Dossier AIEA sul nuclerare iraniano: Israele aspetta a dare una risposta. Le autorità israeliane hanno scelto un profilo basso. Le fonti governative isrealiane hanno fatto sapere che lo Stato ebraico sta aspettando le reazioni degli altri Paesi prima di esprimersi sul dossier dell’ Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) che ha divulgato i piani di Teheran per dotarsi di armi nucleari.
Di fatto, Israele non vuole dare l’impressione di condizionare o guidare la comunità internazionale. Del resto, il dossier divulgato dall’Aiea non usa mezzi termini: in un allegato, scrive come l’Iran si stia dotando di tutta le tecnologia necessaria per costruire missili intercontinentali con testate nucleari. Una notizia che sarebbe suffragata dal lavoro di intelligence di almeno dieci Paesi, che non vengono tuttavia nominati.
In tutto questo, l’ordine di scuderia di Netanyahu ai suoi ministri è quello di tacere fino a nuovo ordine. Per evitare dichiarazioni contrastanti e fughe in ordine sparso su un tema così delicato, il Premier israeliano ha rilasciato ieri una dichiarazione in cui afferma che Israele sta studiando il report e che darà una sua risposta successivamente. Inoltre, Netanyahu ha dato istruzioni ai suoi ministri di non parlare dell’argomento con la stampa fino a nuove disposizioni.
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Medio Oriente: indipendenza della Palestina, Netanyahu offre negoziati all’Anp. Su queste pagine vi abbiamo già parlato dell’intenzione dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) di chiedere l’ammissione all’Onu come Stato indipendente.
Se il Presidente dell’Anp Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha già dichiarato pubblicamente che avanzerà la richiesta il prossimo venerdì, il Premier israeliano Netanyahu ha giocato la carta di nuovi negoziati per tentare di disinnescare la mossa diplomatica palestinese.
Come riporta la BBC, Netanyahu si è rivolto direttamente ad Abu Mazen per chiedergli di ricominciare i negoziati invece di “perdere tempo con mosse unilaterali”. Come abbiamo già spiegato, la posizione di Israele e Usa sostiene che l’indipendenza della Palestina può scaturire solo dalla ripresa di nuovi negoziati.
Rivolgendosi ad Abu Mazen, il Premier israeliano ha ribadito il suo invito dimostrandosi disponibile a ricominciare le trattative:
“Mi appello alla Presidenza dell’Anp per dare il via a negoziati diretti a New York, che continueranno a Gerusalemme e Ramallah”
La ripresa dei negoziati è auspicata anche dal cosiddetto “quartetto” per la pace in Medio Oriente, formato da rappresentanti di Onu, Stati Uniti, Unione Europea e Russia. Tuttavia, nonostante Abbas dichiari di aver ricevuto “tremende pressioni”, è improbabile che l’Anp farà marcia indietro dal richiedere il riconoscimento della Palestina il prossimo venerdì.
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Medio Oriente: Cisgiordania, nuovo attacco dei militanti di Hamas alla vigilia dei colloqui di pace. Mentre a Washington si intavolano colloqui di pace tra il premier israeliano Netanyahu e il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Mahmud Abbas (Abu Mazen), il convitato di pietra Hamas fa sentire la sua voce a distanza.
Oggi il movimento oltranzista palestinese, che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza, ha rivendicato un nuovo attacco in Cisgiordania, il secondo in due giorni. L’azione rivendicata dai militanti è stata condotta ieri a colpi di arma da fuoco lungo una strada nei pressi dell’insediamento di coloni ebrei di Kochav Hashachar. Il bilancio è di due coloni feriti e segue a distanza ravvicinata l’analogo attacco di martedì, in cui quattro coloni erano stati uccisi dagli islamisti di Hamas.
E’ presto per parlare di escalation di violenza, ma è chiaro che i fatti degli ultimi giorni gettano un’ulteriore ombra sui colloqui che inizieranno oggi a Washington alle 10 (le 16 in Italia).
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“La più grave crisi degli ultimi 35 anni.”
Così Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito il momento di grande tensione tra Israele e Stati Uniti dopo la “Missione Biden”, in cui il vice presidente statunitense si è trovato davanti al nuovo piano del governo Netanyahu, che prevede 1.600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e mette a rischio il percorso di pace con i palestinesi. Quale, viene da chiedersi.
Più passa il tempo meno diventa credibile la “presunta volontà” di pace del governo israeliano, più aumentano i nuovi insediamenti in Cisgiordania più appare evidente come gli Stati Uniti abbiano fatto troppo poco in questi ultimi anni e ora non riescano neanche a far valere molto il loro peso sul processo di pace. Di certo Obama per la Palestina ha fatto poco o nulla.
Immagine|Flickr
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