
La domanda è semplice da formulare quanto imbarazzante: ma perché il Giornale pubblica Gheddafi? Se lo chiede, con qualche buona ragione, Il Fatto quotidiano, facendo riferimento all’iniziativa del Giornale di famiglia di portare in edicola (e pure a pagamento) il Libro Verde di Gheddafi
Pubblicato nel 1975, a sei anni dal golpe che portò Gheddafi al potere, è la base del programma politico del rais, programma che aveva l’ambizione di essere un’alternativa al socialismo sovietico e al capitalismo occidentale.
Difficile immaginare l’attualità di un programma politico pubblicato oltre 30 anni fa da un uomo che non è mai passato per le urne. Altrettanto difficile capire a cosa possa servire dare spazio alle sue teorie politiche mentre gli si sta facendo la guerra: nel migliore dei casi quelle teorie erano sbagliate, nel peggiore non sono state applicate e difficilmente potranno essere concretizzate oggi. In ogni caso difficile che il Libro Verde possa fornire utili ispirazioni.
La spiegazione del retrogrado quotidiano è: Il Giornale lo ripubblica come documento utile a capire la psicologia del dittatore. In realtà sarebbe più interessante capire quale sia la psicologia del presidente del Consiglio Berlusconi, che prima omaggiava Gheddafi col baciamano, concedendogli 5 miliardi di dollari di indennizzi e ora gli spedisce i suoi saluti attraverso i Tornado. Presto in edicola un volumetto sulla politica estera di Silvio?
borgotorto
27 mar 2011 - 10:50 - #1Quando l’Italia fu ammessa nall’area Euro la palese difficolta’ dei nostri conti pubblici fu superata per due considerazioni.La prima la stima per lo spessore etico e professionale dei nostri rappresentanti purtroppo mai piu’ avvenuto, la seconda per creare un cuscinetto alle spinte migratorie magrebine.Oggi si ripetono quelle condizioni in maniera piu’ impellente e tragica.Una nazione viene chiamata sul palcoscenico dalla Storia.Occorre presentarsi con dignita’ e fermezza senza mostrarsi divisi da impulsi vernacolari che la politica globale non capirebbe.Chi ci rappresenta deve avere il conforto d’una intesa unitaria: per me come tanti il Presedente del consiglio deve andarsene,ma oggi quando si riunisce nelle sedi europee per queste vicende occorre abbia il consenso di tutte le forze politiche senza se e senza ma
nchomsky
27 mar 2011 - 10:58 - #2Sotto vuoto Frattiniano
Aristotele sosteneva che il vuoto non esiste, perché la natura lo aborrisce (“horror vacui”) e corre a riempirlo di materia. Ma nel ‘600 Evangelista Torricelli lo smentì con il celebre esperimento del tubo pieno di mercurio con un’estremità aperta e infilata in una vasca anch’essa piena di mercurio. Ma solo perché non era ancora nato Franco Frattini. Altrimenti Torricelli si sarebbe risparmiato tanta fatica e la scienza tanti secoli di estenuanti diatribe. Da anni ormai il volto di Frattini Dry, espressivo quanto un termosifone spento, viene usato come prova vivente (si fa per dire) del vuoto torricelliano nelle scuole che, a causa dei tagli, non possono permettersi tubi e vasche di mercurio. Figurarsi lo stupore del mondo accademico e pure diplomatico, nell’apprendere dalla viva (si fa sempre per dire) voce del ministro degli Esteri che egli ha “delle idee”. L’ha rivelato l’altroieri, quando Francia e Gran Bretagna hanno annunciato un’iniziativa a due sulla Libia in vista della riunione Nato di martedì, scordandosi di invitarlo: “Anche l’Italia ha le sue idee e le sue proposte e le farà valere nelle sedi opportune discutendole con i nostri par tner”. Il guaio è che i “nostri partner”, ammesso e non concesso che noi abbiamo “idee” e financo “p ro p o s t e ”, non paiono interessati ad ascoltarle né