Violato l’archivio di WikiLeaks: colpa del Guardian?. Sembra una beffa per un uomo che ha fatto della trasparenza una bandiera, eppure la disputa tra Julian Assange e il Guardian verte proprio su una presunta violazione degli archivi di WikiLeaks da parte di giornalisti del quotidiano britannico.
A fine agosto, una falla nel sistema di protezione dei dati ha infatti aperto l’accesso all’archivio del Cablegate, rendendo disponibili online la bellezza di 251.000 documenti segreti del Dipartimento di Stato Usa. Qualcuno si chiederà dove sia il problema, visto che l’episodio non sembra diverso da quello che Assange ha fatto finora. Il punto è che, in questo caso, i file sono stati pubblicati senza le precauzioni necessarie per proteggere le fonti, una misura finora presa dal sito.
Nel corso del Cablegate, il sito di Assange si era appoggiato a una serie di quotidiani internazionali (NY Times, Guardian, Le Monde, El Pais, Der Spiegel) per divulgare tutta una serie di documenti secretati dal Dipartimento di Stato Usa, svelando così numerosi giochi e ipocrisie della diplomazia internazionale. Nel corso dei nove mesi dell’operazione, WikiLeaks aveva avuto però cura di omettere dai documenti divulgati tutti i dati sensibili che potessero identificare informatori o compromettere la sicurezza di persone potenzialmente a rischio.
Tutto questo è venuto ora a mancare. Un anonimo utente di Twitter ha infatti pubblicato un link all’archivio completo del Cablegate, vanificando di colpo le precauzioni prese da Assange.
In questa strana guerra dell’informazione, WikiLeaks ha accusato il Guardian di essere responsabile della violazione dei suoi dati. Sul feed di Twitter ufficiale di WikiLeaks si può infatti leggere questa dichiarazione:
“Un giornalista del Guardian, in un episodio mai riscontrato di grossolana negligenza o di malafede e in violazione di un accordo sulla sicurezza firmato con il capo redattore del Guardian Alan Rusbridger, ha reso pubblica la password segreta all’intero, inedito archivio del Cablegate. Abbiamo già parlato con il Dipartimento di Stato e iniziato azioni preliminari di contenzioso. Rilasceremo una dichiarazione formale a tempo debito”
Continua a leggere: Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Sono state rese note dall’Espresso nuove interessanti rivelazioni da Wikileaks sul rapporto segreto dell’ex-ambasciatore americano Ronald Spogli all’atto di congedarsi dal nostro paese. Ce n’è per tutti, ma soprattutto per Silvio Berlusconi. Facciamone un sunto per argomenti.
Sull’Italia. «Il lento ma costante declino economico dell’Italia compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell’arena internazionale. La sua leadership manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno paese europeo….».
Sul Premier. «Silvio Berlusconi, con le sue frequenti gaffes e la scelta sbagliata di parole» ha offeso «quasi ogni categoria di cittadino italiano e ogni leader europeo». E ancora: «la sua volontà di mettere gli interessi personali al di sopra di quelli dello Stato ha leso la reputazione del Paese in Europa e ha dato sfortunatamente un tono comico al prestigio dell’Italia in molte branche del governo degli Stati Uniti»
Continua a leggere: Wikileaks: il giudizio sferzante dell'ambasciatore Spogli su Berlusconi
Stava scemando l’attenzione su Wikileaks: almeno era stato così fino al momento in cui Julian Assange si è consegnato alle polizia inglese. Ora sembra che sia di nuovo tutto calmo, era impensabile che la soglia di attenzione dei media mainstream restasse alta come nei primi giorni del cablegate.
Vediamo di darvi qualche informazione utile: Zambardino ieri verso mezzanotte ha pubblicato la lista dei mirror sui quali potete ritrovare i dispacci delle ambasciate statunitensi in giro per il mondo. Sul Guardian le ultime rivelazioni della notte, che riguardano gli interessi della Shell in Nigeria.
