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Tutti gli articoli con tag David Cameron

Forum economico mondiale: cosa si dice a Davos

pubblicato da Guido

davos forum 2012

Nel bel mezzo di uno dei periodi più neri per l’Eurozona (e per l’economia mondiale) e a pochi giorni dal Consiglio UE del 30 gennaio, si è aperto a Davos, in Svizzera, il tradizionale incontro annuale del World Economic Forum, riunione informale di capi di Stato e di governo, imprenditori, e leader economici. Già dal titolo (“La Grande Trasformazione: immaginare nuovi modelli”, un modo decisamente troppo limitato di definire quello che sta avvenendo), gli esperti prevedono che da questa edizione del Forum Economico non ci si debba aspettare soluzioni alla crisi, e neppure la proverbiale iniezione di ottimismo che dia ossigeno ai mercati.

Anzi, gli spettri che aleggiano sul meeting sono due: quello di un crack dell’Euro, e quello di “una grave rottura geopolitica nei prossimi 12 mesi” (come la definisce il Sole 24 Ore) che andrebbe a sommarsi alle crisi economiche già in atto. Ed è proprio l’Europa, suo malgrado, a conquistare il centro del palcoscenico, mentre gli Usa si defilano e la Cina – tradizionalmente protagonista di questo meeting – sembra per la prima volta più preoccupata del fronte interno che dell’economia mondiale.

Il summit è stato aperto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui intervento si è concentrato sulla necessità di coniugare rigore e crescita. Niente di nuovo, insomma: la Germania non ha intenzione di pagare per gli sprechi altrui. Nessuna novità neppure dall’intervento del premier britannico Cameron, che parlato ancora della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che Sarkozy (e più timidamente la Merkel) vorrebbe introdurre nell’Eurozona: per Cameron la Tobin Tax in un momento come questo è “pura follia”.

E, parlando di Europa, osservate speciali sono Italia e Spagna, i due paesi “sull’orlo del precipizio”. Una tavola rotonda sarà intitolata proprio “The Future of Italy”, e tra i partecipanti al forum si segnalano il ministro Corrado Passera, Emma Marcegaglia e il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Il finanziere americano George Soros ha proposto da Davos un’idea (in verità lanciata diversi anni fa da Tommaso Padoa Schioppa) in base alla quale Spagna e Italia potrebbero rifinanziare il loro debito con l’emissione di titoli di Stato a un tasso d’interesse dell’1% circa. Un’operazione complicata, che non sarebbe ben vista né a livello comunitario né a livello nazionale.

D’altronde non si può certo dire che Soros ami farsi amare: a Davos ne ha avuto per tutti, per i governanti europei (“Hanno sbagliato tutto”) e in particolare per la Merkel (“La Germania sta imponendo la disciplina fiscale generando tensioni che potrebbero distruggere l’Unione europea”). Per segure il forum di Davos potete dare un’occhiata agli streaming sul sito,, e tenere d’occhio anche Twitter, con l’account del Financial Times di Davos 2012, e quello del WEF 2012.

Dopo il salto, uno Storify che riassume i giorni di Davos e quanto accaduto nelle ultime ore.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Il povero Cameron sembra Heidi che scende dai monti: “In Gran Bretagna politici ed editori sono troppo vicini”. Se venisse in Italia, vedrebbe vari editori che sono anche politici (non solo il Cav) o editori che sono parenti (suoceri ad esempio) di politici. Se Cameron si lamenta del Regno Unito, l’Italia potrebbe sembrargli un inferno. (Calta)girone dantesco

Un inferno dove i buoni hanno perso e sono rimasti soltanto i cattivi. Altro che Dan Brown. Angelucci e demoni

Il Bel Paese balla per la speculazione sui mercati. Il Cav sa come va con i buoni di Stato, ma preferirebbe stare a Villa Certosa e occuparsi delle ‘bone’ sul mercato. Tango biond

Il sindaco di Firenze si scopre arruolato dai berluscones a tempo pieno. Stavolta tocca a Brunetta elogiarlo apertamente per la sua battaglia contro assenteismo e parassitismi dei dipendenti di Palazzo Vecchio. E’ quasi un idolo (suo malgrado) della destra. Ghe Renzi mi

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

No fly zone sulla Libia: retromarcia della Gran Bretagna.Dovremmo prendere contatti e acquisire una maggiore comprensione delle forze di opposizione che ora sono a Bengasi e stanno controllando gran parte del paese. Stiamo cercando di stabilire un contatto con loro in modo da conoscerli meglio e sapere che intenzioni hanno. Non credo che dovremmo andare oltre questo per ora.

Il David Cameron che ieri ha pronunciato queste parole non sembra essere la stessa persona che, fino a pochi giorni fa, chiedeva alla Nato di istituire una zona di non sorvolo sulla Libia e auspicava che venissero fornite armi ai ribelli anti-Gheddafi.

Il brusco cambio di direzione del Premier britannico è stato provocato dalla dichiarata cautela con cui Stati Uniti e cancellerie europee intendono trattare la crisi libica, oltre che dalle perplessità del Parlamento e delle forze armate britanniche.

