Fermiamoci un attimo. Abbandoniamo la conta dei morti, i live blog, le dirette di Al Jazeera, le breaking news e gli aggiornamenti da Tripoli e Bengasi. Stacchiamo la spina per il tempo necessario a leggere questo post e proviamo a fare qualche riflessione leggendo il bell’articolo pubblicato oggi da Robert X. Cringely sul suo sito.
Ex reporter in Medio Oriente, Cringely racconta di aver conosciuto personalmente Gheddafi trentacinque anni fa. Nelle parole del giornalista, il giovane Colonnello era “molto pieno di sé“; tuttavia, l’ex reporter aggiunge di aver avuto l’impressione che la baldanza di Gheddafi fosse “all for show” e che non si prendesse molto sul serio…
Nell’analisi di Cringely, Gheddafi ha sempre giocato il ruolo del gigione, del personaggio sopra le righe, sempre pronto al colpo di teatro e al populismo più grossolano: una strategia comunicativa per migliorare la propria immagine e non apparire troppo truce agli occhi dei propri cittadini/sudditi. Ma, per recitare questo ruolo, c’è bisogno di personaggi come il maggiore Jalloud. Scopriamone di più dopo il salto…
Come fa notare Cringely, il potere di un dittatore richiede di essere mantenuto con la forza. E se il dittatore si occupa di retorica rivoluzionaria o di farsi amare dal popolo, qualcun altro deve occuparsi della repressione. Ed ecco che entra in campo il maggiore Jalloud.
Quando Cringely incontra Gheddafi, Jalloud è il braccio destro del dittatore. A differenza del Colonnello, racconta il giornalista, in lui non c’è traccia di “showbiz” né senso dell’umorismo, ma la semplice consapevolezza che il proprio ruolo è far durare il potere del tiranno il più a lungo possibile e nel modo più efficiente possibile.
“Fa paura, non è vero?” è la domanda che Cringely si è sentito fare da Gheddafi in riferimento al Maggiore. E la risposta è sì.
Cringely scrive che “all’origine di ogni decisione di Jalloud c’era l’opzione che qualcuno sarebbe morto o che, almeno, così doveva sembrare.” Così funzionano le dittature, più o meno a tutte le latitudini. Il tiranno deve limitarsi a fare show, discorsi pubblici, abbracciare i bambini, farsi fotografare in tende beduine o con abiti etno-africani.
In un gruppo musicale è il ruolo del frontman: senza di lui non c’è concerto né musica, perché l’attenzione del pubblico si concentra su di lui. Ma per dare il ritmo e far continuare il concerto ci dev’essere qualcuno meno appariscente, ma metodico come un bassista: qualcuno come il maggiore Jalloud.
Cringely scrive di non sapere se il maggiore sia ancora vivo. Ma questo non ha importanza. Persone come Jalloud non muoiono mai perché sono quelle che hanno mantenuto e mantengono in vita i regimi.
La loro impostazione del lavoro continua dopo di loro e loro stessi l’avevano già ereditata da altri. Sono impiegati della repressione, addetti alla catena di montaggio della conservazione del potere per il potere.
Sono l’espressione di quella che Hanna Arendt chiamava la banalità del male. Ai Tg della sera o alle prime pagine dei quotidiani vada pure il faccione plastificato di Gheddafi o Mubarak. Ma chi tiene in piedi la baracca sono i maggiori Jalloud.
Mitragliate ed Rpg sui dimostranti, spari sui cortei o sui funerali: secondo Cringely è tutto nello stile del Maggiore. E, nella sua analisi, tutto questo finirà solo quando cadrà il regime o saranno morti i leader della protesta. Nessuna soluzione intermedia.
Secondo Cringely, Gheddafi potrebbe riprendere in mano la situazione con un ennesimo colpo di teatro, riproporsi sulla scena politica dopo qualche cambiamento di facciata, attribuire tutta la responsabilità dei massacri ai Jalloud di turno, dopo averli magari giustiziati.
A volte succede. Il vecchio trucco dei sovrani e dei dittatori è fingere di non sapere nulla dei soprusi compiuti sui propri sudditi e incolparne sempre i propri collaboratori quando la situazione diventa insostenibile. In questo caso tuttavia, appare improbabile che il giochino possa riuscire.
E’ probabile invece che in Libia assisteremo presto a un cambiamento di regime sulla falsariga di Tunisia ed Egitto. Non è certo, ma è probabile. Tripudio della libertà, sventolii di bandiere, viva Facebook, viva Twitter e tante incognite in più sui nuovi assetti geopolitici della regione.
