
Lo avevamo detto già ieri: mai distrarsi quando ci si occupa della Lega, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. E così, dopo la vicenda Riina Jr. e le minacce di morte rivolte a Monti da Bossi, è il momento del grande classico italiano: le tangenti. Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, è accusato di corruzione. Qui trovate l’articolo del Fatto, ma è interessante notare come due quotidiani di centrodestra, Il Giornale e Libero, abbiano trattato la vicenda.
Qui sopra trovate il titolo del quotidiano di Maurizio Belpietro, sobrio e misurato come sempre. Il commento del direttore non lascia dubbi:
“La vicinanza al potere, ma forse sarebbe meglio dire alla cassa, ha fatto girare la testa e probabilmente anche le mani a più d’[un leghista], per cui oggi gridare la Lega non perdona è un po’ più difficile.”
Giustizialismo a go-go, insomma. Ma è ancora più interessante dare un’occhiata alle prime pagine de Il Giornale e de La Padania. Seguiteci dopo il salto.
Continua a leggere: Caso Boni, Il Giornale e Libero attaccano la Lega

Il titolo che vede qui sopra, tratto dalla prima pagina de il Giornale di stamattina, potrebbe sorprendere qualcuno. Ma, in fondo, è in linea con altre recenti perle del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti: partendo da “a noi Schettino a voi Auschwitz”, passando per “Fazio e Saviano trionfo del Gay Pride” e concludendo con “Merkel Culona”.
In fondo, perchè cercare di capire i motivi che hanno portato una persona a compiere un gesto così estremo e così pericoloso? Perchè cercare di entrare nella mente di tante persone che protestano contro un’opera da molti ritenuta inutile e anzi dannosa? Molto meglio buttarla in caciara, insultare ed attaccare. Molto meglio fare un sondaggio su internet chiedendo se Luca Abbà se la fosse meritata (qui lo screenshot di NonLeggerlo).
Si potrebbe fare un discorso complesso, che parte dalla necessità, per questi movimenti, di rimanere sempre in prima pagina, pena l’oblio, e quindi la necessità di compiere gesti eclatanti per attirare l’attenzione. Si potrebbe condannare il gesto di Abbà rispettandone però le motivazioni e il coraggio (o l’incoscienza, fate voi). Si potrebbero fare tanti discorsi sul movimento No Tav, sui violenti che cercano di delegittimarlo, attaccando una persona perbene e un uomo dalla schiena dritta come Gian Carlo Caselli (qui un articolo di Polisblog sulla vicenda). Si potrebbero, insomma, dire tante cose. Ma, leggendo il Giornale e Libero, non si può dire niente.
Il divieto di sparare botti e petardi “privati” imposto da alcuni sindaci ha fornito l’occasione ai quotidiani Libero e Il Giornale per l’ennesima inqualificabile iniziativa politica: l’attacco ai sindaci (a quelli del Pd chiaramente) che hanno previsto divieti per i festeggiamenti del Capodanno. La cosa più incredibile è che la polemica non è stata solo, al solito, a priori, quando tutti potevano nutrire delle riserve su questa scelta. Anche ora, dopo che si sono registrati morti e feriti proprio per i botti, dopo che è stato toccato un record di feriti (561, oltre ai 2 morti), anche ora i due quotidiani continuano a dare spazio a questa folle iniziativa.
Per Libero (29 dicembre 2011) eravamo in prossimità di un buon capodanno sovietico: sinistra spegni fuochi e botti, anche se poi dopo 5 righe si dice che
anche quella che un tempo era l’unica vera città italiana - Milano -si adeguerà ai diktat di oltre 830 comuni in cui sono stati vietati i “botti”. Tra loro anche alcune grandi città rette da giunte di sinistra.
Quindi evidentemente non era una questione di sovietismo di ritorno o di sinistro oscurantismo, ma solo di buonsenso.
In compenso Il Giornale (2 gennaio 2012) critica il sindaco Pisapia che tutte le feste si porta via: il motivo? Semplice e lineare: non è riuscito a far rispettare in modo abbastanza rigoroso l’ordinanza contro i botti, anche se si tratterebbe di un divieto del sindaco che sta entrando in modo inopportuno nella liberta della gente.
Quindi prima era sbagliato vietare i botti, poi è stato sbagliato non far rispettare il divieto e in ogni caso si tratta di iniziative sovietiche che limitano la libertà della gente. Chissà se i 561 feriti del Capodanno 2012 si sono sentiti più liberi e meno succubi di un regime sovietico…

