Tira una brutta aria in casa Pdl. I sondaggi continuano a scendere, l’ultimo lo attesta a circa il 22%, e il malumore serpeggia tra i dirigenti, in primis tra gli ex An: “Non appoggeremo questo governo per sempre”, sono le ultime dichiarazioni dell’ex ministro La Russa. A un quadro già non idialliaco si è aggiunto pure Umberto Bossi, che ha preso a minacciare quotidianamente di far saltare il governo della Lombardia se Berlusconi non farà saltare quello di Monti: “Tutto il paese vuole strozzare Monti mentre Berlusconi ha paura di mandarlo via. Non so di cosa ha paura, è una mezza cartuccia” è l’ultima di una serie di dichiarazioni del Senatur rivolte all’ex alleato di ferro.
Ma Berlusconi non è ancora pronto a scaricare Monti, continua a prendere tempo sostenendolo in aula e criticandolo ai microfoni dei giornalisti. Come scrive Alessandro De Angelis sul Riformista, la tattica del Cavaliere ha lo scopo di “non decidere” ancora per due settimane: il tempo necessario perché si tengano i vertici europei e, soprattutto, arrivi la sentenza del processo Mills. Dopo si deciderà, ma ancora non si sa quale sarà l’esito. Il Pdl si trova stretto in una situazione in cui i sondaggi continuano a calare a causa dell’appoggio a Monti, ma “staccare la spina” a Monti vorrebbe dire andare alle elezioni in una condizione di oggettiva debolezza. Il berlusconiano doc Osvaldo Napoli vede una terza via: “Dobbiamo fare capire al nostro elettorato le ragioni di una scelta fatta nell’esclusivo interesse del paese. Se oggi facessimo cadere il governo verremmo accusati di aver mandato il paese allo sfascio. Dobbiamo valutare due opzioni: è meglio pregiudicare le sorti nazionali o spiegare ai nostri elettori perché facciamo parte della maggioranza? Penso la seconda…”. Una posizione con cui sicuramente concorda anche il Cavaliere.
Ci potrebbero essere altre alternative, come scrive Il Giornale: continuare a sostenere l’esecutivo, ma pretendendo di entrare nel governo, oppure passare all’opposizione per avere le mani libere in attesa delle elezioni. Nel primo caso l’obiettivo è riuscire ad avere più influenze nelle decisioni del governo, senza trovarsi a votare provvedimenti blindati, nel secondo caso è prepararsi alle urne. Ma bisognebbe fare i conti con una possibile fuga di circa una quarantina di deputati, che Casini non vede l’ora di accogliere.

Il Pdl è in costante calo nei sondaggi: secondo le ultime rilevazioni il partito dell’ex premier ha toccato il minimo storico del 22,5%, lontano oltre sei punti dal Pd e a una distanza siderale dal 37,4 toccato nelle elezioni politiche del 2008. Una situazione critica che sta mettendo in difficoltà lo stato maggiore del partito, in parte contrario alla linea del segretario Alfano, che dal suo profilo di Twitter conferma la volontà di sostenere il governo Monti: “Il Pdl sosterrà le riforme per avere uno Stato più moderno, efficiente e vicino ai cittadini”.
La scelta di continuare ad appoggiare il governo Monti sta creando disaffezione tra l’elettorato, mettendo Alfano e il Pdl in una situazione difficile: se il partito perde consensi in quanto parte della “maggioranza salva-Italia”, è anche vero che se facesse cadere il Governo non solo verrebbe accusato di irresponsabilità, ma si troverebbe anche ad affrontare le elezioni in una condizione di forte debolezza.
Un circolo vizioso da cui Alfano sta cercando di uscire anche proponendo una sua via alle liberalizzazioni: “Che devono essere fatte col giusto peso ponderato, senza uccidere mestieri e professioni che sono alla base del modello italiano. Non siamo a caccia di pretesti per mettere in difficoltà il governo, ma speriamo che la nostra visione generale venga recepita”, ha spiegato il segretario in conferenza stampa.
