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Il punto sui processi Berlusconi

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Il presidente del Consiglio può salvare l'Europa?

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Riforma…

Parte o no la stagione delle riforme? Si fa o no il…

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Le pagelle del martedì

Pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: fanfarone. Voto 3 L’ex premier non si smentisce sul mensile USA The Atlantic: “Non sono un playboy, ma un playman. Con più gay in giro c’è meno competizione. Mio nipote è come me: ha 4 anni ed è già affascinato dalle donne”. Cresce il “trotino” …

Roberto Formigoni: faraone. Voto 3 Il “Pirellone bis” costa 570 milioni, con eliporto e foresteria. Due piani per il Governatore: per arredare l’ufficio e l’appartamento spesi 127mila euro. Tavolo da 11mila euro e sofà da oltre 4mila. Sacrifici sì, ma per gli altri.

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Pd "scaricabarile". Invece di spalare la neve ...

Pubblicato da il passator cortese

Chi ci capisce è bravo, in questa politica tutta intenta allo “scaricabarile”. La sceneggiata (e la colpevole inattitudine) del sindaco di Roma Gianni Alemanno è nota, superandosi negativamente nell’emergenza neve di questi giorni.

Ma c’è di più. Prendete il Pd: oggi ha chiesto al governo di riferire alla Camera sul “disastro” provocato dal maltempo. Ha denunciato il vicepresidente dei deputati: “Interi comuni senza luce e gas; treni bloccati per ore e passeggeri al freddo e senza informazione; una grande città, capitale del Paese, letteralmente in ginocchio; autostrade e raccordi sommersi da neve e ghiaccio con automobilisti abbandonati a loro stessi. Troppe cose non hanno funzionato e non è il momento di aprire inutili commissioni d’inchiesta nell’impossibile tentativo di salvare quel sindaco o accusare prefetti e Protezione civile”. “Chiediamo immediatamente al Governo di venire nell’aula di Montecitorio a riferire di quanto è successo, ben consci che niente potrà ripagare i cittadini italiani dei disagi subiti, ma nella speranza che il disastro di questi giorni non torni a ripetersi”, ha concluso l’esponente Pd. Bene.

Ma il Partito democratico non è nella maggioranza di questo governo? E, a parte Roma, non è il partito che governa decine e centinaia di comuni in affanno in queste ore sotto la nave? All’epoca del vecchio Pci, non certo avaro in interpellanze e proteste varie, in tempi di emergenza (neve, alluvioni, terremoti) i dirigenti del partito e i suoi esponenti istituzionali erano in prima file, con il badile in mano …

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Liberalizzazione della rete ferroviaria: è scontro tra FS e NTV

Pubblicato da Guido

mauro moretti fs trenitaliaNei giorni dei grandi disagi per chi si è avventurato a viaggiare in treno, tra convogli bloccati per neve e treni soppressi o in ritardo cronico, sta passando in secondo piano una polemica tra le Ferrovie dello Stato e NTV- Nuovo Trasporto Viaggiatori, la nuova compagnia ferroviaria guidata da Luca di Montezemolo.

L’antefatto sta nella prima bozza del decreto liberalizzazioni del governo Monti, il cui articolo 41, intitolato “Unbundling nel trasporto ferroviario“, poneva le basi per lo scorporo della Rete ferroviaria dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiano. La proposta prevedeva che le azioni della Rfi passassero al ministero dell’Economia, e che dopo il parere di un’Authority la gestione delle infrastrutture ferroviarie passasse a un altro soggetto, diventando indipendente dalle imprese operanti nel settore dei trasporti. Nella bozza definitiva del decreto, l’articolo era sparito, sostituito da un più tranquillizzante “Misure per il trasporto ferroviario”, anche a seguito delle vibranti proteste dell’AD di Trenitalia Mauro Moretti che non ci stava a vedere dimezzato il peso delle FS proprio alla vigilia del debutto della concorrente NTV, il cui primo treno, Italo, dovrebbe partire entro marzo.

Prima che la norma sparisse, l’Ufficio Studi di NTV aveva pubblicato una ricerca sul mercato europeo, da cui risultava che lo scorporo della rete ferroviaria avrebbe portato benefici e risparmi, come accaduto in Gran Bretagna.

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L'agenda digitale del governo Monti

Pubblicato da Andrea Signorelli

monti e profumo agenda digitaleOpen data, open source, cloud computing e smart cities. I quattro punti cardinali dell’agenda digitale del governo Monti presentata nel decreto legge sulle semplificazioni dovrebbero iniziare a vedere la luce da giovedì, quando si terrà il primo incontro della cabina di regia formata dal ministro dell’Istruzione Profumo, della Funzione pubblica Patroni Griffi e della Funzione pubblica Passera. Inizia quindi a prendere forma il progetto pensato dall’Unione Europea nel 2010 e i cui obiettivi dovrebbero essere raggiunti nel 2020, con l’eccezione della banda larga, per cui si prevede che già nel 2013 tutti i cittadini europei siano raggiunti dalla banda larga. Ma una banda larga “in piccolo”, niente 100 mega al secondo, ci si dovrà accontentare di averne 2.

