Non è la prima volta che la sinistra e il Pd in particolare vendono la pelle dell’orso prima di averlo preso. Guai sottovalutare Silvio Berlusconi. Come l’Araba fenice è capace di rinascere dalle proprie ceneri.
Di fatto, al di là di evidenti sbandamenti e di false dichiarazioni di abbandono della scena politica, il Cavaliere sta mischiando le carte per ritornare al timone dell’Italia senza passare per Palazzo Chigi, puntando dritto sul Colle. Stavolta, infatti, con una proposta che tende a stravolgere l’assetto istituzionale e costituzionale del Paese per rivoltarlo come un calzino.
La “più grande modernizzazione del sistema istituzionale italiano” annunciata ieri da Berlusconi e da Alfano, oltre ad essere un tentativo per rivitalizzare il moribondo Pdl, non è altro che un baratto e un vero e proprio bluff.
Baratto perché sic et simpliciter chiede al centrosinistra e al Pd “Dite sì al presidenzialismo e in cambio noi diamo l’ok per la vostra legge elettorale”. Un bluff perché, viste le condizioni politiche e istituzionali italiane, Berlusconi sa bene che quella lanciata ieri è al massimo una ipotesi culturale su cui aprire una (infinita) discussione e non una proposta politica.
Insomma, l’ex premier vuole cambiare tutto per non cambiare niente. Alla fine, dopo altri giri di valzer, tutto resterà come prima, nessuna riforma sul tappeto farà un passo avanti e si andrà a votare con il “porcellum”.
Si entra in sordina nella Terza Repubblica portandosi dietro tutto il fardello negativo della prima e della seconda. Solo gli elettori potranno dimostrare che il “Ghe pensi mi” ha sbagliato i suoi calcoli.
Matteo Renzi: disco rotto. Voto 7+ Il sindaco rottamatore insiste: “I miei compagni di partito devono abbandonare la cultura stalinista che considera nemico numero uno, l’amico più vicino che dissente”. Dal Pci al Pd.
Elsa Fornero: chiodo fisso. Voto 4- Il ministro del Lavoro insiste invocando “la possibilità di licenziare anche per i pubblici dipendenti”. Legittima esigenza o solo furore ideologico? Monti tace. Anche Bersani.

Se è vero che Beppe Grillo è il vincitore delle amministrative per i motivi che anche ieri su Ore 12 abbiamo indicato e che Pier Luigi Bersani si è … “allargato” gridando alla vittoria del Pd “senza se e senza ma”, è altrettanto vero che il segretario del pidì non è caduto nella trappola tesagli subito dal capo del 5 Stelle con una dichiarazione provocatoria, offensiva e di cattivo gusto.
Insomma, quanto meno sul piano della forma e dello stile i due non si smentiscono, in una esibizione che non premia certo l’ex comico, in questo, continuatore del peggior Berlusconi.
Ciò detto, resta la sostanza politica. Con Grillo e il suo partito che avanzano, caricati, pronti per l’assalto al Parlamento fra dieci mesi e con Bersani inchiodato con un Pd sostanzialmente al palo, se va bene.
Grillo spara nel mucchio e trova consensi nel deserto della politica. Bersani annaspa non solo perché di questi tempi la “serietà” non paga, ma perché guida un partito “grigio”, sostanzialmente non credibile perché “mangia” nello stesso pentolone degli altri e perché incapace di esprimere un ruolo di traino nella maggioranza di governo e senza una proposta programmatica alternativa, con leadership e alleanze tutte da definire.
Allora? La verità è che il Pd non coglie mai il nuovo. E quando il nuovo arriva, ieri Bossi e poi Berlusconi, oggi Grillo, prima lo snobba, poi lo teme. Sempre minacciando e sempre anticipando vittorie che non arrivano mai.
Beppe Grillo: guardie&ladri. Voto 6+ Il leader del Movimento 5 Stelle grida sui tesorieri dei partiti: “Sono solo esecutori. Stanare i mandanti”. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Angelino Alfano: corrotti&ladri. Voto 3- Sul nodo incandescente della corruzione il Pdl blocca tutto. Ordini del Cav. Alla Camera passa un emendamento del Pd. Governo a rischio. Cvd.
Una eccezione si può fare. Pubblichiamo integralmente la lettera inviata dal lettore Lorenzo Fellin di Padova al direttore del quotidiano l’Avvenire Marco Tarquinio. Il commento lo lasciamo ai lettori.
