Tutti i processi a carico del Cavaliere
Il presidente del Consiglio può salvare l'Europa?
Parte o no la stagione delle riforme? Si fa o no il…

Un bel cambiamento: Mario Monti sulla copertina di Time è l’uomo che può salvare l’Europa. Silvio Berlusconi, nel numero in edicola il 21 novembre 2011 era “the man behind the world’s most dangerous economy”, l’uomo dietro alla più pericolosa economia del mondo, quella che rischiava di affondare l’Europa.
Questo a proposito della buona stampa di cui gode Monti oltreoceano, di cui vi avevo già raccontato stamattina. Insomma, a vederle affiancate le due cover fanno un certo effetto, e si sommano agli attestati di stima di The Economist e del Financial Times, secondo cui l’Europa poggia sulla spalle di Monti.
Update 10-2-2012, ore 0.37
Su Blogo.it l’approfondimento sul vertice Usa-Italia tra Barack Obama e Mario Monti.
Parte o no la stagione delle riforme? Si fa o no il primo vero passo abolendo il Porcellum e varando una nuova legge elettorale democratica?
I partiti (della cosiddetta maggioranza) fanno melina e non si capisce bene se davvero Pier Luigi Bersani crede a un accordo possibile con Silvio Berlusconi. E’ vero, gli incontri si susseguono, ma, al di là delle tante promesse, non c’è intesa neppure fermandosi a metà strada, cioè un mix fra il sistema spagnolo e quello tedesco.
E’ insomma oramai evidente che il Pdl la riforma elettorale non la vuole, caso mai “concede” solo una riverniciata a quella attuale, produttrice del parlamento dei “nominati” e causa non secondaria del solco fra cittadini e politica. Per salvarsi la faccia, Berlusconi rilancia più in alto, sì alla riforma elettorale ma nel contesto di una più ampia riforma costituzionale. Campa cavallo, che l’erba cresce!
Gli italiani vogliono cancellare il Porcellum? La risposta dei “berluscones” è: “Chissenefrega!”. Forse questa è la strada che riporta Umberto Bossi ad Arcore, per riabbracciare il Cavaliere e ricostruire l’asse dei bei tempi andati. E Bersani rincorre: ieri il Senatur, oggi il Cavaliere. Chi resta con il cerino in mano?

Non è la prima volta che Silvio Berlusconi veste i panni dello statista di alto profilo. L’aveva già fatto nel 1998 con la famosa bicamerale e la complicità di Massimo D’Alema e ci aveva riprovato nel 2008 dopo le elezioni vinte contro il Pd dell’allora leader Walter Veltroni. E sappiamo com’è andata a finire in entrambe le occasioni.
Sta succedendo di nuovo: dopo le interviste al Financial Times e a The Atlantic l’ex premier continua a perseguire la “linea morbida” con cui vuole far dimenticare la pessima conclusione della sua legislatura proponendosi come padre nobile della destra italiana, riprendendo i mani le redini del partito, cambiando atteggiamento nei confronti di Monti e proponendo patti di vario tipo e natura con il Pd. Ma qual è l’obiettivo finale del Cavaliere e del suo improvviso cambio di strategia? Le ipotesi fatte fino a questo momento sono tre: la Fondazione Berlusconi come primo passo per un ritorno a un partito simile alla Forza Italia della prima ora, la nomina a Senatore a vita e lo scranno più alto della Repubblica, il Quirinale.
Della Fondazione Berlusconi ha parlato per primo Alessandro Sallusti sul Giornale, spiegando come Berlusconi veda ormai perso il Pdl, a causa della incapacità di Alfano nel tenere in mano il partito, della lotta generazionale in corso e della difficile convivenza tra gli ex Forza Italia e gli ex An. Per questo motivo l’ex premier starebbe dando vita a una fondazione a lui intitolata.

Manca meno di una settimana alla deadline e gli interrogativi sulle intenzioni del governo si fanno sempre più consistenti, così come le pressioni da una parte e dall’altra. Entro il 15 febbraio, infatti, il premier dovrà dare l’ok (o meno) alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020. Il precedente governo si era dimostrato favorevole, portando così alla nascita di un comitato promotore, ma ora tutto è tornato in gioco: Monti sembra molto preoccupato per le ripercussioni della candidatura olimpica di Roma sui conti italiani.