Il primo punto riguarda l’accesso libero ai dati pubblici: per fornire tramite un sito dedicato del governo in modo trasparente le informazioni ai cittadini, dando anche la possibilità di creare applicazioni basate sugli open data. “Mettere un documento in Rete è utile solo se i dati sono scaricabili e riutilizzabili da tutti. Così i dati generano altri dati e può nascere un’economia di applicazioni civiche. Quante applicazioni per telefonino c’erano un anno fa? E oggi? E’ una cosa che sai dove inizia ma non dove finisce”, spiega il ministro Profumo a Repubblica.

Un progetto che diventa funzionante se contemporaneamente, come è nel progetto dell’agenda digitale, si utilizzano software aperti e si archiviano tutti i dati attraverso il cloud compunting, per condividere i dati tra le pubbliche amministrazioni e riuscire a fare un passo avanti verso la sburocratizzazione. Per cui, per esempio, a partire da maggio 2012 i pagamenti all’Inps potranno essere fatti solo via internet, come già si può fare oggi per l’iscrizione alle scuole e università. Ma il traguardo finale, e più ambizioso, sono le smart cities, città collegate digitalmente per quel che riguarda mobilità, risparmio energetico, sistema educativo, sicurezza, sanità, servizi sociali e cultura: “Sarà lo strumento per trasformare le tante esperienze, positive ma isolate fatte in giro per l’Italia, in prototipi per un progetto Paese - spiega Profumo - A partire dalla scuola dove il rapporto docente-discente si rovescerà e tutti potranno uscire dal microcosmo della classe per incontrare il mondo attraverso la Rete”.

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Riforma legge elettorale, lavori in corso

Pubblicato da V.

silvio berlusconi bersani legge elettorale governo monti

Ieri Silvio Berlusconi è stato intervistato da Libero, oggi Pietro Salvatori sottolinea uno dei punti più interessanti della conversazione con il cav, quello dove tocca il tema legge elettorale. Un tema che certo non è appassionante o travolgente, ma che dovrebbe interessarci. Anche perché saltato il referendum che doveva mandare in soffitta il porcellum di Calderoli, in favore di un ritorno al vecchio mattarellum, che si fa? Intanto vediamo cosa ha detto Berlusconi:

“Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini (…) Sarebbe invece opportuno alzare la soglia di sbarramento”. E chi avrebbe lo stesso interesse a dare una sterzata al sistema verso il bipolarismo spinto (o bipartitismo)? Esatto. “Dobbiamo dialogare con il Partito democratico”

Ok, e quindi qui a cosa ci riallacciamo? Alle ipotesi di cui vi avevamo scritto settimana scorsa, e anche a quelle di una riforma della legge elettorale, di cui aveva scritto il nostro Andrea Signorelli. E da domani i partiti inizieranno a parlarsi, proprio sulla riforma della legge elettorale. Punti fermi? Secondo La Russa, nessuno: “Siamo pronti a partire aperti a tutte le opzioni e senza un progetto predefinito perché se ciascuno vuole imporre il suo modello si resta fermi”.

Foto | ©TMNews

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Veritometro: Berlusconi più popolare di Merkel e Sarkozy?

Pubblicato da Giulio Mattioli
“Sono ancora popolarissimo, quasi il doppio dei miei colleghi Merkel e Sarkozy”


Silvio Berlusconi, 3 febbraio 2011

Scoprite perchè dopo il salto

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Ore 12 - Berlusconi, Bersani & C, basta teatrino della politica! Rifondare i partiti, affondare la partitocrazia!

Pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon lo spread che scende e la Borsa che sale a Berlusconi, Bersani & C non resta che “abbaiare” al vento: Mario Monti e il suo governo dei “professori” tirano diritto per la loro strada, incuranti dei partiti.

A dire il vero, pur fra limiti e contraddizioni, sta facendo più il governo dei “tecnici” in poche settimane che i vari governi di centro-destra e di centro-sinistra in tanti anni. Qualcosa si muove e gli italiani, pur stringendo la cinta e borbottando, comprendono e sostanzialmente approvano l’operato dell’esecutivo extra-partiti.

Ciò che gli italiani non comprendono affatto, disapprovandolo in toto, è il teatrino della politica. Cosa hanno fatto i partiti dal novembre scorso? Niente. Anzi, peggio di niente, giocando al “più uno” o al “meno uno” rispetto alle proposte e alle scelte del nuovo esecutivo, impegnati esclusivamente a non pagare dazio quando le urne si apriranno, a cominciare da maggio, per le importanti amministrative.

