Come ai tempi della strage di Capaci, lo scenario politico sta cambiando rapidamente. Allora a sparigliare fu Berlusconi, ora è Grillo. Nel mezzo, chi la prende in quel posto? Sempre la sinistra. Con un Parma di naso
Intanto tra il comico genovese e i suoi non regna sempre un rapporto idilliaco. Iniziano a diventare evidenti i distinguo, le prese di posizione, i tentativi dei giovani esponenti del M5s di uscire dal cono d’ombra dell’istrionico attore e i rimbrotti di quest’ultimo. Le faide interne già non si contano. Pizza(rotti) connection
Il Pdl è all’implosione completa, al tutti contro tutti. Ci si divide sul governo Monti e non solo. Volano le secchiate di m… ed è devastante ormai lo scontro…intestino. Colombe e Falqui
Ma qui non si vuole affatto adombrare che sia un partito che fa cacare. Al massimo un po’ lassativo. Angelino al farro

Se è vero che Beppe Grillo è il vincitore delle amministrative per i motivi che anche ieri su Ore 12 abbiamo indicato e che Pier Luigi Bersani si è … “allargato” gridando alla vittoria del Pd “senza se e senza ma”, è altrettanto vero che il segretario del pidì non è caduto nella trappola tesagli subito dal capo del 5 Stelle con una dichiarazione provocatoria, offensiva e di cattivo gusto.
Insomma, quanto meno sul piano della forma e dello stile i due non si smentiscono, in una esibizione che non premia certo l’ex comico, in questo, continuatore del peggior Berlusconi.
Ciò detto, resta la sostanza politica. Con Grillo e il suo partito che avanzano, caricati, pronti per l’assalto al Parlamento fra dieci mesi e con Bersani inchiodato con un Pd sostanzialmente al palo, se va bene.
Grillo spara nel mucchio e trova consensi nel deserto della politica. Bersani annaspa non solo perché di questi tempi la “serietà” non paga, ma perché guida un partito “grigio”, sostanzialmente non credibile perché “mangia” nello stesso pentolone degli altri e perché incapace di esprimere un ruolo di traino nella maggioranza di governo e senza una proposta programmatica alternativa, con leadership e alleanze tutte da definire.
Allora? La verità è che il Pd non coglie mai il nuovo. E quando il nuovo arriva, ieri Bossi e poi Berlusconi, oggi Grillo, prima lo snobba, poi lo teme. Sempre minacciando e sempre anticipando vittorie che non arrivano mai.

Parte lo scontro fra Beppe Grillo e Pierluigi Bersani, dopo il risultato di Parma che ha consegnato il capoluogo emiliano al Movimento 5 Stelle. Dal suo blog, il comico leader ed ispiratore del Movimento tuona contro le dichiarazioni del segretario del Pd, che ieri aveva commentato così il risultato parmense (esultando un po’ troppo per quella che è sembrata una vittoria di Pirro):
Ci sono comuni come a Parma e a Comacchio dove noi abbiamo “non vinto”, perché vorrei ricordare che Parma e Comacchio erano governati dal centrodestra. Ho sentito La Russa compiaciuto perché a Parma hanno votato Grillo e so che Grillo pone domande a cui rispondere ma non è corretto interpretare il voto amministrativo solo in questa chiave»
Grillo non ci ha pensato su due volte e ha pubblicato un post in cui attacca senza mezze misure Bersani:
«Il non morto (*) (ma quasi) di un partito mai nato Bersani ha detto di aver “non vinto” a Parma, Comacchio e Mira. Lo ha spiegato con parole incontrovertibili: “Abbiamo non vinto perché lì erano governati dal centrodestra”. Chiaro? C’è forse bisogno di spiegazioni? Chiamate un’ambulanza per un TSO.
L’asterisco accanto a non morto rimanda a questa nota a margine:
«(*) Il morto vivente - detto anche non morto o morto che cammina, è una creatura mostruosa generata dalla resurrezione di un cadavere. L’accezione morto vivente può riferirsi a vari tipi di creature fantastiche, come ad esempio zombie, vampiri, mummie, o pdmenoellini».
