Monti starebbe pensando di allargare la squadra di governo per schierare un fuoriclasse. Si tratterebbe dello zio di Bonanni, evocato dallo stesso sindacalista: “Questa manovra avrebbe potuto farla pure mio zio”. E’ lui l’uomo misterioso che dovrebbe riportare l’Italia a crescere con ritmi indiani o brasiliani. Zio delle Amazzoni
Qualcuno presto arriverà a rimpiangere l’Italia ai tempi di Berlusconi. C’è da scommetterci. E dirà: “Come si stava bene a quei tempi”. La balla e la bestia
Ora parla anche Tremonti e giudica recessiva la manovra. E’ come se Stalin accusasse Ferrero di essere troppo comunista. In ogni caso, per il governo aumentano gli ostracismi e ora si tratta di cambiare passo. Monti nemici, molto onore
Berlusconi intanto appare un tantino depresso perché vede scemare l’interesse nei suoi confronti e vede diminuire la centralità della sua figura. In fondo, gli piaceva attizzare gli avversari, accendere gli animi, fomentare l’antiberlusconismo. Molti nemici, molto ormone

I tre sindacati hanno raggiunto un accordo e, lunedì 12 dicembre, invece delle iniziative separate, sciopereranno insieme. Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) hanno stabilito, questa mattina, nel corso di un incontro che si è tenuto nella sede della Uil, di decretare tre ore di sciopero congiunto per la giornata in cui il decreto salva-Italia inizierà il suo iter (che si preannuncia rapidissimo) alla Camera.
Camusso, Bonanni e Angeletti hanno anche diffuso una nota congiunta, in cui esprimono preoccupazione essenzialmente per la stretta sul sistema pensionistico, sull’annunciato aumento dell’IVA e, più in generale, sull’assenza di uno dei tre pilastri cardinali del Governo monti: l’equità. I tre segretari dei sindacati rilevano infatti come la manovra colpisca duramente chi ha già dato.
E non si limiteranno alla giornata di sciopero né ai presidi - già annunciati e confermati - di fronte alle Prefetture: oltre ad aver richiesto una serie di incontri con l’esecutivo e con i partiti, per concertare modifiche al decreto, proporranno fin da oggi emendamenti comuni, nel corso delle audizioni alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Insomma, il primo effetto della manovra Monti è stato quello di ricompattare i sindacati.
Ma ieri sera, ospite di Bruno Vespa (guarda il Video su TvBlog), il premier ha già lasciato intendere che non ci sarà grande spazio per modifiche: «Il Parlamento è sovrano», ha ricordato «ma i tempi sono stretti».
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I sindacati vanno all’attacco della manovra del Governo Monti: lunedì 12 si avvierà il percorso alla Camera del cosiddetto decreto salva-Italia. La Cgil - che si era già espressa duramente contro i contenuti delle misure proposte dal nuovo esecutivo attraverso le parole del segretario generale, Susanna Camusso ha proclamato quattro ore di sciopero per la giornata di lunedì. Il sindacato ha ribadito che
la manovra proposta dal Governo contiene poche novità positive (sulla crescita e sulle infrastrutture) e molte parti gravi che non la configurano come una manovra equa, ma che grava su lavoratori e pensionati.
In preparazione allo sciopero, da domani organizza una serie di presidi davanti alle Prefetture, con il coinvolgimento di Comuni, Province e Regioni. Al momento sono previsti sit-in in Basilicata, Liguria, Lombardia, Sardegna e Toscana. Ma l’elenco è in continuo aggiornamento.
La CGIL fa sapere di aver effettuato una concertazione anche con CISL e UIL:
Abbiamo proposto a CISL e UIL di decidere insieme proposte ed iniziative per cambiare la manovra, la risposta ci è arrivata tramite conferenza stampa con relative autonome decisioni.
E la risposta degli altri due sindacati non si è fatta attendere: Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, in conferenza stampa, hanno fatto sapere che promuoveranno uno sciopero di due ore sempre per lunedì 12.
Continua a leggere: Decreto salva-Italia: i sindacati in sciopero il 12 dicembre
Non è un “siluro” ma una secchiata d’acqua fredda, sì. I sindacati, Cgil e Cisl, escono dal letargo delle loro beghe interne e mandano un chiaro e duro segnale a Monti: un vero e proprio monito, controcorrente rispetto al coro (quasi) unanime levatosi in questi giorni a favore del nuovo esecutivo “tecnico”.
