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Tutti gli articoli con tag Pdl

Montezemolo, sì al presidenzialismo, no a Berlusconi. Bersani, sveglia!

pubblicato da Massimo Falcioni

Sono in molti, i brontosauri del Palazzo, che in queste ore bussano alle porte della “cosa” di Luca Cordero di Montezemolo. Per lo più gente del Pdl (ma anche del Terzo Polo e del Pd) pronti a salire sul nuovo taxi per fare un altro “giro” alla Camera o al Senato, ma anche qualcuno utile al nascente partito del presidente della Ferrari perché c’è bisogno di chi sa districarsi nei nodi e nelle trappole del Palazzo.

Quindi un mix di volti nuovi e vecchie volpi, quel “rinnovamento nella continuità” di togliattiana memoria. C’è però da soppesare la sostanza, chi rappresenta che cosa. Il dato politico, però, è un altro.

Luca Cordero di Montezemolo apprezza la sostanza della proposta di Berlusconi sul presidenzialismo alla francese con un pizzico di Made in Italy, ma a Italia Futura mettono le mani avanti: “La proposta non chiarisce fino in fondo il ruolo che lo stesso Berlusconi intende giocare in un’eventuale elezione presidenziale”.

Insomma, avanti con la rivoluzione del presidenzialismo ma senza l’ingombrante presenza del Cavaliere.

Sbaglia chi pensa che sia in corso una partita nel campionato della destra fra due squadre l’una contro l’altra armate e guidate dal Cav e dal manager delle Rosse. Berlusconi è impresentabile e da solo non va più da nessuna parte, non è in grado di raccogliere consensi adeguati per nessun colpo di mano.

Altra pasta, tant’è se ne dica a sinistra, è Montezemolo, moderato sì, ma portabandiera nel mondo dell’Italia che lavora e non molla, un riformatore pragmatico capace di mietere consensi in modo trasversale, anche nell’orticello del Pd.

Bersani fa bene a chiudersi a riccio di fronte alle (subdole) profferte di Berlusconi. Farebbe molto male a fare altrettanto con il patron delle rosse di Maranello. Il segretario del Pd deve riprendersi in mano il pallino della partita, non giocare sempre di rimessa.
Ah, la … doppiezza togliattiana!

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Berlusconi vuole cambiare tutto per tenersi il ... "porcellum". Se questa è la ... Terza Repubblica

pubblicato da Massimo Falcioni

Non è la prima volta che la sinistra e il Pd in particolare vendono la pelle dell’orso prima di averlo preso. Guai sottovalutare Silvio Berlusconi. Come l’Araba fenice è capace di rinascere dalle proprie ceneri.

Di fatto, al di là di evidenti sbandamenti e di false dichiarazioni di abbandono della scena politica, il Cavaliere sta mischiando le carte per ritornare al timone dell’Italia senza passare per Palazzo Chigi, puntando dritto sul Colle. Stavolta, infatti, con una proposta che tende a stravolgere l’assetto istituzionale e costituzionale del Paese per rivoltarlo come un calzino.

La “più grande modernizzazione del sistema istituzionale italiano” annunciata ieri da Berlusconi e da Alfano, oltre ad essere un tentativo per rivitalizzare il moribondo Pdl, non è altro che un baratto e un vero e proprio bluff.

Baratto perché sic et simpliciter chiede al centrosinistra e al Pd “Dite sì al presidenzialismo e in cambio noi diamo l’ok per la vostra legge elettorale”. Un bluff perché, viste le condizioni politiche e istituzionali italiane, Berlusconi sa bene che quella lanciata ieri è al massimo una ipotesi culturale su cui aprire una (infinita) discussione e non una proposta politica.

Insomma, l’ex premier vuole cambiare tutto per non cambiare niente. Alla fine, dopo altri giri di valzer, tutto resterà come prima, nessuna riforma sul tappeto farà un passo avanti e si andrà a votare con il “porcellum”.

Si entra in sordina nella Terza Repubblica portandosi dietro tutto il fardello negativo della prima e della seconda. Solo gli elettori potranno dimostrare che il “Ghe pensi mi” ha sbagliato i suoi calcoli.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Come ai tempi della strage di Capaci, lo scenario politico sta cambiando rapidamente. Allora a sparigliare fu Berlusconi, ora è Grillo. Nel mezzo, chi la prende in quel posto? Sempre la sinistra. Con un Parma di naso

Intanto tra il comico genovese e i suoi non regna sempre un rapporto idilliaco. Iniziano a diventare evidenti i distinguo, le prese di posizione, i tentativi dei giovani esponenti del M5s di uscire dal cono d’ombra dell’istrionico attore e i rimbrotti di quest’ultimo. Le faide interne già non si contano. Pizza(rotti) connection

Il Pdl è all’implosione completa, al tutti contro tutti. Ci si divide sul governo Monti e non solo. Volano le secchiate di m… ed è devastante ormai lo scontro…intestino. Colombe e Falqui

Ma qui non si vuole affatto adombrare che sia un partito che fa cacare. Al massimo un po’ lassativo. Angelino al farro

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: ombre nere. Voto 3- Dopo la debacle del Pdl alle amministrative il “Ghe pensi mi” liquida Alfano e si rilancia come leader del centrodestra: “Guiderò io il nuovo partito”. Scaricabarile del bunga bunga.

