stetoscopio da muro
    per captare parole, urli, sospiri, rumori ed eventuali
    puzze sospette. Una vita d’inferno. Il Giornale però
    relega la notiziona a pagina 8. Anche perché in
    apertura sfodera uno scoop ancor più appetitoso:
    “Verità nascoste. Gli amori privati della Boccassini”.
    Sommario: “La pm finì sotto processo al Csm perché
    sorpresa in atteggiamenti sconvenienti con un
    giornalista di sinistra. Si difese invocando la privacy”.
    Uno scandalo mondiale: la pm che indaga il premier
    per concussione e prostituzione minorile si rivela
    come o peggio di lui. Seguono due-pagine-due di
    rivelazioni sconvolgenti: nel 1980 un “addetto alle
    pulizie” della Procura di Milano, che i segugi di Sallusti
    definiscono “il superteste”, scopre che la Ilda è
    fidanzata con un giornalista di Lotta continua e giura di
    averla vista seduta sulle sue ginocchia. A riprova della
    recidiva, un poliziotto segnala un altro “fa t t a c c i o ”: “Il
    giorno 15.10.1981 alle ore 18.30, lungo via Battisti
    angolo corso di Porta Vittoria, veniva attirata la mia
    attenzione da una coppia di giovani che, abbracciati in
    atteggiamento amoroso, si baciavano mentre
    camminavano. Mi colpiva in modo particolare lo
    sguardo cattivo che mi veniva lanciato dalla
    d o t t o re s s a . . .”. Un Pg bacchettone mandò il tutto al
    Csm, che naturalmente assolse la Boccassini, non
    essendo illecito disciplinare fidanzarsi con un ragazzo
    di sinistra e, di tanto in tanto, baciarlo. Ma lo scoop ci
    sta tutto. Anziché fare il bunga-bunga, ingaggiare
    gigolò minorenni a pagamento e telefonare in
    questura per farli rilasciare quando venivano arrestati
    per furto, che faceva la sporcacciona? Baciava mentre
    camminava. E, se incontrava un guardone, gli lanciava
    uno “sguardo cattivo”. Ce n’è abbastanza per una
    nuova indagine dell’ispettore Frattini.

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    nchomsky

    28 gen 2011 - 15:06 - #46
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    Primarie civili
    diPaolo Flores d’A rc a i s
    dc
    Ai piani alti delle nomenklature di opposizione
    continua la morta gora dell’impoten -
    za. Veltroni e Bersani si scambiano lingotti
    sul nulla, visto che articolano con polemiche
    cantilene la stessa aria fritta, mentre Casini è
    impegnato nella solidarietà (soft?) al mafioso ormai
    patentato Cuffaro, e Fini deve tornare a occuparsi
    del cognato Tulliani. Le cose si muovono
    invece, per fortuna, nel mondo reale della società
    civile. Ma anche, purtroppo, nei bassifondi
    delle clientele. A Napoli le primarie vengono inquinate
    da pratiche degne della Dc dei Gava o
    addirittura del comandante Lauro, ma invece di
    cacciare con ignominia chi se ne macchia, dalle
    burocrazie Pd si levano voci per chiederne l’abrogazione.
    Per fortuna che, quasi a risposta di
    chi vorrebbe i capipartito più che mai proprietari
    esclusivi della politica, circolano sempre più
    insistenti tre possibili candidature del trasversale
    “partito dei cittadini” o “partito della Costituzione”
    per le più importanti elezioni del maggio
    prossimo: a Milano, a Torino e a Napoli.
    Per Milano dovrebbe decidersi nei prossimi giorni
    Umberto Ambrosoli, oggi affermato e impegnato
    giovane avvocato, figlio di Giorgio Ambrosoli,
    assassinato da un sicario di Sindona (il protetto
    di Andreotti, non dimentichiamolo),
    l’“eroe borghese” dello straordinario libro di
    Corrado Stajano, e del film con Bentivoglio e Placido.