Quello del segretario pidiellino è un tentativo di uscire dall’impasse che vede il suo partito “costretto” ad appoggiare le riforme di Monti, ma i suoi elettori i più contrari alle liberalizzazioni. A peggiorare la situazione, l’esordio della maggioranza “salva-Italia” con l’incontro pubblico tra rappresentanti del Pd, del Terzo Polo e del Pdl con il ministro per gli Affari europei Milanesi. Al termine dell’incontro Frattini ha confermato che la mozione unitaria sull’Europa verrà presentata lunedì: “Stiamo lavorando a un testo ambizioso e c’è un’ampia convergenza”. Parole che potrebbero non piacere a buona parte dell’elettorato del Pdl.
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Mario Monti: carboneria. Voto 4 Summit “segreto” notturno a Palazzo Giustiniani fra il premier e Bersani, Alfano, Casini sulla grana dei 30 sottosegretari. E non solo. I partiti, fatti uscire dalla porta rientrano dalla finestra, certi del voto in primavera. Solite finte Made in Italy. Finita la luna di miele del Prof.
Silvio Berlusconi: massoneria. Voto 3 Il Cav morde il freno: il 45% degli elettori del Pdl già oggi è contro il nuovo governo “tecnico”. Che succederà quando Monti presenterà la purga con l’Ici, la patrimoniale e le pensioni? Da Arcore l’ordine è uno solo: scavare la fossa a Monti, prepararsi al voto anticipato.

Le domande del titolo dipendono da due variabili cruciali: cosa deciderà di fare l’opposizione (stamattina Di Pietro litigava con Buttiglione su Rai3 perchè il primo non voleva il governo di larghe intese e il secondo, da buon democristiano, sì) e che fine farà il Pdl. Un partito forte ed unito ha un grande potere contrattuale (assieme alla Lega, naturalmente), ma se, come sembra dal solito retroscena di Repubblica, ci sono 50 parlamentari pronti a lasciare il partito in caso di elezioni anticipate, fare previsioni diventa davvero molto difficile. In più, come spiega bene anche Marco Castelnuovo su La Stampa, le dimissioni annunciate di Berlusconi permettono al Presidente del Consiglio di rimanere in carica ancora qualche settimana, per bloccare la nascita di un esecutivo tecnico (a guida Mario Monti?) o di un esecutivo sostenuto anche dai 50 “traditori” di cui parlava Repubblica.
Insomma, la posizione di B. è, come al solito, molto chiara: elezioni subito (qui un articolo del nostro Alberto Puliafito), anche se Dino Amenduni sul Fatto pensa che le dimissioni del Cavaliere siano solo un trucco per prendere tempo e pensare alle mosse future, non necessariamente a nuove elezioni. In questo caso, però, si aprirebbe un durissimo scontro con il Quirinale, che ha rilasciato un comunicato molto chiaro: Berlusconi si dimetterà dopo l’approvazione della legge di stabilità. E mentre Bersani boccia un esecutivo a guida Pdl (cioè a guida Letta o Alfano), proviamo a immaginare chi potrebbe essere il candidato premier del Pdl in caso di elezioni anticipate nel 2012.
Continua a leggere: Elezioni anticipate 2012: ci saranno? Il candidato Pdl sarà davvero Alfano?
Giorgio Napolitano: mission continua. Voto 8. Il capo dello Stato ribadisce “l’importanza della partecipazione alle missioni di pace sotto l’egida dell’Onu e della Nato.No decisioni o ritiri unilaterali’. Together out or together in”. Bossi zittito.
Silvio Berlusconi: fine mission. Voto 2. Il Cav. annuncia urbi et orbi l’addio: “Nel 2013 non mi candido. Farò il padre nobile. Costruirò il Ppe in Italia. Alfano premier. Quirinale non fa per me ma per Letta”. Se non è zuppa è pan bagnato. Burattinaio.
Giulio Tremonti: infuriato. Voto 7+. Il ministro dell’Economia fa saltare il “trucchetto” salva Fininvest: “O va via quel comma o va via il sottoscritto. Io non sono Alfano”. E il Cav. è costretto alla retromarcia. A quando l’Ok Corral?
Antonio Di Pietro: furioso. Voto 7+. Il leader dell’Idv contro la “maggioranza della casta” per la bocciatura della soppressione delle Province: “c’e’ un’enorme distanza tra la chiacchiera elettorale e i fatti istituzionali”. Uniti per il “cadreghino”.
