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“La Libia è un paese dove non esiste opposizione”
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Scoprite perchè dopo il salto
In occasione del quarantennale della rivoluzione libica, solo poco più di un anno fa, il quotidiano on-line “L’Occidentale” scriveva della Libia:
In un paese dove non esiste opposizione e le uniche piccole e curiose forme di favore o dissenso verso il regime vengono espresse indossando rispettivamente la maglia della Juve (di cui Gheddafi tiene quote di minoranza) o quella dell’Inter (l’acerrima rivale), il leader non viene mai messo in discussione. A Gheddafi, che gioca il ruolo di federatore politico, tocca quindi il dosaggio di tempi e modi dell’apertura. La sfida della Libia di oggi rimane quella dello sviluppo
Considerando la situazione di questi ultimi giorni, con il paese in sollevazione e sull’orlo della guerra civile, si può affermare che L’Occidentale non ci aveva preso: per giustificare una tale esplosione, l’opposizione al Rais deve aver covato a lungo, senza trovare altri sbocchi.
E il commento di un lettore in calce all’articolo, datato 2 settembre 2009, ci ricorda che già all’epoca le affermazioni de L’Occidentale dovevano sembrare controverse a molti:
Per amore della mia parte politica posso capire e sopportare molto, ma l’elogio del dittatore solo perchè il nostro leader zoppicante ha commesso l’errore di dargli credito è francamente intollerabile
Insomma: un macroscopico errore di valutazione. Che dà però a L’Occidentale l’onore di essere il secondo quotidiano, dopo il ben più noto La Repubblica, a comparire sul veritometro di polisblog con la lancetta puntata sul falso.
sergione1941
25 feb 2011 - 15:20 - #1Dai giornali schierati, le bugie o le parziali verità, sono necessarie per mantenere la tiratura. Ogni giornale scrive per il target dei propri lettori. I stessi lettori acquistano un giornale per leggere solo quello che già conoscono o approvano.
Scemi o ipocriti sono chi li prende per oro colato.
nchomsky
25 feb 2011 - 16:17 - #2Tripoli, bel suol d’amore …
Contrariamente a quel che pensa lui, il presidente del Consiglio non è intercettabile. Non sapremo dunque mai cos’ha detto l’a l t ro giorno a Gheddafi, quando finalmente l’ha chiamato dopo giorni e giorni di astinenza telefonica motivata col fatto che “non voglio disturbarlo” mentre massacrava il suo popolo (non s’inter rompe un’emozione). David Riondino, sul suo blog nel nostro sito, l’ha immaginata così: “Non ti vorrei disturbare/ preferisco non chiamarti/ però continuo a sognarti/ non ti so dimenticare./ Tu rondine d’oltremare/ io gabbiano d’Occidente. Ti penso continuamente./ E tu, mi senti nel vento?/ Anche soltanto un momento/ mentre bombardi la gente?/ Mi pensi, tra vento e mare/ sparando sui funerali?/ Ma non vorrei disturbare/ preferisco non chiamarti)/ mando una stella a cercarti/ sperando ti raggiunga/ m’insegnasti il bungabunga/ come potrei non amarti?”. Com’è noto, B. dà il meglio di sé con i capi di Stato e governo esteri, meglio se tiranni. Gheddafi? “Un leader di liber tà”. Putin? “Un dono di Dio, democratico e a n t i c o mu n i s t a ” (era solo il capo del Kgb). Il bielorusso Lukashenko? “So che la sua gente lo ama, lo dimostrano i risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti”. Il kazako Nazarbayev? “Ho visto i sondaggi, hai il 92% di stima e amore del tuo popolo, un consenso che non può non basarsi sui fatti”. Il turkmeno Berdymukhamedov? “Carissimo, firmiamo anche un altro scambio: io le do Bondi e lei mi dà una sua ministra”. Memorabile la telefonata al venezuelano Chávez, altro noto campione di democrazia: “Ehi Hugo, ti passo una tua connazionale che è qui con me”. Era Aida Yespica, convocata per un vertice diplomatico. Chávez restò interdetto, non avendola mai sentita nominare. B. invece pensava che, siccome il Venezuela è notoriamente piccolo, si conoscano tutti. La scena ricorda quella di Totò e Peppino a Milano in cerca della malafemmina: “E che ci vuole a trovarla? Ci sediamo nella piazza principale e aspettiamo, prima o poi quella passa”. Ma anche Totò e Peppino si sarebbero arresi dinanzi all’ultima conversazione tra B. e Mubarak ricostruita con clamoroso autogol dalle indagini difensive di Ghedini e raccontata dal Corr iere. La pochade è degna di un altro classico della commedia all’italiana, Amici miei atto III, quando Celi-Sassaroli presenta agli altri “le mie nipotine da parte di fava”. 19 maggio 2010, Villa Madama, pranzo ufficiale tra il rais egiziano e il nano italiano, col contorno di Frattini, Galan, Bonaiuti, ambasciatori, consiglieri diplomatici, feluche, interpreti, badanti. A fine pasto B., per quanto sobrio, butta lì a Mubarak: “Sai, Hosni, conosco una tua parente molto bella, una certa Ruby…”. Mubarak – riferiscono i testimoni – non capì bene cosa stesse delirando il pover’uomo, non avendo parenti con quel nome. Poi s’illuminò: “Ah forse lei parla della nostra famosa cantante Ruby?” (Rania Hussein Mohammed Tawfik, in arte Ruby, che fra l’altro ha 29 anni). A quel punto B. abbozzò: “Ah, bè, allora ci informeremo meglio” (pluralis maiestatis per dire che la gaffe non era sua, ma del suo staff). “Ci fu una confusione fra le due Ruby, uno scambio di per sona”, ricordano unanimi i presenti alla scena. Figurarsi l’imbarazzo, almeno delle persone normali (dunque non di B., che anche se arrossisce lo fa sotto tre dita di cerone e nessuno se ne accorge). Otto sere dopo, anziché informarsi meglio, B. chiama la Questura spacciando Ruby per nipote di Mubarak allo scopo – ha stabilito la Camera con 315 voti sull’astuta mozione Paniz – di “tutelare il prestigio e le relazioni internazionali dell’Italia, giacché presso la Questura medesima era detenuta, a quanto poteva legittimamente risultargli, la nipote di un capo di Stato e s t e ro ”. Strano, visto che persino il presunto zio ignorava di avere una nipote di nome Ruby, per giunta marocchina e con famiglia a Letojanni (Messina). Ma il meglio della pochade è il finale: dei due, s’è dimesso M u b a ra k .(di Marco Travaglio su il Fatto)
nchomsky
25 feb 2011 - 16:34 - #3Tripoli, bel suol d’amore
Sai dove s’annida più florido il suol ?
Sai dove sorride più magico il sol ?
Sul mar che ci lega con l’Africa d’or,
la stella d’Italia ci addita un tesor.
Ci addita un tesor!
Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!
A te, marinaro, sia l’onda sentier.
Sia guida Fortuna per te, bersaglier.
Và e spera, soldato, vittoria è colà,
hai teco l’Italia che gridati:”Và!”
Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!
Al vento africano che Tripoli assal
già squillan le trombe,
la marcia real.
A Tripoli i turchi non regnano più:
già il nostro vessillo issato è lassù…
Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!
SmoQ
25 feb 2011 - 17:54 - #4Anche in Italia non esiste l’opposizione…ma per scelta&convenienza.
aldebaran85
25 feb 2011 - 19:56 - #5c’è democrazia quando:
- c’è una opposizione forte
- separazione dei poteri
in italia c’è democrazia?