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Tutti gli articoli con tag Barack Obama

Un piccolo viaggio nelle pagine facebook di Berlusconi e Bersani

pubblicato da Bruno


Silvio Berlusconi è tornato su facebook! La lieta notizia (grazie a lademocrazia.it per la scoperta) ha stimolato la nostra curiosità e siamo andati a controllare la pagina ufficiale del premier. E abbiamo scoperto qualcosa di interessante.

Primo: la pagina piace a circa 300.000 persone. Quella di Bersani, per fare un confronto, a poco meno di 50.000. Facendo un rapido confronto con la pagina ufficiale di Barack Obama (più di 19 milioni di “mi piace”) è evidente che i numeri italiani siano molto piccoli. Gli USA hanno circa 152 milioni di persone con un profilo facebook contro i circa 18 milioni italiani, vale a dire un rapporto di circa 9:1, mentre il rapporto tra le pagine di Obama e Berlusconi (non consideriamo Bersani, la cui pagina è seguita da poche persone) è di 63:1.

Vale a dire che ogni mi piace alla pagina del caro Presidente equivale a 63 mi piace alla pagina di Obama. Insomma, B&B (Berlusconi e Bersani) non sembrano essere molto seguiti sul social network. C’è altro. Seguiteci dopo il salto.

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Ore 12 - Libia, i 4 "grandi" si spartiscono il Nord Africa. Berlusconi fuori dalla porta

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUna prova in più della pochezza internazionale di questa povera Italia, che le vicende giudiziarie e morali del Capo del Governo e la figura sbiadita e servile del suo Ministro degli Esteri hanno ridotto a poco più che un Paese da operetta?

Eccola! L’Italia viene tenuta fuori dalla porta sulla Libia. Ieri sera il presidente francese Nicolas Sarkozy, quello americano Barack Obama, il premier britannico David Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno avuto un incontro in videoconferenza sulla Libia.

All’incontro non è stata invitata l’Italia che non ha dunque partecipato. I quattro “big” hanno discusso dell’attuale situazione in Libia e dei piani in vista del vertice in programma oggi, martedì 29 marzo, a Londra.

Un brutto colpo per Silvio Berlusconi. Soprattutto un brutto colpo per l’Italia, la cui credibilità internazionale è davvero in caduta libera. Anche l’inedito asse italo-tedesco pare poco più di una trovata propagandistica, il solito escamotage per tentare di uscire dall’angolo e invece ficcarsi nel pozzo.

Si pensa sempre alle promesse del dopo, ai rapporti preferenziali e così facendo si costruisce sulla sabbia e ci si arrampica sugli specchi, con l’autorevolezza internazionale dell’Italia ridotta al lumicino.

C’è chi non perde la (ghiotta) occasione per ironizzare: al berluska lo hanno lasciato a casa senza invitarlo? Ovvio, in situazioni così serie non serve uno che fa il cucù, che fa le corna da dietro, che racconti barzellette, o che dia baci sulle mani del rais libico. Calcata ma efficace.

Intanto i quattro grandi decidono l’assetto mondiale, la nuova geografia del nord Africa e del dopo Gheddafi. A noi ci toccano i profughi.

Obama, il discorso "Sputnik" convince gli Stati Uniti

pubblicato da davide f.

Ridurre il debito pubblico e investire sul futuro. Queste le due chiavi di lettura indispensabili per leggere il discorso agli Stati dell’Unione di Barack Obama (nel video la versione integrale).

Contenimento della spesa pubblica, taglio dei sussidi alle compagnie petrolifere e investimenti su istruzione ricerca e sviluppo ed energie alternative. E’ il momento Sputnik dell’era Obama, riparte la competizione per la conquista del “primato” globale.

Le parole del presidente, ispirate dal giovane talentuoso speechwriter Jon Favreau (divenuto già leggenda), secondo i dati hanno raccolto consensi: l’84% degli americani avrebbero apprezzato le sue parole, la Cnn dice che il 52% delle persone ha apprezzato molto il suo discorso, il 32% è rimasto parzialmente convinto, solo un 15% deluso. Una grande vittoria per il presidente. Ora però viene il difficile.

