
Se venisse bocciata l’intesa raggiunta tra la Fiat e i sindacati, «le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi». Queste le esatte parole del Premier Silvio Berlusconi ieri a Berlino; parole che, inutile dirlo, hanno scatentato una ridda di polemiche.
Polemiche faziose e anche un po’ penose, che come al solito virano più verso l’odio politico e personale verso il leader del centrodestra invece che pensare al bene del paese. In parole povere, esattamente l’opposto di ciò che sostiene Pier Luigi Bersani, quando parla di parole vergognose e dice «Berlusconi non se ne accorge perché è un miliardario ma noi paghiamo a lui uno stipendio che gli sembrerà misero per occuparsi dell’Italia e fare gli interessi del Paese e non per fare andare via le aziende».
Ma le aziende vanno via proprio se viene votato il no al referendum; dove vive il presunto leader del centrosinistra? Su Marte? Per tacere delle dichiarazioni della pseudo-guerrigliera capo-Cgil Susanna Camusso, «Non conosco nessun presidente del Consiglio che si augura che se ne vada il più grande gruppo industriale dal Paese. Se questa è la sua idea del Paese, è meglio che il premier se ne vada».
Ma chi se lo augura? Nessuno, credo, e tantomeno Berlusconi. Anche qui si vede bene come la Camusso abbia aperto bocca giusto per tenersi buona la Fiom, dato che alla Cgil non resta molto altro da quando Epifani l’ha schierata compatta sul fronte del massimalismo. Un sindacato d’altri tempi, costretto a rilasciare dichiarazioni d’altri tempi.
Questo per chiudere il discorso Fiat. Ma c’è un altro snodo che condiziona lo scenario politico, ed è la decisione della Consulta sul legittimo impedimento, prevista per oggi. Sebbene il Berlusca sfoggi indifferenza, sa bene che l’opinione vincolante della Corte Costituzionale determinerà inevitabilmente il corso degli eventi prossimi futuri.
Come andrà a finire? Escluso un pronunciamento a favore della norma, il meglio che possa accadere dal punto di vista del Cavaliere è un sì condizionato, con relativa elencaizone dei casi ammessi e non. Ma onestamente, appare più probabile un no secco e ciao. Lo vedremo nel pomeriggio.
ice
13 gen 2011 - 11:14 - #1cito Berlusconi:
Se venisse bocciata l’intesa raggiunta tra la Fiat e i sindacati, «le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi»
.
visto che Berlusconi si vende tanto come imprenditore…..significa che se ne andrebbe pure lui?
dubito visto gli insuccessi del suo gruppo editoriale all’estero
aldebaran85
13 gen 2011 - 12:14 - #2adesso basta!!!
DEVONO SCEGLIERE: ANDARE A VOTARE O CONTINUARE.
l’italia non può stare nell’incertezza soprattutto in questo periodo storico dominato dalla speculazione
winner
13 gen 2011 - 13:43 - #3berlusconi ha ragione, nessuno obbliga fiat a rimanere in italia, votare no per due cavilli e’ da mentecatti…
sirio60
13 gen 2011 - 13:52 - #4Mi ritengo un Italiano doc.
Ieri speravo che Alitalia restasse agli Italiani.
Oggi spero che Fiat resti in Italia.
Domani mi auguro che lo scenario politico cambi a favore dei lavoratori.
Credo che Marchionne stia facendo ( con la situazione attuale ) un cambiamento inevitabile.
borgotorto
13 gen 2011 - 16:05 - #5Certo che quando e’ in discussione lavoratori dipendenti studenti precari,la posizione del presidente del Consiglio non abbisogna di manifestarsi la conosciamo in anticipo
nchomsky
13 gen 2011 - 16:39 - #6L’anziano clown:
Che chiamiamo convenzionalmente premier è volato
a Berlino, non alla ricerca di un giudice, ma
per spiegare alla cancelliera Merkel, che non
ci dormiva la notte, di essere “totalmente
indif ferente” alla sentenza della Consulta sul
legittimo impedimento perché i suoi processi sono
“ridicoli, su fatti per i quali ho avuto modo di
garantire che sono inesistenti, giurando sui miei figli
e nipoti” e quando lui garantisce e giura sui figli e i
nipoti è inutile insistere: gli si crede sulla parola.
