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Tutti gli articoli con tag Casini

Ore 12 - Terzo Polo: chi l'ha visto?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroRepetita iuvant. Allora ripetiamo: alle amministrative, protagonista è stato l’astensionismo, l’unico che ha vinto è stato Grillo con il suo 5 Stelle.

Lega cancellata, Pdl scivolone storico, Pd gode per le disgrazie altrui e perché il centro-sinistra (quale?) “vince senza se e senza ma” dimenticandosi della valanga di voti persi.

E il Terzo Polo? Casini, Fini, Rutelli sono come le salamandre. O peggio.

“Mannheimer dice che è come la storia dei vampiri, che escono al tramonto perché di giorno si sciolgono. Il Terzo polo era radicato solo negli studi di Porta a Porta. Appena Rutelli e Casini varcano la soglia dello studio tv diventano invisibili a occhio nudo. Per rilevare i risultati del Terzo polo a livello nazionale Mannheimer ha dovuto analizzare il campione al microscopio”.

Già. I sondaggi (ultimo quello di La 7) confermano. Se oggi si votasse per le politiche tutti i partiti (Lega e Pdl in testa) prenderebbero una sonorissima batosta, con un astensionismo alle stelle.

E il Terzo Polo? Letteralmente scomparso dalle preferenze degli italiani, al 3,8 per cento. Appunto. Casini, Fini, Rutelli vagano nelle nebbie del Palazzo: chi li ha visti?

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: leaderone. Voto 4- Il Cav gira a pieno regime per il nuovo rassemblement dei moderati anti sinistra: nuovo partito o federazione? Dentro anche Casini e il “Signor Ferrari”. (In)Crociati.

Corrado Passera: leaderino. Voto 5- Il ministro dello Sviluppo Economico pontifica: “La vicenda Grecia è stata gestita malissimo”. E sull’Euro spara: “Può reggere anche senza Atene”. Prove di leadership?

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Ore 12 - Bersani, dalla birra al lambrusco. Pd, dove va, con chi sta?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDiceva Don Abbondio: “Se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”. Ma è l’ora che Pier Luigi Bersani lasci la birra e torni al suo Lambrusco emiliano: serve brio, decisione, svolta.

Dove va e con chi sta il Partito democratico?

Sperare nel socialista Hollande non significa rispolverare la foto di Vasto e rilanciare l’alleanza a sinistra. Hollande e i riformisti possono conquistare l’Eliseo senza il supporto dei centristi di Bayrou?

Di fatto, dal ballottaggio francese non si rigenera il sogno della “gauche” bensì la possibilità di un nuovo e moderno centro-sinistra di stampo europeo. Non è questa realisticamente l’unica strada percorribile per il Pd e tagliare le ali alle velleità di recupero di Berlusconi e della destra italiana?

Il Cavaliere è di nuovo in campo per costruire un grande, inedito ressemblance conservatore: “Chi non è di sinistra venga qua”. Per questo promette mari e monti a tutti, da Casini a Fini, da Pisanu a Dini, usando persino Luca di Montezemolo come luccichino per le allodole.

Il Cav (ma chi ci crede?) giura di rimanere in panchina e di voler fare solo il “padre” della patria.

Comunque vada, tocca al Pd, sull’altro fronte, schiodarsi da una posizione attendista e ambigua. E’ vero: Bersani è costretto a muoversi sul filo di una lama tagliente, con tutti i rischi del caso, anche per le debolezze e i tatticismi esasperati di Casini.

Il leader del Terzo Polo potrebbe essere ammaliato dalle sirene berlusconiane (per Palazzo Chigi) ma finirebbe dritto dritto nelle fauci del Cavaliere.

Pd e Terzo Polo può essere il baricentro su cui far ruotare la nuova alleanza di governo per il 2013. Dovrà poi essere il programma “riformatore” a determinare chi entra e chi ne sta fuori. Tocca a Bersani la prima mossa.

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Napolitano, argine democratico o "prediche" inutili? Astensionismo non è qualunquismo

pubblicato da Massimo Falcioni

Anche l’ultimo appello di Giorgio Napolitano contro l’antipolitica fatto ieri a Pesaro in occasione del 25 aprile rischia di cadere nel vuoto.

Perché, al di là dell’autorevolezza del capo dello Stato, gli italiani non credono più nella volontà e nella capacità dei partiti di rinnovarsi e di riformare le istituzioni e il Paese.

I partiti, pur con sfumature non secondarie fra loro, non sono più credibili. Le leadership di questi partiti non colgono il livello di sfiducia e di protesta raggiunto dagli italiani. La gente è ben cosciente del valore del voto: guai assalire chi dice di non voler votare tacciandolo di qualunquista!

L’astensionismo è inteso come espressione di dissenso politico, viene inteso dagli elettori come l’unica “arma” in mano per fare capire alle forze politiche l’aria che tira.

Gli italiani non sono contrari alla politica e non sono contro i partiti, tanto meno ripudiano l’ordinamento democratico. Ma ritengono colma la misura e ridotta a zero la fiducia in chi ha diretto e gestisce il “palazzo”. Al punto in cui si è giunti non bastano palliativi o riverniciature di facciata.