Mentre ieri sui principali quotidiani compariva un appello di 60 atleti per il sì del governo, Legambiente indirizzava a Monti una serie di preoccupazioni sulla sostenibilità del progetto, e l’ex oro olimpico Pietro Mennea affermava che per la Grecia i Giochi sono stati la causa della crisi economica. Ma dov’è la verità?
Le dichiarazioni di Mennea appaiono esagerate, se non altro dal punto di vista cronologico: le Olimpiadi di Atene risalgono al 2004, la crisi al 2009-10. È vero che i costi fuori budget dei giochi hanno inciso sul rapporto deficit/Pil portandolo oltre la soglia di guardia, al 6,1%, ma quando la crisi è scoppiata il rapporto era ormai al 12,7%, a causa di corruzione e sprechi, tutte cose in cui in Italia ce la caviamo benissimo anche senza Olimpiadi.
Continua a leggere: Roma 2020, aspettando il sì (o il no) di Monti
Punto primo: da queste note quotidiane non si vuole assolutamente aumentare la canea dilagante che abbaia alla casta politica per la distruzione dei partiti e dare via libera ai “poteri forti” e alle oligarchie finanziarie ed economiche.
Punto secondo: senza i partiti non c’è un Paese migliore, c’è la dittatura, con la fine della democrazia, della libertà e dei diritti. Punto terzo: la logica del tutti uguali porta al qualunquismo, quindi al disimpegno, non migliora la situazione e non colpisce la casta. Ciò non significa chiudere gli occhi e permettere la degenerazione politica e istituzionale in corso.
Con altrettanta chiarezza va posta una domanda: cosa sono oggi in Italia i partiti? Sostanzialmente macchine di potere e di clientela, gestiscono interessi più disparati, anche loschi, lontani dagli interessi generali e lontani dalla gente comune e dai loro problemi, con dirigenti cooptati, carrieristi e criccaroli, con poche idee, programmi confusi e da camaleonti, ideali, sentimenti e passione civile pari a zero. Questo è il quadro oggi, con le eccezioni che confermano le regole.
Siamo giunti al punto che un figuro quale il senatore Lusi (fino all’altro ieri riverito e omaggiato da chi oggi ne prende le distanze), reo confesso per l’affaire dei 13 milioni, fa l’offeso,borbotta, minaccia, e ha la faccia tosta di voler fare ricorso in tribunale.
Ma siamo anche giunti al punto in cui segretari generali di partito ed esponenti di vertice dicono di “non sapere”. Delle due l’una: o sono corresponsabili e mentono sapendo di mentire, o davvero “ignorano” lo stato e la gestione finanziaria dei partiti nei quali vivono e sguazzano da decenni.
Comunque sia, se non penalmente colpevoli (spetta ai Tribunali decidere), invece di leader, questi signori del potere e dei privilegi, sono politicamente una ciofeca e quanto meno inadeguati come dirigenti. Pretendono di dirigere una Nazione (siedono in Parlamento e/o nelle poltrone di governo) quando non sono in grado neppure di gestire un banchetto per la vendita di frutta e verdura.
Che cosa si diranno Barack Obama e Mario Monti? La visita del presidente del Consiglio italiano negli states non è solo una visita bilaterale Usa-Italia, è più un incontro tra due leader continentali. Come riportato da analisti citati da Business Week, non c’è leader europeo che conosca meglio di Monti l’economia globale, e non c’è leader europeo che abbia impressionato l’eurozona quanto lui negli ultimi mesi.
Con misure estremamente discusse all’interno, che hanno scatenato una conflittualità sociale che non vedevamo da tempo - i blocchi autostradali chi se li ricorda più? Sepolti sotto la neve? Ma non pensiate che sia finita, perché non è finita affatto e lo vedremo in questo 2012 recessivo - ma che hanno placato mercati e tranquillizzato i partner europei.
