Quelli della Lega erano impegnati ad aprire nuovi uffici ministeriali “padani” alla Villa Reale di Monza mentre le fabbriche chiudevano i battenti. Il governatore Formigoni, si sa, aveva (e ha) altro da fare.
La crisi continua a colpire duro al Nord, come nel resto del Paese. La Cgil regionale lombarda vede nero.
I dati Inps sulla cassa di febbraio 2012 confermano una crescita del 2% della cig su gennaio-febbraio-marzo 2011. Aumentano la cassa in deroga (11%) e la cassa ordinaria (38%), mentre si riduce di circa il 25% la cassa straordinaria. La variazione sul mese precedente (marzo su febbraio) è di un aumento di circa il 15%.
I dati dell’osservatorio sui licenziamenti di gennaio-febbraio-marzo confermano il trend di un preoccupante aumento del 32% sul medesimo trimestre dell’anno scorso, pari a 21.294 persone lasciate a casa. “I dati - afferma il sindacato - segnalano la profondità e il permanere della crisi, la sua trasformazione e i problemi di struttura del sistema produttivo: il tessuto produttivo e occupazionale della Lombardia sta subendo una significativa riduzione, mentre la disoccupazione è in crescita: i dati ufficiali la danno al 6%”.
Lotta continua? No, crisi continua. Intanto è di nuovo allarme spread, con l’impennata sopra i 410 punti. E le Borse sprofondano. La Fornero fa propaganda all’Alessia. Monti girovaga. I partiti fondano altri partiti. Taca banda!

La “furbata” di Silvio Berlusconi fu quella di usare l’arma dell’antipolitica per fare la propria politica, cioè quella dei propri interessi. B&B puntarono a distruggere i “veri” partiti per impiantare i finti partiti personali-padronali, occupando le istituzioni con deputati nominati e facendo eleggere ovunque gente di poca professionalità e dubbia moralità.
Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Anche se è doveroso aggiungere che responsabilità e colpe hanno avuto e hanno i partiti di sinistra e quelli di centro-sinistra emulando per anni il gioco del Cav.
I governi di centro-destra hanno poi fatto di tutto per dividere le tre storiche confederazioni sindacali, con l’obiettivo di annientare la Cgil, forte di oltre 5 milioni di iscritti, organizzazione non certo priva di pecche. Così Pdl, Lega, cricche amiche hanno anche alimentato (in tutti i modi, specie con i media e ingenti finanziamenti) sindacati di comodo, organizzazioni inventate di sana pianta.
La cronaca ci dice oggi che con i soldi della Lega Rosi Mauro, Stiffoni e Belsito, avrebbero acquistato diamanti per circa mezzo miliardo di euro. Chi era Rosi Mauro prima di sedere al Pirellone? Era la “capa” del Sinpa, sindacato padano: 350 mila iscritti dichiarati ma sconosciuto in tutta la Lombardia e in tutta Italia. Un sindacato pressochè inesistente, ma sempre invitato ai tavoli regionali di trattativa dal governatore Formigoni e a quelli nazionali dall’allora ministro Sacconi.
Chiaro? A quando una bella ramazzata anche in Italia?
Passa quasi sotto silenzio, causa l’autolesionismo del Pd con il boomerang primarie, il caos del Pdl. Il fu partito del “predellino” si sta squagliando come neve al sole: inarrestabile emorragia nei sondaggi e congressi lumaca tra rinvii e faide interne.
Il padre-padrone Silvio Berlusconi, distratto dalle sue beghe giudiziarie personali, lascia correre, così come il segretario Angelino Alfano, novello “sagrestano” smarrito, incapace di frenare la deriva del partito e di imprimere una linea innovativa “nazionale”.
Nei sondaggi il Pdl precipita. Ma anche nei congressi territoriali in corso i conti non tornano. Peggio della peggior DC quando i capicorrente mandavano galoppini nei cimiteri a trascrivere i nomi dei morti che poi … “resuscitavano” nei congressi, a volte determinanti nel decretare vittorie e sconfitte a suon di voti … falsi.
Insomma quasi ovunque il tesseramento del Pdl è finto, con tessere false, tessere comprate, addirittura con infiltrazioni camorristiche (a Modena tra gli iscritti figura un esponente del clan dei casalesi). Il passaggio del Pdl da partito padronale a partito democratico vive questa situazione di sbando politico totale e di derive che sfociano nel penale.