Insomma “la sentenza della Corte, qualunque sia,
non comporta alcun pericolo per la stabilità di
gover no”. Una volta tanto, senza volerlo, B. ha detto
la verità. Non perché i suoi processi siano basati sul
nulla (Mills, per dirne una, è stato già dichiarato
colpevole dalla Cassazione di essere stato corrotto
da B.). Ma perché almeno quelli attualmente
pendenti sono destinati alla prescrizione: se, com’è
probabile, la Consulta li scongelasse bocciando
anche solo parzialmente lo scudo, ripartirebbero
tutti e tre daccapo. E riposerebbero in pace. Nel
caso Mediaset (frode fiscale) tutti e tre i giudici sono
stati trasferiti altrove. Nel caso Mills-B. (corruzione
giudiziaria), la presidente del Tribunale è passata
alla Corte d’appello e c’è poco più di un anno per
celebrare primo, secondo e terzo grado. Nel caso
Mediatrade (appropriazione indebita e frode
fiscale), ancora in udienza preliminare, il gup è
passato al tribunale dibattimentale, dunque andrà
a n ch ’esso sostituito e la prescrizione scatta nel
2015. In più B., anche col legittimo impedimento
semplice (quello previsto dal Codice di procedura),
avrà mille scuse e cavilli per dimostrare o inventare
impegni di governo e mandare in fumo quasi tutte
le udienze. In ogni caso non rischia la galera, e
nemmeno la condanna. Tutto l’allarme creato
intorno alla stabilità del governo, alle sorti della
nazione e ai destini dell’Umanità nel caso in cui i
processi riprendessero è una truffa piuttosto
dozzinale e lo capirebbero tutti, se in Italia esistesse
l’informazione. L’esigenza di “consentire al
presidente del Consiglio e ai ministri il sereno
svolgimento delle funzioni” sbandierata dalla legge
sul legittimo impedimento, attorno a cui i giudici
costituzionali stanno spaccando il capello in
quattro alla ricerca di tragicomici “c o m p ro m e s s i ” e
“mediazioni”, è la bufala del secolo. Da 17 anni B.
convive serenamente con le sue indagini e i suoi
processi, come se non esistessero, e l’opposizione
pure (a parte Di Pietro e pochi altri). E allora perché
tutta questa drammatizzazione? Per vari motivi,
l’uno più inconfessabile dell’altro. 1) Per
terrorizzare i giudici della Consulta, caricandoli di
responsabilità politico-istituzionali inesistenti e
paventando cataclismi di pura fantasia. 2) Per una
questione di principio: la concezione mafiosa del
potere che B. spande a piene mani dal 1994 – ch i
ha il potere si giudica da solo – deve entrare a viva
forza nella Costituzione al posto di quel maledetto
articolo 3 che si ostina a proclamare tutti i cittadini
uguali di fronte alla legge. 3) Ciò che spaventa B.
non sono i processi attuali, ma quelli futuri che
potrebbero scaturire dalle indagini sulle trattative
Stato-mafia e sui mandanti occulti delle stragi del
1993 (nessuno lo ricorda, ma il presidente del
Consiglio è indagato per strage a Firenze con
Dell’Utri) e da altre inchieste che noi ancora non
conosciamo ma lui – conoscendosi – già prevede,
per reati così gravi da non prevedere prescrizione
né arresti domiciliari. 4) Il referendum Di Pietro pro
o contro il legittimo impedimento, siccome la legge
riguarda una sola persona, diventerebbe un
referendum pro o contro B. E, agganciato alle
amministrative di primavera, rischierebbe di
raggiungere il quorum. I cittadini sono tutti uguali
di fronte alla legge o uno più uguale degli altri? Per
la prima volta nella sua carriera, il Cainano dovrà
presentarsi agli elettori e dire finalmente la verità:
“Votatemi, se no mi arrestano”. (di Marco Travaglio
su “Il Fatto”)
sergione1941
13 gen 2011 - 17:44 - #7Leggendo il commento precedente, contenente l’editoriale di Travaglio, mi sono convinto che la Corte Costituzionale abrogherà la legge in questione.
A quel punto Berlusconi avrà STRAVINTO! Eviterà un pericolosissimo referendum e i processi, come spiegato da Travaglio si avvieranno mogi, mogi alla prescrizione.
Ecco perchè ieri il Cav. ha dichiarato che del giudizio della Corte non gliene frega niente. E una volta ancora non sapremo se il nostro premier è INNOCENTE O COLPEVOLE. Complimenti Italiani!
sergione1941
13 gen 2011 - 17:50 - #8X SIRIO60
Sono, in linea di massima, d’accordo. Peccato per i toni ricattatori di Marchionne, fanno sorgere dei dubbi sulla libertà di espressione nel referendum odierno.
sergione1941
13 gen 2011 - 17:59 - #9In questo momento sto ascoltando che la Consulta ha parzialmente bocciato la legge in oggetto. Vediamo che succede.
toga_rossa
13 gen 2011 - 18:09 - #10In questo momento non cambia nulla……….resta pero’ da verificare che succedera’ al referendum che se verra’ calendarizzato dall’attuale maggioranza si terra’ di sicuro il 15 agosto o il 25 dicembre….:) viva la democrazia del putt@ni3r3 :)
toga_rossa
13 gen 2011 - 18:15 - #11Landoni scrive: Per tacere delle dichiarazioni della pseudo-guerrigliera capo-Cgil Susanna Camusso, «Non conosco nessun presidente del Consiglio che si augura che se ne vada il più grande gruppo industriale dal Paese. Se questa è la sua idea del Paese, è meglio che il premier se ne vada».
Landoni secondo te chi paga lo stipendio al capo del governo Italiano?….RILEGGITI LA COSTITUZIONE E MODERA I TERMINI IGNORANTE
sergione1941
13 gen 2011 - 18:48 - #12XTOGAROSSA
Mi pare di aver capito che il referendum,in questocaso, deve tornare in Cassazione. Ma posso sbagliare.
Sull’eventuale calendarizzazione, mancando quest’anno di ponti significativi, a me andrebbe bene anche Pasqua e Pasquetta!!!!!!
toga_rossa
13 gen 2011 - 19:03 - #13il referendum si fara’ solo con seggi presenti sul rosa sul bianco ma facendo l’estiva a novembre :)