    “Bettò”, come lo conoscono gli amici, appartiene
    a quella che potremmo chiamare “de -
    stra risorgimentale”, legalità e senso dello Stato
    come valori supremi, una destra che in Italia praticamente
    non è mai esistita dopo Minghetti. Se
    si candidasse formando una lista civica, tutta di
    cittadini con i suoi stessi intransigenti valori, assisteremmo
    a un vero scontro di civiltà contro il
    kombinat Moratti-Berlusconi e altre Minetti. A
    Napoli potrebbe comunicare “in horas” la propria
    candidatura Luigi De Magistris, anche lui
    con una lista di società civile, a rifiuto di una candidatura
    Pd nata tra i voti comprati di cinesi e
    colf. E a Torino si moltiplicano le pressioni della
    città non assoggettata ai soliti “poteri forti” per la
    candidatura – alternativa a Fassino
    – di Giorgio Airaudo, responsabile
    nazionale auto della
    Fiom, ma personalità radicata
    nella vita della città e dei suoi
    problemi, non solo in quelli delle
    fabbriche Fiat. Speriamo. Solo
    con candidature della società
    civile le opposizioni possono
    tornare a sconfiggere il regime
    berlusconiano. Trovare anche a
    livello nazionale un nuovo Prodi
    (meno acquiescente con le
    nomenklature, per favore) è anzi
    un compito politico imprescindibile.

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    nchomsky

    30 gen 2011 - 13:30 - #47
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    La banda larga
    di Marco Travaglio
    Ogni tanto qualche cretino che crede di essere
    à la page se ne esce a dire che la magistratura
    deve rientrare nei ranghi per restituire alla
    politica il suo primato e comunque bisogna
    rifuggire la “via giudiziaria” perché non sta bene
    sperare che siano i giudici, e non la politica, a
    liberarci della banda larga che occupa lo Stato.
    Bellissime parole. Di fatto, ca22ate. Dove sarebbe la
    politica? Lasciamo perdere una volta tanto B., che
    comunque teme solo i giudici, e occupiamoci di
    quell’altro bel tipino di Guido Bertolaso. Fino a due
    anni fa era leccato da tutta la stampa che conta come
    un santo sceso in terra per fermare le calamità
    naturali con le nude mani, anzi con la sola forza del
    pensiero. Un genio che tutto il mondo ci invidia. Il
    volto umano del berlusconismo. Un civil servant
    bipartisan con cui si può, anzi si deve dialogare in
    nome dell’interesse “nazionale”. Dietro
    quell’unanimismo naturalmente si celavano interessi
    tanto inconfessabili quanto trasversali: non a caso
    San Guido, come Gromyko, è sopravvissuto a una
    dozzina di governi, Prima e Seconda Repubblica,
    destra-sinistra-centro, più Vaticano (vedi Giubileo
    2000) e altri poteri forti. Ma il Superman della
    Protezione civile godeva di una popolarità – rivelò un
    sondaggio – addirittura superiore a quella del Papa.
    Ora finalmente s’è scoperto chi era, cosa faceva e
    perché piaceva a tutti. Tant’è che prima passava da
    un talk-show all’altro e adesso non osa più metter
    naso fuori di casa. E grazie a chi? Alla “politica”? Alla
    terribile opposizione che ha fatto le pulci a lui e alla
    sua cricca? No (a parte cani sciolti come Tommaso
    Sodano): a qualche raro giornalista, tipo Gatti
    dell’E s p re s s o e ai cronisti di Report e A n n o ze ro ; e
    soprattutto alla magistratura. La Procura di Firenze ha
    beccato Bertolaso col sorcio in bocca e quella di
    Perugia, ereditato il fascicolo per competenza, ha
    chiuso le indagini confermando in pieno le accuse
    iniziali di corruzione: appalti in cambio di sesso, soldi
    e favori. Intanto la Procura di Napoli che indaga sullo
    scandalo monnezza ha fatto arrestare il suo braccio
    destro, Marta Di Gennaro, già indagata per lo
    scandalo dei “Cdr”: stavolta è raggiunta con una
    decina di gentiluomini da accuse che vanno
    dall’associazione a delinquere al disastro ambientale,
    dal traffico illecito di rifiuti alla truffa e al falso. Nelle
    intercettazioni, purtroppo non ancora abolite dal
    governo del fare, la parola più usata dagli indagati è
    “m e- rd a ”. “Dalle spiagge – dice uno degli arrestati –
    nessuno si lamenta, ma fino a luglio han buttato a
    mare tonnellate di me-rda al giorno. Se su questa
    storia ci mette le mani un pm, ci faremo male tutti. Io
    mi faccio massimo qualche settimana a Poggioreale
    ma qualcun altro salta per aria”. Ora è a Poggioreale.
    Ancora nel 2008-2009, mentre B. con la ramazza in
    mano annunciava ogni due per tre di aver risolto
    l’emergenza rifiuti in Campania grazie a quel gran
    genio di San Guido, i bertolaidi del Commissariato
    alla monnezza sperimentavano una tecnica di
    smaltimento davvero avveniristica: il percolato
    velenoso prodotto dalle discariche lo sversavano in
    mare. Così chi ha fatto il bagno dal 2006 al 2009 sulle
    coste del Casertano e della Campania del Sud scopre
    di aver nuotato nei veleni tossici (e magari si spiega
    finalmente perché, all’imbrunire, diventava
    fosforescente). Del resto, in una memorabile
    conferenza stampa a Napoli, B. citò ripetutamente il
    “per golato” con l’aria di chi narra scene bucoliche in
    giardini profumati. Ora qualcuno lamenterà
    l’ennesima invasione di campo delle procure.
