Gli studenti protestano in favore dell’università pubblica, ma il governo si preoccupa di tutelare quella privata. Insomma, a Palazzo Chigi si suona tutta un’altra musica. Luiss…Armstrong
D’altronde si sa che il premier ha i suoi interessi specifici. Anche nel mondo della formazione. Meno male che Silvio Ce(pu)
La verità è che la politica (e la classe dirigente in genere) sta divorando da decenni il futuro dei ragazzi. Ne facciamo un sol Bocconi
E se la grande amicizia con Putin si trasformasse nella rovina del Cav? Wikileaks può riservare ancora sorprese e forse il Pd spera di ricevere, a sorpresa, un sostegno involontario proprio dalla Russia. GazProd
Oggi su Repubblica Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, spiega il futuro del colosso energetico Made in Italy. Una volta avevamo gente come Mattei ad occuparsi di certe politiche, oggi abbiamo Scaroni: è la postmodernità liquida, bellezza, e non puoi farci niente. Nell’intervista a parer mio ci sono alcune cose notevoli: la prima, è che secondo l’Ad Eni non esiste alcun legame al meccanismo della domanda e dell’offerta per i prezzi del petrolio al barile.
Possibile: meno possibile, vedere il barile scendere a 120 dollari per agosto, come secondo me un pò ottimisticamente prevede. C’è poi un pezzettino che nessuno avrà notato, e che secondo me è il punctum: a un certo punto Mario Calabresi, che firma il pezzo, gli chiede degli investimenti in Iran. Scaroni spiega “Se uscissimo oggi dall’Iran, perderemmo tra i 2 e i 3 miliardi di dollari”.
Uhm, ecco spiegate molte cose, vi ricordate del vertice Fao e di tutto quello che seguì alla presenza di Mahmoud Ahmadinejad? Bene. Infine, Scaroni lascia aperto uno spiraglio, ritornando su una vicenda di cui anche noi ci eravamo occupati, ovvero “l’offerta che non si poteva rifiutare” fatta da Aleksei Miller, numero uno di Gazprom, a Romano Prodi. Il Professore aveva rifiutato, lasciando la poltrona libera, e secondo Scaroni “Non servono persone con quel profilo internazionale”: e chiude sibillino “La posizione è ancora libera”. Vuoi vedere che…
Oggi su Repubblica Affari e Finanza leggo un pezzo di Eugenio Occorsio - figlio di Vittorio, di cui avevamo parlato in questo post - in cui si parla diffusamente della crisi petrolifera. Che ci sta costando parecchio, molto più del previsto, senza però che nessuno se ne accorga veramente, almeno questa è la mia impressione; di un’orchestra che continua a suonare malgrado il Titanic stia affondando.
Calano i consumi, come chiaro, con l’aumento dei prezzi. Ma mica tutti allo stesso modo: chiunque abbia fatto un esame uno, di economia nella propria esistenza saprà che esistono beni la cui domanda è rigida e altri la cui domanda è elastica. In che senso: se per esempio le sigarette aumentano di prezzo, non ho molti beni alternativi con cui compensare. Continuerò a fumare anche se aumentano.
Mentre se per esempio i fagioli si impennano, ho molte scelte alternative. In sintesi, che importa se aumentano. Secondo voi la benzina in che categoria di queste due si piazza? Bravi, avete indovinato. In ogni caso l’Unione Europea ha comunicato che sono scesi i consumi di benzina - del 9,1% - e del gasolio - del 3,5% - rispetto all’anno precedente.
Continua a leggere: Quanto ci costa la crisi petrolifera, secondo Eugenio Occorsio
In Italia Romano Prodi è al momento attuale una delle persone più odiate dal grande pubblico.
Lo è per vari motivi: un’esperienza di governo insoddisfacente e squassata da lotte intestine (e in politica si spara sempre sul pianista), una campagna mediatica da caccia all’uomo orchestrata da media non proprio amici, la presa in carico di misure necessarie quanto impopolari e una personalità certo non da ruffiano.
Eppure, è un politico che all’estero rispettano altamente. E oggi il Wall Street Journal lo conferma.
Continua a leggere: Il Wall Street Journal e la schiena dritta di Romano Prodi

Ed infatti l’ha rifiutata. Ieri vi avevamo raccontato della visita in Italia di Aleksei Miller, il numero uno di Gazprom, che in pratica era venuto nel Belpaese a fare un pò di sano head hunting. Cercava Prodi - dopo Schroeder, ingaggiato tempo fa dal colosso energetico - ma il Professore ha preferito declinare l’invito.
E dire che non gli avevano esattamente proposto un contratto a progetto, ma di diventare Presidente di Gazprom, unita in una joint venture con Eni - e infatti ieri a Palazzo Chigi c’era anche Scaroni - per la costruzione del gasdotto tra Russia ed Europa attraverso il Mar Nero.
Prodi ha rifiutato l’incarico sostenendo di non essere pronto ad interrompere la fase di riflessione iniziata con l’allontamento dalla vita politica al termine della precedenza esperienza di governo. Voi che dite? Ha fatto bene a rifiutare l’offerta che non si poteva rifiutare?

Da alcune ore è in Italia il numero uno di Gazprom, Aleksei Miller. Pare che abbia in programma una sola visita. All’ex premier Romano Prodi. Ebbene si, e non si tratta esattamente di una visita di piacere, ma di un incontro per fare un’offerta al professore.
Miller vorrebbe offrire al politico italiano un ruolo di primo piano nel progetto South stream, il gasdotto che porterà il metano russo ai mercati europei attraverso una rotta meridionale. Lo schema ripeterebbe quanto avvenuto per Gerard Schroeder, ex cancelliere tedesco che Gazprom ha voluto a capo del progetto North stream.
Così riporta l’ANSA, e anche la Reuters, qui. E per fortuna che doveva stare dietro ai nipotini.
Foto: rogimmi, flickr