Nichi Vendola: ombre rosse. Voto 4- Il governatore pugliese vanta fra “I magnifici sette” di Sel il rieletto sindaco di Taranto Stefano Ippazio che festeggia la vittoria con la pistola infilata nella cintura dei pantaloni. Sceriffi.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: scaricato. Voto 4- Il leader del Pdl non riesce a tessere la tela del nuovo fronte dei moderati. Luca Cordero di Montezemolo lo cancella: “Berlusconi? Siamo il nuovo, ci interessano solo i suoi voti”. Vita da Cav.

Umberto Bossi: squagliato. Voto 4- Lo storico appuntamento del Carroccio a Pontida sempre più in forse. Gli esponenti bergamaschi ne danno per certo l’annullamento. E il Senatur rilancia: “Non mi faccio da parte”. Lega caos.

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Legge 180, la "riforma" riapre i manicomi?

pubblicato da Massimo Falcioni

Se c’è qualcosa che l’Italia ha fatto bene e diventa esempio da copiare a livello internazionale arriva sempre il “pierino” politico (si fa per dire) di turno pronto a porvi rimedio. Parliamo di salute mentale, di manicomi, di legge 180, legge presa a modello dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dall’Unione Europea.

I manicomi sono stati aboliti, proprio in quanto destinati a riprodurre disagio, sofferenza e devianza. Sono stati aboliti perché sono una risposta sbagliata in termini di cura. La legge 180 ha interrotto secoli di abusi e di costrizioni nei confronti di migliaia di persone, private della libertà e della dignità e obbligate all’internamento, limitando a situazioni acute e straordinarie, e con precise garanzie per la persona, la possibilità di trattamento sanitario obbligatorio.

Orbene, con il Disegno di Legge presentato dall’on. Carlo Ciccioli del Pdl per modificare la legge 180, e approvato in commissione sanità alla Camera, sono previsti trattamenti sanitari (psichiatrici) “necessari” TSN, prolungati e attuati contro la volontà del cittadino in strutture speciali.
Un provvedimento che colpisce al cuore la legge 180: se verrà tradotto in legge riapre la buia stagione dei manicomi.

Protesta la Cgil: “Invece di applicare integralmente la legge 180, garantendo finalmente servizi diffusi e aperti, l’assistenza e il sostegno alle persone malate e ai loro familiari, si riaprono i manicomi. Strutture che la riforma Basaglia volle abolire in nome della libertà e del diritto alla cura, con tutta evidenza impossibile in quei luoghi di esclusione e di repressione”.

Che fare? Bisogna reagire per affermare ancora una volta che libertà, dignità e diritti di tutti si garantiscono solo rispettandoli a ciascuna persona, a partire dai più deboli. I partiti sono chiamati allo scoperto. Che si voglia internare qualcuno della casta?

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Ore 12 - Gianfranco Fini, chi l'ha visto?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroChi l’ha visto? Parliamo di Gianfranco Fini e del suo Fli, leader e partito svaniti, se non al limite della liquidazione.

C’è un gap nella consistenza elettorale (2,5 % alle ultime amministrative) ma soprattutto non c’è linea e prospettiva politica, specie dopo il de profundis di Pier Ferdinando Casini sul Terzo Polo, rimasto nelle secche, incapace di attrarre neppure un elettore dei tanti delusi e fuoriusciti da Pdl e Lega.

Il grande progetto di Fini del nuovo “partitone” si è dimostrato puro velleitarismo: Fli è un partitino sul piano elettorale e inconsistente sul piano politico. Ecco perché c’è aria di fronda e in questa situazione da “rompete le righe” ognuno cerca di accasarsi dove può, incurante di ciò che vuole fare o farà Fini.

Già, Fini, sempre più grigio presidente della Camera e sempre più assente leader politico. Persino uno sempre con il piede in due staffe come Casini oggi rispetto a Fini sembra un … gigante.

Di fatto, il leader di Fli è rimasto col cerino in mano e, dopo l’ultimo schiaffo subito da Casini, non sa più a che santo appellarsi.

Forse non gli rimane che bussare alla porta di Arcore. Col cappello in mano. Poi ci penserà il Cav a metterlo in castigo, con i ceci sotto le ginocchia.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Beppe Grillo: guardie&ladri. Voto 6+ Il leader del Movimento 5 Stelle grida sui tesorieri dei partiti: “Sono solo esecutori. Stanare i mandanti”. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Angelino Alfano: corrotti&ladri. Voto 3- Sul nodo incandescente della corruzione il Pdl blocca tutto. Ordini del Cav. Alla Camera passa un emendamento del Pd. Governo a rischio. Cvd.