    Perché, la politica che ha fatto? Si è data alla fuga: 17
    anni di commissariamenti e consorzi lottizzati da
    tutti. Infatti sono indagati pure Bassolino e i suoi.
    Così nessuno può chieder conto al governo perché,
    tanto per cambiare, c’entra pure il Pd. Anziché
    andare a nascondersi, Bassolino pubblica le sue
    memorie e tenta di rioccupare il Comune tramite il
    suo clone Cozzolino. Anche con primarie taroccate.
    E le primarie, almeno per l’Italia, le ha inventate il Pd:
    infatti o le trucca o le perde.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    01 feb 2011 - 12:47 - #48
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    La Lega ce l’ha molle
    di Marco Travaglio
    Un tempo era il Re Mida e trasformava in oro
    qualunque cosa toccasse. Poi divenne il Re
    Mi(er)da, ma menava gramo solo agli altri. Ora
    invece porta sfiga anche a se stesso. È talmente
    disperato che chiede aiuto perfino a Bersani per un
    “piano bipartisan per la crescita” (soprattutto la sua),
    subito respinto al mittente. E viene scaricato financo da
    D’Alema. Il che è davvero tutto dire. Il suo mortifero
    contagio miete vittime a ritmi ormai quotidiani.
    Prendete Mubarak: regnava tranquillo sull’Egitto da
    t re n t ’anni, poi lui l’ha evocato come zio di Ruby e l’ha
    stecchito sul colpo. E la Lega? A furia di abbracciare il
    suo cadavere politico, s’è trasformata geneticamente:
    perso quel che restava della sua carica vitale e
    celodurista, è diventata un budino verde gelatinoso,
    molliccio, tremolante. Bobo Maroni scrive letterine
    tremebonde al Pompiere della Sera, roba che nemmeno
    Bondi dei tempi d’oro, denunciando
    “l’antiberlusconismo manicheo, elitario e
    i n c o n cl u d e n t e ” (tipo quello della Lega delle origini,
    quando B. era “il mafioso di Arcore”) e invocando “una
    t re g u a ” con linguaggio doroteo. Fa una certa tristezza
    ricordare che proprio 20 anni fa la Lega teneva il suo
    congresso fondativo: “La rivoluzione della Lega – tuonò
    Bossi – è l’unica rivoluzione possibile!”. Da allora molta
    vaselina è passata sotto i ponti padani, visto com’è finito
    il noto movimento rivoluzionario che oggi si aggira in
    pantofole nelle mense e negli angiporti del
    magnamagna romano. Come diceva Longanesi, “in Italia
    le rivoluzioni cominciano in piazza e finiscono a tavola”.
    Figurarsi l’entusiasmo dei lumbard duri e puri
    nell’apprendere che l’altro giorno Flavio Tosi, il terribile
    sindaco di Verona con 85 denti, tutti canini, s’è ridotto a
    intitolare “con orgoglio e soddisfazione” un ponte
    sull’Adige a Mariano Rumor, elogiandolo come “gra n d e
    statista veneto e italiano, che non solo fu una delle figure
    che segnarono politicamente il nostro Paese, ma che
    ancor oggi è per tutti noi un modello e un esempio di
    come è possibile fare politica in modo onesto, con
    grande impegno e dedizione a servizio della gente”.
    Rumor, il “pio Mariano” fondatore dei dorotei, il premier
    dei governicchi balneari, il maestro del dolce far nulla e
    del tirare a campare, il triumviro del Pi-ru-bi
    (Piccoli-Rumor-Bisaglia), l’omino curiale, lattiginoso ed
    effeminato dalla manina flaccida e sudaticcia? Rumor
    nuovo “modello ed esempio” dei leghisti? Pare proprio
    di sì, a giudicare come si muove un altro ex celodurista
    come Calderoli, il coniglietto mannaro che ogni giorno
    smussa un pezzo di federalismo per farlo digerire a
    questo e quello. Col risultato che ormai – scrive Luca
    Ricolfi sulla Stampa – persino i federalisti più convinti
    “vedono con raccapriccio che quello che si sta
    consumando a Roma, fra infinite riunioni, tavoli tecnici,
    negoziati non è l’ultimo passaggio di un lungo cammino,
    ma una mesta, lenta e non detta agonia del federalismo”.
