
Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl anti-corruzione. Tra aumenti di pena e piani vari spicca la norma che prevede l’ineleggibilità per 5 anni a deputato o senatore per chi abbia commesso reati contro la pubblica amministrazione. E questo è proprio il provvedimento che lascià maggiormente perplessi. Un cittadino che abbia commesso un reato di questo genere (parliamo di sentenze passate in giudicato) come può riproporsi come rappresentante del popolo? Che cambi mestiere, perlomeno. L’ineleggibilità avrebbe dovuto quantomeno essere eterna.
Ma vediamo nel dettaglio il contenuto del ddl.
Liste pulite. Oltre all’ineleggibilità di cui sopra, non saranno candidabili a cariche di alcun genere i presidentei di Regione che abbiano compiuti atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge per le quali siano stati precedentemente rimossi (e meno male, NdR).
Inasprimento di pena. Aumentate le pene fino al 50% per tutti reati contro la P.A. fino a un massimo aumento di 6 anni. Introdotta l’aggravante di un terzo nei confronti del cosiddetto “pubblico ufficiale infedele”.
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In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario prevista per sabato, l’Associazione Nazionale Magistrati ha scelto una forma dura di contestazione, sia pur civile. I suoi membri si recheranno nelle varie sedi stringendo in mano una Costituzione e abbandoneranno l’aula al momento del discorso dei rappresentanti del Ministero.
Dovrebbe fare eccezione la sede dell’Aquila, dov’è iscritto a parlare lo stesso Guardasigilli Alfano, per dare ancora più forza all’iniziativa. Quest’ultima è stata voluta per protestare in parte contro l’ormai annosa questione delle leggi definite “ad personam” del Governo, ma soprattutto contro i vari progetti di riforma della magistratura che si sono susseguiti già dai tempi del Dicastero Castelli.
Senza qui entrare per una volta nel merito, vogliamo analizzare la questione dal punto di vista filosofico, stimolando un dibattito il più possibile scevro dalle posizione politiche individuali. La domanda che ci poniamo è se sia giusto che il terzo potere faccia politica in modo così estremo, indipendentemente dal fatto che abbia ragione oppure no.
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Sarà dura per i pendolari e per tutti quelli che al centro nord sono stati e sono intrappolati dal gran freddo, dalla neve, dal gelo. Ma tutti i mali non vengono per nuocere.
Il ricorrente (e azzardato) paragone di Silvio Berlusconi con Benito Mussolini non regge più. Non solo perché, cipiglio e gaffes a parte, i due sono troppo distanti per i tempi diversi, per formazione e per indole.
Berlusconi non può essere Mussolini semplicemente perché il Duce, i treni li faceva arrivare in orario.
Tutt’al più i due capi di governo sono quasi identici per l’ossessione delle inaugurazioni, dei tagli di nastro per opere che simboleggiano i grandi passaggi della storia. Entrambi “grandi” comunicatori.
Dopo l’inaugurazione dell’alta velocità (da Torino a Salerno) è successo il finimondo, con le ferrovie in tilt. C’è da augurarsi di non assistere al repley, quando (forse mai!) si taglierà il nastro per il ponte sullo stretto.
Scrive “Attila” sul blog: “Ma all’epoca non c’era il riscaldamento globale che faceva nevicare così tanto e nemmeno tante riproduzioni di statuine”.
Piano, con le battute. Al peggio non c’è mai fine.
Basta rileggersi il pezzo qui sotto del nostro Luca Landoni sul … passaggio di testimone fra il Cavaliere e … Alfano. A volte certe smentite sono la “miglior” conferma. Come le disgrazie: non vengono mai sole.
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Alfano succederà al Cav. Presto. Questo il titolo di Italia Oggi che ha fatto sobbalzare sulla sedia i vertici del Pdl. Secondo il giornalista Edoardo Narduzzi Berlusconi avrebbe confidato la cosa ai suoi fedelissimi ad Arcore, subito dopo le dimissioni dall’ospedale. Infatti:
Berlusconi è rimasto scioccato dall’episodio dell’aggressione subita al Duomo ed ora ha davvero paura di poter essere ucciso. E di morire il Cavaliere non ha alcuna voglia.
Proseguendo nella lettura, si apprende che addirittura il Cavaliere avrebbe già informato il Capo di Stato delle sue intenzione, ponendo come conditio sine qua non la possibilità di designare il suo successore, che sarebbe appunto il Guardasigilli Alfano. E Napolitano, incredibilmente avrebbe accettato.

Intervistato da Daria Bignardi, Toni Capuozzo condivise un concetto con i telespettatori che andrebbe rimarcato. Sempre. Secondo il giornalista la qualità della vita in un paese dipende anche da come una nazione tratta i propri carcerati.
Di questo concetto, e della sua semplicità, bisognerebbe ragionare. Oggi. Dopo che i genitori di Stefano Cucchi hanno deciso di diffondere le foto del figlio. Morto. Ucciso (questo sostiene la famiglia) in carcere dove si trovava dallo scorso 16 ottobre.
Fermo restando che non si sta ragionando sul reato (possesso di sostanze stupefacenti) a causa del quale Stefano è stato arrestato, perché oggi in Italia di carcere si muore? Anche a queste domande dovrebbe rispondere il Ministro della Giustizia. Angelino Alfano.
E’ arrivato lui, il terzo uomo, e tutti ci hanno scherzato su: “Se serve lui, vuol dire che il Pd è in rianimazione“. Ma il grande chirurgo è pronto a trapiantare il cervello di D’Alema nella testa di Veltroni, gli occhi azzurri di Rutelli nelle orbite di Franceschini, il triplo mento di Veltroni sotto la faccia di Bersani e lo stomaco di Bettini nel ventre di Fassino. Lui spariglia i giochi e rimescola le carte. Ora la gara si fa più divertente, emozionante e gioiosa come una festa dell’Unità. No Marino, no party
Ma chi è che deve temere di più la discesa in campo del luminare? Sarà Franceschini a perdere più consensi o sarà Bersani a risentire maggiormente della ‘botta’? D’Al-ematoma
Capitolo intercettazioni: mentre il mite Alfano va al Quirinale e si cosparge il capo di cenere di fronte ai dubbi di Napolitano, Ghedini-Lurch fa la faccia feroce e rilascia interviste da autentico falco. Le opposizioni non possono non continuare a strepitare: “Il governo persegue un piano piduista“. Il GuardasiGelli
Ci sono campeggi e campeggi, tende e tende. I comuni mortali rimediano al massimo un buon barbecue, mentre per Gheddafi si tratta di fare grossi affari. Ora spunta fuori che il potente beduino mira a investire anche in Finmeccanica. A quando un ingresso del fondo sovrano libico nelle Ferrovie o magari nella tv di Stato? Mamma Rais