Con la vittoria nelle primarie dell’Oregon, Barack Obama ha conquistato la maggioranza assoluta dei delegati, e questo è l’unico punto fermo della corsa democratica americana. Se da una parte il giovane senatore afroamericano sembra al riparo da una possibile rimonta “numerica” di Hillay, dall’altra parte, però, i giochi sembrano tutt’altro che chiusi.
Innanzitutto nello stesso giorno in cui Obama vince in Oregon, Hillary stravince con un netto distacco (+35%) in Kentucky. Sono entrambi stati a maggioranza bianca ma, mentre nel più istruito e meno religioso stato dell’Oregon il senatore nero ha avuto la meglio, nell’agricolo e conservatore Kentucky il colore della pelle di Obama potrebbe avere avuto un ruolo decisivo nella vittoria schiacciante della Clinton. In secondo luogo, ma di certo non in secondo piano, pare che numerosi elettori democratici (qualcuno dice fino al 30%) siano convinti a votare repubblicano se il candidato designato per i democratici fosse proprio Obama.
C’è inoltre la solita querelle dei “superdelegati” cioè delegati di partito che non sono vincolati nella scelta del candidato dal voto popolare. Anche tra questi Obama dovrebbe avere la maggioranza ma, i toni distesi del senatore, che ancora non si dichiara vincitore nonostante i numeri sembrano ormai incontrovertibili, la dice lunga sul suo stato d’animo: quello di chi sa che pur avendo vinto potrebbe non ottenere la nominations per motivi che vanno al di là dell’aritmetica.
“Hillary ha più possibilità di battere McCain” sembrano pensare molti elettori democratici, e la stessa signora Clinton lo ha ribadito più volte, anche perché lei ha vinto in Stati che nella corsa alla Casa Bianca “pesano” 300 voti elettorali, mentre quelli di Obama “pesano” solo 217. Per vincere il “Collegio Elettorale” e conquistare la poltrona di Presidente Usa ne servono 270. Poco importa quindi, sembra dire Hillary, chi vince le primarie se poi non può battere i repubblicani. Nonostante i democratici pare abbiano già decretato un vincitore, lei non mollerà.
Di certo terrà duro almeno fino a quando non verrà deciso cosa fare delle primarie contestate di Michigan e Florida (vinte da lei ma non conteggiate perché svoltesi in anticipo sui termini fissati dal partito). Di certo non mollerà fino all’esito del voto in Minnesota, Montana e Porto Rico, gli ultimi tre stati ad andare alle primarie. Di certo non mollerà fino alla Convencion, dove lei crede e spera che il voto popolare potrà essere ribaltato in suo favore in virtù di “ragioni superiori”. Di certo la telenovela continua.
Nel giorno in cui tutti i politici americani si uniscono per fare i migliori auguri di guarigione a Ted Kennedy colpito da un tumore al cervello, la partita delle primarie è tutt’atro che chiusa.
Foto: Daniella Zalcman | flickr
William Wallace
21 mag 2008 - 18:00 - #1Tanto vince McCain…
U___u
21 mag 2008 - 19:02 - #2ahahah si convinto!
Ewan J.
21 mag 2008 - 19:14 - #3anche qui staremo a vedere… probabilmente la clinton sarà costretta a mollare data la scarsità di risorse ancora disponibili. ma se la clinton ha finito i soldi, chiedetevi perché obama no e quali lobby lo finanziano
Casarik_90
21 mag 2008 - 19:34 - #4forse è ancora troppo presto per un presidente nero…
Ewan J.
21 mag 2008 - 19:37 - #5non è questione di nero, bianco, pene e vagina
la questione è che obama è un pivello, anche se pieno di grandi ideali
la clinton è un burattino, scelta solo perché popolare tra le desperate housewives
mccain, invece, è un repubblicano che poco ha a che spartire con bush, conservatore ma non dogmatico, un leader carismatico coi piedi ben piantati a terra
e poi, ha ricevuto la fiducia di giuliani, e tanto mi basterebbe, fossi statunitense, per votarlo
Casarik_90
21 mag 2008 - 20:12 - #6a me mc cain mi sa tanto di guerra fondaio…
Ewan J.
21 mag 2008 - 20:26 - #7mccain è un soldato, il che è diverso
per quanto riguarda la campagna elettorale e la politica militare usa, mc punta a un ritiro parziale delle truppe usa in iraq nel 2013