Non sono solo una possibilità, ormai sono una realtà: Facebook, Twitter, YouTube sono parte fondamentale di tutte le più grandi rivolte accadute negli ultimi anni. Pensiamo solo all’onda verde dell’Iran e alle diffusioni delle prime testimonianze su Twitter, al tam tam su Facebook delle migliaia di tunisini fuori e dentro il paese, al passaparola egiziano.
Un potere che aveva dimostrato la sua potenzialità nel 2001 al g8 di Genova, con una vera e propria controinformazione a ribattere alle fonti ufficiali. Al Jazeera si è occupata della potenza dei social network rispetto alle rivolte in questo video molto interessante. Non solo medioriente. Pensiamo al popolo Viola in Italia e alla società civile domenica in piazza, pensiamo a Wikileaks e alla sua portata rivoluzionaria.
Alla luce delle rivoluzioni nordafricane -di cui abbiamo visto probabilmente solo la prima parte- il network si chiede: i social network stanno diventando le armi della mobilitazione di massa? Stanno innestando nuove rivoluzioni sociali? E su quale paese ricadrà la prossima onda rivoluzionaria?
Un dato di fatto è che studenti in Iran, Libia, Algeria, Bahrein stanno apprendendo tramite la rete e i social network dai cugini egiziani e tunisini come utilizzare la rete stessa. La rivoluzione non accade sui social network, ma se prendesse forma e forza da lì?
iphone
17 feb 2011 - 15:47 - #1Ed è proprio per questo che bisogna sostenere cause come WikiLeaks.
Internet è l’ultimo mezzo rimasto libero in tutti i sensi.
Imbavagliarlo è la fine.
zoe57
17 feb 2011 - 15:55 - #2si si si. La rete, già per definizione, è antiautoritaria.
Mauriziosat,9
17 feb 2011 - 19:05 - #3.
già li vedo …..i pubblici impiegati che eleggono DA SOLI …il governo .
assieme ovviamente ai disadattati bimbominch1a ….
perchè che piaccia o no ….FACEBOOK è un ritrovo per IMPIEGATI FANNULLONI E DISADATTATI .