E Assange? Resterà in carcere almeno fino al 14 dicembre: sembra che sia partita intanto una cyber war, con l’Operation Payback, di cui leggete ampiamente su RaiNews24…
Continua a leggere: Wikileaks: dall'arresto di Assange, l'Operazione Payback e la lista dei mirror
Le rivelazioni di Wikileaks, archiviate tutte le note di gossip, cominciano a fare casino. I festini di Berlusconi passano in secondo piano se il dibattito viene spostato sullo stretto rapporto che c’è tra l’Italia e la Russia. L’amicizia tra il presidente del Consiglio e Putin potrebbe aver influenzato la politica energetica del nostro paese.
Franco Frattini, ministro degli Esteri, ha precisato che quanto sospettato dagli Stati Uniti non è vero. La smentita ai file di Wikileaks è stata a In 1/2 ora, il programma di Raitre condotto da Lucia Annunziata, dove l’esponente politico ha dichiarato:
“Sulla politica energetica nessuno può decidere a nome dell’Italia che ha un interesse nazionale nella sicurezza e nell’indipendenza energetica. La nostra strada è la differenziazione, che passa dalla Russia, dalla Libia, dall’Algeria e dai Paesi del Golfo. Queste quattro fonti di approvvigionamento energetico formano il piano di sicurezza nazionale”.
Continua a leggere: Franco Frattini: “Nessuno può decidere a nome dell’Italia”
Wikileaks, lo Yemen agli Usa: “Bombardate Al Qaida sul nostro territorio, ma noi non siamo responsabili se colpiranno ancora.” Lo racconta il Guardian, pubblicando alcuni cablo dell’Ambasciatore Usa a Sana’a Stephen Seche.
Un comunicato del 15 settembre 2009, classificato come “SECRET” e NOFORN (non consultabile da stranieri), parla di un incontro del 6 settembre tra il Presidente yemenita Saleh (quello che voleva abbandonare i prigionieri di Guantanamo in mezzo alle zone di guerra afghane) e il Vice consigliere per la Sicurezza nazionale John Brennan.
Durante l’incontro, Saleh ribadisce come il territorio yemenita sia a disposizione degli Stati Uniti per operazioni unilaterali di controterrorismo. Il Presidente yemenita si lamenta tuttavia di quello che reputa un insufficiente livello di finanziamenti e di addestramento alle forze armate locali da parte degli Stati Uniti. Approfondiamo l’argomento dopo il salto.
Continua a leggere: Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Da ieri Wikileaks ha iniziato a rilasciare parte degli oltre 250mila dispacci confidenziali o secretati delle ambasciate Usa del pianeta: è il cablegate. Una mole di documenti impressionante, che non è ancora tutta online: sulla pagina del cablegate lo si legge chiaramente, vi traduco il passo in questione
I dispacci delle ambasciate verranno pubblicati in diverse fasi nei prossimi mesi. L’importanza di questi documenti è tale, e le aree geografiche coinvolte a tal punto ampie, che fare in un altra maniera (pubblicandoli in blocco, ndr) non gli farebbe giustizia.
E’ anche ovviamente una strategia di marketing: mantenere l’attenzione alta, per più mesi, lasciando anche il tempo materiale di analizzare questa quantità enorme di file. Al momento su Wikileaks ne sono usciti appena 220 su 251.287. Facciamo un punto dopo il salto, perché le cose sono meno semplici di quanto sembri…
Update 29-11-2010! Sul link tutto sul cablegate aggiornamenti, link e altro. E’ iniziato un terremoto per la diplomazia Usa e per l’informazione tradizionale: la rivelazioni di Wikileaks - trapelate dai giornali che stanno collaborando col sito di Julian Assange a divulgare le informazioni riservate: New York Times, Der Spiegel, Le Monde (al momento ancora in attesa) El Pais, The Guardian - sono effettivamente delle bombe per l’opinione pubblica planetaria, ma sono anche in alcuni casi fatti più o meno noti.