Tuona la Cgil: “Sono il lavoro ed il fisco i temi centrali della piattaforma Cgil, che riproponiamo al Governo, con la certezza che senza interventi sulla crescita e senza una vera svolta sull’equità, il Paese non esce dalla condizione difficile che si è determinata. Se fossero vere le notizie anticipate dalla stampa riguardo alle misure sulle pensioni, ci troveremmo di fronte a provvedimenti inaccettabili”.
Incalza la segreteria della Cgil:“Il ventilato blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell’equità perchè colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d’acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi a condizioni di vita che si sono fatte sempre più difficili, con effetti anche sulle condizioni generali del Paese segnate dalla caduta dei consumi e delle dinamiche recessive in atto”.
Siamo alle solite anche con il governo Monti? “Se sono vere le anticipazioni - dice la segretaria confederale Vera Lamonica - l’approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive”. Forte e chiaro.
Torna in campo anche la Cisl con il segretario generale Raffaele Bonanni: “Basta con queste notizie di stampa sulle pensioni. E’ arrivato il momento di un confronto trasparente e pubblico sul tema”.
Monti, adesso basta viaggi fra Roma e Bruxelles! La luna di miele è finita. E’ giunta l’ora di dire esattamente chi deve tirare di più la cinta, chi deve pagare di più i costi della crisi. Guai tornare al bunga bunga ma guai restare sopra le nuvole. Non siamo a una “partita di giro” contabile ma a decisive scelte politiche. Giusto fare in fretta, ma fare bene, nella direzione che chi più ha, più deve dare.
Come era facile prevedere, causa le sottovalutazioni e le coperture, sono ripresi gli episodi di intolleranza e di aggressione contro il sindacato della Cisl.
Stavolta una serie di blitz, attaccata addirittura la sede nazionale di via Po a Roma da esponenti coperti da una fantomatica sigla: Action. A Merate, nel lecchese, irruzioni di militanti Fiom con tanto di dirigenti.
Non vogliamo aggiungere niente a quanto già scritto dopo i fatti della settimana scorso a Treviglio, nel bergamasco: nessuna esasperazione e nessuna ragione dei lavoratori legittima azioni che, al di là degli aspetti che riguardano l’ordine pubblico con tutte le conseguenze del caso, sono inqualificabili e intollerabili, da condannare sul piano politico.
Questo non significa sottacere le gravissime responsabilità di aziende private e pubbliche impegnate solo in un’opera selvaggia di licenziamenti e le ancor più gravi responsabilità del governo, totalmente assente.
Ma il clima di intolleranza serve solo a isolare i lavoratori e danno fiato alle forze che strumentalizzano tali azioni per dividerli e attaccare conquiste e diritti. Solo l’infantilismo politico può produrre tali azioni.
Immediata la condanna anche della segreteria della CGIL nazionale: “”Per la cultura e la storia della Cgil le sedi sindacali, tutte le sedi sindacali, sono un simbolo democratico e del lavoro e nessuna ragione può giustificare la loro violazione. Nell’esprimere solidarietà ed affetto alle lavoratrici Cisl che hanno subito l’intimidazione e alla Cisl tutta, la segreteria Cgil affronterà lunedì nell’incontro con la segreteria Fiom questo come primo argomento: è infatti inammissibile ed inaccettabile che non vi sia la più netta sanzione di tali comportamenti e che si possano ripetere”.
Non è l’assalto al Palazzo d’Inverno dei bolscevichi, ma l’assalto della sede Cisl di Treviglio a Bergamo da parte di un gruppo di lavoratori della SAME non può essere sottaciuto.
Perché non capita … tutti i giorni che gli operai, in questo caso iscritti della Fiom-Cgil, lancino uova, petardi e mortaretti contro una struttura sindacale “confederata”. E tanto meno capita che a guidare il blitz sia il segretario generale della Fiom-Cgil territoriale Eugenio Borrella, spalleggiato da altri dirigenti e delegati.
Qui il merito non centra nulla: né il governo, né la Fiat, né Marchionne, né la linea “arrendevole” di Cisl e Uil, accusati di avere “svenduto i diritti dei lavoratori”.