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Medio Oriente: Israele, al via il Likud modello Tea Party. Prendi gli attivisti di un partito di destra (il Likud) insoddisfatti perché il loro partito non è abbastanza a destra, aggiungi un Barack Obama da trasformare in bersaglio di tutte le critiche e voilà, la ricetta del Tea Party è pronta per essere esportata ad ogni latitudine.

In Israele non c’è una riforma sanitaria da attaccare o una minaccia socialista da agitare come spauracchio, ma in compenso c’è l’annosa questione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. E, soprattutto, c’è un Barack Obama dall’altra parte dell’oceano che chiede di sospenderne la costruzione per agevolare il processo di pace.

Il blocco degli insediamenti è un punto cruciale dei negoziati tra Autorità nazionale palestinese (Anp) e Israele. Ricordiamo che una prima moratoria è scaduta il 26 settembre, ma l’Amministrazione Usa ne chiede a più riprese una prosecuzione.

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Dalla porta esce il Vangelo, dalla finestra entra il Corano. Via Berlusconi, arriva Gheddafi?

pubblicato da Massimo Falcioni

Nell’anniversario delle stragi dell’11 settembre Barack Obama ha ricordato che gli Usa non sono in guerra con l’Islam ma con i terroristi. Un giusto monito a chi vuol gettare benzina sul fuoco, anche per stemperare le tensioni provocate dal rogo del Corano minacciato dal pastore evangelico della Florida Terry Jones.

Già pochi giorni addietro, proprio a Roma, il leader Gheddafi aveva ipotizzato una “Europa musulmana”, una sparata da troppi sottovalutata e anche dal nostro governo (ingenuamente ?) incasellata sotto la voce del folklore.

Tant’è che l’autorevole islamologo Samir Khalil prevede uno scenario a dir poco conturbante: “Nel 2050, per il trend della natalità e il flusso migratorio, un quarto dell’Europa sarà musulmano”.

Non saranno certo gli accordi (?!) di Berlusconi con il dittatore libico a modificare il corso della storia. Pesano invece il “proselitismo” a senso unico, cioè concesso da noi ma non ricambiato dagli altri e soprattutto quel vuoto determinatosi in Europa, Italia compresa, una inarrestabile desertificazione valoriale.

Oggi domina una cultura post moderna che, come scrive Raffaele Mazzoli: “avendo rotto con la tradizione e non trovando di meglio che rifugiarsi nell’agnosticismo, nel relativismo morale e in un arido scientismo, si mostra incapace di avviare un nuovo umanesimo”.

Qui non può essere messo in discussione il valore della libertà religiosa e la laicità dello Stato. Nessuno può volere il ritorno dei … “bei tempi” del potere temporale della Chiesa.

Guardando però a senso unico, si rischia una brutta sorpresa: buttato via dalla porta il Vangelo entrerà dalla finestra il Corano. Perduto Berlusconi, ci ritroveremo Gheddafi?

Terry Jones, il rogo del Corano e Obama: la libertà di espressione in USA

pubblicato da Bruno

Terry Jones non si ferma: è di oggi la notizia che il pastore protestante non avrebbe rinunciato all’idea di bruciare pubblicamente il Corano. La notizia ha causato una nuova ondata di proteste: mondo musulmano, politici americani ed europei, cattolici ed ebrei:

“Il rogo del libro sacro dei musulmani è un atto moralmente ripugnante”, ha detto un portavoce del Simon Wiesenthal Center.”

Tutto il mondo sembra indignato. “Fermate quel pastore!”, “Impeditegli di compiere quel gesto!”. Anche Barack Obama è intervenuto (qui sopra un video in cui il Presidente ricorda i valori di libertà religiosa e di tolleranza religiosa). Il problema è che il Primo Emendamento della Costituzione americana garantisce, tra le altre cose, la libertà di espressione.

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Medio Oriente: Cisgiordania, nuovo attacco dei militanti di Hamas alla vigilia dei colloqui di pace. Mentre a Washington si intavolano colloqui di pace tra il premier israeliano Netanyahu e il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Mahmud Abbas (Abu Mazen), il convitato di pietra Hamas fa sentire la sua voce a distanza.