tantomeno a discuterle. Si accontentino del baciamano di B. a Gheddafi. Resta da capire quali siano le “sedi opportune” in cui l’inutile Frattini potrà “farle valere”. Forse le nevi della Val Badia, dov’è un apprezzato maestro di sci. O forse gli atolli dei Caraibi, dov’è solito abbronzare la fronte inutilmente spaziosa con l’ausilio di unguenti Coppertone durante le più acute crisi internazionali. La notizia che il pelo superfluo del governo italiano “ha delle idee” ha seminato sgomento nelle cancellerie, abituate a considerarlo – come rivela Wikileaks – “un fattor ino”: ora di B., ora di Putin, ora di Gheddafi. Lo stesso Frattini Dry è rimasto sconvolto dalla propria rivelazione, non avendo mai sospettato neppure lui di “avere delle idee”. La politica estera (si fa ancora per dire) dell’Italia l’aveva sempre fatta B. Ma ora che il Cainano s’è improvvisamente eclissato, in attesa di capire chi vince fra Gheddafi e i ribelli, la stampa che di solito snobbava F.F., anzi lo trapassava proprio come fosse trasparente, ha cominciato a notarlo, ad avvicinarglisi e a porgli addirittura delle domande. Così, purtroppo, lo sventurato risponde. Ma, non essendo abituato, dà fiato alla bocca emettendo suoni sconnessi che nessuno può pretendere rispondano ai normali criteri della coerenza. Un giorno addita Gheddafi a “esempio” di democrazia e riformismo. Un altro invita l’Europa a “non interferire in Libia, non siamo noi a dire chi deve restare e chi se ne deve andare”. Poi all’improvviso intima: “La comunità internazionale è coesa sul principio che Gheddafi se ne deve andare”. Perciò i “par tner” fanno a meno delle sue idee: per evitare la labirintite. Anche B. non lo regge più: “Sono Frattini e La Russa che mi hanno trascinato in guerra”, si sfoga furente prima di chiudersi nel più impenetrabile silenzio. Intanto i suoi giornali tifano per Gheddafi e Il Giornale di Olindo Sallusti distribuisce addirittura il Libretto Verde alla modica cifra di 2,80 euro. Ma F.F. spiega così l’afasia di B.: “Il premier tace perché condivide il mio lavoro”. Strano: di solito, se uno condivide il lavoro di un altro, si congratula. Invece B. adotta il silenzio-assenso, piuttosto insolito per uno che non tace neanche quando dorme. Ma al fattorino piace crederlo. Ed escogita un’altra idea geniale: 1.500 euro a ogni profugo che se ne va: Bossi gliela fulmina con una pernacchia. Intanto Frattini Dry, insieme con Maroni, riappare a Tunisi accanto a Tarak Ben Ammar: i due fanno di sì col capino mentre il vecchio socio di B. dà loro la linea. Tutto è finalmente chiaro: il vero ministro degli Esteri italiano è lui. Aveva ragione Aristotele, il vuoto non esiste. Appena compare Frattini, arriva Tarak e lo riempie. (di Marco Travaglio su Il Fatto)
billy-belial
27 mar 2011 - 12:52 - #3Fra un po’ sul Giornale Libero scriveranno che in virtù della fraterna amicizia fra Berlusconi e Gheddafi l’Italia avrebbe dovuto mandare le proprie truppe per combattere accanto ai soldati del raìs, e magari anche contro inglesi, francesi ed americani
dreed81
27 mar 2011 - 16:45 - #4Il Giornale e Libero sono utile solo nel CESSO !!!
sirio60
28 mar 2011 - 00:00 - #5Anche in questa vicenda siamo bravi come sempre a estrarre il peggio, perdendo di vista il reale problema.
I Francesi sono un popolo altruista.
Libertè Vogliono ristabilire la libertà??????
Egalitè Vogliono ristabilire l’uguaglianza????
Fraternitè Vogliono ristabilire la fratellanza fra i popoli????
Salvo poi chiudere le frontiere agli immigrati o rifugiati.
Come finirà???? Alla Francia il petrolio e all’Italia i rifugiati!!!!!!!
E noi, saremo soddisfatti per aver sputt….anato come al solito questa povera Italia.