“E’ dal 1958, la data del mio primo emozionante esercizio del diritto di elettore, che mi sforzo di condividere quanto lei scrive spesso e che ha richiamato nel suo fondo del 5 maggio, alla vigilia del primo turno elettorale amministrativo, a proposito della politica e del ruolo dei cattolici in essa. Rammento benissimo come la politica, nell’Italia da poco liberata e sotto l’influsso di personaggi di alto profilo morale e professionale quali De Gasperi, Einaudi, Moro… fosse quell’«alto esercizio della carità», che lei evoca e sottolinea, unito a un grande senso del servizio, a una divorante passione civile, a una predisposizione a sostenerla – anche economicamente – con gigantesche azioni di volontariato e sacrifici, pagando di persona. Niente privilegi, niente auto blu, niente scusa classica del «tengo famiglia», niente reti di amicizie pericolose, niente amici manager con compensi stratosferici da utilizzare come moneta di scambio: solo “servire” e nulla “servirsi”, avendo mente e cuore nel primato dei valori primari. Tutto ciò è scomparso: ai giganti sono subentrati nani e ballerine. I valori sono stati messi nel cassetto e la politica è divenuta ed è vista come un’immensa mangiatoia, degna di una porcilaia. Credo che abbiamo toccato il fondo, e c’è solo da sperare che regga almeno questo governo tecnico quale ombrello contro i guasti che la brutta politica ha già provocato e potrebbe ancora provocare. Soprattutto perché non vedo alcun segno di rimorso o di pentimento. Nessun segnale vero che si voglia realmente cambiare. Almeno da parte di coloro che dicono di ispirarsi allo spirito solidale del Vangelo mi sarei aspettato qualche segnale “trasversale”, forse plateale, ma di forte valenza esemplare: ad esempio la proposta e la sottoscrizione di un impegno in cui si rinuncia a tutti i privilegi e si versa quanto deborda da un compenso dignitoso e ragionevole al fondo della Caritas destinato all’aiuto alle famiglie in difficoltà e ai giovani in cerca di lavoro. Nulla. Caro direttore, vorrei ancora condividere il suo richiamo all’impegno e alla sana politica, ma temo che ormai siamo fuori tempo massimo: quando si è invasi dai pidocchi prima di tutto serve un devastante Ddt (Grillo?) per far crollare un sistema ormai decotto e corrotto e togliere di mezzo chi da sempre è incollato a una qualche poltrona (e che altro saprebbe fare?). Poi si vedrà. Forse, dopo una mano di calce viva, potremo ricominciare, ripartendo dagli onesti e dalla società reale, dal volontariato, dalle associazioni, da chi è disposto a rinunciare ai vantaggi e ai finanziamenti alla politica che sono i veri responsabili di questa situazione pesante e surreale”.
Strana Italia che si ritrova sullo stesso piano Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Il Cav e l’ex comico avanzano a zig zag su un piano inclinato con un gioco sempre più scoperto che va al di là del “tanto peggio tanto meglio”.
I due, pur partendo da punti opposti, alimentano la marea montante che pesca nel torbido civettando con l’antipolitica. Perché questa esasperata ed esasperante volontà di dimostrare che sono tutti uguali e tutti da buttare?
Quali carte in regola ha il Cav, con tutte le malefatte e con la sua allegra brigata, per ergersi ancora una volta a paladino degli interessi degli italiani e dell’Italia? E come dare carta bianca a Grillo, quando, al di là di ovvie e scontate dichiarazioni su ingiustizie e privilegi, l’applicazione della sua linea politica porterebbe all’isolamento e alla bancarotta il Paese?
Che questa politica sia malata alla radice, lo ripetiamo tutti. Ma anche nel cesto delle mele bacate, c’è quella ancora commestibile. E, in mancanza di nient’altro, mangiabile.
E’ evidente che, da banda opposta, Berlusconi e Grillo (e non solo loro) cercano di inguaiare il Pd. Il partito di Bersani, non è certo senza macchie, già paga di suo per mandar giù i rospi del governo tecnico.
A Bersani si chiede più chiarezza nella linea politica e più decisione nel ripulire il partito, ma non si può chiedergli di chiudere bottega. Un regalo troppo grande per chi, come Berlusconi e Grillo, non aspettano altro che cada l’ultima barriera e sguazzare nel caos.
Gira e rigira, nel malridotto centrodestra italiano è sempre Silvio Berlusconi a dare le carte. O meglio, Pdl, Lega e spezzoni di partiti nelle zone limitrofe sono così messi male che sperano ancora nel Cavaliere, in un suo estremo rilancio, in una sua nuova proposta politica.
E Berlusconi, a cui piace essere pregato per fare quello che più gli piace fare (cioè il padre padrone di tutto e di tutti), ci sta e tesse febbrilmente il nuovo mosaico. Qual è il disegno?
Sic et simpliciter sempre lo stesso, riverniciando una vecchia macchina scassata: il bipolarismo muscolare. I due fronti contrapposti, moderati di tutti i colori da una parte, da contrapporre alla sinistra (sempre bollata come comunista … come notoriamente “comunisti” sono i vari Fioroni, Marini, Rosy Bindi, Follini ecc. ) intenta ad aprire le porte dell’Urbe e fare entrare i cavalli dei cosacchi pronti a prosciugare l’acqua delle sacre fontane. Tutto qui?