Ma, prima che questo avvenga, i Jalloud continueranno a vendere cara la pelle.
tatac
21 feb 2011 - 17:33 - #1Tutto il Nord Africa è in guerra… a breve se non cambiano i vertici toccherà anche all’Italia
rico
21 feb 2011 - 17:34 - #2sto guardando al jazeera (eng) e come al solito a fare la figura peggiore di tutti è l’italia, grazie a berlusconi e frattini.
si è da poco tenuta una riunione straordinaria a bruxelles di tutti i ministri degli esteri europei, e la stessa al jazeera sottolinea come frattini sia stato l’unico ministro a non condannare le repressioni sui manifestanti in libia.
poi hanno mandato un intero servizio sui rapporti tra berlusconi e gheddafi e sul fatto che l’italia è troppo legata alla libia in termini economici e finanziari, infatti basta vedere quello che è successo oggi alla borsa di milano, la peggiore di tutta l’europa, grazie sempre a berlusconi e alle sua amicizie.
boh1
21 feb 2011 - 17:53 - #3.eh certo il governo del “fare” essendo dal 94 , per gli scheletri dell armadio del nostro mullah berlusconi , visto malissimo e quindi essendo incapace di stringere vere alleanze e sinergie con le altre potenze moderne e civili, ha da 16 anni come unici veri alleati la libia e la russia. Gli unici che comprendono il nostro silvio e non hanno problemi mediatici apparendo in amicizia intima con lui.
Perchè ovviamente tutti gli altri leader di potenze democratiche manco pagando si farebbero ritrarre in intimità con un personaggio del genere.
Un governo degno di questo nome di fronte a una politica energetica già in buona percentuale in mano a un dittatore sanguinario e totalmente inaffidabile
lavorerebbe per liberarsi da tale giogo stringendo alleanze con altri fornitori ecc ecc..
ovviamente il silvio nazionale ha fatto l esatto opposto stendendo il tappeto rosso alla libia in campo finanziario energetico e politoc.
bravi berluschini questa è tutta per voi! godetevela ridicoli buffoni di corte :)
newsblogoit
21 feb 2011 - 17:55 - #4#1
beh non esageriamo…
Sicuro che è un periodo anche in italia di forti scossoni politici, ma al massimo salterà la poltroncina di silvietto!
smoth
21 feb 2011 - 17:55 - #5e immagino che al governo stiano già pensando a qualche mossa finanziaria d’urgenza per prevenire e arginare gli aumenti che ci saranno (petrolio in primis), e che leggi del tipo “immunità parlamentare” passino in secondo o terzo piano per il bene del paese.
sssi forse nei miei sogni.
nchomsky
21 feb 2011 - 17:58 - #6Mentre Francia e Germania assumono una posizione fortemente critica nei confronti del regime libico, il governo italiano “non interferisce” e diffida l’Europa dall’imporre il proprio modello a Tripoli
“L’Europa non deve esportare la democrazia”. Ne è convinto il ministro degli Esteri Franco Frattini che, a margine della riunione dei capi delle diplomazie europee a Bruxelles, è intervenuto sulla situazione libica. Frattini non condanna Gheddafi e avverte: “L’Europa non esporti la democrazia”.
Una dichiarazione lontanissima dalle posizioni espresse dai leader degli altri paesi europei, soprattutto alla luce del fatto che le forze armate italiane sono state mandate a “esportare la democrazia” in Iraq (per ben due volte) e in Afghanistan.
La linea del titolare della Farnesina sulla pesantissima crisi politica e sociale in Libia è quindi quella della non interferenza: “Noi vogliamo sostenere il processo democratico – continua il ministro – ma non dobbiamo dire ‘questo è il nostro modello europeo, prendetelo’. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership”.
Una posizione che stona con quanto espresso dai titolari della diplomazia di tutti i paesi europei e degli Stati Uniti. Solo per fare qualche esempio la Germania, per voce del ministro degli Affari europei Werner Hoyer, si è detta “preoccupata e indignata” per “la violenza impiegata dalle autorità dello Stato in Libia e in altri stati” del Nord Africa. Una posizione condivisa anche dalla Francia che con il ministro per le Politiche europee, Laurent Wauquiez, ha condannato l’uso della forza in Libia, definendolo “totalmente sproporzionato” e aggiungendo che i morti negli scontri fra dimostranti e polizia sono “assolutamente inaccettabili”.
Insomma, ancora una volta la diplomazia italiana non perde l’occasione di fare brutta figura davanti al mondo. Quella che sembrava solo un’infelice battuta di Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi aveva dichiarato “non voglio disturbare Gheddafi”, in realtà era una linea programmatica.
Che poi per Frattini Muammar Gheddafi sia un modello di democrazia è cosa nota da tempo. In un’intervista concessa a Claudio Caprara del Corriere della Sera il 17 gennaio 2011 e pubblicata sul sito del Mae (ministero degli Affari esteri) il capo della diplomazia italiana definisce il rais un modello di dialogo con le popolazioni locali per un paese arabo.
