Edward Snowden chiede asilo ad altri sei paesi

Edward Snowden, l'ex informatico Cia è ancora a Mosca e in cerca di asilo in Ecuador. Intanto, continua a far giungere a redazioni di giornali notizie sul programma di spionaggio della NSA. Ma nel frattempo, arrivano altre rivelazioni. Che riguardano anche il nostro Paese. Tutti gli aggiornamenti sul Datagate.

Edward Snowden ci riprova, e dopo la ventina di paesi a cui è stata fatta richiesta di asilo politico ne aggiunge altri sei all'elenco. A renderlo noto è WikiLeaks, che però non fa sapere quali sono, questi sei paesi, per evitare interferenze degli Stati Uniti. Nonostante la richiesta degli Usa alla Bolivia di estradare Edward Snowden, la talpa della Nsa è ancora nell'aeroporto russo.

Richiesta all'estradizione di Snowden alla Bolivia

4 luglio 2013, 20.46 - David Choquehuanca, ministro degli Esteri della Bolivia, ha detto che il suo paese ha respinto una richiesta di estradizione di Edward Snowden avanzata dagli Stati Uniti. Choquehuanca ha definito tale domanda come "strana, illegale, suggestiva e priva di fondamento". Snowden, infatti, dovrebbe essere ancora nell'area transiti dell'aeroporto di Mosca.

Snowden è ancora a Mosca, il volo di Morales può ripartire


3 luglio 2013, 8.00 - la Francia è tornata sui suoi passi e ha dato il via libera al passaggio dell'aereo presidenziale di Morales sul territorio francese. Il volo può riprendere come da programma e il presidente boliviano può finalmente rientrare in Patria.

3 luglio 2013, 7.35 - Rivolti inattesi nella vicenda che sta tenendo banco sulle prime pagine dei quotidiani di mezzo Mondo. L'aereo su cui stava viaggiando il presidente della Bolivia Evo Morales è stato costretto a un atterraggio d'emergenza a Vienna e dalle prime ore di stanotte è bloccato nella capitale austriaca in seguito alla revoca dell'autorizzazione sopra Francia e Portogallo. Il motivo? Il sospetto che l'aereo, in arrivo da Mosca, potesse ospitare Edward Snowden.

L'indignazione dei giorni scorsi - i leader dei Paesi europei avevano chiesto delle spiegazioni agli Stati Uniti, sottolineando da una parte all'altra come un comportamento del genere non fosse tollerabile - sembra esser stata messa da parte e il volere degli Stati Uniti è stato compiuto con questa assurda decisione di bloccare l'aereo presidenziale su territorio austriaco.

Edward Snowden non resterà in Russia, ma Putin nega l'estradizione

2 luglio 2013, 11.34 - E' un susseguirsi di colpi di scena, l'affaire Snowden. Se da un lato Vladimir Putin ha negato l'estradizione agli Stati Uniti, dall'altro ha detto che la "talpa" – che ha chiesto anche alla Russia asilo politico – potrà rimanere sul territorio russo

«solo se la smetterà di fare male agli amici americani»

In seguito a questa dichiarazione, oggi il Cremlino ha fatto sapere attraverso il portavoce di Putin Dmitry Peskovz – come riporta il Guardian – che, appresa la posizione del governo russo, Snowden ha ritirato la propria richiesta di asilo alla Russia.

Vladimir Putin con Cameron e Obama

2 luglio 2013, 8.53 - Dall'area di transito dell'aeroporto di Mosca, Edward Snowden ha inviato numerose richieste d'asilo, 19 in totale secondo le ultime notizie pubblicate questa notte da Wikileaks. Le richieste sono state consegnate al consolato russo dell'aeroporto di Sheremetyevo di Mosca: Austria, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Finlandia, Francia, Germania, India, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Nicaragua, Norvegia, Polonia, Russia, Spagna, Svizzera e Venezuela, questi i paesi ai quali la gola profonda dell'Nsa americana ha chiesto asilo politico.