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Gran Bretagna, David Cameron ribadisce le sue dichiarazioni su Pakistan e terrorismo. Il premier britannico è tornato stamattina sull’argomento durante un discorso a Delhi, in cui ha espresso la sua posizione sui rapporti tra Islamabad e il terrorismo fondamentalista.

Ieri, nel corso di un meeting a Bangalore, in India, Cameron aveva duramente criticato il Pakistan, affermando che al suo interno ci sono persone responsabili di esportare il terrorismo all’estero.

Durante l’incontro, il premier britannico aveva aggiunto che il Pakistan non può più tollerare il terrorismo e, al contempo, chiedere di essere rispettato come una democrazia. Inutile dire che le affermazioni dell’inquilino di Downing Street hanno innescato una accesa crisi diplomatica, con la sdegnata reazione del mondo politico e diplomatico pakistano.

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Pubblicata l'inchiesta Saville sulla Bloody Sunday: ecco i risultati

pubblicato da Bruno Marino

Ieri è stata una storica giornata per il Regno Unito e l’Irlanda. È stata infatti pubblicata l’inchiesta Saville, sui fatti di Derry del 1972 (ne abbiamo parlato ieri). Ecco i punti principali: i soldati hanno sparato perchè pensavano che presto sarebbero arrivati numerosi paramilitari dell’IRA, insomma hanno perso il controllo. C’erano membri dell’IRA armati e pronti a sparare, ma hanno sparato solo dopo che alcuni manifestanti erano già colpiti. Solo uno dei manifestanti uccisi portava armi, ma la sua morte non è stata causata da queste armi.

Ancora: ogni uso non giustificato o autorizzato della forza letale (cioè dell’uso delle armi) in quello o in altri casi sarebbe stato controproducente per il governo inglese. E proprio il Premier inglese, David Cameron, ieri ha tenuto un discorso ai Comuni (qui sopra il video, qui la trascrizione), in cui ha detto:

” […] Io sono profondamente patriottico, […] ma le conclusioni dell’inchiesta sono assolutamente chiare: non ci sono dubbi, equivoci, ambiguità. Quello che è accaduto nella Bloody Sunday era ingiustificato e ingiustificabile. Ed era sbagliato […]. Alcuni membri delle nostre Forze Armate si sono comportati male. Il Governo è responsabile per la condotta delle Forze Armate, e per questo, nell’interesse del Governo e soprattutto del paese, sono profondamente dispiaciuto.”

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I conservatori tornano al governo dopo 13 anni. Asse Cameron-Clegg sulla Manica

pubblicato da Luca Landoni

camoron governo ukDopo una giornata di febbrili trattative, in cui nonostante le dimissioni del leader laburista Gordon Brown (a proposito, davvero commoventi e piene di senso dello stato le sue parole di commiato dall’incarico) più volte è apparso vicino l’accordo tra questi ultimi e i liberaldemocratici, in serata è arrivata la svolta.

David Cameron svolta al centro e si allea con i liberaldemocratici di Nick Clegg, estrometendo definitivamente i “lab” dal governo del paese. Si tratta di un cambiamento magari non epocale ma in certo qual modo storico per i sudditi di Sua Maestà, ben poco avvezzi - diversamente da noi poveri maneggioni - a vedere coalizioni di partiti al potere.

Qualche commentatore politico si è anche stupito, rilevando come Clegg fosse sempre sembrato più vicino alla sinistra che ai tories, ma oltre ai risultati elettorali molto ha potuto la comunanza caratteriale ed anagrafica dei due leader. Cameron e Clegg condividono infatti età (43 anni) e idee chiare e innovatrici sul futuro del paese.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Italia protagonista nella mediazione politica che ha portato all’accordo europeo sulla crisi greca. Il nostro ministro dell’Economia si è fatto bello di fronte ai media italiani, ma nemmeno il suo charme ha convinto gli inglesi, che sono rimasti ben alla larga dal piano di intervento dell’Ecofin. TreMonty Python

E il governo nostrano è stato prontissimo nell’attribuirsi il merito della convergenza tra Francia e Germania. Dicono da Palazzo Chigi che è stata risolutiva la telefonata del Cav alla Merkel poco prima dell’una di notte, tra domenica e lunedì. Sembra che il premier si sia prodotto in un “cucù!!!” telefonico che ha sciolto tutte le ansie della cancelliera per il progetto di salvataggio. Biecofin

Le elezioni inglesi hanno dimostrato che non esiste un sistema elettorale perfetto: nemmeno il maggioritario estremo, che sacrifica in toto la rappresentatività alla governabilità, garantisce la vittoria certa e tranquilla di uno dei partiti in gara. Ora siamo alle trattative sottobanco tra Cameron e Clegg (ma anche tra laburisti e Clegg) in pieno stile prima repubblica italiana. I LibDemitiani

