Chi l’ha visto? Parliamo di Gianfranco Fini e del suo Fli, leader e partito svaniti, se non al limite della liquidazione.
C’è un gap nella consistenza elettorale (2,5 % alle ultime amministrative) ma soprattutto non c’è linea e prospettiva politica, specie dopo il de profundis di Pier Ferdinando Casini sul Terzo Polo, rimasto nelle secche, incapace di attrarre neppure un elettore dei tanti delusi e fuoriusciti da Pdl e Lega.
Il grande progetto di Fini del nuovo “partitone” si è dimostrato puro velleitarismo: Fli è un partitino sul piano elettorale e inconsistente sul piano politico. Ecco perché c’è aria di fronda e in questa situazione da “rompete le righe” ognuno cerca di accasarsi dove può, incurante di ciò che vuole fare o farà Fini.
Già, Fini, sempre più grigio presidente della Camera e sempre più assente leader politico. Persino uno sempre con il piede in due staffe come Casini oggi rispetto a Fini sembra un … gigante.
Di fatto, il leader di Fli è rimasto col cerino in mano e, dopo l’ultimo schiaffo subito da Casini, non sa più a che santo appellarsi.
Forse non gli rimane che bussare alla porta di Arcore. Col cappello in mano. Poi ci penserà il Cav a metterlo in castigo, con i ceci sotto le ginocchia.
Anna Maria Bernini sul Movimento 5 stelle a Ballarò: “E’ il momento dei comici in politica”. Strano, eppure pensavamo che il Cav fosse in declino…mah. Silvio e Ollio
Mentre Berlusconi è a Mosca a festeggiare, i grillini Federico Pizzarotti, Paolo Putti e compagnia bella raccontano come il M5s si stia incuneando al Nord nella crisi del forza-leghismo. Caro Cavaliere, come la mettiamo? Basta trastullarsi. Il lettone di Putti
Casini mette una croce sul Terzo polo: “Ok, basta. Si chiude la baracca”. Il dispiacere pervade la Penisola, orde di cittadini vanno in giro a flagellarsi per la disperazione. E Fini? Ormai gli si prospetta un ruolo da guardarobiere a casa di Pierferdi. Il presidente della (anti)Camera
Il leader Udc intanto pensa a fondare per la settima-ottava volta il partito della Nazione. Ma nella politica italiana trionfano malaffare e corruzione e Pierfurby non incarna certo il dirompente nuovo che avanza. Il Partito della dazione
Montezemolo inizia davvero ad accarezzare il sogno della sfida politica. Ma perché non pensa un po’ all’avvio disastroso della Ferrari in F1? Stasera mi Butto-n
E ora che facciamo? Attendiamo Luca “ciuffo” Cordero come il nuovo che avanza? Forse servirebbe un po’ di memoria in più. Fior di Lotus
Fini: “Nessuno può chiudere gli occhi davanti a una corruzione dilagante. Se la politica non vuole essere presa a pomodorate deve legiferare in materia”. Pomodorate sarebbe il minimo, sugo bollente piuttosto. Ben gli Star
Il genio che risponde al nome di Italo “Began” Bocchino: “Siamo anomali, l’articolo 18 c’è solo in Italia”. Ah Bocchino, prova un po’ a licenziare in Germania. De-Bosch-iato
A volte ritornano e, stavolta, in 20 mila non marciano su Roma con i moschetti come nel ‘22, ma sfilano nell’Urbe da Piazza della Repubblica alla Bocca della Verità corroborati dal vino dei castelli e porchetta braccianese.
E’ la destra che si autodefinisce “verace”, degli ex “boia chi molla”, guidata da un ringalluzzito Francesco Storace che sul palco del comizio si tiene stretta donna Assunta Almirante, inossidabile, moglie del leader storico Giorgio Almirante di quel MSI cancellato poi dall’ex delfino Gianfranco Fini, il “traditore”. Già, Fini.
Storace promette: “Oggi inizia la fine della diaspora finiana”. Storace avverte: “Roma ha bisogno di un vero sindaco di destra, non Alemanno”. Storace attacca: “Monti è il governo dei banchieri e delle tasse”. Storace implora: “Silvio stacca la spina a questo governo, noi siamo pronti a ricominciare”.
Sventolano le bandiere nere confuse con il tricolore, vessilli anche col capoccione del Duce, fasci, croci celtiche, e slogan con tutto l’armamentario del tempo che fu. Eccola, la destra. Che destra è, con la borghesia tramortita, il ceto medio cancellato, la gioventù ingabbiata dai social network? Dov’è finito il nemico storico, il comunismo. Oggi, non una parola sui comunisti, non uno slogan, una battuta. La partita si gioca nel recinto del proprio orticello.
