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Il petrolio crolla, la benzina no: colpa dei benzinai? Secondo Edoardo Garrone, si

pubblicato da V.

erg Garrone petroli

Bisogna ammettere quando si prende una cantonata: io l’ho presa, perchè scommettevo che per fine estate il petrolio sarebbe arrivato a duecento dollari. Non ero il solo, dato che anche Paolo Scaroni, ad di Eni, la vedeva in questa maniera. Certo: lui per il suo conto corrente, io per una specie di pessimismo cosmico geopolitico. Quisquilie.

Invece che cosa è successo? Che il prezzo del petrolio è crollato. Il brent è arrivato a 105,46 dollari a barile, un tracollo, se pensate che l’undici luglio scorso si era toccata quota 147,35 dollari. Tutti contenti quindi, possiamo tornare a sgasare felici, la benzina ed il gasolio costeranno meno. Ecco, qui non è proprio così.

Oggi su Repubblica leggo un’intervista ad Edoardo Garrone - credo nessuna parentela con il Matteo Garrone di Gomorra - vice presidente di Confindustria oltre che patron, insieme al fratello, della Erg. Al cronista che gli chiede come mai i carburanti non siano scesi con la stessa rapidità del greggio, Garrone risponde quasi indispettito

I consumatori hanno chiesto un adeguamento del costo della benzina
Sono polemiche sterili, che possono servire a fare qualche titolone sui giornali, ma non sono utili a nessuno. Sarebbero altri i ragionamenti da fare.
Facciamoli
Ad esempio abbiamo un sistema distributivo che è tra i più costosi in Europa, e questo sì incide sul prezzo

Certo, colpa dei benzinai. Ma i petrolieri non dovevano essere stangati da Tremonti poi?

Petrolio a quota 145: quota 200 per fine agosto?

pubblicato da V.


Vedete questo qui sopra? E’ il prezzo attuale del petrolio al barile. Mentre scrivo siamo in dirittura d’arrivo a 145 dollari. C’è chi pensa si arriverà ai duecento per fine estate, chi, sempre Scaroni, ad di Eni e in odore di poltrone rifiutate da Romano Prodi e offerte da Aleksei Miller, numero uno di Gazprom, azzarda un possibile crollo a 120 dollari al barile sempre per fine estate. Il possibilismo di Scaroni riguardo ad un crollo dei prezzi, cozza contro quanto affermato da Abdallah El Badri, segretario generale dell’Opec:

“sarà difficile impiazzare i 4,1-4,2 milioni di barili di greggio prodotti dall’Iran se questo stato fosse attaccato militarmente. I prezzi, certamente, saliranno”

Paolo Scaroni:"Il petrolio arriverà a duecento dollari al barile"

pubblicato da V.

eniOggi su Repubblica Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, spiega il futuro del colosso energetico Made in Italy. Una volta avevamo gente come Mattei ad occuparsi di certe politiche, oggi abbiamo Scaroni: è la postmodernità liquida, bellezza, e non puoi farci niente. Nell’intervista a parer mio ci sono alcune cose notevoli: la prima, è che secondo l’Ad Eni non esiste alcun legame al meccanismo della domanda e dell’offerta per i prezzi del petrolio al barile.

Possibile: meno possibile, vedere il barile scendere a 120 dollari per agosto, come secondo me un pò ottimisticamente prevede. C’è poi un pezzettino che nessuno avrà notato, e che secondo me è il punctum: a un certo punto Mario Calabresi, che firma il pezzo, gli chiede degli investimenti in Iran. Scaroni spiega “Se uscissimo oggi dall’Iran, perderemmo tra i 2 e i 3 miliardi di dollari”.

Uhm, ecco spiegate molte cose, vi ricordate del vertice Fao e di tutto quello che seguì alla presenza di Mahmoud Ahmadinejad? Bene. Infine, Scaroni lascia aperto uno spiraglio, ritornando su una vicenda di cui anche noi ci eravamo occupati, ovvero “l’offerta che non si poteva rifiutare” fatta da Aleksei Miller, numero uno di Gazprom, a Romano Prodi. Il Professore aveva rifiutato, lasciando la poltrona libera, e secondo Scaroni “Non servono persone con quel profilo internazionale”: e chiude sibillino “La posizione è ancora libera”. Vuoi vedere che…

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Prodi e Gazprom: un'offerta che si può rifiutare

pubblicato da V.


Ed infatti l’ha rifiutata. Ieri vi avevamo raccontato della visita in Italia di Aleksei Miller, il numero uno di Gazprom, che in pratica era venuto nel Belpaese a fare un pò di sano head hunting. Cercava Prodi - dopo Schroeder, ingaggiato tempo fa dal colosso energetico - ma il Professore ha preferito declinare l’invito.

E dire che non gli avevano esattamente proposto un contratto a progetto, ma di diventare Presidente di Gazprom, unita in una joint venture con Eni - e infatti ieri a Palazzo Chigi c’era anche Scaroni - per la costruzione del gasdotto tra Russia ed Europa attraverso il Mar Nero.

Prodi ha rifiutato l’incarico sostenendo di non essere pronto ad interrompere la fase di riflessione iniziata con l’allontamento dalla vita politica al termine della precedenza esperienza di governo. Voi che dite? Ha fatto bene a rifiutare l’offerta che non si poteva rifiutare?