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Stefania Ragusa a polisblog: “Lo sciopero degli immigrati è andato bene”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Negli stessi giorni in cui a Roma si discute sulla convivenza tra italiani e immigrati, residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno, abbiamo chiesto a Stefania Ragusa un bilancio sul secondo sciopero degli immigrati da lei organizzato, in collaborazione con altre persone che polisblog.it ha incontrato nelle scorse settimane.

Con lei, pochi giorni dopo gli scontri di Rosarno, abbiamo iniziato a ragionare sullo sciopero degli immigrati di cui si è occupata nelle ultime settimane. Di immigrazione, dopo Rosarno, si è disquisito per via dell’omicidio registrato a Milano in Via Padova. Secondo lei ha cambiato qualcosa il 1° marzo? Se sì, cosa?

E’ ancora presto per dare una risposta affermativa e a tutto tondo. Credo però che il Primo Marzo abbia posto le condizioni per un cambiamento di prospettiva importante. Si tratta, infatti, di un movimento caratterizzato dalla mixitè e orientato alla difesa dei diritti (di tutti i diritti, non solo di quelli degli immigrati, anche se oggi, per ovvie ragioni oggi il razzismo e le discriminazioni verso di loro sono prioritari): questo allarga inevitabilmente la visuale.

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Sondaggio. È giusto lo sciopero degli immigrati?

pubblicato da Giovanni Molaschi



A due giorni dall’annuncio del secondo sciopero degli immigrati italiani (il primo venne organizzato nel 1989) nessuno ha deciso di occuparsi seriamente della notizia tanto che le informazioni relative all’evento si possono trovare sul sito di Sky. E su poche altre testate.

Eppure la manifestazione ha un che di epocale se uno ci pensa bene. Fino a ieri le cronache riconducibili ad immigrati o raccontavano storie di razzismo o di integralismo religioso. I media, gli stessi che preferiscono non parlare dello sciopero, hanno progressivamente smesso di raccontare anche le altre storie. Quelle delle persone oneste che in Italia lavorano.

Da domani, e in vista del 1° marzo (giorno in cui si terrà l’evento), bisognerà iniziare a ragionare anche su altro. Tutti, politici inclusi, dovranno farsi domande e dare delle risposte. È impensabile, come osservava giustamente Giuseppe Civati questa mattina su l’Unità, che ai cittadini non italiani residenti nel nostro paese non vengano date precise direttive prima delle elezioni regionali.

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