Un nuovo partito per gli ex An: nasce la Cosa Nera?

Il leader sarebbe Giorgia Meloni. Per la "nuova casa della destra" si punta al patrimonio di Alleanza Nazionale.

Della nascita di un partito che riunisca le mille anime disperse di Alleanza Nazionale (ex nel Pdl, La Destra, Fratelli d'Italia, Fli) se ne parla da parecchio tempo. Anche il leader era già stato individuato, nella persona di Giorgia Meloni, volto più o meno nuovo della destra italiana. Poi il tutto era stato bloccato dal ritorno in grande stile di Silvio Berlusconi che aveva congelato la situazione salvando il Pdl.

Ma adesso che è lo stesso Berlusconi a voler tornare a Forza Italia e che le amministrative 2013 hanno dato una batosta al centrodestra (un 16-0 che, secondo Andrea Rochi, "ha chiuso un capitolo della storia italiana"), l'argomento torna d'attualità. Ieri pomeriggio si sono trovati parecchi ex sodali di Gianfranco Fini, tra cui Altero Mattioli, Andrea Ronchi, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno, per parlare di un nuovo progetto costitutivo, che però potrebbe anche "essere interno al Pdl".

Molto più audaci sono invece i piani di Ignazio La Russa, che vuole far tesoro dell'esperienza di Fratelli d'Italia per allargarsi e fondare un partito che diventi la nuova casa della destra. Leader, sempre Giorgia Meloni. Queste le parole di La Russa: "Bisogna prendere atto che il centrodestra così com'è, con i soli colpi di reni di Berlusconi, ma senza Bossi e Fini, non ha più la maggioranza in Italia. Ci vuole un nuovo sistema di centrodestra che comprenda non solo ciò che uscirà dal Pdl, ma anche tutta un'area extraberlusconiana. Nella quale ci sta anche Tremonti".

Tremonti a parte, il progetto di La Russa è quello più convincente: ha l'obiettivo di far tornare all'ovile tutti gli ex An e comprendere nuovi elementi come, appunto, Tremonti o Magdi Allam. "Ripartiamo dalle tesi di Fiuggi rifacendoci al modello culturale interpretato oggi da Marcello Veneziani e ieri da Papini, Prezzolini e D'Annunzio", vola alto La Russa. Che per riuscire nel suo progetto deve necessariamente includere gran parte dei membri della fondazione che gestisce i beni di Alleanza Nazionale, in modo da avere a disposizione per il nuovo partito un patrimonio immenso, come spiega il Corriere.

L'organismo conta 500 soci, con un comitato di gestione nel quale figurano gran parte di quelli che erano i "colonnelli": dallo stesso Alemanno ad Altero Matteoli, da Maurizio Gasparri a Ignazio La Russa, dal finiamo Donato Lamorte al presidente Franco Mugnai [...]. Si parla di circa 80 milioni "liquidi" più altri 480 in proprietà, un bottino che è indivisibile e che - spiega uno dei soci fondatori della fondazione - può essere usato solo per iniziative legate al futuro della destra".

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