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“Ce l’abbiamo una donna violentata, è Anna Maria Greco».”
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Scoprite perchè dopo il salto
Per commentare la manifestazione anti-Berlusconi per la dignità delle donne di domenica 13 Il Giornale di Paolo Berlusconi ha intervistato qualche giorno fa Daniela Santanchè.
L’esponente femminile più in vista del Pdl si è scagliata contro l’ipocrisia delle donne di sinistra e ha risposto così ad una domanda della giornalista:
Dicono di lei che è una donna che odia le donne.
«Però io non le ho viste in piazza o in tribunale quando io difendevo le donne musulmane. Perché non è vero che gliene frega delle donne. Ce l’abbiamo una donna violentata, è la sua collega Anna Maria Greco. Le cercavano i dossier nelle mutande, qualcuno ha protestato?».
In effetti Il Giornale aveva utilizzato toni pesanti nel commentare il caso della sua giornalista Anna Maria Greco, perquisita nell’ambito delle indagini sulla fuga di notizie sul fascicolo di Ilda Bocassini dall’archivio del Csm.

L’affermazione della Santanchè è però contraddetta da due fatti: primo, non risultano denunce per stupro a carico della Polizia di Milano per la perquisizione in questione. Secondo, Anna Maria Grieco si è pronunciata così, in un’intervista a Radio 24:
“I carabinieri sono stati gentilissimi, misurati … Mi hanno spiegato che i guanti erano una precauzione: bisogna usarli anche solo per spostare i capelli … Ma la donna che mi ha perquisito non mi ha nemmeno sfiorata. Per carità, è stata gentilissima”.
Non esattamente le parole di una donna stuprata: ecco perchè Daniela Santanchè si guadagna la sua prima comparsa sul veritometro di polisblog, con la lancetta puntata sul rosso.
nchomsky
11 feb 2011 - 15:27 - #1NUMERO MINIMO DEI PROCESSI E QUANTITA’ MASSIMA DI CA22ATE:
L’altra sera, non so più in quale talk-show, si esibiva in tutto il suo splendore il cosiddetto ministro delle Attività produttive, Paolo Romani. Il quale sosteneva una tesi davvero avvincente: la prova delle persecuzione giudiziaria ai danni del suo principale, e dunque della sua innocenza, è evidente dal numero dei processi che il principale ha subìto. Sviluppando poi il suo pensiero (si fa per dire), il Romani argomentava che “è normale che un cittadino abbia due o tre p ro c e s s i ”, ma venti no, perdìo. È difficile concentrare in così poche parole un così alto numero di ca22ate. Intanto perché non è affatto “nor male” che un cittadino abbia “due o tre p ro c e s s i ”: perché mai dovrebbe averne, se non commette reati o non viene denunciato per averne commessi? Ma, si sa, “omnia munda mundis” e – direbbe Massimo Fini – “omnia sozza sozzis”. Dunque è comprensibile che il mondo frequentato dal Romani sia popolato di personaggi considerati “nor mali” perché hanno solo due o tre processi (lui stesso ne ha avuto uno, da cui è uscito brillantemente indenne). Quel che gli sfugge è che fuori del suo mondo circolano a piede libero milioni di italiani che non hanno mai subìto un processo in vita loro. L’idea poi che esista un numero ideale di processi, due o tre al massimo, da non superare per non sconfinare dalla normalità, è un’altra bizzarria che solo un Romani può sventolare in tv con la faccia seria: chi ha mai stabilito questa soglia? E in base a quale criterio? Fermo restando che l’er rore giudiziario è sempre in agguato, anche se molto più raro di quel che si dice, il numero dei processi a carico di una persona dipende dal numero di reati commessi: più uno delinque, più viene processato. A questo serve il casellario giudiziale: a farsi un’idea della capacità delinquenziale di un soggetto. Se ha molti precedenti, vuol dire che è un criminale incallito, plurirecidivo, dunque più pericoloso di uno che ha collezionato una sola condanna, o tutt’al più meno abile a non farsi scoprire. Le cronache nere pullulano di zingarelle, processate decine di volte per furto, che cambiano continuamente identità per risultare sempre incensurate e strappare ogni volta le attenuanti generiche. A nessuno, nemmeno a Romani, verrebbe in mente di desumerne che, siccome hanno subìto molti processi, sono molto perseguitate, dunque innocenti. Nel caso delle zingarelle, anzi, l’alto numero dei precedenti è considerato un indice inequivocabile di grave pericolosità sociale. B., invece, più processi gli fanno più è innocente (anche se, nei 16 sin qui subìti, è stato assolto soltanto 3 volte: per il resto l’han salvato 2 volte l’amnistia, 2 volte la sua legge che depenalizza il falso in bilancio, 5 prescrizioni di cui 4 in seguito alla stessa sua legge; e gli altri 4 processi sono in corso). In ogni caso è consolante sapere che, tra le varie mansioni del ministro delle Attività produttive, c’è anche quella di tenere la contabilità dei processi subìti da Tizio e Caio, per stabilirne la modica quantità per uso personale. Indagare, ma non troppo: questa la concezione, vagamente mozartiana, che il nostro governo ha della giustizia penale. Almeno quando si occupa del principale. Ora Renato Vallanzasca, 60 anni di età di cui 40 trascorsi dietro le sbarre, si morderà i pugni: non gli era mai venuto in mente di difendersi nei vari tribunali che l’han condannato a 4 ergastoli più 260 anni di galera, dicendo: “Vostro onore, se mi affibbiate quattro ergastoli, vuol dire che mi perseguitate, perché avendo una sola vita me ne basta uno, di ergastolo, per restare dentro per sempre. Dunque sono innocente, chiedete al ministro Romani”. Anzi, un giorno che una cronista di sinistra gli domandò se si sentisse perseguitato, rispose beffardo: “Signorina, non diciamo ca22ate”. Ma Vallanzasca è un bandito serio. Infatti non potrà mai fare il presidente del Consiglio. E nemmeno il ministro delle Attività produttive.
