
La decisione della Corte costituzionale sul legittimo impedimento è ormai imminente. Le preoccupazioni del Cavaliere sono tante. Tra queste soprattutto la prospettiva di una seria ripresa delle iniziative giudiziarie riguardanti la sua persona, i suoi più stretti collaboratori (come Marcello Dell’Utri) e le sue aziende.
Ma il Premier teme anche che la pronuncia di Palazzo della Consulta, mettendo a rischio di fatto la sua permanenza a Palazzo Chigi, possa compromettere la campagna acquisti di nuovi parlamentari provenienti dalle fila di Futuro e Libertà e dell’opposizione. Una preoccupazione da vero uomo di Stato!
In effetti, è difficile che la Corte costituzionale decida in senso favorevole al Premier. Le ipotesi più probabili sono una pronuncia d’incostituzionalità o una decisione di natura “interpretativa” (anche sotto forma di pronuncia di inammissibilità), che riconosca di fatto ai giudici ampia discrezionalità nell’individuazione delle ipotesi in cui applicare il legittimo impedimento. In entrambi i casi tutti i processi pendenti riprenderanno il loro corso.

Le dichiarazioni di Italo Bocchino (secondo il quale è meglio un Primo Ministro omosessuale che leghista) oltre a non tener conto di una serie di pettegolezzi secondo i quali un importante adepto di Umberto Bossi avrebbe avuto come amante un cantante italiano dichiaratamente omosessuale, colma il silenzio della maggioranza e dell’opposizione sulle esternazioni omofobe di Tarcisio Bertone.
Come riportato dai colleghi di queerblog.it l’esponente ecclesiastico pur di ammettere che la Chiesa, di cui è portavoce, deve risolvere un problema ha riportato in auge l’assioma “pedofilo= omosessuale”. La teoria, come sottolineato ieri sera da Giuseppe Cruciani, è stata sconfessata persino dagli psicologi cattolici.
Sottolineare i limiti del Cardinal Bertone in queste sede non ha senso. Soffermarci sull’omertà dei politici italiani invece sì. Adottando le linee guida di certi quotidiani che oggi non hanno pubblicato le foto riguardanti i graffiti fatti sulla casa nativa del Papa, Benedetto XVI, i politici italiani hanno deciso di tacere sullo scandalo di cui si stanno occupando praticamente tutti.
Continua a leggere: L’omofobia di Tarcisio Bertone zittisce tutti

Forse non sarà necessario procedere con il referendum abrogativo contro la legge sul legittimo impedimento minacciato da Antonio Di Pietro. Secondo il pm della procura di Milano Fabio De Pasquale, infatti, la legge è incostituzionale rispetto agli articoli 101 e 138 della Carta.
Il magistrato, impegnato nel processo sui presunti fondi neri di Mediaset, in cui Silvio Berlusconi è imputato per frode fiscale, si è trovato davanti ad una certificazione del segretario della presidenza del consiglio che attesta l’impossibilità dell’imputato a presentarsi il 21 e il 28 aprile. Un documento non ritenuto valido per un rinvio delle udienze, a meno di non andare incontro ad una violazione della Costituzione, di cui dunque dovrà occuparsi la Consulta.
Si ricomincia con la guerra tra S.Silvio martire e i magistrati politicizzati, siete pronti?

Altro che terra dei cachi. L’Italia è il paese dei paradossi. A pochi giorni dalla censura, l’ennesima, applicata dalla politicizzata dirigenza RAI su Aldo Busi per delle dichiarazioni riguardanti l’omofobia praticata da una parte del clero il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, accoglie la richiesta di Walter Veltroni, e farà riaprire l’indagine sulla morte di Pier Paolo Pasolini.
Dichiaratamente omosessuale l’intellettuale prima di essere ucciso è stato schiacciato dall’ignoranza. La stessa che ha colpito in maniera diversa altri grandi pensatori. Riaprire il caso non serve se non si dimostra con i fatti che dalla morte di Pier Paolo Pasolini qualcosa è cambiato. Trovare un colpevole non può e non deve essere un palliativo.
Se davvero Angelino Alfano vuole rendere onore al monumentario pensatore italiano dovrebbe impegnarsi affinché altre persone non siano discriminate per la propria sessualità.
Continua a leggere: Angelino Alfano riapre le indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini

Nelle scorse settimane chi ha parlato della riforma della giustizia ha spesso omesso due considerazioni troppo importanti per essere trascurate. La riforma per essere tale oltre a tener conto anche delle vittime deve garantire alla magistratura un carico di lavoro adeguato.
Non è pensabile che il sistema si alleggerisca se i giudici a causa delle negligenze governative sono chiamati ad esprimersi su ciò che compete all’apparato amministrativo dello Stato.
Oggi la Corte Costituzionale, come spiegato dai colleghi di queerblog.it, stabilirà se è giusto chiudere il matrimonio alle sole coppie eterosessuali. Al di là di come uno la pensi sull’argomento è evidente che esiste una falla su cui bisogna legiferare senza aspettare che lo facciano indirettamente i magistrati per il governo.
Continua a leggere: La Corte Costituzionale si esprime sui matrimoni gay