    E arrivano ad “augurarsi che tutto si blocchi, tali e tante
    sono le concessioni che gli artefici della riforma sono
    stati costretti a fare alla rivolta degli interessi costituiti e
    alla miopia del ceto politico locale”. Basti pensare che,
    dopo gli ultimi assalti dei comuni del Centro-Sud, si dà
    per scontato che il federalismo non ridurrà, ma
    aumenterà la pressione fiscale. Un affarone. Senza
    contare – ricorda Ricolfi – “l’obbrobrio anti-federalista
    per cui i comuni si finanzieranno con tasse pagate dai
    non residenti (imposta di soggiorno e Imu sulle seconde
    case), con tanti saluti al principio del controllo dei
    cittadini sui loro amministratori”. Infatti, fra l’aborto del
    federalismo e i racconti edificanti delle bunga-bunga
    girls, la Lega che fino a qualche mese fa volava nei
    sondaggi oggi perde punti a rotta di collo. Ci vorrebbe il
    Carroccio di 20 anni fa, o almeno di 15, per scaricare il
    “mafioso di Arcore” prima di finire nella tomba con lui.
    Ma non si esclude che un paio di capoccia lumbard, pur
    decrepiti e malmessi, conservi ancora un pizzico di
    memoria. Alzheimer permettendo.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    02 feb 2011 - 14:02 - #49
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    Così rivince lui
    di Paolo Flores d’A rc a i s
    dc
    Anche un orologio fermo può segnare l’o ra
    esatta (accade due volte al giorno). Anche
    a D’Alema, perciò, può accadere di dire
    una cosa sensata. Non necessariamente di
    sinistra, sia chiaro, ma sensata. In questo caso,
    sensata perché ineccepibile sotto il profilo matematico,
    che quando si parla di elezioni è un
    profilo cruciale. Si andrà a votare con l’attuale
    sistema, definito dai suoi stessi inventori “la Porcata”
    visto che assicura il 55% dei seggi alla coalizione
    che arriva prima anche con un davvero
    minoritario 35%. I sondaggi accreditano al momento
    la coalizione anticostituzionale (Berlusconi
    più Lega) di una cifra appena superiore,
    intorno al 40%.
    Eppure il regime minoritario del bunga-bunga e
    del latrocinio vincerà le prossime elezioni, e instaurerà
    il suo fascismo post-
    moderno, se le varie forze antiberlusconiane
    si presenteranno
    divise. Basta ricordare le tabelline
    per capirlo. Ma questa
    prospettiva non sembra allarmare
    i capi dei vari partiti di
    presunta opposizione, e neppure
    – ahimè – una parte considerevole
    della società civile democratica, che
    pure l’opposizione l’ha sempre fatta sul serio.
    L’alleanza generale per liberare il paese dalle
    cricche berlusconiane (avanzata da D’Alema)
    viene infatti rifiutata sdegnosamente come “am -
    mu c ch i a t a ”, “p a t e ra c ch i o ”, inammissibile contaminazione
    tra posizioni progressiste e reazionarie,
    filo-padronali e filo-operaie, di rinnovamento
    radicale e gattopardesche. Come dice
    Giuliano Ferrara, a cui si ispirano senza saperlo,
    sarebbe “l’alleanza del TTB” (Tutti Tranne Berlusconi).
    È vero che alla proposta di D’Alema manca un
    elemento chiave. Berlusconi vincerà egualmente
    se potrà presentarsi come l’antipolitica contro
    i politici di mestiere. Per questo sono essenziali
    e decisive, nel TTB, liste di società civile,
    interamente composte di cittadini senza partito,
    e un candidato premier che venga da lì (come
    Prodi). Senza questi apporti, il disprezzo di cui
    godono i partiti è tale (nei sondaggi quasi il 50%
    dice che non voterà, o deciderà all’ultimo istante,
    tappandosi il naso) che si rischierebbe di finire
    nel baratro di Berlusconi presidente della
    Repubblica, e di un Parlamento di lenoni riunito
    ad Arcore.
    Presenza massiccia e autonoma della società civile,
    dunque, ma dentro un’alleanza generale
    contro il regime: questa è l’unica proposta ragionevole,
    le altre fanno a pugni con la matematica.
    Perché, Vendola, Di Pietro, amici delle “5
    stelle”, non è più tempo di inzuccherarsi l’ani -
    ma, ma di fermare un fascismo: accattivante di
    lusso e festini, è pur sempre fascismo.