E’ un atto squadrista e come tale chiamato per nome, da condannare, inutile e politicamente errato sotto tutti i profili. Un atto che macchia la storia di una grande organizzazione come la Fiom e la Cgil tutta, che fa rigirare nella tomba Giuseppe Di Vittorio, Bruno Trentin, Luciano Lama.
Nessuna ragione dei lavoratori può portare a simili “imprese”. Stavolta non ci sono “ma” e “se” che tengono.
La Fiom e la Cgil devono fare solo una cosa: cacciare i responsabili di questa vergognosa azione teppistica. Solo così il dialogo fra i sindacati può ripartire e solo così la Fiom e la Cgil non perdono, oltre la ragione, anche la faccia.
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“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati”
Raffaele Bonanni
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Continua a leggere: Veritometro: Bonanni e i pensionati traditi dai governi della Seconda Repubblica
Finalmente anche dalla Cisl arriva l’alt al ministro Brunetta e alla Lega di Bossi che vogliono riproporre le gabbie salariali e addirittura la busta paga … padana.
Insomma Brunetta, con la differenziazione del salario (per il pubblico impiego) su base territoriale vuole riportare le lancette della storia 50 anni indietro.
Tradotto, significa che due dipendenti della stessa amministrazione pubblica, di pari qualifica, anzianità e merito, ma che lavorano in regioni diverse, percepiranno due salari diversi.
Con la scusa di voler abbattere i privilegi, in effetti si vogliono colpire i diritti dei lavoratori.
Rispetto a quanto vuole la Lega, il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha ricordato che “la busta paga è contrattata da imprenditori e lavoratori con accordi sindacali. Non siamo nell’Unione Sovietica e non ci vogliamo tornare ora che è crollata”.
Ben detto. Ma la Russia c’è e c’è lo “zar” Putin, grande amico del Cavaliere.
Vigilare, italiani, vigilare …
Di fronte alla crisi economica più dura degli ultimi decenni, invece di unirsi, i sindacati confederali italiani si dividono rimpallandosi le colpe.
Cgil da una parte, e Cisl e Uil dall’altra, si guardano in cagnesco. Dopo l’accordo sindacale separato sulla contrattazione sono anzi passati allo scontro frontale, peggio che negli anni bui degli anni’50.
La Cgil sciopera da sola per protestare contro l’incapacità del governo di Centrodestra a contrastare la crisi. E il capo del sindacato “rosso” accusa Cisl e Uil di essere “filo-governativi”.
Raffaele Bonanni non ci sta e replica: “E’ un nostro successo aver ottenuto 8 miliardi di risorse per precari e piccole e medie imprese. E’ stata la Cisl a fare la proposta sugli ammortizzatori sociali, mentre tutti tacevano. Il bicchiere è sempre mezzo vuoto o mezzo pieno. Ma non si può fare un braccio di ferro su tutto”. Tant’è.
Mentre i vertici della ex “triplice” litigano fra loro, i lavoratori sono falcidiati dalla crisi e si allontano sempre più dalle rispettive organizzazioni.
Ma su cosa si litiga? Siamo alle solite. Gridare sempre più forte per nascondere le proprie debolezze. Ancora una volta bandiere e slogan servono a coprire la inadeguatezza delle proposte.
Dentro la crisi economica più generale c’è la crisi dei sindacati. Il nodo centrale è la mancanza di democrazia sindacale. Dal luogo di lavoro in su.
Continua a leggere: Ore 12 - Epifani, Bonanni, Angeletti "solisti" stonati
Lega Nord: anti Fiat. Voto + 8. Il ministro Roberto Calderoli annuncia il “no” della Lega agli annunciati aiuti economici alla Fiat, in grave difficoltà per la crisi generale. “Ci sarebbe la rivolta del popolo. Non si possono condividere i debiti e tenersi gli utili “– chiosa il ministro della Semplificazione legislativa. Ora il Carroccio fa suo lo slogan del Pci? Se son rose …
Cisl & Uil: anti Cgil. Voto – 8. Le confederazioni di Angeletti e Bonanni sparano a zero sulla Cgil per non aver siglato l’accordo sulla riforma dei contratti. Ribatte Epifani: “Se fosse stato così negli ultimi 4 anni ogni lavoratore avrebbe perso in media 1352 euro, con un guadagno per le imprese di 15 miliardi. Noi non avremmo mai firmato sulle regole senza Cisl e Uil”. Triplice addio?