Con le richieste già inviate ad Ecuador (che non ha negato alcunchè ma si riserva semplicemente di valutare la domanda) ed Islanda, sono in totale 21 i paesi in cui Snowden vorrebbe stabilirsi, momentaneamente, per tutelare se stesso dalle ricerche dell'intelligence americana ed inglese, che secondo quanto sostiene lo starebbero letteralmente braccando, attendendo al varco al minimo errore.

Edward Snowden: «Obama ha paura di voi»

23.40: Wikileaks ha pubblicato una dichiarazione ufficiale di Edward Snowden. Ne offriamo una nostra traduzione:

Una settimana fa ho lasciato Hong Kong dopo che era diventato palese che, per il fatto di aver rivelato la verità, la mia libertà e la mia sicurezza erano minacciate. La mia libertà è rimasta tale grazie agli sforzi di amici vecchi e nuovi, della mia famiglia e di altri che non ho mai incontrato e probabilmente non incontrerò mai. Ho affidato loro la mia vita e loro hanno ripagato ciò con una fiducia in me di cui sarò sempre grato.

Giovedì, il Presidente Obama ha dichiarato al mondo che non avrebbe permesso intrallazzi diplomatici sul mio caso. Eppure ora, dopo aver promesso che non l'avrebbe fatto, il Presidente ha ordinato al suo Vice Presidente di far pressioni sui leader delle nazioni cui ho fatto richiesta di protezione perché essi neghino la mia domanda di asilo.

Questo tipo di inganno da parte di un leader mondiale non è giustizia, né lo è la pena "extralegale" dell'esilio. Questi sono vecchi, pessimi metodi di aggressione politica. Il loro proposito è di spaventare. Non me, ma chi verrà dopo di me

Per decenni gli USA sono stati uno dei più forti difensori del diritto dell'uomo di chiedere asilo. Questo diritto sancito e votato dagli Stati Uniti con l'articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti umani, ora viene respinto dal governo stesso del mio paese. L'amministrazione Obama ha adottato la strategia di usare la cittadinanza come arma. Anche se io non sono mai stato condannato, mi hanno unilateralmente revocato il passaporto, rendendomi un apolide. Senza alcun ordine giudiziario, l'amministrazione ora cerca di impedirmi l'esercizio di un diritto fondamentale. Un diritto che appartiene a tutti. Il diritto di chiedere asilo.

Ma in definitiva, l'amministrazione Obama non ha paura degli informatori come me, Bradley Manning o Thomas Drake. Noi siamo apolidi, imprigionati o impotente. No, l'amministrazione Obama ha paura di voi. Sì, ha paura dei cittadini consapevoli e arrabbiati che chiedono il governo costituzionale che è stato loro promesso una consapevole, pubblico arrabbiato chiedendo al governo costituzionale è stato promesso - e fa bene ad esserlo.

Sono risoluto nelle mie convinzioni e impressionato dagli sforzi compiuti da così tanti».


    Le dichiarazioni di Snowden in inglese
    One week ago I left Hong Kong after it became clear that my freedom and safety were under threat for revealing the truth. My continued liberty has been owed to the efforts of friends new and old, family, and others who I have never met and probably never will. I trusted them with my life and they returned that trust with a faith in me for which I will always be thankful.

    On Thursday, President Obama declared before the world that he would not permit any diplomatic "wheeling and dealing" over my case. Yet now it is being reported that after promising not to do so, the President ordered his Vice President to pressure the leaders of nations from which I have requested protection to deny my asylum petitions.

    For decades the United States of America has been one of the strongest defenders of the human right to seek asylum. Sadly, this right, laid out and voted for by the U.S. in Article 14 of the Universal Declaration of Human Rights, is now being rejected by the current government of my country. The Obama administration has now adopted the strategy of using citizenship as a weapon. Although I am convicted of nothing, it has unilaterally revoked my passport, leaving me a stateless person. Without any judicial order, the administration now seeks to stop me exercising a basic right. A right that belongs to everybody. The right to seek asylum.

    In the end the Obama administration is not afraid of whistleblowers like me, Bradley Manning or Thomas Drake. We are stateless, imprisoned, or powerless. No, the Obama administration is afraid of you. It is afraid of an informed, angry public demanding the constitutional government it was promised — and it should be.

    I am unbowed in my convictions and impressed at the efforts taken by so many.