(Di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)
_marco_
11 feb 2011 - 15:46 - #2Commento della Grieco che sputtàna anche l’articolo di Landoni
http://www.polisblog.it/post/9652/se-non-ora-quando-possibilmente-mai
sergione1941
11 feb 2011 - 17:47 - #3La “gentilissima” e “simpaticissima” sottosegretario Garnero, in arte Santanchè, non ha perso l’occasione per sparare l’ennesima cavolata. Esistono dei “protocolli” per le perquisizioni che la polizia deve rispettare, che prevede anche quella corporale.
sirio60
12 feb 2011 - 00:04 - #4x sergione1941
Si lo prevede, in caso d’arresto di un soggetto ritenuto pericoloso, delinquente, facinoroso, non certo per un giornalista, donna e a quell’ora.
Se togliamo per un attimo il movente, l’atto in se lascia molto dubitare.
sergione1941
12 feb 2011 - 00:31 - #5XSIRIO
Non è cosi! La perquisizione ordinata da un magistrato, alla presenza attuale di supporti elettronici come i pen drive, è anche corporale.La stessa Greco su Radio 24 ha ammesso che stato un atto molto soft, gentile e per nulla violento o invasivo
sergione1941
12 feb 2011 - 00:36 - #6Xsirio60
Non hai letto completamente il post di riferimento:
““I carabinieri sono stati gentilissimi, misurati … Mi hanno spiegato che i guanti erano una precauzione: bisogna usarli anche solo per spostare i capelli … Ma la donna che mi ha perquisito non mi ha nemmeno sfiorata. Per carità, è stata gentilissima”.
L’ ora, è tipica delle perquisizioni per approffittare dela sorpresa.
Sgradevole. certamente tutto
sergione1941
12 feb 2011 - 00:45 - #7XSIRIO60
Se poi vogliamo risalire al fatto iniziale, dobbiamo registrare che è un fallito tentativo per delegittimare un Pm, con un episodio che non c’entra niente con le faccende attuali. Di ventinove anni fa, per giunta!
Il Giornale, che leggo tutti i giorni insieme ad altri tre o quattro, è arrivato proprio a raschiare il fondo per difendere l’indefendibile.
sirio60
12 feb 2011 - 01:05 - #8x sergione1941
Ma non ti fa sospettare nulla, la tempestivita della perquisizione?
In altre occasioni i tempi Italici sono famosi e tutto per aver toccato un tasto ( Ilda Boccassini ) intoccabile!
Perchè gli altri si e lei no!
Te lo ritorno a dire, il modo di conduzione di una parte della magistratura, è molto pericoloso e la sua unica conclusione non è altro che uno scontro feroce dagli esiti incerti. Purtroppo noi siamo ( in piccola parte ) fautori di questo sistema che si sta innescando, basta dare uno sguardo ai post di questo blog.
