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Guerra di Libia: il trattato di amicizia e il patto di non belligeranza

Pubblicato: 22 mar 2011 da paganini

Commenti dei lettori

La nuova Guerra di Libia, in cui forse siamo coinvolti e forse no, continua nell’indeterminatezza di cause, obiettivi, ragioni e torti, verità e bugie colossali. Quello che avviene a sud di Lampedusa è singolare sotto molti aspetti. Uno di questi riguarda il rapporto tra l’Italia e la Libia.

Solo pochi mesi fa il colonnello Gheddafi è stato ricevuto a Roma con tutti gli onori: un grande statista africano che ha potuto piantare le sue tende a Roma e tenere una conferenza sul Corano a centinaia di piacenti accompagnatrici appositamente pagate. Per festeggiare il trattato di amicizia con la Libia l’Italia ha pure inviato sui cieli di Tripoli le sue Frecce Tricolori.

A proposito di quel trattato di amicizia, che all’Italia è costato circa 5 miliardi Marco Travaglio ci ricorda oggi sul Fatto, che una delle clausole recita: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”. Nell’aprile del 2009, quando in Parlamento Pdl, Lega e Pd votarono questa porcata, l’Italia si è dunque impegnata a difendere la Libia, anche a costo di ostacolare la Nato non concedendo le proprie basi.

Oggi invece tutto è cambiato. Viene da chiedersi come mai nell’aprile del 2009 Gheddafi (al potere da 40 anni senza alcun mandato popolare) fosse un alleato da difendere mentre oggi si è trasformato in un dittatore assetato di sangue, da abbattere con le armi. Voi lo avete capito?

Foto | Flickr

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10 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di boh1

    boh1

    22 mar 2011 - 11:40 - #1
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    io sì l ho capito ..è molto semplice berlusconi per cultura e affinità intellettuali va d accordissimo con i dittatori o governanti illiberali , per ovvie ragioni d immagine da sempre snobbato dai politici moderni di paesi civili ed avanzati , ha trovato come suoi migliori alleati gheddafi e putin che non hanno certo questi problemi :)

  • Profilo di paolo192

    paolo192

    22 mar 2011 - 11:47 - #2
    1 punto
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    Saremo SEMPRE GLI STESSI…

    aprile 1915: per una settimana l’italia alleata contemporaneamente di Inghilterra e Austria;
    settembre 1943: lasciamo perdere…;
    marzo 2011: mandiamo gli aerei da guerra, “ma non spareranno”…

    non cambieremo mai!

  • Profilo di Doctz

    Doctz

    22 mar 2011 - 12:32 - #3
    -1 punto
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    Meglio un Gheddafi alla guida che garantisce cmq ordine che un nuovo Afganistan o Iraq a due passi da casa nostra. Io non ce li voglio i fondamentalisti islamici a 100km da casa, non so voi. Ha garantito ordine e gli interessi italiani.. e non va bene..

    Qualcuno qui dentro spera che entrati i ribelli le cose possano cambiare e/o migliorare.. poveri illusi..

  • Profilo di turinos

    turinos

    22 mar 2011 - 12:40 - #4
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    Vabbè comun

  • Profilo di turinos

    turinos

    22 mar 2011 - 12:48 - #5
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    Scusate volevo dire che non è che se un despota comincia a sterminare il suo popolo noi solo perchè abbiamo stretto un accordo di non belligeranza dobbiamo restare per forza indifferenti. Sono sicuro che se noi avessimo fatto finta di niente come la Germania ci sarebbero stati quelli che avrebbero criticato questa anche questa scelta. E comunque si tratta di un’operazione autorizzata dall’Onu, non siamo entrati in guerra di nostra iniziativa. Dalle ultime parole di frattini si capisce che noi siamo perfettamente in linea con ciò che era doveroso fare, ne di più ne di meno.
    http://www.asca.it/news-LIBIA__FRATTINI__CON_COMANDO_NATO_REGOLE_E_SERIETA__(1_UPDATE)-1001294-ORA-.html

  • Profilo di josif

    josif

    22 mar 2011 - 12:52 - #6
    0 punti
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    Taurinos;

    in linea con quanto doveroso fare, doveroso per chi? Doveroso per che cosa? Non è che se le baggianate le dice Napolitano diventato parole sagge, sempre baggianate restano!

  • Profilo di raptolino

    raptolino

    22 mar 2011 - 13:19 - #7
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    Ma nessuno che abbia il coraggio di dire:
    “Signori, la Libia è stata italiana, Gheddafi garantiva una certa pace (nel senso che non era estremista islamico), adesso che è palese che Gheddafi se ne deve andare, L’Italia si prenderà cura della Libia personalmente, vuoi per motivi storici, vuoi per una certa vicinanza”

    Ma la destra che fa? è ancora li a parlare della campagna pubblicitaria di Ikea a Catania? le palle le tirano fuori quando?

