Tutti i processi a carico del Cavaliere
Il presidente del Consiglio può salvare l'Europa?
Parte o no la stagione delle riforme? Si fa o no il…

Ieri gli elettori di Parma e Frosinone si sono concessi un anticipo di Amministrative andando a votare nei seggi allestiti per le Primarie indette dal centrosinistra nella prima città e dal Pdl nella seconda. Iniziamo dai dati sull’affluenza: a Parma hanno votato 8336, mentre gli organizzatori se ne aspettavano almeno 11 mila. A Frosinone si sono registrati 2.700 elettori, un 9% degli aventi diritto al voto che ha più che soddisfatto il centrodestra.
A Parma ha prevalso Vincenzo Bernazzoli: il candidato del Partito democratico si è piazzato al primo posto con il 48,4%, seguito da Dall’Olio (36%) e Rossi (8,75%). Frosinone ha visto primeggiare Nicola Ottaviani: il già consigliere comunale ha superato di una enormità di voti Giovanni Palazzi (Futuro e libertà) e Ombretta Ceccarelli.
Ora il gioco si fa duro e le prossime elezioni saranno quelle vere, fissate per il 6 maggio 2012.

“Salva-Italia”, lotta all’evasione, liberalizzazioni: le riforme del Governo Monti non sono certo passate inosservate in Italia. Altrettanto si può dire dell’estero, dove vari giornali hanno cercato di raccontare le azioni del nuovo esecutivo per fare fronte alla crisi.
Particolarmente favorevole il ritratto che El Pais dedica al nuovo premier:
Balla molto bene per non avere mai ballato. Con i suoi 69 anni, Mario Monti preme l’acceleratore su tutti i fronti della politica nazionale e internazionale. Sino quasi al punto di diventare – se non lo è già – un riferimento politico per l’Unione Europea al pari di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Dopo appena due mesi dall’essere salito al potere con l’etichetta di tecnocrata, una specie di revisore dei conti mandato a sistemare gli sconquassi di Silvio Berlusconi Mario Monti(..) ha previsto di mettere sul piatto, nelle prossime ore, un pacchetto di misure economiche talmente drastiche che nessuno dei suoi predecessori – indipendentemente dal colore politico – aveva osato proporre.
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Corsi e ricorsi storici, si potrebbe dire leggendo ieri l’editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica (in cui si cita l’intervista del 1978 di Luciano Lama sulla “Linea dell’Eur”: sacrifici dei lavoratori in cambio di occupazione) e la risposta di oggi di Susanna Camusso che sottolinea i passaggi non ricordati di quella intervista e le differenze tra il 1978 e oggi.
“La Cgil oggi, come Lama ieri – scrive il segretario generale della Cgil – mette al centro occupazione e lavoro, ma mentre allora i salari crescevano, anche se molto erosi dall´inflazione, oggi siamo alla perdita sistematica del loro potere d´acquisto”. E ancora: “La distribuzione del reddito tra profitti e retribuzioni non aveva lo squilibrio di oggi. Tutti, ormai, leggono in questa diseguaglianza la ragione profonda della crisi che attraversiamo”. Poi la Camusso si lamenta; “ “Quanta disattenzione alle proposte vere della Cgil, quando indichiamo come priorità un Piano per il Lavoro: l´urgenza è la riduzione della precarietà che viene prima, molto prima, di altri temi”.
Come non accostare questo obiettivo della Cgil di oggi (lotta alla precarietà , lavoro, diritti) alla parola d’ordine unitaria della svolta dell’Eur del 1978 (Sacrifici per il pieno impiego) e alla attualità del Piano del Lavoro (1949-50) della Cgil di Giuseppe Di Vittorio? Quel Piano, avversato anche da Cisl e Uil, indicava il nemico principale nella disoccupazione e cercava una larga unità di forze sociali e politiche per un programma di investimenti in settori strategici quali edilizia, agricoltura, energia, scuola.
E Di Vittorio, con resistenze interne alla stessa Cgil e allo stesso Pci di Togliatti, dichiarò che per una tale politica i lavoratori – pur in condizioni di vita misere – erano disposti a fare seri sacrifici. L’ex bracciante di Cerignola puntava a sradicare la disoccupazione dilagante, strategia ostacolata anche dai sindacati e partiti “riformisti” che volevano un sindacato impegnato solo sugli occupati, addirittura un sindacato che doveva organizzare soltanto chi aveva lavoro.
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Roberto Maroni: bobi. Voto 4 L’ex ministro leghista degli Interni attacca Monti: “Governo ipercentralista. Noi Padani abbiamo ricevuto solo due dita negli occhi”. Il Senatur gli detta la “scaletta”. Corretta (alla grappa) dal Trota.
Roberto Calderoli: bobbi. Voto 3 L’ex ministro leghista ce l’ha con il capo dello Stato che bocciò i decreti di Berlusconi e ha firmato senza battere ciglio quelli di Monti: “Due pesi e due misure”. Ideologia del “Porcellum”.