Questa destra, non più anticomunista in mancanza dei comunisti, resta tutta dentro il clichè fascistoide privato però del manganello e dell’olio di ricino, imbevuti della stessa ignorante, volgare e populista retorica, dentro fino al collo nella routine politica e partitica, a caccia di poltrone, strapuntini e prebende. Storace prova ad alzare il tiro, quasi da aristocratico colto, ma riesce solo ad alzare i toni del trombone stonato e perditempo, un vuoto a perdere.
Sarà paradossale, ma la realtà vede un Partito democratico non messo male nei sondaggi nazionali e invece ridotto a un colabrodo nelle primarie di importanti città.
E’ già successo che un centro destra alle corde si salvi grazie a un centro sinistra che getta via una vittoria annunciata. Su questa vocazione autolesionista il Pd supera tutti. Anzi, come in questa fase, tende a superarsi, capace com’è di auto affondarsi.
Dopo la debacle di Genova, la telenovela delle primarie si prepara a presentare la nuova puntata con il reality di Palermo. E dopo i risultati nel capoluogo siciliano Bersani ripeterà quanto già detto inutilmente nel “the day after” genovese?
Il copione è lo stesso e, a meno di un miracolo, il nuovo flop assicurato. Alle primarie di Palermo corrono, l’un contro l’altro armati, in quattro,: uno solo ha la tessera del Pd. Ma questo non è sostenuto da Bersani che punta su Rita Borsellino, non iscritta al partito, bella persona di gran cognome, però già bocciata nelle elezioni regionali del 2006, ribocciata nel 2008, non eletta al Senato alle politiche.
Il populista giustizialista Leoluca Orlando, stracotto, dopo minacce di presentare una propria lista, si è assicurato il ruolo di promoter generale, tira le fila di una commedia che è già farsa e può tramutarsi in tragedia, quanto meno per il pidì.
A Palermo (e non solo) il Pdl è messo male e uscirà a pezzi dalle elezioni. Le primarie faranno il miracolo: dimostreranno che il Pd, spappolato dalle sue faide interne, sta peggio del Pdl.
Nel tutti contro tutti, da destra a sinistra, alla fine a maggio vinceranno Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, salveranno Lombardo e le nuove leve del centrismo (si fa per dire) palermitano.
Scrive oggi sul Foglio Salvatore Merlo: “A Palermo può cadere Alfano. In un botto possono deflagrare Pdl e Pd. Si può costituire il primo nucleo del Partito della Nazione. Il congresso fondativo è in autunno”. Già. Grazie, Bersani.
Parla bene (e scrive bene) Gianfranco Fini ma, dicono i maligni, razzola male. Comunque il leader di Fli (nonché presidente della Camera) torna a dire la sua, se non altro per ricordare che nel Terzo Polo c’è anche lui, oltre il sempre presente Casini e il malmesso Rutelli (per l’affaire Lusi).
Nell’editoriale del sito di Futuro e Libertà, Fini “filosofeggia”: “Oggi la parola magica capace di rianimare la politica non è identità, è progetto. Nella società post-ideologica del ventunesimo secolo, alle prese con le sfide nuove imposte dalla globalizzazione, si può dare una risposta rassicurante ai crescenti timori delle generazioni più mature e si può offrire una prospettiva soddisfacente a quelle più giovani restando abbarbicati alle parole d’ordine del secolo scorso, alle identità/etichette della destra, del centro, della sinistra? Difficile crederlo, a meno che non si abbia come obiettivo la pigra conservazione dell’esistente e delle relative rendite di posizione. E’ una prospettiva che può andar bene al PDL e al PD, non certo a noi e agli amici del Terzo Polo”.
Aria fritta? Fini prova a volare alto: “La sfida di Futuro e Libertà è tutta in questa consapevolezza: nel 2012 non ha senso continuare a usare lo specchietto retrovisore e a recriminare su ciò che doveva essere e non è stato e parimenti è miope concentrarsi solo sul presente come se davvero una legge elettorale fosse decisiva per il futuro degli italiani! Se si vuol ridare un senso all’impegno politico, se davvero si ambisce a disegnare già ora le coordinate dell’Italia prossima ventura per renderla più bella e quindi migliore, allora è indispensabile osare, mettersi in discussione, navigare in mare aperto”.
Chi osa? Chi si mette in discussione? Chi si schioda dalle poltrone?
“Forse serviranno anche facce nuove, - ammette Fini - ma il deficit che sta facendo trionfare l’antipolitica è di idee, di progetti! Quale vorremmo fosse l’identikit dell’Italia del 2020? Proviamo a disegnarlo confrontandoci con le altre società europee, aprendoci ai suggerimenti dei centri di ricerca e delle università, ascoltando le mille voci della cittadinanza attiva. Apriamo un ideale cantiere politico per chiamare a raccolta tutti coloro che nelle stantie definizioni di moderati e progressisti non si riconoscono più perché prive di un respiro strategico, di una visione d’insieme sull’Italia che verrà. Proviamo a gettare il seme di quel nuovo soggetto (Partito degli italiani? Polo della nazione? Lista civica nazionale?) capace di unire il nostro popolo su pochi obiettivi condivisi, su un trasparente interesse collettivo, su una idea dell’immediato futuro della nostra Patria”.