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    nchomsky

    04 feb 2011 - 12:34 - #50
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    Pirlamento
    di Marco Travaglio
    Pur avendone viste e fatte tante, mai il Parlamento
    italiano si era umiliato come ieri votando un
    testo talmente comico che nessuno oserebbe
    mai ripeterlo a voce alta senza scoppiare a
    ridere. Com’è noto, la Camera doveva approvare la
    proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere
    di restituire alla Procura di Milano la richiesta di
    consentire la perquisizione degli uffici del rag.
    Giuseppe Spinelli, contabile di B. e amministratore di
    varie società Fininvest: sulla sua porta campeggia la
    scritta: “Segreteria on. Silvio Berlusconi”. Dunque
    Spinelli beneficia di una sorta di “immunità contagiosa”
    che gli deriva dallo sfiorare ogni tanto la sacra persona
    di B., non a caso ribattezzato “lo Spirito Santo”
    dall’amica mignotta Michelle al telefono con la Minetti.
    Invece di dire sì o no alla Procura,il Pdl ha rispedito gli
    atti su Spinelli al mittente perchè il reato contestato a B.
    sarebbe di competenza del Tribunale dei ministri e non
    di quello ordinario. Cioè: la Procura chiede “che ora è?”
    e la Camera risponde “p i ove ”. Le motivazioni le ha
    illustrate in giunta il 27 gennaio l’on. Maurizio Paniz,
    uomo dal proverbiale autocontrollo visto che è riuscito
    a pronunciare queste parole senza cadere in preda alla
    ridarola: “Nel contattare la Questura di Milano, il
    Presidente del Consiglio ha voluto tutelare il prestigio
    internazionale dell’Italia, giacché presso la medesima
    questura era detenuta, a quanto poteva legittimamente
    risultargli, la nipote di un Capo di Stato estero. È del
    tutto evidente che il Presidente del Consiglio si è
    preoccupato di tutelare le relazioni internazionali del
    nostro Paese. Non gli si può negare credito per aver
    creduto alle affermazioni della giovane… È quindi
    evidente che il reato dovrebbe essere conosciuto dal
    Collegio per i ministri… Per questi motivi è
    pregiudiziale il profilo della competenza funzionale…
    con restituzione degli atti per incompetenza
    dell’autorità procedente”. Traduzione: B. agì nelle
    funzioni di premier per scongiurare la crisi
    internazionale con l’Egitto che sarebbe seguita
    all’arresto della nipote di Mubarak. Cioè “Rub y”,
    prostituta minorenne nata in Marocco, fermata per
    furto senza documenti né fissa dimora. Queste
    baggianate il buontempone ha ripetuto ieri in aula, con
    esercizi maxillofacciali davvero rimarchevoli, visto che
    non gli è sfuggita nemmeno una risata. Nella fretta,
    Paniz non ha spiegato perchè, alla notizia che la nipote
    di Mubarak era agli arresti, B. non chiamò Frattini (che
    non sembra, ma è il ministro degli Esteri) né
    l’ambasciata al Cairo per avvertire Mubarak dello
    scampato pericolo per la nipotina e/o per capire come
    sia mai potuto accadere che il presidente egiziano abbia
    una nipote marocchina. Paniz trascura pure un altro
    mistero: perchè B., strappata la nipote di Mubarak dalle
    grinfie della Polizia,non raccomandò alla Minetti di
    tenerla con sé, anzi non le disse nemmeno di
    quell’altolocata parentela, tant’è che la Nicole appena
    uscì dalla Questura la scaricò sul marciapiede, lasciando
    che tornasse ad abitare con la collega Michelle e a
    esercitare il mestiere più antico del mondo, mettendo
    di nuovo in pericolo i rapporti fra il Cairo e Milano2? Ma
    soprattutto Paniz non spiega dov’è scritto che, tra le
    funzioni del premier, rientrino i rapporti internazionali,
    che spettano al ministro degli Esteri (l’art. 95 della
    Costituzione e la legge 400/1988, che regolano le
    funzioni del capo del governo, non vi fanno alcun
    cenno). Eppure i delirii di Paniz hanno avuto la
    maggioranza: si son trovati 315 deputati disposti a
    dichiarare che B. telefonò in questura per scongiurare
    una crisi con l’Egitto. Chissà le risate ieri sera, quando
    sono rientrati a casa e han raccontato la loro ultima
    impresa a mogli e figli. Che s’ha da fare per campare.
    Anzi, per fargliela scampare. Mubarak comunque è in
    una botte di ferro. Casomai i rivoltosi lo arrestassero, B.
    chiamerà la questura del Cairo: “È lo zio di Ruby,
    l i b e ra t e l o ”.

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