Chi si ricorda l’applaudito passaggio di Alfano il giorno della sua elezione a segretario, sul “partito degli onesti”? Le proteste degli iscritti veri del Pdl (e addirittura l’intervento delle procure) non pare scuotano Alfano dalla sua posizione attendista e colpevolmente tollerante. Perché il segretario “galleggia” e non interviene per imporre trasparenza e ripulitura?
Perché non sa come uscire dal “cul de sac” seguito alla perdita di Palazzo Chigi, oggi con lo spettro delle elezioni di primavera, sicuramente devastanti per il partito del Cavaliere. Anche perché, con una batosta elettorale annunciata (il Pdl rischia di correre da solo, al Nord senza Lega e al Sud senza Terzo Polo), altri “delfini” o “pescecani”, in primis Formigoni, affilano i denti per azzannare l’algido Angelino.
Dal partito dell’amore e della diversità il Pdl passa al partito delle conventicole e consorterie e delle tessere false. Perdere il potere (forse) è peggio che perdere … l’amore. Pdl, partito carnevale. Già, ma anche le idi di marzo sono vicine.
E comunque Umberto Bossi, che continua a “provocare” Berlusconi, un’idea ce l’ha. A parte il solito linguaggio “ruvido”, il capo del Carroccio lancia bombe per confondere gli avversari interni ed esterni.
Il vero obiettivo del Senatur è quello di mantenere il pieno potere della Lega. Non può accettare uno scontro aperto con Maroni, ragion per cui cerca di trovare per “Bobo” una collocazione prestigiosa istituzionale in modo da spuntargli gli artigli nella lotta per la leadership del Carroccio.
Da qui la sparata contro Formigoni, un vero e proprio ultimatum per aprire una crisi pilotata, giungere alle elezioni anticipate in primavera e sostituire l’attuale Governatore con Maroni.
Formigoni mostra sicurezza: “Non succederà niente. La Lega non commetterà l’errore esiziale per se stessa di uscire da un governo regionale che sta funzionando bene da 12 anni, che i cittadini hanno riconfermato più volte alla guida della Lombardia. Se si rompe un’alleanza come questa è difficile ricomporla in 15 giorni”.
Nel piano di Bossi Berlusconi perderebbe un pezzo importante ma recupererebbe il Senatur come alleato nelle politiche del 2013 o, se servisse, nella primavera 2012. Fantapolitica? Con Bossi in campo, mai dire mai. E con Berlusconi … fuori campo, peggio ancora.
Mario Monti: intrappolato. Voto 5- Il premier prima fa l’ottimista: “Stiamo uscendo dalla crisi”, poi il pessimista: “Ho paura che il Pdl non tenga”. Ieri alla Camera ben 64 gli astenuti del Pdl - nonostante l’ordine di votare no – per non andare contro la mozione della Lega. Agguato in vista?
Silvio Berlusconi: trappolone. Voto 3- Il Cav contro i giudici del processo Mills: “Sentenza già scritta”. E tace su Monti: “Non parlo di politica”. E nel Pdl la paura fa 90 per i sondaggi da ko. Tace anche sull’ultimatum di Bossi “O molli Monti o via Formigoni”. Bombe sotto carica?
Tira una brutta aria fra la Lega e il Pdl. Il neo capogruppo del Carroccio alla Camera Gian Paolo Dozzo picchia duro su Affaritaliani.it: “Alle amministrative la Lega andrà da sola. L’alleanza con Berlusconi è finita”. Chissà. Mai dire mai.
La minaccia di Bossi di fare saltare Formigoni potrebbe spingere il governatore ciellino a un rimpasto per offrire ancora più potere al partito del Senatur. Tutto sta a vedere se gli ultimatum di Bossi sono tattici o strategici, se cioè le minacce servono per portare a casa più poltrone o se invece si ritiene oramai il Pdl una zavorra incancrenita da lasciare al suo destino.
Nell’ultima riunione (a porte chiuse) dei vertici del Pdl lombardo con molti big nazionali aleggiava il clima della disfatta annunciata, con dirigenti che in poche settimane sono passati dall’euforia sbracata dei bei tempi del Cavaliere a Palazzo Chigi alle attuali facce “da morto”.
Il Pdl precipita nei sondaggi nazionali: è oggi dato al 23%, una debacle che non accenna a fermarsi. E’ per questo che nel meeting di Milano di cui sopra, l’arroganza e la sicumera di molti esponenti del partito del Cavaliere si è trasformata in insicurezza e forte preoccupazione di aver imboccato un vicolo cieco.