Berlusconi sarà una “mezza calzetta” come dice Bossi, ma il carisma del senatur è ormai in mutande. Si tratta, comunque, della fiera dell’underwear tra i due leader che così tanto si amavano. Intimissimi
Secondo altri, invece, l’Umberto furioso avrebbe definito il Cav una “mezza cartuccia”. Cosa verosimile per chi parla spesso di ribellioni e di armi spianate. Colt in fallo
Certo, Berlusconi preferisce le autoreggenti delle olgettine alle mezze calzette dei lumbard. Bersani invece ha l’aria di aver visto pochissime Golden Lady nella sua vita. Le compagne non sono mica bambole da lettone di Putin. Golden Lenin
Finalmente il blocco Tir si è sciolto dopo aver messo in ginocchio colossi come Fiat e Coca Cola. Tuttavia tra i camionisti restano fortissimi i mal di pancia. Coca Colica
È morto nella notte Oscar Luigi Scalfaro, Presidente emerito della Repubblica in carica dal 1992 al 1999. Nato a Novara il 9 settembre 1918, Scalfaro viene ricordato dai più giovani, diciamo chi aveva già l’età della ragione in epoca Tangentopoli, per quel celebre “non ci sto” pronunciato durante un discorso che osò interrompere gli ultimi minuti di una liturgia italica: la partita di calcio Cagliari - Trabzonspor il 3 novembre 1993.
Che poi pochi ricordino il motivo di quella frase, a cosa si riferisse, poco importa - a una vicenda torbida poi archiviata definitivamente nel 2001 di fondi neri del Sisde. Scalfaro di lì in poi, negli anni di alba del berlusconismo - la prima metà dei novanta - divenne per molti italiani un oppositore fermo al nuovo che avanza(va), al trionfo della politica spettacolo. Non riuscì ad arginare nulla, ma mise tutti in guardia: aveva ragione.
Ma quindi era meglio morire democristiani? Forse sì, forse Scalfaro e quella rigida destra democristiana di cui per decenni era stato portabandiera, erano meglio. Ma siamo proprio sicuri? Io non ho una risposta. Una volta terminata la presidenza, Scalfaro si trasformò in testimonial della Costituzione, girò l’Italia, le scuole, a far conoscere il testo sacro della nazione che lui stesso aveva contribuito a vergare - fu eletto nell’Assemblea Costituente, era il 1946.

È morto nella notte a Roma l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, per un arresto cardiaco; lo riferiscono fonti parlamentari. Scalfaro aveva 93 anni. Nato a Novara il 9 settembre 1918, fu presidente della Repubblica dal 1992 al 1999.
Il cordoglio di Napolitano. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la triste notizia della scomparsa del Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro ha rilasciato la seguente dichiarazione:
«È con profonda commozione che rendo omaggio alla figura di Oscar Luigi Scalfaro nel momento della sua scomparsa, ricordando tutto quel che egli ha dato al servizio del paese, e l’amicizia limpida e affettuosa che mi ha donato. È stato un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell’Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale. Si è identificato col Parlamento, cui ha dedicato con passione la più gran parte del suo impegno. Da uomo di governo, ha lasciato l’impronta più forte nella funzione da lui sentitissima di ministro dell’Interno. Da Presidente della Repubblica, ha fronteggiato con fermezza e linearità periodi tra i più difficili della nostra storia. Da uomo di fede, da antifascista e da costruttore dello Stato democratico, ha espresso al livello più alto la tradizione dell’impegno politico dei cattolici italiani, svolgendo un ruolo peculiare nel partito della Democrazia Cristiana. Mai dimenticando la sua giovanile scelta di magistrato, Oscar Luigi Scalfaro ha avuto sempre per supremo riferimento la legge, la Costituzione, le istituzioni repubblicane. In questa luce sarà ricordato e onorato, innanzitutto da quanti come me hanno potuto conoscere da vicino anche il calore e la schiettezza della sua umanità. Alla figlia Marianna, che gli è stata amorevolmente, ininterrottamente vicina, la mia commossa solidarietà».
Foto | ©TMNews
Non è poi così difficile comprendere oggi l’indecisione tattica e strategica di leader politici come Berlusconi e Bersani o le forzature, non solo nel linguaggio, di Bossi e Di Pietro. I partiti sono in “apnea”, rischiano (come – per altri motivi ben noti - accadde alla fine della prima Repubblica a Dc, Psi, Pci ecc.) l’estinzione e assistono impotenti alla fase di passaggio del governo Monti: non vanno oltre il mugugno e goffi tentativi di smarcamento nei confronti del governo dei “professori”.
Chi spinge al voto non capisce che oggi le urne per i partiti (tutti) sarebbero il colpo di spugna finale. Leggere oggi i sondaggi sulle percentuali di Pdl, Pd, Terzo polo, Lega, Idv, ecc. è un esercizio inutile, anzi, fuorviante e pericoloso per chi non considera la realtà elettorale nel suo complesso. Quale? Quella degli indecisi, di chi si astiene, di chi non va alle urne.