sirio60
12 feb 2011 - 01:21 - #9x nchomsky ( Non è di Marco Travaglio )
Dopo la pubblicazione da parte de Il Giornale di un vecchio dossier, risalente agli anni ‘80 e poi archiviato, che riguardava l’ex pm di Milano Ilda Boccassini, oggi procuratore aggiunto, Matteo Brigandì, membro laico del Consiglio superiore, è stato accusato di abuso d’ufficio per aver passato le carte riservate. Il consigliere laico della Lega al Csm, che rischia di essere sospeso dalla carica, è stato quindi iscritto dalla procura di Roma nel registro degli indagati per il reato di abuso d’ufficio. All’origine dell’indagine ci sarebbe l’articolo, a firma della cronista Anna Maria Greco, sul procuratore aggiunto Ilda Boccassini, dal titolo “La doppia morale di Bocassini” in cui si ricordava come nel 1982 il magistrato sia stata “sorpresa in atteggiamenti amorosi” con un giornalista di Lotta Continua. I carabinieri competenti per le indagini hanno apposto i sigilli all’ufficio del Csm del consigliere Brigandì, sequestro poi revocato pochi giorni dopo. Sempre gli inquirenti, su disposizione della procura di Roma, oltre ad aver perquisito l’abitazione dell’ex parlamentare della Lega sequestrandogli il computer, lo hanno anche sottoposto a perquisizione personale. Il componente laico del Csm ha anche ricevuto un avviso di garanzia. In proposito Brigandì smentisce ogni cosa affermando di aver “fatto richiesta di quella documentazione al Csm perché volevo documentarmi personalmente. Non ho divulgato le carte in alcun modo. Né ho parlato con nessuno di quanto vi avevo letto. Sfido chiunque - ha detto Brigandì - a dimostrare il contrario”. Stessa sorte del consigliere Brigandì, è toccata alla giornalista Greco, la quale, ha visto sottoposta a perquisizione la propria abitazione, oltre ad aver subito anche lei una perquisizione personale. Pochi giorni prima dell’articolo sulla dott.ssa Boccassini, la Greco aveva scritto un altro articolo in cui si dava conto dei risarcimenti negli ultimi 10 anni ai cittadini vittime di ingiusta detenzione o di errori giudiziari, evidenziando come in quel periodo le sanzioni per le toghe fossero state solo una decina. In merito a quanto accaduto alla propria cronista, è intervenuto il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, il quale tra le altre dichiarazioni ha affermato come stupisca “ che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi”. Sulla vicenda anche è intervenuta l’Unione delle Camere penali Italiane, organismo che raccoglie la gran parte degli avvocati penalisti presenti sul territorio nazionale, la quale, nell’esprimere il dovuto disappunto per l’episodio capitato alla dott.ssa Boccassini, che definisce essere “l’ennesimo episodio di imbarbarimento dello scontro in atto”, nota anche come si sia avuta “la riprova di quanto sia discrezionale non solo l’esercizio dell’azione penale, ma anche le sue stesse modalità, con buona pace del principio di eguaglianza che tutti invocano”. La fuga di notizie di carattere giudiziario è ormai all’ordine del giorno ed è argomento noto soprattutto nei casi che riguardano persone in grado di alimentare la fame mediatica presente in questo momento nel nostro paese. Sono infatti attualmente rinvenibili su un sito internet le 400 pagine delle intercettazioni telefoniche relative al caso Ruby, per il quale è stata disposta richiesta di giudizio immediato nei confronti del Premier. Da quel che si sa allo stato nessun tipo di azione è stata avviata nei confronti di chi abbia reso possibile tale pubblicazione, con buona pace di chi dovrebbe indagare. Si tratta di una fuga di notizie che viola ogni tipo di regola giuridica e deontologica di diverse categorie di persone, rispetto alle quali non si vede come non venga mai messo in atto alcun tipo di provvedimento punitivo o risarcitorio. Siamo quindi ancora una volta costretti a constatare con rammarico come esistano due pesi e due misure e come la Dea bendata della Giustizia in alcun casi si mostri più cieca che in altri. E se il membro del CSM fosse innocente? Sarebbe un vero paradosso!
sergione1941
12 feb 2011 - 18:55 - #10XSIRIO60
Posso anche essere d’accordo che bisogna meglio regolamentare l’attività dei PM, evitare la fuga di notizie e tutto quello che ti pare.
Ma il problema Berlusconi rimane, le bugie rimangono, l’immagine personale pure, il conflitto di interessi anche, le evasioni fiscali, le corruzioni, un passato opacissimo e quant’altro.
Tutto il resto può essere migliorabile, ma non lo si può usare per una “distrazione di massa”. e per assolvere un comportamento sempre border e over line.
sirio60
12 feb 2011 - 20:50 - #11x sergione1941
Non ho sposato Berlusconi e tantomeno ho il paraocchi, ma vorrei tanto che l’argomentazione sullo scontro fosse solo politico e non …………….
E bada bene che mi ritengo molto moralista.
Mi sembra tanto un chiacchiericcio tra massaie, dove chi porta i panni sporchi è Travaglio, Santoro, Vauro,…. ( tempi addietro Luttazzi, Moretti,….. ), per non parlare dei soliti politici, tutta gente che ha un amore sviscerato per una verità monca.
sandokan71
13 feb 2011 - 23:27 - #12Diceva Landoni nel suo post “Se non ora quando? Possibilmente mai”
“Sì, perché le nostre donne aderenti non le abbiamo viste stracciarsi le vesti in occasione della perquisizione corporale alle 6 di mattina alla giornalista del Giornale, anch’essa apparentemente offesa nella sua dignità femminile, ma ahimè, di destra.”
ABBOCOOOOOOO! (traduco dal romanesco: Hai abboccato come un pesce.)