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Ore 12 - Politica da rifare: basta una mano di calce viva?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUna eccezione si può fare. Pubblichiamo integralmente la lettera inviata dal lettore Lorenzo Fellin di Padova al direttore del quotidiano l’Avvenire Marco Tarquinio. Il commento lo lasciamo ai lettori.
“E’ dal 1958, la data del mio primo emozionante esercizio del diritto di elettore, che mi sforzo di condividere quanto lei scrive spesso e che ha richiamato nel suo fondo del 5 maggio, alla vigilia del primo turno elettorale amministrativo, a proposito della politica e del ruolo dei cattolici in essa. Rammento benissimo come la politica, nell’Italia da poco liberata e sotto l’influsso di personaggi di alto profilo morale e professionale quali De Gasperi, Einaudi, Moro… fosse quell’«alto esercizio della carità», che lei evoca e sottolinea, unito a un grande senso del servizio, a una divorante passione civile, a una predisposizione a sostenerla – anche economicamente – con gigantesche azioni di volontariato e sacrifici, pagando di persona. Niente privilegi, niente auto blu, niente scusa classica del «tengo famiglia», niente reti di amicizie pericolose, niente amici manager con compensi stratosferici da utilizzare come moneta di scambio: solo “servire” e nulla “servirsi”, avendo mente e cuore nel primato dei valori primari. Tutto ciò è scomparso: ai giganti sono subentrati nani e ballerine. I valori sono stati messi nel cassetto e la politica è divenuta ed è vista come un’immensa mangiatoia, degna di una porcilaia. Credo che abbiamo toccato il fondo, e c’è solo da sperare che regga almeno questo governo tecnico quale ombrello contro i guasti che la brutta politica ha già provocato e potrebbe ancora provocare. Soprattutto perché non vedo alcun segno di rimorso o di pentimento. Nessun segnale vero che si voglia realmente cambiare. Almeno da parte di coloro che dicono di ispirarsi allo spirito solidale del Vangelo mi sarei aspettato qualche segnale “trasversale”, forse plateale, ma di forte valenza esemplare: ad esempio la proposta e la sottoscrizione di un impegno in cui si rinuncia a tutti i privilegi e si versa quanto deborda da un compenso dignitoso e ragionevole al fondo della Caritas destinato all’aiuto alle famiglie in difficoltà e ai giovani in cerca di lavoro. Nulla. Caro direttore, vorrei ancora condividere il suo richiamo all’impegno e alla sana politica, ma temo che ormai siamo fuori tempo massimo: quando si è invasi dai pidocchi prima di tutto serve un devastante Ddt (Grillo?) per far crollare un sistema ormai decotto e corrotto e togliere di mezzo chi da sempre è incollato a una qualche poltrona (e che altro saprebbe fare?). Poi si vedrà. Forse, dopo una mano di calce viva, potremo ricominciare, ripartendo dagli onesti e dalla società reale, dal volontariato, dalle associazioni, da chi è disposto a rinunciare ai vantaggi e ai finanziamenti alla politica che sono i veri responsabili di questa situazione pesante e surreale”.

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Ore 12 - Bersani nella bocca del lupo. Quella del Cav

pubblicato da Massimo Falcioni

altroGira e rigira, nel malridotto centrodestra italiano è sempre Silvio Berlusconi a dare le carte. O meglio, Pdl, Lega e spezzoni di partiti nelle zone limitrofe sono così messi male che sperano ancora nel Cavaliere, in un suo estremo rilancio, in una sua nuova proposta politica.

E Berlusconi, a cui piace essere pregato per fare quello che più gli piace fare (cioè il padre padrone di tutto e di tutti), ci sta e tesse febbrilmente il nuovo mosaico. Qual è il disegno?

Sic et simpliciter sempre lo stesso, riverniciando una vecchia macchina scassata: il bipolarismo muscolare. I due fronti contrapposti, moderati di tutti i colori da una parte, da contrapporre alla sinistra (sempre bollata come comunista … come notoriamente “comunisti” sono i vari Fioroni, Marini, Rosy Bindi, Follini ecc. ) intenta ad aprire le porte dell’Urbe e fare entrare i cavalli dei cosacchi pronti a prosciugare l’acqua delle sacre fontane. Tutto qui?

Non proprio. Non solo è un film già visto e i risultati dello spettacolo sono sotto gli occhi di tutti. Il bello, si fa per dire, è che il buon Bersani (spinto da molti suoi compagni) ha già imboccato la strada verso la trappola.

Illuso dal successo di Hollande e dalla tenuta del Pd alle ultime amministrative, Bersani rispolvera la foto di Vasto e addirittura ordina di tingere di rosso la nuova tessera del partito, rievocando il Pci democratico, socialista, riformista tipo emiliano. Dritto dritto nella bocca del lupo. Quella del Cav.

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