Matteo Renzi e il dilemma della segreteria Pd. Epifani: "Sarebbe un buon segretario"

Tenersi fuori dal partito e rischiare di perdere di nuovo le primarie o diventare leader del Pd e rischiare di perdere popolarità? Per il rottamatore è l'alternativa del diavolo.

11.16 Il segretario del Pd Epifani non dovrebbe, a rigor di logica, essere tra i fan di Matto Renzi (che non ha mai avuto gran simpatia per quella Cgil di cui Epifani è stato leader). Ragion per cui l'apertura nei confronti della corsa alla segretaria (o presunta tale) di Renzi possono essere anche interpretate come parole di circostanza.

"Può essere un buon segretario, anche se finora ha svolto altre attività in funzione amministrativa e non di governo. Renzi appartiene alla comunità dei democratici ed è una delle figure più popolari del Pd. Tocca a lui questa decisione. La valuterà bene perchè è un uomo di grande intelligenza"

Il dilemma di Matteo Renzi

Lo faccio o non lo faccio il segretario del Partito Democratico? Nelle ultime settimane Matteo Renzi sulla questione ha cambiato idea in continuazione, mandando in confusione anche i suoi più vicini collaboratori. Ieri alla direzione Pd Epifani ha di nuovo ribadito che segretario e candidato premier devono rimanere due figure distinte; ma non è questo che preoccupa Renzi, visto che comunque nessuno gli impedirà di candidarsi premier anche dal vertice del partito.

La questione che continua a tenere nel dubbio Renzi è un'altra: finora il rottamatore è stato premiato anche - e forse soprattutto - grazie alla sua alterità dal partito. Dallo stare nel Pd con un piede dentro e uno fuori, senza mai essere identificato con una classe dirigente - che spesso ha esasperato gli elettori.

Il punto di forza di Matteo Renzi è di presentarsi come sindaco di Firenze. Lontano da Roma, più vicino ai problemi concreti con cui un primo cittadino deve sempre avere a che fare. Un uomo, insomma, lontano dalla casta e dall'apparato: questa è l'immagine vincente. Stando alla larga dalla segreteria la potrà riproporre anche alla prossima corsa per la candidatura premier, mantenendo in buona parte intatta quella ventata di novità che ha saputo incarnare.

Ma c'è un problema: l'apparato del Pd. Si è visto perfettamente nel caso di Bersani: essere segretario del Pd aiuta molto in una corsa alle primarie, visto che chi dispone dei mezzi per fare campagna e comunque tutta la macchina del partito lavora per il leader. E se Renzi si tiene fuori dalla corsa ancora una volta - e soprattutto se venisse eletto un segretario a lui ostile - il rischio è di ritrovarsi di nuovo in testa a ogni indice di gradimento possibile e immaginabile, ma poi inevitabilmente secondo alle primarie. E questo è un rischio che Renzi non può più correre.

L'idea, quindi, sarebbe di rinunciare a proporsi come novità, come rottamatore e insomma tutte quelle cose che piacciono agli elettori - ma che svaniscono nel momento stesso in cui si viene nominato segretari (in particolare del Pd, che è un bel tritacarne) - accettare di perdere un po' di consensi, ma allo stesso tempo lavorare per rivoluzionare il partito, trasformarlo nel famoso "partito dei sindaci" che mai si è fatto.

La decisione non è stata ancora presa. E potrebbe influire parecchio la possibilità, per esempio, che a correre per la segreteria sia uno come Chiamparino, con il quale si potrebbe stringere un patto. Si vedrà, per il momento la corsa alla segreteria resta la soluzione più probabile, finché Renzi non cambierà ancora idea.

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