Ha un bel dire Bersani nel proporre meno soldi ai partiti e bilanci trasparenti e sotto controllo. La questione è un’altra: i cittadini, di fronte agli scandali e alle ruberie, non vogliono più il finanziamento pubblico ai partiti. Punto.

Per non parlare del rimasticamento dei Berlusconi, Casini e soci impegnati a cambiare nomi ai rispettivi partiti lasciando al comando sempre le stesse facce, impresentabili.

Insomma, gli italiani non vogliono più minestre riscaldate. Da qui si deve ripartire per arginare l’antipolitica e i “pifferai” di turno che soffiano sul fuoco. O si svolta davvero o anche gli appelli di Napolitano diventano prediche inutili.

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Berlusconi, Casini, Bersani: chi fa il gioco delle tre carte?

pubblicato da il passator cortese

A Silvio Berlusconi, si sa, la fantasia non manca. Adesso, per rincuorare i suoi e cercare di fermare i buoi che scappano dalla stalla (leggi Pdl in caduta libera nei sondaggi) lancia l’allarme: “Il Pd vuole fare cadere Monti e andare a votare in Ottobre. Bisogna fare il fronte unico dei moderati, altrimenti vince la sinistra”.

Il Cav usa il vecchio metodo del “chi mena per primo mena due volte”.

Tant’è che tocca a Bersani replicare: “Il Pd mantiene la parola e quindi vuole sostenere il governo Monti fino alla scadenza naturale della legislatura, cioè nel 2013. Se Berlusconi ha problemi lui, lo dica ma mi consenta di lasciare a me la parola sul Pd”. “Vedo – prosegue il segretario del Pd – certamente un po’ di disagio sull’altro fronte, soprattutto perché da quel lato non funziona il tentativo di mettersi al riparo dalla vicenda Monti per non pagare dazio. Ma molti ricordano che Monti non è venuto dopo i partiti, Monti è venuto dopo Berlusconi dovendosi caricare lui, e un po’ anche noi, delle difficoltà che ha trovato”.

E su una eventuale vittoria del centrosinistra temuta da Berlusconi, Bersani ironizza: “Per lui quel rischio lì c’è”. “Guardiamo cosa succede in Europa – conclude – è ormai chiaro quale sarà il terreno di sfida che noi abbiamo intuito da tempo: avanzeranno i progressisti e i moderati per dare risposte saldamente istituzionali alla crisi”.

Tutto bene, dunque per il Pd? Forse sì, forse no. Col Pdl alla frutta, con la Lega nel pozzo nero degli scandali, con Formigoni con l’acqua alla gola ecc., se si andasse presto a votare il centrodestra si squaglierebbe. Ecco perché Berlusconi finge di appoggiare Monti: vuole rinviare il redde rationem. Ed ecco perché, mettendo le mani avanti, cerca di accalappiare Casini, con il Terzo Polo e zone limitrofe.

A questo punto sorge il dubbio: e se Pierferdy facesse il solito pesce in barile e, al di là delle parole, puntasse davvero alle elezioni anticipate per diventare il jolly decisivo fra le parti?

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: polaroid vintage. Voto 6+ Il leader dell’Idv chiede al Pd di rilanciare la ‘foto di Vasto’. “Quella coalizione si può allargare. Quello che fa Casini non mi interessa, chiedo a Bersani che cosa vuole fare il Pd. Non si puo’ andare al voto senza indicare la coalizione, il programma e il perchè si sta insieme”. Discutibile ma chiaro.

Luigi De Magistris: reflex virtuale. Voto 4- L’Unesco tira le orecchie al sindaco partenopeo: “Centro storico in condizioni deplorevoli”. Napoli retrocede, invece di entrare in Europa rischia di finire nella black list insieme al Terzo Mondo. Giggino “o miracolo” fa flop. Meno voli pindarici più pulizia nelle strade. Ex pm avvisato.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

ABC: sos. Voto 4- Scambio di telefonate fra Alfano, Bersani e Casini: entro mercoledì, prime norme urgenti per il controllo del finanziamento ai partiti. Nuove trappole per non perdere il malloppone?

Roberto Formigoni: 118. Voto 4- “Bene così”, è il lapidario commento del governatore della Lombardia dopo le dimissioni del “Trota” dal Pirellone. Consiglio regionale gruviera. President, go home!

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Ore 12 - Monti lancia il primo (e l'ultimo?) squillo di tromba

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl premier Monti farebbe bene a lasciare al ministro Fornero le battute al vetriolo. Anche perché, come recita l’antico adagio: “Scherza coi fanti ma lascia stare i santi”.

Il capo del governo, parafrasando all’incontrario Giulio Andreotti, (il gran gobbo ironizzava: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”) rischia di finire in un vicolo cieco o quanto meno di lanciare inopportuni avvertimenti o minacciosi ricatti a chi non vuole “sporcarsi le mani” con riforme che riducono il consenso e fanno perdere voti.