Mentre si discute (si fa per dire) se i recenti ballottaggi hanno portato nel Belpaese il vento di Primavera, il Paese reale resta inchiodato nella crisi più solida e devastante degli ultimi decenni.
Il bipolarismo, la seconda Repubblica, il berlusconismo del Bunga bugna, le panzanate di Bossi, le alternative fasulle della sinistra e del PD, i tatticismi dei moderati alla Casini ci hanno regalato Beppe Grillo.
Ma siamo solo a metà percorso: nessuno sa se si scollina verso la pianura fertile o se ci si imbuca definitivamente nelle sabbie mobili, senza possibilità di uscita.
Intanto, fra furbi e furbetti alimentati e coperti dai soliti noti, si scopre (si fa per dire) che a pagare sono sempre gli stessi. I salari reali sono rimasti al palo in Italia negli ultimi 20 anni.
Lo certifica l’Istat nel suo rapporto annuale. “Tra il 1993 e il 2011 - spiega l’Istat - le retribuzioni contrattuali mostrano, in termini reali, una variazione nulla”. Appunto. Primavera verso l’estate o autunno verso l’inverno?
I ballottaggi hanno suonato l’ultimo tocco, dopo di che per gli attuali partiti e le rispettive leadership le campane suoneranno a morto.
E’ vero, anche nel momento del trapasso c’è differenza fra l’”infarto” fatale (politicamente parlando) toccato a Berlusconi e a Bossi e l’agonia lenta di Bersani e Casini. Ma il risultato finale è lo stesso.
Gli italiani puniscono duramente gli impresentabili come il Cavaliere e il Senatur (con i loro codazzi di intrallazzatori e inetti), non premiano i pur compassati segretari del Pd e dell’Udc (con i loro partiti ondivaghi e in mano ai signori dei tatticismi e delle tessere), portano alla ribalta i grillini, non perché innovatori e riformatori, ma perché contro la status quo.
Questo è segnale: adesso basta! Chiunque meglio di chi comanda adesso. Chiunque meglio di chi ha comandato fino a ieri.
I vertici dei partiti dicono di voler riflettere, annunciano cambiamenti preannunciando quel rinnovamento che non arriverà perché nessuno vuole cancellare se stesso.
Non è vero che si è trattato solo di elezioni amministrative. Gli elettori hanno utilizzato questo voto, l’unico a disposizione in questa fase, per mandare un messaggio politico inequivocabile: tutti a casa! Dopo il voto, c’è un sistema già (molto) delegittimato, con sindaci eletti quasi ovunque con un voto di forte minoranza rispetto agli aventi diritto. Sono oggi i partiti in grado di abbandonare tatticismi e retorica e fare almeno approvare subito dal Parlamento tre vere riforme: quella anti-corruzione, quella elettorale per eliminare il “porcellum”, quella del finanziamento pubblico ai partiti.
Riforme per dare il segnale che si inizia a rivoltare l’Italia come un calzino. Lo faranno? No. Sono già tutti trincerati nei rispettivi fortini. Compreso Bersani, che si illude per un successo che è solo una vittoria di Pirro. Aspettando Beppe Grillo.
Ai soliti leader dei soliti partiti servono adesso molti voli pindarici per arrampicarsi sugli specchi e commentare i numeri usciti oggi dalle urne.
Invece non servono molte parole per commentare il verdetto uscito dai ballottaggi, chiaro come il sole e anticipatore di un gran temporale, forse un uragano spazzatutto.
In sintesi. Crolla l’affluenza alle urne (un calo di oltre 14 punti rispetto al voto del 6-7 maggio) perché gli elettori - e non solo loro - non ne possono più; crolla la Lega bluff e malata, sconfitta in sette sfide su sette; trionfa Grillo che con Pizzarotti e il suo 5 Stelle espugna Parma; le fasce tricolori andranno a Leoluca Orlando (Idv) a Palermo e a Marco Doria (Sel) a Genova con Pier Luigi Bersani che grida alla vittoria e non si sa perché.
Forse il segretario del Pd gode per la debacle del Pdl, partito-gruviera, che ha perso il governo di alcune importanti città da sempre governate dal centrodestra, come ad esempio Como e Lucca.