Scrive oggi Federico Fornaro sul Riformista: “Alcune ricerche demoscopiche realizzate di recente, infatti, stimano l’area potenziale del non voto significativamente sopra il 40%; un livello che rischia di rendere quasi inservibili i dati sulle performance dei singoli partiti e degli schieramenti, oltre a essere un inequivocabile segnale di disaffezione assai pericolosa per la stessa democrazia”.
Secondo l’Ipsos (per Ballarò) - alla data del 10 gennaio 2012 - la quota di astenuti/indecisi era arrivata al 45%. Ma c’è di più. A differenza del passato quando gli indecisi erano davvero “indecisi” e chi snobbava le urne lo faceva perché lontano dalla politica, oggi chi dice di non votare lo fa come “scelta politica”, un modo meditato per dimostrare il totale dissenso contro questi partiti e contro questa casta politica e istituzionale: il no alle urne come una dichiarata punizione.
Il clima da anticasta nel 1994 produsse il ko della gioiosa macchina da guerra di Occhetto (che si basò sui sondaggi riferiti ai singoli partiti senza considerare l’area astensionista) e la (vittoriosa) discesa in campo di Berlusconi con la inedita Forza Italia.
Sarà un caso che oggi uno come Luca Cordero di Montezemolo sta scaldando i motori? O che le Gerarchie stiano tirando le fila per rimettere in campo una nuova “Balena Bianca”? Per gli attuali partiti, specie il Pd e la sinistra, il governo Monti invece di presentarsi come una opportunità, potrebbe tradursi in un definitivo ko. Cosa aspettano a capirlo? O questi partiti si rifondano, o periscono.
Non c’è bisogno dei dati dell’Eurispes per capire l’aria che tira di questi tempi in Italia. Ma i numeri, in questi casi, confermano la realtà quotidiana in un Paese che vive con il “senso di depressione”, con molti “egoismi” da superare e con “doveri e responsabilità” da riscoprire.
Nel rapporto 2012 l’Eurispes dice che gli italiani danno la colpa di questa situazione “all’incapacità della classe politica (52,9%) e della classe dirigente in generale (30,8%), segue a distanza l’impossibilità di governare una crisi di dimensioni internazionali (8%) e l’inadeguatezza e la forte burocratizzazione della Pubblica amministrazione (2,3%)”.
Secondo lo studio,il 2011 è un anno da dimenticare per l’economia nazionale e delle famiglie. Il 67% degli italiani sostiene che la condizione finanziaria del Paese è “nettamente” peggiorata negli ultimi dodici mesi, il 56,6% ritiene che si aggraverà ulteriormente e il 74,8% testimonia un decadimento della propria situazione.
Quasi la metà delle famiglie è poi costretta a usare i risparmi per arrivare alla fine del mese, mentre raggiungere il “traguardo” della quarta settimana diventa sempre più complicato per il 45,7% degli intervistati, ed è “impossibile” per il 27,3%.
Dati allarmanti (che hanno inevitabili ricadute sui consumi e sui rapporti tra cittadini e istituzioni) confermati dalle ultime rilevazioni dell’Istat, secondo cui le retribuzioni sono cresciute nel 2011 dell’1,8% su base annua, una crescita ai livelli minimi dal 1999. In particolare, a dicembre l’indice registra una variazione nulla rispetto a novembre e un aumento dell’1,4% rispetto a dicembre 2010. Anche il differenziale su base annua tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,3%) è al livello più alto dall’agosto del 1995.
San Mario (Monti) salvaci tu? Beato chi ci crede …
Mentre il governo Monti, pur fra limiti e contraddizioni, rema forte con manovre di bilancio significative e interventi sulle liberalizzazioni per fare uscire il Paese dalle secche e ridargli una spinta, puntuale come un orologio svizzero arriva la mazzata dell’Agenzia rating di turno.
Stavolta è la Fitch che declassa l’Italia di due gradini, da A+ a A- con outlook negativo. Ma la gente comune torna a domandarsi: chi sono (e di chi sono) queste agenzie di rating? Sono davvero super partes, affidabili, credibili? Azzeccano le previsioni?
Da anni i fatti dimostrano il contrario. Chi non ricorda il premio della tripla “A” dato alla Parmalat poco prima del disastro? E la banca d’affari USA Lehman Brasher che godeva del rating “A2” prima del disastro fallimentare? Sono solo due esempi degli innumerevoli svarioni commessi da queste “autorevoli” agenzie.
Ma, al di là di “sviste” comunque inammissibili, c’è evidentemente ben altro. Non solo malafede. Quando la crisi è così pesante chi “gioca” sui mercati internazionali gioca duro, con tutte le carte di cui dispone. Per queste agenzie, nei fatti, Monti e Berlusconi pari sono.
Il direttore di Radio 24 Fabio Tamburini non ha dubbi: “Sono in corso operazioni speculative contro l’Euro e operazioni al ribasso sui mercati azionari”. E le Agenzie di rating svolgono il loro ruolo. Come definirlo se non uno “sporco” gioco? Come volevasi dimostrare.