    Edward Joseph Snowden

Edward Snowden ha chiesto asilo a 15 paesi

1 luglio 2013, 16.50 - Edward Snowden, ufficialmente bloccato nell'area transiti dell'aeroporto di Mosca, ha incontrato questa mattina alcuni ufficiali diplomatici russi e ha consegnato loro una lista di 15 Paesi a cui chiedere asilo politico. Ne ha dato notizia oggi pomeriggio il ministero degli Esteri russo:

E' stata una mossa disperata da parte sua dopo che l'Ecuador ha rinnegato le sue credenziali di protezione politica. Nel documento Snowden ribadisce di non essere un traditore e spiega che le sue azioni sono state mosse da un desiderio di aprire gli occhi del Mondo sulle evidenti violazioni dei servizi speciali statunitensi non solo nei confronti dei cittadini americani, ma anche dei cittadini europei, inclusi i propri alleati della NATO.

L'ufficiale che si è affrettato a parlare con la stampa e che ha preferito restare anonimo non ha diffuso la lista dei 15 Paesi, ma ha precisato che l'incontro si è svolto allo Sheremetyevo International Airport di Mosca, confermando quindi la presenza di Snowden nell'area transiti. Ellen Barry, corrispondente da Mosca per il New York Times, suggerisce però che tra i 15 Paesi ci sarebbe anche la Russia:


Eppure, l'Ecuador non ha mai negato asilo politico a Snowden e anzi aspetta che sia la Russia a concedergli di raggiungere il territorio ecuadoregno.

Il futuro nelle mani della Russia. Parola di Correa

30 giugno 2013, 12.30: il futuro di Edward Snowden è nelle mani della Russia. Lo ha spiegato il Presidente dell'Ecuador Rafael Correa (il pezzo su El Universo). Ecco le dichiarazioni di Correa, rilasciate al canale televisivo privato Oromar:

«Per poter accettare la richiesta d'asilo, Snowden si deve trovare nel territorio dell'Ecuador. In questo momento la soluzione, il destino di Snowden sono in mano alle autorità russe. Non è una situazione che abbiamo creato o cercato noi. Snowden è in contatto con Assange, che gli ha suggerito di chiedere asilo all'Ecuador. Se arriverà sul nostro territorio, tratteremo il suo caso, così come abbiamo fatto con Assange, sentito il parere della Svezia».

Correa ha spiegato che l'Ecuador procederà allo stesso modo con Snowden:

«Per quanto riguarda gli Stati Uniti, si ascolterà la loro opinione, si vedranno le varie argomentazioni e si prenderà una decisione sovrana, però prima deve trovarsi in territorio dell'Ecuador»

Gli USA chiedono all'Ecuador di non dare asilo a Snowden

Rafael Correa

29 giugno 2013, 19.36: Rafael Correa, Presidente dell'Ecuador, e Joe Biden, vicepresidente degli USA, si sono sentiti telefonicamente in merito alla vicenda Snowden. Lo scopo della telefonata era una richiesta rivolta da Biden a Correa. Lo ha spiegato lo stesso presidente equadoregno:

«Biden mi ha trasmesso in modo molto cortese la richiesta americana di rifiutare la richiesta d'asilo».

Il padre di Snowden chiede garanzie

Edward Snowden potrebbe tornare negli Stati Uniti. Ad affermarlo è il padre della "talpa" di Dataleaks, in una lettera al Dipartimento di Giustizia. La missiva, anticipata dalla NBC, contiene una serie di richieste: non essere incarcerato prima del processo, parlare liberamente con la stampa e scegliere la città in cui verrà celebrato il processo.

A queste condizioni, secondo il padre di Snowden, l'ex analista informatico sarebbe disposto a tornare negli Stati Uniti. Il padre si è anche detto preoccupato che Snowden possa essere "manipolato" da Wikileaks.

Mosca invita Snowden a collaborare

Possibile (nuova) svolta in quella che ormai è diventata la telenovela Edward Snowden. Il Parlamento russo, che ha avviato una commissione sul "caso Snowden" dopo l'arrivo della "talpa" a Mosca, ha invitato l'ex analista informatico della Cia a collaborare con la stessa commissione.