L’appuntamento delle amministrative di maggio fa accapponare la pelle, tanto che Daniela Santanchè lancia l’allarme e sbotta: “Non possiamo continuare così, senza la Lega se arriviamo al 15% è un miracolo”. Addirittura Lombardia e Veneto rischiano di più: se non si chiudono accordi con il Carroccio al primo turno, il pericolo che il Pdl non raggiunga il ballottaggio è davvero reale.
Tutti si appellano a Berlusconi. Ma il Cavaliere non batte ciglio. Per ora. Pdl nel classico “cul de sac”?
Tremonti&Berlusconi: spiffero. Voto 6-. Nel Decreto sviluppo c’è il credito di imposta per le imprese che assumeranno lavoratori al Sud e c’è la rinegoziazione dei mutui per famiglie in crisi. Poco? Meglio prendere che lasciare.
Moratti&Formigoni: folata. Voto 5-. I milanesi chiedono i danni (6000 euro?!) per smog al sindaco e al governatore. E’ la class action, bellezza! Pisapia ci crede. Poco? Meglio di niente. Dall’aria pulita all’aria nuova?
E’ inequivocabilmente un disco rosso quello alzato dalle Regioni contro il Governo.
Con un documento votato all’unanimità, le Regioni sono adesso in rivolta per fare saltare la manovra fortissimamente voluta da Tremonti e subita da Berlusconi.
I presidenti di Regione presentano il conto all’esecutivo con una accusa durissima: così com’è la Finanziaria rischia di essere incostituzionale.
Il motivo? Intaccherebbe il principio del collegamento diretto fra le funzioni conferite alle regioni e le risorse necessarie per il loro esercizio.
Persino il governatore della Lombardia Formigoni è furioso e accusa: “E’ insostenibile e anche anticostituzionale”.
Che succede? Ma non era la manovra “toccasana”, quella che porta soldi nelle casse inventandoli dal nulla senza mettere le mani nelle tasche degli italiani, senza ridurre i servizi?
Dopo Fini, anche Formigoni nell’albo dei … neo “comunisti” pessimisti e catastrofisti?

Torniamo a parlare della Riforma Gelmini dopo qualche tempo, perché è alle porte un grosso cambiamento che introduce, per così dire, una sorta di progetto federalista nella scuola. Il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini si è infatti espressa a favore della proposta avanzata dal governatore lombardo Formigoni e dalla Lega Nord di introdurre le graduatorie regionali.
L’innovazione, di cui si è parlato ieri in una riunione al Pirellone di Milano, anticiperebbe una riforma a livello nazionale esprimendo la Regione Lombardia come pilota del progetto. Ma come funzionerebbe?
Le scuole andrebbero a scegliere i propri insegnanti pescando da una sorta di albo regionale. L’albo sarebbe comunque aperto a tutti, dunque nessuna discrminazione territoriale, ma vedrebbe la grossa novità che i prescelti non potrebbero cambiare sede almeno per i 5 anni successivi.
Continua a leggere: Riforma Gelmini e federalismo. Sì alle graduatorie regionali
A 10 giorni da un voto che di amministrativo oramai ha ben poco (croce sulla scheda pro o contro Berlusconi), l’Italietta della Seconda repubblica fallita, non sa più a che santo appellarsi.
L’ultima bordata viene da Umberto Bossi che spara ad alzo zero sulla … Lombardia: “Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non decolla, che è in crisi, senza progetto, senza lavoro. E’ ora di cambiare”.
Un brutto colpo per il governatorissimo Formigoni, per il Pdl del Predellino, per lo stesso Premier che ha posto la Lombardia quale esempio del governo del fare.
Un (quasi) caos. Un anticipo di quel che il Senatur riserverà agli “alleati” dopo il voto di fine marzo.
Con questi chiari di luna e con le inquietanti note vicende politico-affaristico-giudiziarie, i sondaggi (segreti?!) in mano ai partiti prefigurano uno scenario dai limiti indefiniti e al limite della destabilizzazione dell’attuale quadro politico.
La preoccupazione maggiore (ma non per tutti?) è data dall’astensione: un’ombra minacciosa che si estende e che pare superi già il 35% e viaggi celermente verso e oltre il … 40%.
L’Italia non è la Francia, ma se queste cifre venissero confermate dalle urne, sarà bene sin d’ora … studiare la lingua dei cugini transalpini.