Di certo al centro dell’incontro ci sarà la crescita, una maggiore apertura con l’abbattimento di alcune barriere protezionistiche che ancora reggono negli Stati Uniti - questo proprio nella direzione di una crescita per l’eurozona - è da vedere se e quanto Obama potrà concedere, visto che mancano nove mesi alle presidenziali.
E di certo i Repubblicani non vedono l’ora di poterlo attaccare su quel fianco, una volta che eventualmente lo scoprisse. Ma la fiducia in Monti, quel Monti che tiene sulle spalle l’Europa - parole del Financial Times - è alta. E il mood complessivo della stampa statunitense è positivo, sia su Monti che sull’incontro di oggi. Helene Cooper su The Caucus, uno dei blog del NYTimes, spiega bene quanto siano cambiate le cose dall’era Berlusconi, “tenuto a debita distanza” da Obama, alla fase Monti.
Foto | ©TMNews
Mario Monti: antigelo. Voto 5- Ecco il decalogo antifreddo direttamente dal sito del Governo: “Copritevi bene, con un caldo soprabito” ed evitate di mettere le mani nelle stufette elettriche. Tra banalità e paradossi. Prof, “ci fa o ci è”?
Nichi Vendola: gelata. Voto 5- Il leader di Sel attacca il governo dei “Prof”: “Le risposte di Monti non molto diverse da quelle di Tremonti, cambia solo lo stile”. E aggiunge: “Fallito il moderatismo sociale”. Aridatece er puzzone?
Un passo avanti e due passi indietro sulla riforma elettorale? Tutti i partiti vogliono cambiare ma non si capisce bene come.
Tuona il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa: “La Lega è per le modifiche, mentre il Pd ne vuole una nuova”. E’ il segno di una grande confusione nel Pdl e dell’esistere di una spinta tra suoi settori e maggioranza della Lega per non fare niente.
“Pensare ad una riverniciatura dell’attuale ‘porcellum’ - sostiene il vice presidente del Senato Vannino Chiti - significherebbe prendere in giro la gran parte degli italiani”. Vero. Il ‘porcellum’ non ha qualche difetto da correggere: semplicemente deve essere cancellato.. Non mortifica solo i cittadini nella scelta dei loro rappresentanti in Parlamento: prevede un premio di maggioranza, nelle forme e nella misura, inesistente nelle democrazie. Il solo pensare di estenderlo al Senato - peraltro in contrasto con norme costituzionali - anzichè abolirlo, dimostra che esistono volontà di non cambiare niente.
“C’è bisogno - afferma Chiti - di una nuova legge elettorale: se non vi sono le condizioni per un accordo su un sistema maggioritario a doppio turno, si scelga un modello proporzionale con sbarramento al 5% per metà seggi e metà in collegi uninominali. Ma il ‘porcellum’ deve uscire di scena”. Bene.
Oggi, intanto, le delegazioni del Pdl e del Terzo polo, al termine dell’incontro avuto a Roma, hanno concordato “sulla necessità di modifiche costituzionali che riducano il numero di parlamentari, avviino il superamento del bicameralismo perfetto, diano al premier il potere di nominare e revocare i ministri, introducano il principio della sfiducia costruttiva”. E’ quanto si legge in un comunicato congiunto stilato al termine della riunione alla quale hanno partecipato Ignazio La Russa, Gaetano Quagliariello e Donato Bruno (Pdl) e i rappresentanti del Terzo polo Italo Bocchino, Lorenzo Cesa, Pino Pisicchio, Ferdinando Adornato e Giovanni Pistorio.
Va ribadito che la riforma della legge elettorale non può che incentrarsi su due obiettivi. Primo, restituire la scelta dei parlamentari ai cittadini, abolendo il Porcellum. Secondo: non essere costretti dalla legge elettorale a formare quelle armate Brancaleone che sembravano giganti al momento delle elezioni, unendo tutto e il contrario di tutto, e nani al momento di governare.
Dice il deputato dell’Udc, Ferdinando Adornato, intervistato dal Messaggero.”La paralisi ha un nome e un cognome: premio di maggioranza”. Adornato insiste: “Il sistema più adatto al quale ispirarsi è quello tedesco”. Vedremo.