Non proprio. Non solo è un film già visto e i risultati dello spettacolo sono sotto gli occhi di tutti. Il bello, si fa per dire, è che il buon Bersani (spinto da molti suoi compagni) ha già imboccato la strada verso la trappola.
Illuso dal successo di Hollande e dalla tenuta del Pd alle ultime amministrative, Bersani rispolvera la foto di Vasto e addirittura ordina di tingere di rosso la nuova tessera del partito, rievocando il Pci democratico, socialista, riformista tipo emiliano. Dritto dritto nella bocca del lupo. Quella del Cav.
Più si avvicina il rischio di “fare la fine della Grecia” e più i partiti (non solo loro) rivendicano il merito di avere salvato l’Italia da quel rischio.
In questo senso, a gridare di più sono quelli dell’Udc, sempre pronti a sventolare la bandiera dei primi della classe (i saputelli …) e, dopo le urne, sempre a piagnucolare, nell’angolino degli eterni incompresi. A dire il vero, un merito ce l’ha Pier Ferdinando Casini: quello di non aver mai creduto nel bipolarismo Made in Italy e nella seconda Repubblica.
Su tutto il resto, terra bruciata: identità pari a zero, strategia sempre ancorata al piede su due staffe, personale politico (specie nel territorio) yes man dedito alle poltrone. Pdl e Lega hanno perduto alle ultime amministrative una montagna di elettori (moderati), ma non un voto è andato nel canestro predisposto da Casini. Gli elettori bocciano la coppia B&B ma non si fidano di Casini &C.
Ora, l’annuncio del leader Udc di andare oltre il Terzo Polo, senza precisare verso dove e con chi, pare anticipare l’ennesima giravolta strumentale, da consumato doppiogiochista.
Bersani, sempre indeciso, spinge Casini a una scelta per un nuovo centro-sinistra di governo incentrato sul Pd (Bersani a Palazzo Chigi, Casini sul Colle). Berlusconi, sempre solerte, lancia una nuova crociata di tutti i moderati, paventando la costruzione di una inedita “federazione-santa alleanza” per non dare l’Italia alla sinistra.
Un dato è certo: il Terzo Polo è stato liquidato perché i conti non tornano. Fini e Rutelli rischiano ora di rimanere come Don Falcuccio mentre Casini è già sul mercato. E’ così difficile capire dove alla fine approderà Pierferdy il Pierfurbo?
Le ferite si rimarginano ma, si sa, le cicatrici restano. Il ventolone (o sventolone?) delle amministrative del 6-7 maggio anticipa il tornado che può abbattersi sulla politica italiana alle prossime elezioni politiche, fra un anno o, addirittura, a ottobre 2012.
I partiti si interrogano: sotto shock nel Pdl e nella Lega per la debacle (al nord -60% i primi e – 67% i secondi!), smarriti nel Terzo Polo per non avere intercettato neppure un voto dei moderati in fuga da Berlusconi e da Bossi, increduli e festanti (a gazzosa, non a champagne ..) nel Pd per lo … scampato pericolo.
Come Ore 12 prevedeva alla vigilia del voto, Berlusconi tira già fuori il nuovo coniglio dal suo cappello dal fondo vuoto: la federazione dei moderati. Tutti dentro per fermare la sinistra, evitando lo sbocco alla francese. Non ci vorrà molto a fare rientrare nel vecchio recinto riverniciato Casini e i reduci del … mai nato partito della Nazione.
Intanto, il Cavaliere schiera in prima linea i “cecchini” pronti al tiro al piccione sul governo Monti, bloccando ogni riforma sgradita, a cominciare da quella elettorale.
Il trio ABC dava per scontato l’accordo sulla bozza Violante, ma qui, dopo la bufera delle urne, torna tutto in alto mare. Anzi, il “porcellum” resta la ciambella a cui aggrapparsi, addirittura una straordinaria scialuppa per il Pd, in grado di sbancare alle prossime elezioni, proprio grazie al premio di maggioranza e alle altre “amenità” della vecchia legge-porcata del leghista Calderoli. E Giorgio Napolitano?
In questa situazione il rischio è quello di un governo fermo in un binario morto. Il tempo, sotto i morsi della crisi, lavora per la disgregazione politica e sociale. Chi è in grado di dare la svolta? Forse il Pd? L’ombra nefasta dell’imbuto della Grecia rischia di coprire anche l’Italia.
Pier Luigi Bersani: addormentato. Voto 5- Col Pdl al 19,5% (Cdx compreso Terzo polo al 37%), col Csx al 47% (più Grillo al 5%) cosa aspetta il segretario del Pd a puntare sulle urne? Italia a rischio Grecia.
Silvio Berlusconi: sverniciato. Voto 3- Il Cav cerca di rialzarsi dopo il ko delle amministrative lanciando l’idea di una nuova federazione dei moderati. Pier Ferdinando Casini ha già … l’amo in bocca?