Un matrimonio difficile quello tra i conservatori e i liberal-democratici. Un matrimonio che non piace alla ‘pancia’ di entrambi i partiti. E ciò malgrado il buon Cameron sia lontano dalle posizioni estreme della vecchia lady di ferro. Eppure, per lui questo matrimonio è forse l’unica chance per governare tranquillo. Parli ora o Thatcher per sempre

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Elezioni Regno Unito 2010: la BBC, David Cameron e i giornalisti italiani

pubblicato da Giulio Mattioli


Grazie il digitale terrestre, da qualche tempo ho la possibilità di guardare BBC World News, e di prendere così una boccata d’aria rispetto all’asfittico panorama televisivo nostrano. Ieri pomeriggio ad esempio mi è capitato di vedere una puntata del programma politico “Newsnight“, il cui ospite d’onore era il candidato conservatore alle imminenti elezioni britanniche, David Cameron.

L’intervista è fin da subito sembrata molto bizzarra ad uno spettatore italiano come me: l ‘intervistatore, Jeremy Paxman, ha infatti incalzato il probabile prossimo primo ministro britannico con una serie di domande provocatorie, del tipo “Lei promette cambiamento, ma è stato parte dell’establishment negli ultimi 20 anni. Com’è possibile?“.

Quando Cameron svicolava, Paxman gli dava sulla voce, lo interrompeva e gli proponeva ulteriori domande per metterlo ancora più alle strette. Rinfacciandogli ad esempio palesi contraddizioni tra le sue dichiarazioni odierne e quelle di qualche mese fa. L’intervista di Newsnight al laburista Gordon Brown è sullo stesso tenore, e si apre con la domanda “Avevate promesso di ripulire la politica, perchè avete fallito?“.

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Inghilterra al voto: il 6 maggio vincerà Brown, Cameron o Clegg?

pubblicato da paganini


La copertina dell’Economist non sembra molto morbida con i tre candidati che si contenderanno la guida del governo inglese nelle elezioni generali fissate per il 6 maggio 2010. In quella data le urne decideranno quale dei tre partiti, Laburista, Conservatore o Liberale, conquisterà la maggioranza dei 650 seggi parlamentari in palio.

I candidati a diventare inquilini del mitico numero 10 di Downing street sono il leader laburista Gordon Brown, quello conservatore David Cameron e il liberaldemocratico Nick Clegg. Nelle ultime elezioni, quelle del 2005, i risultati furono 35.3% per i laburisti, 32.3% per i conservatori, 22.1% per i liberali.

Brown è subentrato a Tony Blair, quando questo si è dimesso nel 2007, ed affronterà la sua prima sfida elettorale alla guida del Labour Party. Anche Cameron e Clegg sono al loro primo scontro come leader politici: una situazione assolutamente impensabile e incomprensibile per noi italiani, abituati a rivivere come un incubo sempre le stesse diatribe animate dagli stessi eterni protagonisti.

Foto | The Economist

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David Cameron e la crisi Usa: noi adoriamo i banchieri!

pubblicato da V.

Peter Brookes sul Times: we love wankers!

Ecco come Peter Brookes vede la crisi finanziaria Usa sul Times: David Cameron, giovane leader dei tories, prima amante dei Masters of the Universe, come li chiamerebbe Tom Wolfe, e poi un pò perplesso. Per i non anglofili: la vignetta si gioca sull’assonanza tra banker, banchiere, e wanker, cioè schiappa, amante di sfrenati onanismi, in senso lato, perdente. Peter Brookes è un pò il Giannelli del Regno Unito, e qui sotto trovate qualche altra sua creazione. Ed intanto che cosa succede sul fronte della crisi finanziaria che ha completamente oscurato una cosuccia da niente come le presidenziali Usa?

Che il discorso di Bush ridato un pò di fiducia ai mercati. Purtroppo però ci spiega puntuale il Sole24Ore da stamattina, ad un’ora dalla riapertura, Milano non ha seguito le altre borse internazionali e sta già scendendo, anche a causa del pasticcetto in cui si è cacciata Unicredit, che con la lettera inviata in cui invitava al “Niente panico!” ha scatenato l’effetto esattamente opposto, nel migliore degli esempi della profezia che si autoadempie. La giornata di oggi sarà comunque transitoria, visto che si attende la decisione del Congresso Usa

I mercati del Vecchio Continente vedono l’indice paneuropeo Stoxx 600 segnare un rialzo frazionale dello 0,6%, dopo che in avvio di seduta le principali piazze finanziarie si erano spinte oltre il punto percentuale. A guidare i rialzi è Londra che balza dell’1,36%, mentre Francoforte e Milano sono al palo. «Per gli investitori oggi è una giornata d’attesa», ha commentato un operatore, spiegando che il mercato «non ha nessuna voglia di rischiare troppo in una situazione di forte incertezza: aspettiamo il Senato e poi prenderemo delle decisioni»

Peter Brookes sul Times: we love wankers!
Peter Brookes sul Times: we love wankers!
Peter Brookes sul Times: we love wankers!Peter Brookes sul Times: we love wankers!

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