Il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per l’affare Unipol dà il via al quarto processo al Cavaliere a Milano. Il giudice per l’udienza preliminare Maria Grazia Domanico ha deciso che il procedimento “non può ritenersi inutile” e partirà a metà marzo. L’inchiesta è quella della famosa telefonata “ma allora abbiamo una banca?” tra Fassino e l’allora presidente di Unipol Consorte. Il testo della telefonata intercettata venne pubblicato sul Giornale del fratello Paolo, delineando così il reato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. L’intercettazione della telefonata sarebbe infatti stata portata, ancora prima che venisse trascritta negli atti dell’indagine, da due imprenditori, Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, ad Arcore per farla ascoltare al Cavaliere, presente anche Paolo Berlusconi, che una settimana più tardi la pubblicherà sul quotidiano di cui è proprietario.
E’ il quarto processo di Berlusconi a Milano, ma i processi dell’ex premier in totale sono sei. Che cosa riguardano? A che punto sono?
Processo Ruby. E’ quello più famoso, di cui si è parlato senza sosta nell’estate 2010. La sede è Milano ed è diviso in due procedimenti. Il primo riguarda la prostituzione minorile: il Cavaliere avrebbe avuto rapporti sessuali tra il febbraio e il maggio 2010 con Kharima el Marhoug, in arte Ruby, che in quei mesi era minorenne. Il secondo procedimenti riguarda invece la concussione aggravata che l’ex premier avrebbe compiuto esercitando pressioni, e sfruttando il suo incarico istituzionale, nei confronti della Questura di Milano affinché rilasciassero Ruby, arrestata per furto. La prossima udienza in calendario è il 10 febbraio e in questo processo per Berlusconi sarà molto difficile sperare nella prescrizione, che arriva solo nel 2025.
L’audizione di ieri in Senato del capo della Protezione Civile Franco Gabrielli è stata seguita da un incontro di un’ora e mezza con il premier Mario Monti, durante il quale si sarebbe discusso su come potenziare la struttura che gestisce le emergenze, e che nell’ultima settimana è stata travolta da polemiche e accuse di inefficienza. A dire il vero, la volontà del governo di intervenire sulla Protezione Civile non è nuova, se è vero che già dall’insediamento si era parlato della necessità di cambiare l’attuale sistema. Sistema che, dopo il varo della legge 10/2011, sembra per dirla con le parole di Gabrielli “un Tir con il motore di una 500″.
La Protezione Civile in Italia ha avuto una vita piuttosto movimentata: solo nel 1976, dopo il terremoto del Friuli, fu deciso di creare la figura di un Sottosegretario con delega alle emergenze (il Democristiano Giuseppe Zamberletti, che ricoprì il ruolo quasi ininterrottamente per oltre un decennio) che negli anni successivi si trasformò in Commissario governativo. Dal 1982 venne creato il Ministero per il Coordinamento della Protezione Civile, affiancato dal Dipartimento della Protezione Civile, ma la struttura ministeriale venne presto accantonata in favore di un potenziamento del Dipartimento, guidato prima da un Sottosegretario del Ministero degli Interni e successivamente dal Capo del Dipartimento. Con la legge 401/2001, infine, le competenze vengono ricondotte alla Presidenza del Consiglio. È nella stessa legge che alla Protezione civile viene assegnata anche la gestione dei “grandi eventi”.
Nel 2009 il Governo Berlusconi provò a varare una riforma che avrebbe trasformato la Protezione Civile in una S.p.A. posseduta dalla Presidenza del Consiglio, ma il progetto non andò in porto sia per le resistenze della Corte dei Conti sia, soprattutto, per le inchieste sulla “cricca” che colpirono Bertolaso e la gestione dei “grandi eventi”. Nel giro di pochi mesi si è passati da un estremo all’altro, e con il varo del Milleproroghe 2011 il Governo ha limitato fortemente i poteri del Dipartimento.
Continua a leggere: Protezione civile: e adesso che farà il governo?