Tremonti va ad Annozero e si capisce che saprebbe fare una lezione universitaria. I suoi disegni, però, fanno veramente schifo. D’altronde il premier non lo ha chiamato per farsi fare un ritratto. Il Verme-er solitario
La vistosa medicazione del Cav impietosirà la procura di Milano? Sembra impossibile. La Boccassini persegue sempre i reati e non guarda in faccia (incerottata) nessuno. La benda bassotti
Il caro-petrolio rischia di ammazzare il barlume di ripresa economica. E l’Europa, sotto sotto, sarebbe disposta a concedere un salvacondotto a Gheddafi pur di vedere la crisi libica presto risolta. E-greggio Rais
Intanto la produzione italiana di oro nero in loco si è ridotta a un terzo. Spezzeremo le r-Eni al nemico
Gli studenti protestano in favore dell’università pubblica, ma il governo si preoccupa di tutelare quella privata. Insomma, a Palazzo Chigi si suona tutta un’altra musica. Luiss…Armstrong
D’altronde si sa che il premier ha i suoi interessi specifici. Anche nel mondo della formazione. Meno male che Silvio Ce(pu)
La verità è che la politica (e la classe dirigente in genere) sta divorando da decenni il futuro dei ragazzi. Ne facciamo un sol Bocconi
E se la grande amicizia con Putin si trasformasse nella rovina del Cav? Wikileaks può riservare ancora sorprese e forse il Pd spera di ricevere, a sorpresa, un sostegno involontario proprio dalla Russia. GazProd

Il rilascio dei tre volontari di Emergency non chiude la polemica aperta nei giorni scorsi dal Governo italiano, reo di aver tutelato i collaboratori di Gino Strada solo dopo una mobilitazione reale. In Italia e all’estero.
A poche ore dalla notizia riguardante il ritorno in patria di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani durante il programma radiofonico “un giorno da pecora” il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha precisato che per la liberazione dei tre volontari non è stata pagata nessuna contropartita.
Secondo quanto dichiarato dall’esponente politico la chiusura, si spera e si suppone, momentanea dell’ospedale afghano dove i tre volontari lavoravano non sarebbe stata decisa per velocizzare l’archiviazione della vicenda.
Continua a leggere: Emergency: Franco Frattini parla della chiusura dell’ospedale in Afghanistan

L’atteggiamento adottato dal Ministro degli Esteri Franco Frattini, su quanto sta accadendo in Afghanistan ad Emergency, è figlio delle peggiori ideologie italiane poiché conferma che il lavoro di Gino Strada non è sempre ben visto dall’attuale Governo Italiano.
Durante un’intervista realizzata dal gr1 l’esponente politico ha infatti precisato che le forze armate italiane sono presenti in Medio Oriente per portare a termine una missione di pace.
“Il dottor Strada ha fatto un comizio politico, una conferenza stampa in cui accusa la coalizione e l’Isaf di uccidere vittime innocenti. Le forze italiane - ha poi dichiarato Franco Frattini - sono sempre state in prima fila contro il terrorismo e non certo contro le vittime innocenti. Questo tentativo di buttare fango sui nostri valorosi militari di pace, sui militari della coalizione è un tentativo politico che io respingo con forza”.
Continua a leggere: Afghanistan: Franco Frattini, sul caso Emergency, è contro Gino Strada
Davanti ai tagli che puntualmente vengono decisi su tutto ciò che dovrebbe migliorare la condizione dei cittadini italiani non ci si chiede mai perché l’Italia debba continuare a risparmiare.
Tralasciando per un momento il problema, non certo secondario, del debito pubblico perché l’attuale Governo ha deciso, ad esempio, di ridurre gli investimenti sulla scuola pubblica?
Probabilmente, come ci racconterà di seguito Francesco Vignarca che con Massimo Paolicelli ha scritto “Il Caro Armato”, per permettere all’Italia di essere uno dei paesi al mondo che per l’assetto militare spendono di più.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Francesco Vignarca autore de “Il Caro Armato”