Nonostante la comunità internazionale condanni senza se e senza ma la violenta repressione in atto in Libia, il governo italiano sembra più preoccupato ad assecondare gli avvertimenti di Gheddafi sulle possibili ripercussioni sulle ondate migratorie provenienti dalla sponda sul del Mediterraneo. A tale riguardo, l’Unione europea ha riferito di aver ricevuto vere e proprie “minacce” arrivate da Tripoli che avrebbe convocato l’ambasciatore ungherese (paese presidente di turno dell’Ue), per riferire che il Paese non è più disposto a collaborare sul fronte dell’immigrazione se l’Europa continuerà a sostenere i manifestanti. Minacce simili, ha sempre riferito l’ambasciatore, sarebbero arrivate anche ad altre rappresentanze Ue in Libia.
Un messaggio che, se non a Bruxelles, qualcuno a Roma deve avere ascoltato con molta attenzione.
Le dichiarazioni di Frattini hanno provocato un vespaio di polemiche fra i banchi dell’opposizione. “L’Italia è l’unico paese in Europa che è stato a guardare”, dice Dario Franceschini, capogruppo del Partito democratico a Montecitorio che chiede a Silvio Berlusconi di utilizzare “il rapporto privilegiato con Gheddafi” perché si fermi la repressione nel sangue della rivolta libica.
Una posizione che viene rincarata da Felice Belisario, presidente dei senatori dell’Italia dei valori: “E’ inammissibile che l’Ue stia pensando di evacuare i suoi cittadini dalla Libia mentre per il nostro ministro degli Esteri dice di non interferire”.
Le opposizioni chiedono a Frattini di venire in aula a riferire e ad “assumersi la responsabilità del patto d’acciaio stretto per assecondare e proteggere Gheddafi – dice Belisario – quando la vita dei cittadini libici e dei nostri connazionali è in pericolo e le coste italiane rischiano di essere invase”.
Sulle strette relazioni che legano la leadership libica con il nostro paese è intervenuto anche Enrico Jacchia, responsabile del Centro di Studi Strategici, che in una nota mette in guardia il presidente del Consiglio dall’accogliere e ospitare in Italia il colonnello Gheddafi. “Se noi lo ospitassimo ci metteremmo in una situazione impossibile con il resto del mondo. Ma le alternative per Gheddafi sono poche”. Secondo l’esperto di strategia e difesa, è molto probabile che il rais, nel caso sopravviva e riesca a scappare da Tripoli, chieda asilo a Roma proprio in virtù dello stretto rapporto che lo lega con Berlusconi. E una decisione del premier di accoglierlo “ci metterebbe in una situazione impossibile con il resto del mondo”, dice Jacchia. Ecco perché secondo lui dovrebbe essere convocata una sessione di emergenza del Parlamento o almeno della commissione Esteri.
MA VERAMENTE LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI SENTE “SUO” UNA TALE “BUFFONATA” DI GOVERNO?
luca885
21 feb 2011 - 18:00 - #7#6 si nei tuoi sogni.
asterio
21 feb 2011 - 18:01 - #8tunisia, egitto, algeria, libbia, ora tocca all’italia, ultimo paese dell’africa del nord con ancora una dittatura (mediatica) in corso….
Ma il nostro dittatore è stato più furbo, ci ha impoveriti senza ridurci alla canna del gas, abbiamo ancora troppo da perdere e troppo poco da guadagnare, quindi riuscirà a campare ancora qualche bell’annetto!!!
asterio
21 feb 2011 - 18:07 - #9In effetti ha ragione Frattini: prima di esportare la democrazia in libia l’europa dovrebbe pensare a ridistribuire democrazia al suo interno, perché c’è un paese che pur facendo parte dell’Europa, della democrazia ha ormai calpestato gran parte dei valori…. indovinate di che paese sto parlando!!!
pigi
21 feb 2011 - 23:48 - #10Come no, dovevamo criticare la Libia di Gheddafi. Poi magari lasciava liberi i clandestini di salpare e ce la prendevamo con il governo per l’invasione.
Poi avremmo avuto una fonte di energia in meno, e naturalmente la colpa era del governo.
La Francia ha il nucleare quindi è più autosufficiente di noi. Noi invece non vogliamo il nucleare ma non vogliamo neanche essere dipendenti da Libia e Russia per l’energia.
Ecco quello che vogliamo: la manna dal cielo, il miracolo delle fiabe, come i bambini.
jimmix
22 feb 2011 - 02:08 - #11certo pigi L’Italia vuole le favole di Berlusconi hai proprio ragione… Ci porterà con sè nell’abisso ma tanto ciò che vuole Silvio è solo per il bene del paese… Amen
pigi
22 feb 2011 - 08:39 - #12#11 visto?
La colpa è di Berlusconi. Appiccano l’incendio e poi strillano che non si riesce a spegnerlo.
popart
22 feb 2011 - 09:25 - #13la vera paura e’ che la rivoluzione del nord africa sia telecomandata dagli integralisti islamici, di questo bisogna avere timore.
sergione1941
22 feb 2011 - 15:27 - #14#13
Evviva, una affermazione condivisbile!