Vediamo per prima cosa di darvi qualche link per farvi un’idea da voi: qui il cablegate su Wikileaks. Alle 22.30 ufficialmente online i primi documenti integrali tutti i documenti, perché quelle uscite finora erano solo ancora parti del tutto. Qui l’ottima pagina del Guardian con i documenti svelati finora - non tutti, attenzione: il bello deve ancora arrivare.
E ancora: un brevissimo commento di Guido Olimpio del Corriere offre la la giusta prospettiva con cui valutare i documenti usciti. Faranno cambiare le diplomazia e non solo
(si, ndr) apre un nuovo scenario nella lotta tra servizi segreti: gli 007 di un certo paese potrebbero creare il «loro» Wikileaks per ingannare gli avversari oppure prefabbricare file da «offrire”» ai pirati. Ecco perché quanto sta accadendo in queste ore cambierà le regole per la segretezza
E dell’Italia che si dice? Molto male, come prevedibile…

C’erano tante idee per la rubrica scelti dai lettori - a me appassionava molto una Beppe Grillo story, magari la teniamo buona per la prossima settimana! - ma stavolta ci occupiamo della legislazione islandese per la libertà di stampa.
Sì, perché mentre da noi per mesi si è discusso della Legge Bavaglio, del ddl Alfano Intercettazioni, insomma, di norme che la libertà di stampa la limitavano a livelli onestamente inopportuni per una democrazia moderna, altrove che accadeva?
Bé, In Islanda accadeva che il provvedimento chiamato Icelandic Modern Media Iniziative - qui una serie di faq - passava in parlamento. Molti hanno parlato da quel momento di “Islanda paradiso della libertà di stampa”, ma vediamo bene di che si tratta in concreto…
Continua a leggere: Scelti dai lettori: la nuova legislazione islandese sulla liberta’ di stampa
Stavolta Wikileaks ha fatto il botto: vi ricordate di Julian Assange, il fondatore del sito dedicato a far trapelare informazioni sensibili in forma anonima? Bene: stanotte hanno messo online - ecco il link diretto ad Afghan War Diary: 2004 2009 e alla pagina dedicata - circa 95mila documenti relativi alla guerra in Afghanistan e alle operazioni militari condotte dall’esercito statunitense.
Su downloadblog è possibile fare una panoramica di come le grandi testate internazionali abbiano tratto l’argomento. In quel diario di guerra c’è di tutto, ci vorrebbero settimane per leggerlo:
The material shows that cover-ups start on the ground. When reporting their own activities US Units are inclined to classify civilian kills as insurgent kills, downplay the number of people killed or otherwise make excuses for themselves (…) This archive shows the vast range of small tragedies that are almost never reported by the press but which account for the overwhelming majority of deaths and injuries
Vi traduco rapidamente: “Il materiale mostra che le operazioni di copertura e propaganda partono dal basso. Quando una Unità deve compilare un rapporto, la tendenza è quella di classificare i civili come ribelli, mentre il numero di morti è regolarmente sottostimato (…) l’archivio mostra l’enorme quantità di piccole tragedie quasi mai raccontate dalla stampa e dai media, ma che rappresentano la maggiorparte dei morti e dei feriti”.
Il Pentagono è sulle tracce di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks: ieri vi abbiamo raccontato il perché, sperando che Assange si palesasse, nel pomeriggio, a un incontro sulla libertà di stampa e la censura dell’informazione a Bruxelles. Ieri effettivamente Assange c’era a quell’incontro - lo si legge sul Telegraph per esempio - ma è sparito di nuovo.
Destinazione? Ignota: si pensa Islanda, ma è solo un’ipotesi. Che cosa ha detto ieri il fondatore del sito che sta facendo tremare il Pentagono? Molte cose interessanti, altre già sentite ma che è sempre bene risentire per ricordarci che noi, Italia, siamo l’anomalia - basti pensare alla Legge Bavaglio e al Ddl intercettazioni Alfano.
Vediamo dopo il salto…
Continua a leggere: Julian Assange riappare a Bruxelles e sparisce di nuovo