Il mostro è morto. L’incubo è finito. Giustizia è fatta. Tutti abbiamo visto le immagini della folla che festeggiava fuori dalla Casa Bianca. Tutti abbiamo sentito Barack Obama ribadire che gli Usa non sono in guerra contro l’Islam.
Siamo stati storditi dai dibattiti sulla mancata sepoltura, sul corpo gettato in mare, sugli esami del Dna che confermerebbero al 99,9% l’identità del terrorista ucciso, sulle foto fasulle e su quelle autentiche che le autorità Usa non hanno ancora pubblicato. In queste ultime 24 ore il flusso di informazioni è stato potente, ininterrotto, contraddittorio.
Persino l’Amministrazione Usa ha dato messaggi contrastanti. Ieri, il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton aveva inizialmente dichiarato che il raid contro Bin Laden era stato concordato con il Pakistan. Dopo poche ore la notizia era stata smentita dal capo dell’antiterrorismo Usa John Brennan.
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Silvio Berlusconi non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo per le attestazioni di stima (una “toppa” dovuta?) nei suoi confronti da parte di Hillary Clinton che da Wikileaks arriva un altro petardo.
Se confermato, una bomba: il premier sarebbe stato accusato dall’ex ambasciatore Usa a Roma, Spogli, di sostenere Putin per danneggiare l’alleanza Nato, e dalla Georgia di prendere tangenti sui gasdotti.
In questo clima si chiude … il Parlamento fino al 13 dicembre (facendo saltare le mozioni ad alto rischio contro i ministri Bondi e Calderoli); il governo “del fare” riunisce per tre volte il Consiglio dei ministri per declamare annunci ma senza alcun testo specifico; il dibattito sul decreto sicurezza di Maroni si è svolto in un clima surreale; il premier torna ai suoi vocaboli preferiti: “Tradimento”, “Agguato”, “Manovre”.
C’è una escalation dialettica tonante quanto vuota e priva di senso. E’ evidente che la campagna elettorale è partita e si incendierà nelle prossime settimane.
Il tutto con l’Italia vicina al baratro finanziario. Il governo, ma anche le opposizioni, non vedono il pericolo di un ko da bancarotta per il Paese: si occupano solo della campagna elettorale e dei loro interessi.
Il monito di Napolitano sulla distanza tra la gravità dell’emergenza europea e la insufficienza della consapevolezza dei paesi membri, sembra proprio non interessare né il governo né i partiti di opposizione. Se, poi, il premier resta ancorato allo slogan: “L’Italia ha retto la crisi meglio degli altri” il futuro del Paese è segnato.
Come quello di Berlusconi e del suo governo. Basta aspettare il 14 dicembre. E poi?
Medio Oriente: Israele/Palestina, Hillary Clinton rilancia i negoziati diretti. “Ho intenzione di incontrare il Primo Ministro Netanyahu quando sarà negli Stati Uniti la prossima settimana.” Lo ha dichiarato oggi il segretario di Stato Usa Hillary Clinton durante una conferenza stampa in Nuova Zelanda, una delle tappe di una quindici giorni di visite di Stato in Asia e sud Pacifico.
La Clinton ha affermato di continuare a credere che il processo di pace possa proseguire, nonostante i recenti ostacoli. Il riferimento è, soprattutto, alla mancata proroga del blocco degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. I negoziati diretti tra Netanyahu e il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas erano partiti il 2 settembre, ma si erano arenati proprio sul tema degli insediamenti, dopo la scadenza della moratoria lo scorso 26 settembre.
Medio Oriente: Turchia, il Pkk dietro l’attentato del 31 ottobre a Istanbul? In un libro giallo da quattro soldi verrebbe da scrivere “il mistero si infittisce”. Su queste pagine abbiamo già parlato della prudenza delle autorità turche nell’individuare i responsabili dell’attentato a piazza Taksim del 31 ottobre. Tuttavia, il 2 novembre l’attentatore suicida ha finalmente acquistato un’identità.
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Medio Oriente: Turchia, associazioni per i diritti umani chiedono di processare gli autori del golpe del 1980. Tempo di resa dei conti per i militari turchi? Il sì al referendum di domenica 12 settembre al pacchetto di modifiche alla Costituzione golpista del 1980 potrebbe rappresentare l’inizio della fine per l’élite militare che, dal 1924, controlla ininterrottamente la vita politica del Paese.
Vi abbiamo già parlato su queste pagine del braccio di ferro sempre più dichiarato tra il premier turco Erdogan e il blocco kemalista che vede nell’esercito il custode della laicità dello stato e dell’assetto dato alla Turchia dal padre della patria Kemal Ataturk.
Le modifiche alla Costituzione sancite dal referendum di domenica sono un altro punto a favore di Erdogan e del suo partito islamico moderato Akp (Giustizia e sviluppo) e aprono la strada a una radicale revisione della Costituzione. Il deputato dell’Akp Huseyin Celik ha dichiarato che il suo partito intende procedere all’elaborazione di una nuova Carta dopo le elezioni del 2011.
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Medio Oriente: Capodanno ebraico e fine del Ramadan sotto mille incognite. Oggi è Rosh Hashanah, il capodanno ebraico. Quest’anno la ricorrenza coincide con la festività islamica di Eid Al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. Ma la storia ci ricorda che oggi è anche il decimo anniversario della seconda Intifada, scoppiata nel 2000 dopo l’ormai storica passeggiata di Ariel Sharon sulla spianata delle moschee.
Nel timore di possibili attacchi terroristici, le autorità israeliane hanno chiuso i varchi con la Cisgiordania, con un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza. E’ infatti ancora fresco il ricordo degli attentati compiuti la scorsa settimana da militanti di Hamas contro le auto di coloni israeliani nei pressi di Hebron e Ramallah.