O i ministri sono troppo impegnati e non hanno neppure il tempo di leggere un documento importante come la manovra o qualcuno, nottetempo, ha … aggiunto di suo pugno il lodo salva-Berlusconi.
Giulio Tremonti giura di non saperne niente e annulla la conferenza stampa di presentazione del documento, asse portante della politica economica di una nazione. Quelli della Lega non c’erano e se c’erano dormivano. Il Trota conferma.
Rumors accreditati indicano ora nel neo segretario del Pdl Angelo Alfano l’autore del (mis)fatto. Chi tace acconsente.
Non ci voleva molto a capire che l’Angelino, invece che segretario del partito del “predellino” è il “segretario” del padrone del partito del “predellino”.
In definitiva, dov’è il problema? Se nessuno rivendica la paternità del lodo, va da sè che se viene ritirato nessuno se ne avrà a male. Chissà che dice il Cavaliere-premier?
Rispetto a questi “giganti” della furbata e della porcata, Totò e Peppino erano dei … “dilettanti”. Requiescant.
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Nel nostro paese, con una certa ciclicità, si discute di libertà di informazione. Quanto sta accadendo attorno al disegno di legge sulle intercettazioni sì era già verificato durante la campagna elettorale. Quando furono sospesi alcuni talk show Rai.
Ad un anno, quasi, dallo sciopero organizzato per difendere il diritto alla rete potremmo ricominciare a parlare di internet e di cosa sia necessario affinché anche nel nostro paese il web possa rimanere libero.
Secondo Vittorio Zambardino il nuovo kit del candidato ideato da Google e YouTube in vista delle prossime elezioni statunitensi di medio termine potrebbe innervosire chi ha già provato a ridurre la libertà di internet nel nostro paese.
Continua a leggere: Kit del candidato: il Governo Berlusconi contro Gogol. Di nuovo?

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl anti-corruzione. Tra aumenti di pena e piani vari spicca la norma che prevede l’ineleggibilità per 5 anni a deputato o senatore per chi abbia commesso reati contro la pubblica amministrazione. E questo è proprio il provvedimento che lascià maggiormente perplessi. Un cittadino che abbia commesso un reato di questo genere (parliamo di sentenze passate in giudicato) come può riproporsi come rappresentante del popolo? Che cambi mestiere, perlomeno. L’ineleggibilità avrebbe dovuto quantomeno essere eterna.
Ma vediamo nel dettaglio il contenuto del ddl.
Liste pulite. Oltre all’ineleggibilità di cui sopra, non saranno candidabili a cariche di alcun genere i presidentei di Regione che abbiano compiuti atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge per le quali siano stati precedentemente rimossi (e meno male, NdR).
Inasprimento di pena. Aumentate le pene fino al 50% per tutti reati contro la P.A. fino a un massimo aumento di 6 anni. Introdotta l’aggravante di un terzo nei confronti del cosiddetto “pubblico ufficiale infedele”.
Continua a leggere: Passa il brodino della legge anti-corruzione. I contenuti

In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario prevista per sabato, l’Associazione Nazionale Magistrati ha scelto una forma dura di contestazione, sia pur civile. I suoi membri si recheranno nelle varie sedi stringendo in mano una Costituzione e abbandoneranno l’aula al momento del discorso dei rappresentanti del Ministero.
Dovrebbe fare eccezione la sede dell’Aquila, dov’è iscritto a parlare lo stesso Guardasigilli Alfano, per dare ancora più forza all’iniziativa. Quest’ultima è stata voluta per protestare in parte contro l’ormai annosa questione delle leggi definite “ad personam” del Governo, ma soprattutto contro i vari progetti di riforma della magistratura che si sono susseguiti già dai tempi del Dicastero Castelli.
Senza qui entrare per una volta nel merito, vogliamo analizzare la questione dal punto di vista filosofico, stimolando un dibattito il più possibile scevro dalle posizione politiche individuali. La domanda che ci poniamo è se sia giusto che il terzo potere faccia politica in modo così estremo, indipendentemente dal fatto che abbia ragione oppure no.
Continua a leggere: Sabato lo sciopero dei magistrati. L'Anm sceglie la linea dura