Oggi il movimento oltranzista palestinese, che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza, ha rivendicato un nuovo attacco in Cisgiordania, il secondo in due giorni. L’azione rivendicata dai militanti è stata condotta ieri a colpi di arma da fuoco lungo una strada nei pressi dell’insediamento di coloni ebrei di Kochav Hashachar. Il bilancio è di due coloni feriti e segue a distanza ravvicinata l’analogo attacco di martedì, in cui quattro coloni erano stati uccisi dagli islamisti di Hamas.

E’ presto per parlare di escalation di violenza, ma è chiaro che i fatti degli ultimi giorni gettano un’ulteriore ombra sui colloqui che inizieranno oggi a Washington alle 10 (le 16 in Italia).

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Medio Oriente: Afghanistan, incerto il ritiro delle truppe Nato. E’ ancora presto per fare le valigie. Se la scorsa settimana abbiamo visto i filmati dei primi carri armati Usa che uscivano dall’Iraq, l’Afghanistan rimane ancora un problema aperto.

Obama aveva indicato luglio del 2011 come data d’inizio per il rientro delle truppe, ponendo come condizione necessaria le mutate condizioni di sicurezza del Paese. Attenzione però: se per l’Iraq il ritiro andato in scena la scorsa settimana non significa la fine del controllo americano del Paese, per l’Afghanistan la presenza statunitense sarà ancora meno ridotta.

Una precisazione è arrivata ieri dal Generale Bill Caldwell, a capo della missione di addestramento in Afghanistan. Nel corso di una conferenza stampa citata dall’Huffington Post, l’ufficiale ha dichiarato, di non essere in grado di prevedere quando l’Afghanistan sarà in grado di ottenere il controllo del Paese e garantire la propria sicurezza.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Tra falsi crociati medievali con la sciatica e salsicce rosolate all’aperto, Bossi ormai sbava sulla canotta nera che bisogna andare subito alle elezioni. Ma attenzione alla doppia mazzata che potrebbe arrivare sulla capoccia leghista: un governo alternativo a quello attuale senza voto e un annullamento della vittoria di Cota in Piemonte. Come sarebbe, in tal caso, il morale a via Bellerio? Chiuso per rutto

America divisa sul progetto del centro culturale islamico a due isolati da Ground Zero. Calderoli pronto a partire: “Posso portare il mio maiale a passeggio anche a Manhattan” (a chi dei due chiederanno il passaporto alla frontiera?). Intanto Obama è indispettito per la probabile debacle alle elezioni di mid term. La moschea al naso

Che scocciatura tutte queste mediazioni, riunioni, conferenze stampa, liti, discussioni, dichiarazioni, polemiche. Il premier non ha potuto nemmeno godersi la breve vacanza da nonno in Sardegna. E ora, dopo i finiani, ci sono anche i mal di pancia dei centristi del Pdl. Che estate del Cav-olo. Porto Rotondi

Il governo cerca 25 milioni per il restauro integrale del Colosseo. Sembra che un grande sponsor privato sia ben accetto, a patto che poi i lavori vengano affidati a Diego Anemone e compagnia bella. La cricca e la P3 possono dare grandi benefici anche alla cultura italiana. Anfiteatro Flavio…Carboni

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Fiat. Silvio Berlusconi non risponde all’ultimatum di Sergio Marchionne, ringraziato da Barack Obama

pubblicato da giovanni molaschi


Il divorzio tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha distolto in parte l’attenzione su tutte le altre notizie importanti della scorsa settimana. In sordina, come osservato dal vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti, è passato per alcuni il ringraziamento pubblico che Barack Obama ha fatto a Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di Fiat e Chrysler.

Di questa disparità di trattamenti si è occupato proprio il quotidiano diretto da Vittorio Feltri che all’indomani dell’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti e l’Amministratore Delegato scriveva:

“È come se esistessero due Marchionne: quello «buono», che lavora nel suo ufficio sulla Chrysler Drive, ad Auburn Hills; e quello «cattivo», rinchiuso (quando c’è) nello studio al quarto piano della palazzina del Lingotto, a Torino, a studiare il modo migliore per smobilitare dall’Italia.

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