Pier Luigi Bersani: copywriter. Voto 6 Il segretario del Pd prende carta e penna e scrive sulle sfide che l’Italia deve affrontare: “Basta manovre, interveniamo per i più deboli”. Bene. Quando si passa dalle parole ai fatti?
Nichi Vendola: globetrotter. Voto 4 Parlano e soprattutto viaggiano il governatore della Puglia e i suoi assessori. Nel 2011 una missione ogni cinque giorni: trasferte da New York a Sidney. Il costo? 784mila euro! Chi paga?
Nichi Vendola: miope. Voto 5- Il leader di Sel cerca spazio e “linea” attaccando Monti: “Non vedo l’elemento di discontinuità da Tremonti”. E chiama Gino Strada e Don Ciotti a scendere in campo al suo fianco. Anno nuovo, “minestrone” nuovo?
Angelino Alfano: astigmatico. Voto 4- Il segretario del Pdl, senza linea politica, sposta i birilli nel partito con nuovi incarichi a Brunetta, Frattini, Fitto, Romani. I congressi? Rinviati. Il Cavaliere pronto a cancellare tutti gli “eredi” dal libro paga?
Nichi Vendola: maremoto. Voto 6+ Il governo tecnico non convince il leader di Sel: “Non basta la caduta di Berlusconi se segue un esecutivo in continuità con la politica economica di questi anni”. Tsunami?
Angelino Alfano: spiaggiato. Voto 4- Il Pdl si sfalda e il “delfino” del Cav teme la congiura anti premier dei nuovi frondisti. Governo di nuovo ko sul rendiconto? Se stavolta cade perde il match e va a casa.
Come previsto, fra Matteo Renzi impegnato alla Leopolda di Firenze per il Big bang dei “rottamatori” e Pier Luigi Bersani a Napoli per la scuola di formazione per creare nuovi “quadri” giovani nel Mezzogiorno, volano stracci.
Bersani non nomina il sindaco di Firenze ma davanti ai duemila giovani meridionali parla della loro missione per cambiare la società, e parla del modo in cui le forze giovanili - “Ovviamente” - devono prendere la guida delle forze progressiste del Paese. E poi la bordata: “Da soli non si salva il mondo”, dice Bersani. E aggiunge: “Questa distinzione tra giovani e adulti è una stupidaggine di proporzioni cosmiche”. Ancora: “Bisogna mettersi a disposizione, non si può pensare che un giovane per andare avanti deve scalciare, insultare, creare dissonanza. Siamo una squadra, un collettivo”.
Bocciatura o semplice richiamo? Infine la metafora: “Non si può mettere vino nuovo in otri vecchie: serve vino nuovo in otri nuove”.
La replica polemica di Renzi non si è fatta attendere: “Non so a chi stia parlando Bersani, io non sono un asino e non scalcio”. Per Renzi “mettersi a disposizione è una espressione molto bella se è riferita al Paese, alla città: ma se è mettersi a disposizione di un capocorrente, a uno che dà ordini, no”. Chiude con una stoccata ironica: “Se Bersani ci segue via streaming, visto che sfortunatamente quando c’è la Leopolda c’è sempre qualcos’altro, avrà visto interventi più o meno affascinanti, concreti, suggestivi. Non c’è stata polemica né contrapposizione, mi dispiace perché siamo stati meno cattivi del solito. Domani proverò a recuperare un po’ il marchio di fabbrica…”.
Nella polemica si inserisce anche Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà., che ammette: “Siamo antagonisti”. Perché Renzi “ha una cultura politica essenzialmente di destra”. E quindi “lo considero incapace di porre il tema della fuoriuscita dal disastro che il liberismo, in un trentennio, ha compiuto nel mondo intero”. Il leader di Sel, parlando a Radio24, ha aggiunto di sentire “una sensibilità comune a quella di Bersani” nella ricerca di “quella giustizia sociale che deve essere il cuore di una politica di alternativa”.
L’instancabile Renzi riparte subito all’attacco: “Rispetto Nichi, ma mi chiedo: forse è giovane mandare a casa il governo Prodi e levargli la fiducia come fece lui tanti anni fa?”. C’è ancora chi dice che questo è “sano” confronto utile al Pd e alla sinistra?
L’ultima inqualificabile uscita del premier su “Forza Gnocca” come il nome che avrebbe più successo per un partito ha suscitato subito indignate reazioni delle opposizioni.
“E’ una cosa desolante - ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - Mi viene in mente che in queste ore stanno facendo i funerali delle cinque donne morte a Barletta”.
“Se dobbiamo rispondere con una battuta si potrebbe dire che è l’unico partito che ha avuto e che non ha bisogno di fondare. Ma non ci possiamo permettere di rispondere con le battute”, ha aggiunto la presidente dei democratici Rosy Bindi.