Ma è giusto speculare sulla morte violenta di 100 persone per fare della polemica politica di infimo livello contro un partito che, in buona evidenza, nemmeno esiste più? Secondo Marcello Veneziani e Il Giornale sì.
In un pregevolissimo pezzo pubblicato ieri, Se il killer di Oslo fosse comunista non farebbe così orrore, il raffinato intellettuale sostiene la tesi che lo squilibrato norvegese che ha ammazzato 100 persone riceve tanta ostilità e una condanna così ferma - soprattutto dai giornali di sinistra - in quanto mosso da una ideologia di destra. Secondo Veneziani
Il marchio politico su Breivik non nasce solo dalla faziosità e dalla criminalizzazione assoluta del nemico politico. Nasce da un vizio originario, assai diffuso a sinistra: giudicare gli atti sulla base delle idee professate. Sono le idee che decidono se sei un criminale o un combattente politico, non gli atti e gli effetti… Invece, giudicando gli atti sulla base delle idee professate, accade, per esempio, che gli orrori del comunismo vengano attribuiti alle persone o alle circostanze storiche, così viene salvata l’incontaminata purezza del comunismo.
Gli orrori del comunismo!? Quindi il punto sarebbe che Repubblica e Unità tendono ad aggravare il giudizio sulla strage di Oslo perché l’assassino è un razzista di destra ed anche per mettere in secondo piano gli orrori del comunismo. La domanda finale del raffinato pensatore Veneziani mette la ciliegina sulla torta: Se il mostro di Oslo avesse ucciso nel nome dell’uguaglianza e del comunismo sarebbe per questo «meno schifoso»? Ma a quale mente diversamente lineare può venire in mente un accostamento del genere nel 2011?
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Silvio Berlusconi deve dosare gli sforzi, perché la strada che porta alle elezioni amministrative di maggio è “lunga e polverosa”. Il premier, di toppe, ne dovrà mettere molte, se vorrà arrivare al voto con la sua maggioranza ancora in piedi.
Fra chi getta acqua sul fuoco e chi invece lo riattizza continuamente, nel Pdl e dintorni è rissa permanente. Il Giornale (della famiglia Berlusconi) prosegue nel lanciare dardi contro il ministro Tremonti. Mentre Feltri, su Libero, riferito alle risse dei ministri e del Pdl, titola in prima pagina: “Sono tutti impazziti”.
Berlusconi ostenta sicurezza: “E’ tutto a posto”. Ma Galan, il neoministro del patrimonio artistico e dello spettacolo è di tutt’altro avviso e dichiara che non è l’unico nell’esecutivo ad avere il mal di pancia per il dominio tremontiano. A differenza di altri colleghi lui non ha paura di dichiararlo apertamente.
Insomma, come volevasi dimostrare: fanno tutto da soli. Di questo passo riusciranno anche ad auto dristuggersi. Se le urne saranno avare, ci sarà la resa dei conti e forse anche l’implosione: uno contro l’altro in un gioco al massacro.
Non è il Soviet supremo, ma si va vicino. Sono appiccicati uno all’altro da tanti anni solo per convenienza. Al primo “caldo” vero, si scolla tutto. E del partito del “predellino” non ci sarà più nulla. Forse, non solo del partito. Dove sono i vari Bersani, Casini, Fini e compagnia cantante?
Silvio Berlusconi: bomba h. Voto 5-. Grazie al premier italiano dieci anni fa Gheddafì rinunciò all’arsenale bellico atomico. Lo rivela il Giornale “interpretando” una intervista in tv dell’ex ministro della Difesa Usa Rumsfeld. Troppa grazia. Do you speak english?
Ignazio La Russa: bombarolo. Voto 4-. I caccia della “coalizione” bombardano la Libia, l’Italia gioca alle mozioni distinte in parlamento, il ministro della difesa crede di essere su un tavolo da Risico, che è il massimo di cimento di questo coniglio mannaro de noantri.

