A una settimana dal Click day - l’assurda procedura attraverso cui lavoratori stranieri possono chiedere il permesso di soggiorno, e badate bene, lavoratori che in teoria non sono ancora in Italia - è tempo di fare l’ennesimo triste bilancio del decreto flussi, un meccanismo irreale basato sul principio della truffa.
Nonostante la Bossi-Fini - come abbiamo visto - sembri avere i giorni contati per i contrasti con la Direttiva rimpatri dell’Unione Europea (2008/115/CE del 16 dicembre 2008), continuano i danni prodotti da questa legge. Sulla pelle delle persone.
Per capire perché il Click day non funzioni non serve essere dei tecnici. Innanzitutto di base c’è l’assurdità di pensare che i richiedenti siano i datori di lavoro e non i lavoratori; in più lavoratori nel loro paese e non già in nero in Italia. Questo vuol dire che un immigrato che si mette in regola con il click day deve tornare in patria, spendendo migliaia di euro, recarsi all’ambasciata e ritornare in Italia fingendo di non esserci mai stato.
Il Click day è una procedura che impiega anni ad essere espletata, ciò vuol dire che ci sono cittadini stranieri che stanno ancora aspettando risposte per il Click Day del 2009. E provano a farlo un’altra volta senza sapere come è terminato quello di due anni fa.
Per altro basta fare un salto nelle questure, dove il personale subisce continuamente tagli, per capire quanto drammatica sia la situazione: 650 lavoratori interinali sono stati licenziati lo scorso luglio, mentre per altri contratti in scadenza a fine 2010 c’è da attendere l’esito del decreto Milleproroghe.
Ha dichiarato Pietro Massarotto presidente del Naga:
Anche quest’anno si è verificato nuovamente il solito doppio paradosso: in primo luogo la domanda viene avanzata da persone che sono già sul territorio e che teoricamente dovrebbero essere nel loro Paese di origine e secondariamente la domanda viene fatta da loro stessi e non dal datore di lavoro che vorrebbe assumerli. Inoltre non possiamo non mettere in luce la sproporzione numerica tra le domande che verranno inviate e il numero, molto più esiguo, d’ingressi previsti dal decreto. Infine è possibile ammettere che la vita dei cittadini stranieri sia appesa alla velocità di un click? Riteniamo che sia un meccanismo inaccettabile e assolutamente distante dalla realtà.
Una volta c’erano le code chilometriche alle poste, oggi i click. Sono 400.000 le domande arrivate al ministero, 98.000 i posti disponibili, ma per capire realmente questi numeri bisogna considerare le domande inevase degli anni precedenti e i ritardi nelle risposte ai Click day passati.
Senza contare che questa assurda procedura danneggia anche i datori di lavoro oltre che i cittadini stranieri. In quanto datore di lavoro, se ci vogliono anni per regolarizzare un lavoratore (ma la persona che lavora serve subito), chi me lo fa fare di regolarizzare il lavoratore? Lo tengo in nero.
E così il decreto flussi diventa anche un ottimo sponsor per il lavoro in nero, che in Italia fa da padrone e continuerà ad esserlo sempre più fin quando chi fa le leggi si preoccuperà di propaganda e non del reale stato delle cose. Vedi l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (delinquo in quanto sono straniero).
Dice Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil nazionale:
Se il ministero ha indubbiamente migliorato le procedure che riguardano la fase di presentazione delle domande resta avvolto nel mistero quello che avviene dopo, nel momento cioè in cui le domande vengono vagliate. Qui i criteri rimangono imperscrutabili e magari basta avere un computer più potente o una particolare linea adsl per vedere la propria domanda arrivare prima. Insomma il sistema rimane oscuro e come tale produce discriminazioni.
Molti datori di lavoro non potranno attendere un periodo così lungo per la formazione delle graduatorie e come già accaduto in precedenza molti di questi posti di lavoro si perderanno per strada e dunque i nulla osta effettivi e i conseguenti contratti di soggiorno saranno sicuramente di meno anche delle quote previste. Per governare i flussi ci vogliono sistemi più aperti e flessibili. Serve un confronto tra tutte le parti sociali e gli enti locali per trovare una soluzione.
Proposte per uscire da questa situazione assurda e dolorosa per gli immigrati ce ne sono. La Cgil per esempio propone una programmazione dei flussi per un arco di tre anni, all’interno della quale gli ingressi devono essere fluidi e non concentrati in questi click day. Continua Soldini:
Secondo noi deve essere possibile anche una quota di ingressi per ricerca di lavoro, magari garantita da uno sponsor come previsto nel dispositivo pensato nel progetto Ferrero-Amato dell’ultimo governo di centro-sinistra.
Il sistema degli sponsor prevedeva un periodo di tempo, per esempio un anno, in cui il lavoratore straniero potesse cercare un lavoro, e non la ridicola pretesa che uno straniero arrivi con il lavoro già trovato.
sirio60
08 feb 2011 - 14:38 - #1Non abbiamo tempo per queste cose.
La politica è impegnata a sollevare fumo.
La magistratura è impegnata a cercare le foto di B.
Polizia e carabinieri stanno tutti inercettando le telefonate dell’Italia intera.
La popolazione si sta allertando ( non in modo spontaneo ), per manifestazioni contro la logica più banale.
sergione1941
08 feb 2011 - 20:23 - #2#1
“per manifestazioni contro la logica più banale”
Posso facilmente immaginare quello che vuoi dire: dobbiamo aspettare le sentenze, se non arriveranno prima le prescrizioni. Ma esiste anche un’opinione pubblica, certamente divisa in chi si indigna e in chi cerca di ignorare le realtà per puro fanatismo politico.
sergione1941
08 feb 2011 - 20:36 - #3XSIRIO60
http://interessati.blogspot.com/2011/02/voi-che.html