Sul campo pieno di macerie, l’unico vero vincitore è Beppe Grillo. Con questi chiari di luna, il risultato di oggi può essere l’antipasto rispetto a quello che si dovrà ingurgitare alle prossime politiche.
Senza una svolta immediata di questi partiti (ma chi ci crede?) il risultato è già scritto. Uomo avvisato, mezzo salvato. E nei partiti veri, una volta, “questi” sarebbero già tutti a casa. Cacciati.
Beppe Grillo: guardie&ladri. Voto 6+ Il leader del Movimento 5 Stelle grida sui tesorieri dei partiti: “Sono solo esecutori. Stanare i mandanti”. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Angelino Alfano: corrotti&ladri. Voto 3- Sul nodo incandescente della corruzione il Pdl blocca tutto. Ordini del Cav. Alla Camera passa un emendamento del Pd. Governo a rischio. Cvd.
Strana Italia che si ritrova sullo stesso piano Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Il Cav e l’ex comico avanzano a zig zag su un piano inclinato con un gioco sempre più scoperto che va al di là del “tanto peggio tanto meglio”.
I due, pur partendo da punti opposti, alimentano la marea montante che pesca nel torbido civettando con l’antipolitica. Perché questa esasperata ed esasperante volontà di dimostrare che sono tutti uguali e tutti da buttare?
Quali carte in regola ha il Cav, con tutte le malefatte e con la sua allegra brigata, per ergersi ancora una volta a paladino degli interessi degli italiani e dell’Italia? E come dare carta bianca a Grillo, quando, al di là di ovvie e scontate dichiarazioni su ingiustizie e privilegi, l’applicazione della sua linea politica porterebbe all’isolamento e alla bancarotta il Paese?
Che questa politica sia malata alla radice, lo ripetiamo tutti. Ma anche nel cesto delle mele bacate, c’è quella ancora commestibile. E, in mancanza di nient’altro, mangiabile.
E’ evidente che, da banda opposta, Berlusconi e Grillo (e non solo loro) cercano di inguaiare il Pd. Il partito di Bersani, non è certo senza macchie, già paga di suo per mandar giù i rospi del governo tecnico.
A Bersani si chiede più chiarezza nella linea politica e più decisione nel ripulire il partito, ma non si può chiedergli di chiudere bottega. Un regalo troppo grande per chi, come Berlusconi e Grillo, non aspettano altro che cada l’ultima barriera e sguazzare nel caos.
Beppe Grillo: rosso. Voto 5- Dopo aver evocato Lenin il leader del M5S rispolvera anche “baffone”: “Parma sarà la nostra Stalingrado”. Ballottaggi per il Municipio o per il Palazzo d’Inverno?
Gianni Alemanno: nero. Voto 4- Il sindaco dell’Urbe in prima fila con fascia tricolore alla “Marcia contro l’aborto” con slogan violenti e donne definite “assassine”. Si torna al “boia chi molla”?
Dice Beppe Grillo, anzi posta sul suo blog: “Dobbiamo scalare la montagna della democrazia”. Stavolta il leader del movimento-partito 5 Stelle si affida a Vladimir II’ic Ul’janov, il padre della rivoluzione russa, riportando la frase del “Lenin, note di un pubblicista”.
“In questi anni, dal Vday del 2007 alle ultime amministrative del 2012, dai Meetup al MoVimento 5 Stelle, il nostro obiettivo, quello di scalare la montagna della democrazia, non è mai cambiato - spiega Beppe Grillo sul suo blog -. Una nuova parete, un istante per rifiatare e poi ancora avanti, mentre le vecchie sirene barbute del potere, i filosofi del nulla della sinistra e i piduisti al potere ci hanno insultato, ignorato, sbeffeggiato (e ancora lo fanno) con il megafono dei loro giornalisti servi. La vetta è forse ancora lontana, ma ci arriveremo, un passo alla volta, non abbiamo fretta. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?), Noi neppure”.
Chissà se l’ex comico troverà altre prelibatezze del capo bolscevico. Ad esempio quando scriveva: “La dittatura rivoluzionaria del proletariato poggia sulla violenza, Non è vincolata ad alcuna legge e non rinuncia la terrore”. (da “La rivoluzione proletaria” e “Il rinnegato Kautsky).
Una ciliegia (rossa) tira l’altra.