  • Profilo di smoth

    smoth

    22 mar 2011 - 16:20 - #8
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    Gheddafi forse garantiva una certa pace con l’Italia perchè ci guadagnava da noi. Basta guardare i 5 miliardi regalati, e sicuramenti tante altre richieste passate e accontentate. E continuava a prenderci in giro come il bacia mano di qualcuno, il controllo delle coste per impedire l’immigrazione (e sparando alle nostre navi), l’aver promesso e non mantenuto di non festeggiare il giorno della vendetta (festeggiato anche l’anno scorso).

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    22 mar 2011 - 16:30 - #9
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    Il Grande Jettatore:

    Claudio Rinaldi si domandava spesso come mai gli oppositori di B. non insistano mai su un argomento a presa facile e rapida, per un popolo superstizioso come il nostro: l’indiscutibile e formidabile potere jettatorio del Cavaliere. Non su tutti, si capisce: a se stesso ha sempre portato buono, mentre agli altri, cioè a tutti noi, ha sempre menato gramo. La cronologia parla da sé. 1994: B. è al governo da un mese e l’Italia perde in malo modo il Mondiale di calcio; cinque mesi dopo si scatena sul Nord Italia un’alluvione da paura; poi Bossi gli stacca la spina. Seguono cinque anni relativamente tranquilli, durante i quali l’Italia entra persino in Europa e Mediaset entra persino in Borsa. 2001: è tornato al governo da quattro mesi, ed ecco l’11 settembre, seguito dalle guerre in Afghanistan e in Iraq con tutti gli annessi e connessi, comprese le sconfitte dell’Italia agli Europei e ai Mondiali di calcio. Nel 2006 torna Prodi e l’Italia vince i Mondiali di Germania. Nel 2008 il Cainano rientra a Palazzo Chigi ed ecco abbattersi sul pianeta la più devastante crisi finanziaria dal 1929. Gli amici Blair e Bush, reduci dalle scampagnate col terzo B., chiudono le rispettive carriere inseguiti dai loro popoli inferociti. Nel 2010 l’Italia perde il solito Mondiale. Lui frattanto chiama la questura per spacciare Ruby per la nipote di Mubarak e al raìs egiziano, al potere da trent’anni, cominciano a fischiare le orecchie. Poi spiega che il bunga-bunga gliel’ha insegnato Gheddafi, al quale cominciano a prudere le terga. Tanto più che B. gli ha appena baciato l’anello. Nella conferenza stampa di fine anno B. dichiara orgoglioso: “Sono amico personale di Mubarak, Ben Alì e Gheddafi”. I tre sventurati non fanno in tempo a toccarsi e vengono travolti l’uno dopo l’altro dalle rivolte popolari in Egitto, Tunisia e Libia. Putin sospende prudenzialmente tutti gli incontri con l’amico B. e, per precauzione, gli fa rispondere al telefono da un bravo imitatore. Non sia mai che il contagio si trasmetta anche per via vocale. Intanto B. annuncia il ritorno al nucleare dopo 24 anni: gli effetti si fanno subito sentire a Tokyo, con l’esplosione della centrale di Fukushima col contorno di terremoto e tsunami. Ora Gheddafi fa lo slalom fra le bombe e i missili che gli sganciano i caccia occidentali, compresi i nostri. Non che il Colonnello sia un campione di coerenza e di affidabilità: ma, in confronto al nostro, lo diventa. Meno di tre anni fa, B. aveva firmato con lui, a Bengasi, un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione” che prevedeva – oltre a 5 miliardi di dollari di danni coloniali in cambio del blocco dei flussi migratori – l’impegno di ciascuno dei due paesi a non impicciarsi negli affari interni dell’altro: “Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” (art. 2). Con tanti saluti ai diritti civili e umani: “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”. Non solo: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” (art. 4). Cioè l’Italia diventava alleata della Libia, ma anche della Nato nemica della Libia. E B. s’impegnava a non fare nulla di ciò che sta facendo contro la Libia. Il Parlamento italiano ratificò il tutto nell’aprile 2009 (Pdl, Lega e Pd). E il povero Gheddafi si fidò. Peggio per lui. Doveva saperlo che già prima di B. l’Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’ha iniziata. Ora, con B., ci superiamo: restiamo alleati di Gheddafi (come da Trattato), però lo bombardiamo. Ma solo un po’.(di Marco Travaglio su Il Fatto di oggi)