La proposta è arrivata dal senatore Gattarov, responsabile dell'organo di inchiesta parlamentare. Prima bisognerà però chiarire lo status di Snowden, che attualmente si trova ancora bloccato nell'area transiti dell'aeroporto di Mosca senza documenti.

Tv Usa mostra un presunto lasciapassare per l'Ecuador

L'emittente americana Univision ha fatto vedere un documento firmato il 22 giugno a Londra dal console ecuadoriano Fidel Narvaez, scritto in inglese e in spagnolo, che permetterebbe a Edward Snowden di raggiungere l'Ecuador. Non si tratta di una concessione di asilo politico vera e propria, ma di un lasciapassare per motivi umanitari che richiede ai Paesi di transito di facilitare il trasferimento della talpa del Datagate per completare il suo viaggio fino all'Ecuador.

L'aiuto all'ex analista informatico della Cia arriverebbe dunque la stessa rappresentanza diplomatica che ospita Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, che si trova proprio nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Intanto, il ministro degli Esteri Ricardo Patiño, durante una sua visita ufficiale in Malaysia, ha detto che Snowden deve recarsi in un'ambasciata per chiedere ufficialmente l'asilo politico, ma ha anche precisato che non si può speculare su questo fatto, bisogna essere onesti e ammettere che per la decisione definitiva sulla concessione o meno dell'asilo politico potrebbe volerci molto tempo, non è detto che basti un giorno o una settimana, ma potrebbero passare mesi.

Nel frattempo, anche se da martedì Snowden sarebbe bloccato nell'area transiti dell'aeroporto di Mosca, in realtà nessuno lo ha mai avvistato.
Su Twitter e Facebook impazzano i profili fake della talpa del Datagate, alcuni ironici, altri che pretendono di sembrare veri, come quello che ha oltre 8mila follower e attraverso il quale Snowden chiede alle persone dell'Ecuador di twittare a Ricardo Patiño per sollecitarlo ad accoglierlo in Ecuador.

Snowden bloccato a Mosca e senza passaporto

Edward Snowden potrebbe trovarsi costretto a passare un po' di tempo in aeroporto, visto che gli USA gli hanno annullato il passaporto. Per il momento, quindi, la talpa del Datagate si trova nella zona transiti dell'aeroporto Sheremetevo di Mosca, senza la possibilità di comprarsi il nuovo biglietto che, probabilmente, lo porterebbe verso l'Ecuador.

Ma non c'è solo l'Ecuador tra i paesi latinoamericani pronti a ospitare l'uomo ricercato dagli Stati Uniti e che sta mettendo in serio imbarazzo gli Stati Uniti. L'ex "cortile di casa" degli Usa probabilmente se la sta spassando nel vedere l'amministrazione Obama così in difficoltà, e anche dal Venezuela arrivano parole di conforto per Snowden, per bocca del presidente Maduro: "Se dovesse arrivare una richiesta di asilo politico per Snowden valuteremo. L'asilo è una protezione umanitaria, una tipolgia del diritto umanitario internazionale che ha una grande tradizione in America Latina. Di cosa è colpevole questo giovane Snowden? Ha fatto una denuncia, merita la protezione".

Il piano B di Snowden

È sempre più un film la storia di Edward Snowden. L'attivista blogger del Guardian Glenn Greenwald, che ha veicolato le scoperte della talpa della National Security Agency, ha fatto sapere attraverso il sito The Daily Beast che Snowden ha pronto un piano B nel caso in cui gli venga fatto del male.

L'ex analista informatico della Cia ha consegnato a persone di sua fiducia dei file criptati segreti che ha strappato al governo di Washington e se dovesse succedergli qualcosa di brutto questi file sarebbero pronti a diventare di dominio pubblico. Greenwald ha detto:

"Edward ha preso precauzioni estreme per garantirsi che parecchie persone in varie parti del mondo avessero gli archivi e assicurare che le storie saranno inevitabilmente pubblicate"

In pratica, le persone destinatarie dei file per ora non possono aprirli perché hanno bisogno di una password e Snowden "ha organizzato le cose in modo che potranno accedere agli interi archivi".