Capita di rado che le fiction istituzionali Rai vadano a toccare temi politicamente scabrosi come la vita di Enrico Mattei, motivo per cui vi invito a non perdere assolutamente l’appuntamento di domenica e lunedì sera su Raiuno (in prima serata). Mattei fu uno degli indiscussi protagonisti dell’Italia del secolo scorso, e attraverso le sue vicende avremo la possibilità di rivivere tutti gli eventi che hanno scosso il paese nel trentennio compreso tra il fascismo e la sua morte (1962).
E proprio la morte, avvenuta in seguito a un incidente d’aereo, promette di rappresentare il fulcro della narrazione, come già fu per Il caso Mattei, film del 1972 diretto da Francesco Rosi. Troppi rimangono i punti oscuri della vicenda, al punto che recenti indagini (1997) hanno riaperto il caso, definendo l’incidente di “natura dolosa”. La parte che negli anni settanta fu di un monumentale Gian Maria Volontè stavolta sarà dell’attore impegnato (o autodefinitosi tale) per eccellenza della cinematografia italiana, Massimo Ghini, che ha colto l’occasione per alcune dichiarazioni che sanno di fuga dalla tavola del Pd, a cui buona parte del mondo dello spettacolo italiano ha mangiato per tanti anni.
Tornando alla vicenda, ricordiamo che per certi versi Mattei ha rappresentato meglio di chiunque altro l’italiano medio, per opportunismo ma anche per genialità. Fu fascista quando serviva, partigiano (ma cattolico) nel momento giusto e democristiano (ma di sinistra) nel dopoguerra; vale a dire la posizione che più gli garantiva le entrature di cui necessitava per le sue imprese. Ebbe anche molti meriti, soprattutto nella creazione di un polo energetico italiano esterno alla congrega internazionale delle Sette Sorelle, cui tentò di fare concorrenza.
Vedete questo qui sopra? E’ il prezzo attuale del petrolio al barile. Mentre scrivo siamo in dirittura d’arrivo a 145 dollari. C’è chi pensa si arriverà ai duecento per fine estate, chi, sempre Scaroni, ad di Eni e in odore di poltrone rifiutate da Romano Prodi e offerte da Aleksei Miller, numero uno di Gazprom, azzarda un possibile crollo a 120 dollari al barile sempre per fine estate. Il possibilismo di Scaroni riguardo ad un crollo dei prezzi, cozza contro quanto affermato da Abdallah El Badri, segretario generale dell’Opec:
“sarà difficile impiazzare i 4,1-4,2 milioni di barili di greggio prodotti dall’Iran se questo stato fosse attaccato militarmente. I prezzi, certamente, saliranno”
La prossima volta lo vedremo sgommare su una Aston Martin DBS dal Ministero, lasciandosi alle spalle una scia di chiodi per seminare Oddjob. Secondo il Ministro Renato Brunetta, un uomo che ha una alta considerazione di sè - rileggere sempre l’intervista in cui dice di lui e Tremonti “Siamo due geni” - ha proposto di costruire cinquanta centrali nucleari entro il 2020, utilizzando come garanzia le riserve auree della UE. Una proposta che secondo Brunetta potrebbe far scendere anche i prezzi di gas e petrolio. Al di là di questo Il Sole24Ore riporta questa frase del Ministro che mi ha lasciato un pò perplesso:
«Il Governo italiano ha già programmato la costruzione di 4 centrali nucleari – ha spiegato il ministro – se gli altri Paesi europei facessero altrettanto l’obiettivo sarebbe raggiunto. Già con un effetto annuncio credibile su questo piano, anche se sono consapevole che non è facile raggiungere il consenso a livello comunitario, si otterrebbe una riduzione del prezzo del petrolio e del gas tra il 20 e il 40%»
Ah ok: è tutto deciso, allora le centrali si fanno. No, nulla, bastava saperlo.
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Nucleare: entro cinque anni il via alla costruzione di centrali. All’Assemblea di Confindustria l’annuncio del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: “Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione”. Silvio Berlusconi: “ All’Italia serve il ritorno all’atomo. Gli impianti nucleari ci daranno energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi, nel rispetto dell’ambiente. E’ una delle priorità del nostro governo. Vogliamo trasformare l’Italia e la trasformeremo”.
Il nostro commento. L’Italia ha bisogno di modernizzarsi e l’energia è una componente essenziale per arginare la crisi energetica e per rispettare la riduzione delle emissioni di gas serra imposte dal Protocollo di Kioto e dall’Unione Europea. Il nucleare non è la bandiera della destra o della sinistra. E’ invece un terreno per trovare convergenze politiche per il bene della collettività. Ma ascoltando la scienza e coinvolgendo i cittadini, dando gli strumenti per capire la necessità di una scelta, in piena sicurezza. Oggi gli italiani dicono ancora no al nucleare: solo il 38% vuole nuove centrali. E’ una scelta politica delicata. Non si può sbagliare. La quarta generazione delle centrali è ancora in una fase embrionale e pare che ci vorranno almeno 15-20 anni per avere i nuovi impianti. Non si può procedere a colpi di imposizioni: qui il consenso politico e sociale è fondamentale. Ma non si può star fermi. Non dimentichiamoci che da anni esistono centrali nucleari a pochi chilometri dai confini italiani. Al governo Berlusconi va comunque il merito di aver posto con forza la questione. Guai se fosse solo propaganda!
600 Scienziati lanciano “appello contro il nucleare, che non è la soluzione per i problemi energetici dell’Italia. No al nucleare perché richiede enormi finanziamenti pubblici, c’è insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, c’è difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, c’è una stretta connessione tra nucleare civile e militare, c’è il rischio di esposizione ad atti di terrorismo, c’è scarsità dei combustibili nucleari. Solo il “solare” può garantire al
paese un futuro energetico sostenibile. Il Sole in un anno invia sulla terra una quantità di energia pari a diecimila volte il consumo mondiale”.
Continua a leggere: Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

Ed infatti l’ha rifiutata. Ieri vi avevamo raccontato della visita in Italia di Aleksei Miller, il numero uno di Gazprom, che in pratica era venuto nel Belpaese a fare un pò di sano head hunting. Cercava Prodi - dopo Schroeder, ingaggiato tempo fa dal colosso energetico - ma il Professore ha preferito declinare l’invito.
E dire che non gli avevano esattamente proposto un contratto a progetto, ma di diventare Presidente di Gazprom, unita in una joint venture con Eni - e infatti ieri a Palazzo Chigi c’era anche Scaroni - per la costruzione del gasdotto tra Russia ed Europa attraverso il Mar Nero.
Prodi ha rifiutato l’incarico sostenendo di non essere pronto ad interrompere la fase di riflessione iniziata con l’allontamento dalla vita politica al termine della precedenza esperienza di governo. Voi che dite? Ha fatto bene a rifiutare l’offerta che non si poteva rifiutare?