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    23 mar 2011 - 14:50 - #10
    0 punti
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    Non avrai altro nano
    di Marco Travaglio
    Ipacifisti di destra sono uno spettacolo
    impagabile. Meglio della foca ammaestrata che
    palleggia col muso. Ce la mettono tutta,
    poveretti, per nobilitare la loro battaglia contro
    l’intervento in Libia per compiacere B., scavalcato
    da Sarkozy, da Cameron, dai danesi e dal primo che
    si sveglia la mattina. Ma, essendo nuovi del mestiere,
    i guerrafondai travestiti da Gandhi non trovano
    proprio le parole. Come tutti i neofiti, mancano dei
    fondamentali. Talvolta, sentendosi parlare, scappa
    da ridere anche a loro. Ferrara, Feltri, Belpietro,
    Sallusti, Allam, Ostellino e le due vedove
    inconsolabili di Craxi, Boniver&Maglie. In questi
    dieci anni si son bevuti di tutto senza un plissè: le
    palle sulle armi di distruzione di massa, sull’alleanza
    Saddam-Bin Laden, sulla “guerra al terrorismo” e
    l’“esportazione della democrazia” e sulla “missione
    di pace” a Baghdad e Kabul. Han digerito di tutto,
    senza neanche un ruttino: le torture di Abu Ghraib,
    gli arresti illegali a Guantanamo, le bombe al fosforo
    su Falluja, le stragi di centinaia di migliaia di civili.
    Ora, all’improvviso, in prodigiosa coincidenza con
    la bottega di B., fremono di sdegno per qualche raid
    sulla Libia. Ferrara rimpiange “il guerrafondaio
    Bush”, altro che il mollaccione di Obama. Gli sfugge
    che in Iraq gli anglo-americani se la son data a
    gambe e in Afghanistan i talebani sono più forti di
    prima. Poi definisce l’operazione Libia
    “politicamente dubbia e ambigua” d ov u t a
    all’“attivismo sconsiderato” di Sarkozy: ma lo stesso
    si può dire di dieci anni di inutili massacri in Iraq e
    Afghanistan per soddisfare l’invidia del pene di un
    minus habens come George W. La Maglie, esperta di
    esteri e note spese, osserva che “Gheddafi con
    l’islam civettava ma dei fondamentalismi era
    avver sario”: già, esattamente come Saddam. Feltri è
    contro i raid perché “Gheddafi ce la farà pagare con
    azioni terroristiche”. Oh bella, è quel che è accaduto
    a Londra e Madrid proprio a causa della “guerra al
    ter rorismo” di Bush-Blair-B.: ma chi diceva che era
    meglio starsene a casa era accusato di “subire il
    ricatto dei terroristi”, anzi di essere amico loro.
    Magdi Cristiano Allam scrive sul Giornale che “a
    vincere saranno gli integralisti islamici… l’opposto
    dei proclami ufficiali di Sarkozy e Obama”. Ma va?
    Non è quel che è accaduto dopo dieci anni di
    esportazione della democrazia tra gli applausi di
    Magdi, di Cristiano e di Allam? Belpietro e Sallusti
    han tentato, all’inizio, di parlar d’altro (mercoledì
    titolavano: “Bocchino inguaiato dalla moglie” e “La
    moglie sbugiarda Bocchino”). Poi han dovuto
    rassegnarsi a parlare della Libia, facendo lo slalom
    parallelo con B. Un’escalation impagabile. Il Giornale:
    “Via alle bombe su Gheddafi”, “Costretti alla
    guer ra”, “Fate in fretta”, “L’Italia si blinda”, “L’Italia
    bombarda la Francia”. L i b e ro : “Ci mancava solo la
    guerra al beduino”, “Bombe e affari loschi”, “A loro il
    petrolio, a noi i clandestini”. Ostellino, quello che
    minimizzava financo le torture di Abu Ghraib,
    domanda “che senso ha intervenire contro il
    ‘t i ra n n o ’ Gheddafi dopo averlo sostenuto a lungo?”,
    senza precisare chi l’ha sostenuto a lungo né
    spiegare che senso avesse intervenire contro
    Saddam dopo averlo sostenuto a lungo. E s’indigna
    perché “in Libia sì e in altre parti del mondo, dove si
    sono consumati autentici genocidi, no”, insomma è
    “un’iniziativa para-coloniale all’insegna d’i n t e re s s i
    nazionali accuratamente celati all’opinione
    p u bbl i c a ”: le stesse cose si potevano dire per l’I ra q ,
    ma lui se ne guardava bene. Il più tenero è Sallusti
    che, anche nell’epocale crisi nordafricana, bada al
    sodo: il padrone. Quel nanerottolo di Sarkozy voleva
    oscurarlo, “prenderci per i fondelli”, “fare il furbo” e
    papparsi “petrolio, gas e affari”. Ma “non è facile
    mettere Berlusconi alla porta… quella vecchia volpe
    ha fiutato una brutta aria”, “fatto terra bruciata” e
    “circondato Sarkozy”. “Poche ore e l’Italia ha ripreso
    in mano la situazione” perché, avverte zio Tibia, “il
    futuro della Libia è soprattutto affare nostro”. Che si
    sappia: non avrai altro nano all’infuori di lui.