Il pensiero ai fatti di Barletta ricorre anche nelle parole del leader Sel, Nichi Vendola: “Nella giornata in cui il nostro Paese celebra il funerale di cinque lavoratrici e il dolore si unisce alla rabbia per questa tragedia ingiusta, il presidente del consiglio si lascia andare in una battuta irripetibile, inaccettabile e assolutamente irrispettosa in un momento così triste”. Se questo è un premier.
Nichi Vendola: passionario. Voto 7. Con la parola d’ordine “Ora tocca a noi” domani a Roma Sel chiama a piazza Navona il popolo “contro Berlusconi e contro il berlusconismo”. Un tassello per costruire l’alternativa?
Rosy Bindi: pasionaria. Voto 4. La presidente del Pd che invoca l’espulsione dei “disubbidienti” è il gesto strumentale di chi vuole “epurare” il gruppo della “anomalia” radicale. Il nodo è “questo” Pd, non Pannella.
Nichi Vendola: la furia. Voto 7 Il leader di Sel dopo il voto salva-Milanese: “La classe politica dà un’immagine particolarmente sconcertante e scandalosa, comportandosi con lo stile di Gheddafi”. Cnt cercasi.
Roberto Maroni: il bobo. Voto 3 Il ministro obbedisce al Senatur e alla Camera salva Milanese dall’arresto. La base leghista esplode: “Finirà con le monetine”. Maroni di nome, non di fatto. Bobo smascherato. Lega salva cricca.
Nichi Vendola: pappa&ciccia. Voto 7+ Il leader di Sel: “Emilio Fede, Lele Mora, Tarantini: questa è l’antropologia che gira intorno a Berlusconi. Vergogna, dolore e rabbia sono i tre sentimenti che sempre più salgono dentro di noi”. Amici da fogna.
Niccolò Ghedini: bastone&carota. Voto 4- L’avvocato consigliere del premier accusa il latitante-lestofante Lavitola: “Minacciò di bastonarmi”. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. La selezione democratica degli amici del Cavaliere. C’era una volta in Italia.
Mentre il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini si rivolge al Palazzo per rivendicare un nuovo governo “prima di ferragosto” (senza però specificare l’anno …), il leader di Sel Nichi Vendola si rivolge alla base per indire il prossimo 1 ottobre una manifestazione nazionale a Roma.
Con “Care compagne e cari compagni” Vendola chiama alla lotta attraverso il blog di Sel.
Nichi usa toni pesanti: “Viviamo un passaggio d’epoca che ha la potenza e la crudeltà di una guerra, sentiamo l’odore di un temporale che talvolta sembra somigliare al diluvio universale, sappiamo che verranno giorni difficili e amari per il nostro Paese. La crisi è stata colpevolmente negata, occultata, esorcizzata dai pubblicitari di Palazzo Chigi. Oggi questa crisi esplode, continua ad esplodere ogni giorno, percuote il mondo nostro come una febbre misteriosa e crescente. La propaganda non può nascondere la realtà. Non è solo una crisi finanziaria, ma una crisi globale: divora la geografia delle classi sociali, minaccia l’esistenza del ceto medio, riduce il glorioso Welfare all’attivismo caritatevole delle opere pie. Tutto cambia, tutto frana, tranne l’intangibilità degli universi blindati della ricchezza, della speculazione, della rendita. C’è la crisi e quindi, cosi dice questa Europa indecente, occorre tagliare la spesa sociale, comprimere i redditi, razionare i servizi, ridurre i diritti. La politica, colpevolmente genuflessa dinanzi alla signoria del mercato, oggi appare impotente e balbettante”.
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Su un punto, quelli del centrosinistra e/o della sinistra, sono sempre d’accordo: parlare del “dopo Berlusconi”. Ovviamente nessuno prende atto che il Cavaliere, pur assonnato, è tutt’ora in sella per far passare tutte le leggi ad personam che vuole, mentre il Paese sprofonda.
Gli antiberlusconiani parlano del “dopo” perché sull’oggi sono divisi. Anzi, sul punto nevralgico delle alleanze, è scontro aperto, come dimostra l’ultimo match fra Dario Franceschini e Nichi Vendola.
L’esponente del Pd lancia la “grande alleanza” dalla sinistra al Terzo Polo col Pidì baricentro dicendo “chi se ne frega se Fini è di destra”? Subito arriva il “niet” del capo di Sel.
“Sono in totale dissenso -taglia corto Nichi - Le differenze tra il centrosinistra e Fli, che è una forza di destra, sono troppo grandi; se la politica si presenta come un pasticcio gattopardesco rischia grosso”. Cotta e mangiata.
E Fini, il diretto interessato? Assente, non risponde. Ma meno di una settimana fa, chiudendo a Roma la convention del Terzo Polo, il leader di Fli apriva a un governo di centrodestra senza Berlusconi.
Allora, di che parla Franceschini? Di aria fritta. Appunto. E’ la politica delle sparate, temporali estivi. Ma, su questo, Berlusconi è imbattibile. Tant’è che là (a Palazzo Chigi) era e là resta. Con questo Pd e con questa opposizione, là resterà.