
“Francesco Profumo è nato a Savona il 3 maggio 1953, è sposato e ha 3 figli (Costanza (27 anni), Giulio (24 anni) e Federica (20 anni).”
Inizia così, senza fronzoli, uno dei tanti curriculum vitae di Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che trovate qui. La prima cosa che salta all’occhio è il gran numero di cariche ricoperte in passato: Rettore del Politecnico di Torino, membro del CdA del Sole24 Ore, del CdA di Unicredit Private Banking, membro del Comitato Consultivo Divisionale Private Banking di UniCredit Banca, eccetera eccetera.
Profumo sembra possedere un curriculum scientifico di primissimo livello: oltre 250 pubblicazioni su riviste internazionali, ma la sua carriera non nasce nel mondo universitario, bensì (come spiega bene la scarna voce di Wikipedia dedicata al Ministro), dopo la laurea in Ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino, all’Ansaldo di Genova, dove lavora dal 1978 al 1985. Successivamente, diventa ricercatore universitario a Torino e, solo dopo dieci anni, professore ordinario. Da lì in poi, una cavalcata inarrestabile: presidente della Prima Facoltà di Ingegneria del Politecnico della città piemontese, poi rettore ed infine Presidente del CNR. Non prima di aver rifiutato la candidatura a sindaco della città, propostagli dal centrosinistra torinese. Per arrivare, negli ultimi giorni, alla poltrona di Ministro, occupata fino a poche settimane fa dall’indimenticabile Mariastella Gelmini.
Seguiteci dopo il salto, quando un Ministro dice che la ricerca non è né di destra né di sinistra le cose iniziano a diventare interessanti….

Oggi è una “giornata storica” per il Ministro dell’Istruzione: è il giorno in cui, con l’avvio dell’anno scolastico, parte anche quella che la Gelmini definisce la “riforma attesa da decenni”, una riforma che, tra le altre cose, ridisegna la struttura della scuola superiore, “all’insegna della chiarezza e della modernità”, impone il rispetto del tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe (al fine di evitare la formazione di “classi ghetto”) e stabilisce che il superamento di 50 giorni di assenze in un anno comporterà l’automatica bocciatura dello studente.
Ai tanti precari che, in queste ore, protestano furiosamente contro gli ennesimi tagli disposti dal Governo, la Gelmini risponde con promesse che odorano di campagna elettorale: entro il 2018 ne dovrebbero essere assorbiti 220 mila (dati che, peraltro, contrastano con quelli forniti da qualche pubblicazione dello stesso Ministero dell’Istruzione).
In realtà, quello della scuola in Italia non è certo il migliore dei mondi possibili. In base al rapporto Ocse 2010 sullo stato dell’Istruzione nel mondo, presentato a Parigi lo scorso 7 settembre, tra i 33 paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia si colloca al penultimo posto per spesa nell’istruzione pubblica (subito sopra la Slovacchia). Se la media Ocse di investimenti nel settore è del 13 per cento della spesa complessiva, il nostro Paese impiega soltanto il 9 per cento delle risorse disponibili.
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