Nel frattempo, dovrebbero proseguire i negoziati diretti tra Israele e Autorità nazionale palestinese, avviati a Washington la scorsa settimana. Il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha in programma di tenere un secondo ciclo di colloqui in Egitto il 14 e 15 settembre e ha affermato che potrebbe trattarsi dell’ultima chance per raggiungere la pace nella regione. Le questioni fondamentali rimangono i confini, gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania e i rifugiati palestinesi. Il presidente dell’Anp, Mahmud Abbas ha ribadito di essere pronto ad abbandonare i negoziati se Israele ricomincerà a costruire insediamenti nella West Bank dopo il termine della moratoria (26 settembre).
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In più occasioni, su polisblog.it, abbiamo sottolineato le incongruenze del G8 organizzato lo scorso anno a L’Aquila. A sei mesi dal summit politico è stato arrestato, questa mattina, Angelo Balducci.
L’ex vice capo della Protezione Civile (oggi è il presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici) sarebbe stato fermato a causa di una poco chiara gestione degli appalti previsti se il G8, come da programma, fosse stato organizzato a La Maddalena.
Fino a che la giustizia non farà il suo corso è impensabile ragionare sulle presunte colpe di Angelo Balducci. Uomo, come documenta il Corriere della Sera, a servizio di un Paese che ha deciso di privatizzare la Protezione Civile trasformandola in una Spa.
Continua a leggere: G8: arrestato Angelo Balducci, ex di Guido Bertolaso
Mi scuserete il titolo che c’entra una ma… poco con il post, ma non ho potuto resistere al richiamo dei ricordi lontani, che in questo caso mi hanno riportato alla mente un disegnatore geniale come Edika e i suoi Racconti scellerati. In ogni caso il tema non era questo, bensì la ridda di dichiarazioni sull’emergenza haitiana inaugurate dall’italico inviato Guido Bertolaso.
Il capo della protezione civile appena arrivato ha sparato a zero sull’organizzazione degli americani (probabilmente a ragione) salvo poi smentire non appena il Segretario di stato Hillary Clinton è saltata sulla sedia, tuonando contro le spavalde ingerenze del nostro uomo. Non sia mai detto che un piccolo italiano possa permettersi di criticare la grande macchina della prima potenza mondiale, e dunque prima il Ministro Frattini e poi il capo del Governo Silvio Berlusconi han richiamato all’ordine l’incauto Guido.
E se la Clinton si dichiara, ahinoi, “profondamente ferita” dalle sue parole; le viene fortunatamente in soccorso il leader del Pdl parlando con la voce del buon padre di famiglia:
“Senza il generoso e significativo intervento degli Stati Uniti sarebbe stato tutto assai più difficile. In situazioni critiche come questa, è purtroppo inevitabile che sorgano serie difficoltà nell’assicurare un efficace coordinamento degli aiuti. Resto tuttavia convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche.”
Continua a leggere: Berlusconi vs Bertolaso vs Clinton. Perché tanto odio?

Una lunga notte di trattative ha portato finalmente a una bozza di accordo grazie alla fondamentale mediazione di Sarkozy. Questa l’eredità di una conferenza intergovernativa sul clima che sarà ricordata più per la feroce battaglia tra Cina e Usa che per le soluzioni concrete adottate.
Il pericolo tuttavia era che l’evento si concludesse in una drammatica bolla di sapone, per cui un accordo per quanto debole è sempre meglio di nulla. Due i punti chiave della bozza, sempre in attesa dell’arrivo di Obama previsto per stamattina.
Punto primo. Contenimento della temperatura entro i due gradi dalla media del periodo pre-industriale. Ancora da stabilire i provvedimenti concreti per arrivare a questo risultato (o meglio per contenere lo sforamento). Il documento parlerà genericamente della riduzione dei gas serra, ma su questo sarà prevedibile il rinfocolamento della solita guerra tra la Cina in ascesa e i paesi occidentali.
Continua a leggere: Copenaghen: trovato l'accordo sul clima. Due i punti chiave della bozza
Non dite poi che non ve l’avevamo detto. Per primi. Alla vigilia del voto in New Jersey e in Virginia Christian Rocca aveva analizzato per polisblog.it i possibili scenari della sconfitta del partito di Obama. Che poi, come da previsione, è avvenuta.
Non si è invece ancora verificato il divorzio tra il Presidente e l’elettorato femminile malgrado il maschilismo di Barack Obama a causa del quale Hilary Clinton è costretta a lavorare sempre all’ombra di qualcun altro.
Intervistata da Fabio Fazio, Condoleeza Rice ha precisato che Barack Obama ha la stessa politica estera del suo predecessore. È d’accordo?
Sì è No. Distinguerei, intanto, la politica estera dalla politica di sicurezza nazionale che spesso coincidono.

Il mondo sta a a guardare, e in Honduras la situazione arriva al collasso, assumendo tutti i connotati di una vera e propria dittatura. Il governo golpista ha “sospeso” la costituzione per 45 giorni, prevedendo la possibilità di chiudere anche i media perchè, sostiene Micheletti, “stanno diffondendo odio e violenza contro lo Stato”. (Vi ricorda qualcuno?)
Sta di fatto che Micheletti e l’esercito alcuni media li hanno già oscurati, e stanno concentrando tutti i poteri nelle loro mani. Zelaya è rinchiuso dentro l’ambasciata brasiliana, anch’essa messa sotto attacco dai golpisti; il governo de facto ha posto “un ultimatum” di 10 giorni al Brasile per spiegare la presenza di Zelaya nella loro ambasciata, ultimatum gentilmente rimandato al mittente da Lula, uno dei pochi ad essersi mosso concretamente per il presidente legittimo dell’Honduras.
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