La tattica è la stessa di Julian Assange e ora l'intelligence Usa oltre a dare la caccia a Edward e ai quattro laptop che ha portato con sé a Hong Kong, deve cercare di capire se è vero che esistono questi file criptati dell'archivio Snowden e chi sono i destinatari.
Greenwald ha detto di essere in possesso lui stesso di migliaia di documenti, molti di più di quelli che Dianne Feinstein, presidente della Commissione Intelligence del Senato, ha detto che sarebbero caduti nella mani di Snowden e cioè un paio di centinaia.

Snowden è in aeroporto a Mosca. La Casa Bianca chiede l'espulsione

25 giugno 2013 - Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato ufficialmente che Edward Snowden, la ormai famosa talpa del Datagate, è a Mosca, per la precisione nell'area transiti dell'aeroporto.
Putin ha detto che Snowden "non era atteso", ma lo considera un uomo libero, perché non ha commesso delitti e non ha avuto contatti con i servizi segreti russi, perciò non sarà consegnato agli Stati Uniti. Tra Russia e Usa non ci sono trattati di estradizione.

La Casa Bianca, però, ha chiesto al governo russo di espellere Snowden senza alcun ritardo e, attraverso la sua portavoce Caitlin Hayden, ha dichiarato che anche se non c'è un trattato sull'estradizione tra Russia e Usa, esistono "chiare basi legali" per allontanarlo dal Paese in base allo status dei suoi documenti di viaggio e alle accuse nei suoi confronti. Ricordiamo infatti che Snowden è senza passaporto, gli è stato ritirato dagli Usa.

Dalla Russia, però, sostengono che essendo in un'area di transito e non avendo passato il confine, Snowden non ha bisogno di visti o di altri documenti, può fare il biglietto e andare dove vuole. Insomma, si rischia l'incidente diplomatico con un ulteriore raffreddamento dei rapporti tra Washington e Mosca, mentre Snowden, con le dovute differenze, si ritrova in una situazione alla The Terminal.

Che fine ha fatto Edward Snowden?

25 giugno 2013: secondo il Ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, l'ex collaboratore della NSA non ha mai varcato il confine con la Russia. Il Ministro ha definito, per questo motivo, la richiesta di estradizione di Snowden da parte degli U.S.A. come

«infondate e inaccettabili»

così come

«i tentativi di accusare la Russia di violare le leggi americane, quasi in un complotto».

Sarà vero che Snowden non è mai entrato in Russia? E dove si trova, la ricercatissima talpa?

24 giugno 2013: una giornata davvero convulsa, per Edward Snowden e per tutti coloro che cercano di seguirne le tracce. Depistati tutti con una serie di voli non presi e di notizie non verificate, Snowden ha fatto comunque sapere, tramite Wikileaks, di stare bene. Ha chiesto asilo a vari paesi, non solo all'Ecuador: fra di essi l'Islanda, una possibile meta dell'ex tecnico della Cia. Che nel frattempo non ha fatto mancare nuove rivelazioni a proposito di Londra che spiava la Germania.

23 giugno 2013: Edward Snowden ha lasciato Hong Kong. Secondo i media cinesi, la talpa ha preso un aereo in direzione Mosca. In un primo momento è parso possibile che la sua destinazione finale fosse il Venezuela. Poi però è giunta la notizia di una richiesta d'asilo all'Ecuador, che già protegge Julian Assange. Vedremo quali saranno gli sviluppi.

22 giugno 2013: Edward Snowden è stato denunciato penalmente dai procuratori federali della Virginia. La notizia è un'esclusiva del Washington Post, che cita fonti ufficiali ma non autorizzate a commentare la vicenda, e dunque coperte da anonimato.

La talpa del Datagate, che ha appena fatto nuove rivelazioni che riguardano la Gran Bretagna, è stata accusata formalmente di spionaggio, furto e diffusione illecita di documenti di proprietà del governo.

In virtù di questa serie di capi di imputazione, il governo americano ha chiesto al governo di Hong Kong – dove si è rifugiato Snowden – di arrestare a titolo precauzionale la "talpa". Richiesta che dovrebbe poi precludere, se accolta, all'estradizione di Snowden.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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