Il dibattito sulla situazione militare libica è più acceso che mai. Negli ultimi giorni i media hanno posto l’accento sulla controffensiva governativa, facendo sembrare l’esercito di Gheddafi sul punto di riconquistare il paese una roccaforte dopo l’altra.
Invece le cose non stanno esattamente così. La ripresa di alcuni centri, pur importanti, non significa che la situazione si sia già ribaltata, ma semplicemente che il Rais non è ancora morto. Le truppe governative sono ben lontane da Bengasi, capitale della Cirenaica e e dei ribelli, e quasi 200 chilometri non si coprono da un giorno all’altro.
In più sono spuntate nuove, misteriose armi in mano agli insorti, cosa che fa pensare all’appoggio di qualche potenza estera (un paese mediorientale, ad esempio il Qatar?).
Continua a leggere: "Potrei allearmi con Al Qaeda". L'ultima provocazione di Gheddafi

Norma Rangeri, direttore del Manifesto, ieri a TvTalk, spazio d’approfondimento di Raitre, ha commentato l’attenzione che i giornali stanno dando a Vieni via con me, il programma di Roberto Saviano e Fabio Fazio.
Secondo la giornalista la carta stampata sta fallendo anche a causa dell’attenzione isterica che i quotidiani hanno nei confronti della televisione. L’osservazione deve far riflettere. Il Giornale e la Padania di cosa si sarebbero occupati la scorsa settimana se Roberto Maroni, ministro degli Interni, non avesse avuto uno scontro a distanza con Saviano?
L’agenda dei quotidiani non è l’unica a cambiare in base alla prima serata delle tv generaliste. Leggendo i fatti delle ultime ore si potrebbe pensare che anche il Governo abbia deciso di coordinarsi con le proposte della RAI.
Altro attacco alla libertà di stampa. Il Consiglio dell’Ordine nazionale dei giornalisti ha sospeso per tre mesi Vittorio Feltri in seguito al caso Boffo. Così Il Giornale descrive quanto avvenuto ieri al suo direttore editoriale, che l’Odg ha condannato alla non scrittura per tre mesi, come sanzione per il comportamento tenuto nel caso Boffo.
In realtà a Feltri è andata anche di lusso, dato che la richiesta iniziale era per una sospensione di sei mesi e solo l’attivazione di correnti e fazioni a lui favorevoli all’interno dell’Ordine ha ridotto la sanzione a 3 mesi. In più c’è da dire che la libertà di stampa non c’entra nulla. Si tratta anzi di un segnale positivo proprio per la libertà di stampa che può essere tutelata meglio se Ordine e Federazione della stampa iniziano a colpire duramente tutti coloro che fanno questo lavoro ignorando le regole basilari dell’etica e della responsabilità.
Da riportare quella che Il Giornale cita come una voce in sostegno di Feltri: Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, esprime a Vittorio Feltri “solidarietà totale”: “La sanzione che subisce è una medaglia per lui, e una vergogna per l’Italia”. Ognuno è libero di scegliere quale medaglie appuntarsi addosso: evidentemente questo tipo di medaglie stanno bene sull’uniforme di un certo tipo di giornalisti e di politici.

A 10 giorni dall’inizio del caso Marcegaglia la presidente di Confindustria ha annunciato che il suo portavoce Rinaldo Arpisella lascerà l’incarico per tornare ad occuparsi dell’azienda. La decisione, ha spiegato la signora Marcegaglia, è stata presa in accordo con lo stesso Arpisella.
“Di comune accordo con Rinaldo Arpisella - ha dichiarato la presidente di Confidustria - abbiamo deciso che tornerà a occuparsi a tempo pieno dell’azienda. Questo è un bene. L’azienda è in grande espansione e ha bisogno a tempo pieno di Rinaldo Arpisella”.
Il portavoce della Marcegaglia è al centro, in questo momento, di un caso mediatico che non si è ancora probabilmente chiuso. Dopo essere stato intercettato con il vicedirettore del Giornale Nicola Porro (qui trovate l’audio della conversazione) è stato messo alla berlina dal settimanale Panorama.
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