Appuntamento, per cominciare a parlarne, il 17 e 18 marzo a Pietrasanta. Sì sì, intanto Monti rema. E gli italiani pagano.
Matteo Renzi: aria fritta. Voto 5- Il sindaco di Firenze riceve in omaggio la prima Nissan Leaf 100% elettrica e (s)vende le auto blu municipali: “Vogliamo fare di Firenze la capitale della sostenibilita” E Fabrizio Corona si candida per la sua “discesa in campo” con il rottamatore. Dimmi con chi vai.
Gianfranco Fini: frittata. Voto 4- La compagna del presidente della Camera, lady Tulliani, difende la costosa trasferta alle Maldive: “Fatta per festeggiare i 60 anni di Gianfranco ma pagata con soldi guadagnati onestamente”. Se lo dice lei! La toppa peggio del buco. Non c’è peggior sordo di chi non vuol capire.
Angelino Alfano: furbetto. Voto 6- Il segretario del Pdl critica il premier Monti perché: “troppo timido”. “Il contributo del 15% sulle pensioni sopra 200 mila euro è poco. Potevano usare la scure del 20-25%”. Aggiungendo: “Stiamo proponendo anche un tetto per i manager di Stato”. Bene. Rinsavito o solo populista?
Gianfranco Fini: furbotto. Voto 5- Il leader di Fli ricorda la sua promessa (non mantenuta) di dimissioni da presidente della Camera se l’avesse fatto Berlusconi e si giustifica così: “Le dimissioni di Berlusconi sono arrivate dopo la constatazione del venire meno della solida maggioranza di cui disponeva”. Arzigogolamento.
Al meeting del Terzo Polo di Verona, Pierferdinando Casini e Fancesco Rutelli lasciano le conclusioni a Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader di Fli. Fini si sofferma sulle sfide del nuovo esecutivo guidato da Mario Monti: “Il governo ha una montagna da scalare, ma ha idee chiare. Ha l’obiettivo di creare una società migliore di quella attuale attraverso riforme nel segno dell’equità, che dovranno riguardare tutti”.
Poi lancia un ammonimento, spiegando che “Questo governo non è uno dei tanti, ma l’ultimo che ci può salvare: se fallisce non fallisce Monti, fallisce l’Italia”. Infine il presidente della Camera, a dimostrazione che si farà sul serio, annuncia la prima mossa contro la casta, eliminando i vitalizi per gli ex parlamentari, ma dalla prossima legislatura.
“L’ufficio di presidenza di Montecitorio - ha spiegato - ha deciso di dare mandato al collegio dei questori per fare una riforma sull’abolizione del vitalizio degli ex parlamentari a partire dalla prossima legislatura. E’ una piccola cosa, ma la politica deve essere di esempio e il Terzo Polo ne vuole essere dimostrazione”.
Un sasso nel mare magnum dei privilegi o la solita promessa da marinaio? A proposito di promesse non mantenute: non era stato Fini ha dire che si sarebbe dimesso da presidente della Camera un minuto dopo l’abbandono di Berlusconi da Palazzo Chigi? Appunto.
Dove eravamo rimasti? All’ex premier Silvio Berlusconi che nel videomessaggio annuncia la sua ennesima discesa in campo e addebita a Gianfranco Fini le principali colpe per la debacle del Pdl. Contrordine (amici o camerati?)!
Il Cavaliere e il leader di Fli, nonché presidente della Camera, sono tornati a parlarsi (a inciuciare?…), primo passo per la (quasi) certa prossima riconciliazione.
Fini: “Non avrebbe molto senso continuare a rivangare il passato e addossare l’uno all’altro delle responsabilità. Questa è anche la ragione per la quale le polemiche relative alle dimissioni di Berlusconi appartengono a un’altra stagione: cerchiamo di guardare tutti avanti, non con il torcicollo all’indietro.”
Poi spiega l’accaduto che ha cancellato mesi di invettive e dossier : “«Sono stato raggiunto al telefono da Letta al termine del colloquio tra Napolitano e Berlusconi - ha aggiunto Fini - devo dire che poteva limitarsi a dirmi delle dimissioni e invece mi ha passato Berlusconi, e mi ha detto che si è chiusa una fase e cerchiamo di ragionare per il prossimo futuro”.
E le montagne di insulti reciproci? Acqua passata. Meglio guardare oltre, alla nuova destra da ricostruire per le prossime elezioni. Fini, poi, ci sta davvero stretto, nel Terzo Polo, solo Casini e Rutelli non lo capivano. Che bello, ritrovare sotto lo stesso tetto l’intera allegra compagnia: Pdl, o nuovo PPE italiano, Lega, FLI, UDC ecc!. Colabrodo? Forse. Squallore, certo. Quando si dice la … bellezza della politica italiana!