Nessuna capacità autocritica, nessuna reale proposta alternativa di riforma. Lasciamo perdere le due ali estreme, Bossi da una parte e Di Pietro dall’altra, dediti nel loro gioco preferito del tanto peggio tanto meglio. I due maggiori partiti che sostengono (ob torto collo) Monti sono in subbuglio e sballottati, ripropongono su ogni questione i rispettivi “distinguo”: di fatto non sanno che pesci pigliare.

Berlusconi gioca a “mosca cieca”, annuncia la sua uscita di scena mentre prepara la (improbabile) riscossa. Bersani è addirittura costretto a salire sul Colle da Napolitano per marcare l’insoddisfazione del Pd verso Monti troppo “autonomo” e verso il Pdl malandrino. Casini cerca di piazzare sul mercato “merce” non sua, ma di Monti.

Così facendo i partiti si scavano la fossa. Tant’è che la loro credibilità politica è oramai pari a zero. Dove vogliono arrivare? Pensano davvero di salvarsi con una nuova legge elettorale più “porcata” del Porcellum? In questa fase i partiti sono stati messi da parte, considerati inutili. Se davvero metà degli italiani non andranno alle urne “questi” partiti e “questi” leader saranno spazzati via.

Sarà la fine della democrazia? No. Perché sarà San Mario (Monti) o chi per lui (fuori dai partiti) a salvare la baracca. Per chi suona la campana? Rifondare i partiti, affondare la partitocrazia. Tertium non datur.

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Le pagelle del lunedì

Pubblicato da Massimo Falcioni

Guglielmo Epifani: litigiosi. Voto 5- L’ex leader (socialista) della Cgil esce dal letargo per una nuova corrente nel Partito Democratico che: “Ha l’obiettivo di ri-orientare il Pd, farlo diventare una forza che si oppone al neo-liberismo”. Ci mancava. E Bersani …
Francesco Rutelli: omertosi. Voto 3- L’ex leader della Margherita (oggi capo Api Terzo Polo) sotto tiro per l’affaire Lusi. Arturo Parisi: “Grave che nessuno sapesse niente”, Rino Piscitello: “Tutti i capi complici”. Partito pieno di omertosi? Dimmi con chi vai …

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Satira: non spariamo “castate”

Pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Roma si blocca per un po’ di neve e Alemanno non pensa a nulla di meglio che invitare i cittadini ad armarsi di pala. Un vero fenomeno…sarebbe perfetto come sindaco di Mosca. Pala al piede

Macché. A Mosca gli avrebbero fatto fare una bruttissima fine. Dasvid-anal

Scenderà presto il gelo tra governo e sindacati sull’articolo 18 e lo Statuto dei lavoratori? Intanto gli italiani sono ancora alle prese con il freddo e l’emergenza maltempo. Starnuto dei lavoratori

Certo, va detto che su alcuni fronti di riforma anche il governo iper-decisionista dei tecnici si è un po’ arenato. Ma i cittadini sembrano in qualche modo accontentarsi nel nome dell’emergenza. Questo è ciò che Passera il convento

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Mitt Romney vince anche in Nevada

Pubblicato da Alberto Puliafito

Mitt Romney vince in Nevada

USA 2012 - Mitt Romney (nell’immagint TM News accanto alla moglie) cancella gli spettri della sconfitta, tiene lontano il diretto inseguitore Newt Gingrich e si porta a casa la terza vittoria, nei caucus in Nevada. Il divario è tale per cui anche se non sono stati assegnati tutti i delegati non c’è possibilità che Gingrich rimonti. La vittoria di Romney gli assicura perlomeno 10 delegati. Gli altri non rimangono a bocca asciutta: 4 per Gingrich, 3 per Ron Paul, 2 per Rick Santorum, ne restano ancora 9 da assegnare.


Ma intanto, la vittoria per Romney è assicurata - nessun rischio di cantar vittoria e poi essere sconfitti come in Iowa, insomma - e ora il suo ruolo di favorito per la sfida a Barack Obama si sta consolidando, anche se Gingrich ha smentito le voci che lo volevano prossimo al ritiro (insomma, 3 stati su 5 non sono ancora sufficienti, per Gingrich).

Dal canto suo, Romney nel suo ultimo discorso non ha rivolto alcun messaggio agli altri concorrenti repubblicani: si è concentrato solo sul suo obiettivo primario, Obama. E ha rassicurato gli elettori del Nevada che hanno rinnovato la fiducia espressa già nel 2008 all’ex governatore del Massachussets:

«Non è la prima volta che mi date la vostra fiducia. E questa volta la porterò alla Casa Bianca».

Il mese di febbraio sembra essere favorevole a Romney per affrontare il Super Tuesday di marzo con in tasca anche il Colorado e il Minnesota (7 febbraio) e il Maine (i caucus sono già iniziati, termineranno l’11 febbraio). Superato indenne questi appuntamenti, il 6 marzo potrebbe diventare solo una formalità e chiudere definitivamente i giochi.

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