Pensare che Silvio Berlusconi rappresenti tutto il Popolo della Libertà, o che il partito sia immagine e somiglianza del Presidente del Consiglio, è sbagliato. La coalizione di centro-destra è molto più complicata di quanto si possa pensare.
Il progetto politico ha infatti inglobato anche una parte dei radicali che nel 2005, in occasione della nascita dell’Unione di Prodi, hanno lasciato il partito per militare a destra. Una delle persone che ha fatto questo tipo di scelta è Benedetto Della Vedova che, intervistato da polisblog.it, spiega perché il Pdl debba fare proprio anche delle battaglie sociali. Bandiere, per molto tempo, del centro-sinistra.
Cominciamo spiegando agli utenti di polisblog.it che non la conoscessero il suo cammino politico.
Ho una storia radicale anche se poi mi sono iscritto al partito solo nel 1992. Nel ’94 poi ho cominciato a fare politica in modo militante.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Benedetto Della Vedova

Lo sappiamo, è una questione annosa e ricorrente; ma visto che il Premier continua a insistere sul fatto che la Corte Costituzionale sarebbe di sinistra, vediamo di capire se la sua affermazione ha un fondamento. E partiamo proprio dal concetto matematico espresso da Berlusconi, ovvero che i giudici di sinistra siano 11 su 15.
Della questione si era già occupato per PolisBlog il nostro Alessandro, analizzando gli eletti uno ad uno e giungendo alla conclusione che le affermazioni del Cavaliere fossero destituite di fondamento.
Oggi cerchiamo però di vedere la questione da un punto di vista diverso, provando a capire da dove nasca la convinzione di Berlusconi; in altre parole facciamo l’avvocato del diavolo. Il tutto premettendo che la Corte svolge una funzione fondamentale di equilibrio e che siamo in sostanziale disaccordo con il concetto espresso dal Premier sul fatto che essa non si debba sostituire al Parlamento. Il punto è che il massimo organo giudiziario esiste per valutare la costituzionalità delle leggi e non può nè deve abdicare al suo compito.
Continua a leggere: Berlusconi dice che la Corte Costituzionale è di sinistra. Ma è vero o no?
A distanza di una settimana dall’ultima rassegna, la stampa estera continua a parlare del processo breve: vediamo qualcuno dei commenti più interessanti.
Negativo il giudizio dell’austriaca Salzburger Nachrichten:
Da quando a inizio ottobre la norma sull’immunità è stata ricusata per mano dei giudizi della Corte Costituzionale Berlusconi ha un unico obiettivo in mente, ossessivamente, ovvero levarsi definitivamente di dosso i suoi processi. Non disdegna l’impiego di qualsiasi mezzo e non si preoccupa nemmeno di dare spudoratamente l’impressione che lui, in quanto eletto dal popolo – diversamente dai giudici – possa pretendere leggi speciali a suo favore
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Berlusconi e il processo breve

L’idea non è certo nuova. Tra i costituzionalisti se ne discute da tempo. Mi riferisco alla riforma volta ad introdurre, anche nel nostro ordinamento, la possibilità, per i giudici della Corte costituzionale, di esprimere le proprie opinioni in dissenso con la decisione assunta dalla maggioranza del collegio giudicante (negli USA la dissenting opinion può essere manifestata dai membri della Corte Suprema rimasti in minoranza).
I lavori della Corte costituzionale italiana sono ispirati al principio di collegialità: così, l’approvazione del dispositivo della sentenza è collegiale e non è prevista la divulgazione dell’esito del voto, con l’indicazione dei favorevoli e dei contrari (la fuga di notizie che si è avuta in occasione della pronuncia sul “lodo Alfano” è stata una vicenda del tutto anomala). La decisione della Consulta è, dunque, unica e viene imputata a tutti i componenti dell’organo, senza che questi possano esprimere eventuali opinioni contrarie (ovviamente di minoranza).
Sarebbe utile consentire anche ai giudici costituzionali italiani di pubblicizzare le proprie dissenting opinions? Secondo il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano sì: “La segretezza non è una garanzia e nulla ha a che fare con l’indipendenza del giudice - ha dichiarato il componente dell’alto collegio-. Anzi, il voto segreto rischia di diventare un alibi per l’incoerenza”. Dunque, si tratterebbe di una riforma intesa a promuovere la chiarezza, la trasparenza e la coerenza delle posizioni. Ma sarebbe veramente così? Ci sono controindicazioni?

Nelle giovani democrazie latinoamericane c’è sempre stato un tratto comune che definirei perlomeno inquietante: il rifiuto, per ragioni di pacificazione interna, di rendere giustizia alle vittime delle feroci dittature che dagli anni ‘50 hanno infestato il continente, spesso con l’appoggio degli Stati Uniti e dei suoi servizi segreti: come dimenticare per esempio, Pinochet in Cile…
Rendere giustizia alle vittime significa perseguire quei militari, quelle alte cariche che si sono rese protagoniste dei crimini più efferati, per cui ancora non si sa esattamente quanti siano realmente i desaparecidos di quegli anni: Cile, Argentina, Paraguay, Bolivia, Brasile, Uruguay.
Proprio dall’Uruguay sembrano arrivare buone notizie. Domenica si andrà alle urne per un referendum abrogativo, che darà la parola ai cittadini uruguagi: volete cancellare la legge che dà l’amnistia ai militari protagonisti della repressione durante la dittatura?
Immagine| Flickr
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