Di fatto, la coperta del governo dei prof si restringe mostrando tutti i limiti di una direzione tecnocratica (illuminata o solo burocratica?), priva di quei corpi intermedi che filtrano, interpretano e orientano aspettative e turbolenze dei cittadini.

Il Professor De Rita dice che è in atto una “verticalizzazione del potere” e che “ciò è molto coerente con la realtà dei mercati internazionali ma è incoerente con la realtà quotidiana del nostro Paese”.

Insomma, Monti con il suo non volere “tirare a campare” lancia il suo squillo di tromba ai partiti ma rischia di fare la fine di quel trapezista che s’accorge quando sta già precipitando nel vuoto che, sotto, il tappeto non c’è più.

Fin qui lo stato comatoso dei partiti ha evitato il ko del governo. Alfano, Bersani, Casini ecc. sono solo impegnati a non logorarsi ancor di più in vista della conta decisiva del 2013. Ma la strada è ancora lunga e polverosa e tutto è possibile.

Per ora, di certo c’è che il conto (salato) l’hanno pagato (e continuano a pagarlo) sempre gli stessi.

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Ore 12 - Pd, una fronda tira l'altra ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon sempre e non tutte le fronde sono “inventate” in politica. E neppure nel Partito democratico, dove ogni volta che un nodo si stringe porta a una domanda: questi litigano per reale diversità di posizioni politiche o solamente per battere sui barattoli per avere poi più posti nelle liste elettorali?

Adesso spunta una lettera-decumento di 15 deputati (ex diccì, fra cui Beppe Fioroni e Marco Follini) del Pd contrari al sostegno dato da Bersani (platealmente sostenuto da D’Alema sotto lo slogan “Nuovo Rinascimento per l’Europa”) al socialista francese Francoise Hollande, candidato con reali possibilità di battere Sarkozy, considerato troppo a sinistra per il pidì.

L’impressione è che gli ex “popolari” (non tutti) presenti nel Pd cerchino ogni occasione per tirare la corda fino al limite, pronti allo strappo, fare le valige e rimetter su casa nel costituendo partito moderato di Casini in attesa della famosa costola del Ppe Made in Italy, con Silvio Berlusconi promoter e “spettatore” di lusso.

Il nodo della collocazione del Pd in Europa può davvero strangolare Bersani e far saltare “questo” Partito democratico.

“Il destino di Bersani – ha scritto Stefano Folli sul Sole 24 Ore – è quello di districarsi fra una serie di foto simboliche. Ieri quella di Vasto con Vendola e Di Pietro, oggi quella di Parigi con Hollande e i socialisti francesi. L’unica foto che i suoi critici accettano è quella di Palazzo Chigi con Monti, Alfano, Casini, un’allusione esplicita alla grande coalizione che il segretario del Pd può solo rifiutare in questa fase in cui si prende la rincorsa per le elezioni del 2013. Fino ad allora c’è da credere che Bersani non vorrà farsi scavalcare a sinistra da Vendola. Quindi spetta ai centristi prendere le loro decisioni”.

Già, decisioni politiche o di convenienza?

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Nuovo vertice con Monti, perché Alfano ha fatto retromarcia?

pubblicato da Andrea Signorelli


Questa volta Angelino Alfano ci sarà. Il segretario del Pdl che aveva mandato governo e maggioranza in fibrillazione dopo il gran rifiuto di partecipare all’ultimo vertice indetto da Monti (”Perché si sarebbe parlato di Rai e giustizia”), questa volta ha già fatto sapere tramite il solito profilo Twitter che non salterà il nuovo vertice chiamato dal premier per giovedì: “Il lavoro al primo posto! Parleremo anche di accesso al credito. Ok all’agenda Monti, ci sarò. Ma di Rai e Giustizia (per ultime) parli chi vuole”.

Angelino Alfano si arrende e - anche se il Pdl ha nuovamente sottolineato come il governo tecnico sia stato chiamato per risolvere le emergenze economiche - non mancherà all’appuntamento, nonostante Monti abbia chiarito fin da subito che “si parlerà di tutto”. Come mai questo cambio di direzione? Un po’ perché ormai il messaggio è stato lanciato, ma soprattutto perché Alfano si è trovato preso in mezzo tra Bersani e Casini. E se con il segretario Pd la polemica ci può stare, con Casini (a cui il Pdl si vorrebbe tanto riavvicinare) è meglio non entrare troppo in conflitto. Soprattutto se il leader dell’Udc dà segni di perdere la pazienza, come mostra nell’intervista al Corriere della Sera.

«È in atto un tentativo di indebolire il governo. È un errore molto grave, perché l’ esecutivo ha dimostrato di aver adempiuto all’ impegno più importante che gli avevamo commissionato, il risanamento dell’ economia. Lo dimostra non solo il calo dello spread, ma soprattutto il sorpasso stabile sulla Spagna: la credibilità è il valore aggiunto che Monti dà al Paese. Ho sempre espresso solo stima per Alfano, ma aver mandato all’ aria il vertice con una scusa palese mi fa pensare ad una nevrosi da campagna elettorale che non mi scandalizza ma che non porterà da nessuna parte»

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