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Tutti gli articoli con tag Repubblica

Amministrative 2011: la campagna elettorale di Letizia Moratti per Milano è un bluff

pubblicato da Giovanni Molaschi


Repubblica non perde occasione per spiegare ai milanesi perché Letizia Moratti, sindaco di Milano, non si meriti il secondo mandato. Nei giorni scorsi il quotidiano di Ezio Mauro ha fatto un punto sulle consulenze d’oro della donna, pari a 50 milioni di euro in 5 anni, e spiegato perché Atm, l’Azienda dei trasporti milanesi, sia costata di più da quando Letizia Moratti è arrivata a Palazzo Marino. Qui e qui gli approfondimenti.

Dopo aver fatto le pulci ai conti dell’amministrazione Moratti il quotidiano ha iniziato ad occuparsi della campagna elettorale dell’esponente politico. Secondo Repubblica il dossier preparato per la visita di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, al museo del Novecento di Milano contiene informazioni false.

Il fascicolo contraddice quanto dichiarato dalla stessa Moratti nel 2009, anno in cui il sindaco sosteneva di aver piantato 128mila alberi. Secondo il dossier la giunta, dall’inizio del suo mandato, avrebbe consegnato a Milano solo la metà delle piante di cui scriveva nel 2009. La crescita del verde a Milano è inversamente al tempo che passa.

Repubblica non si è ancora occupata dell’Expo. Dell’esposizione non si sta occupando nemmeno Letizia Moratti. Gli imprenditori lombardi non hanno ancora ricevuto i fondi per potenziare le infrastrutture pensate per agevolare gli spostamenti attorno a Milano e al grande bluff del 2015.

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Don Luigi Verzè benedice la laurea di Barbara Berlusconi

pubblicato da Giovanni Molaschi


A pochi giorni dalla pubblicazione delle notizia riguardante l’aumento della disoccupazione giovanile per colpa delle crisi in corso don Luigi Verzè, di cui ci siamo occupati la scorsa settimana, ha proposto a Barbara Berlusconi un posto come docente per la facoltà di Economia che il sacerdote intende aprire all’Università del San Raffaele.

La diretta interessata, nata nel 1984, prima di declinare l’invito dell’esponente ecclesiastico ha precisato che non intende formarsi professionalmente nelle aziende del padre dove si sentirebbe privilegiata.

Contraria alla proposta fatta da don Luigi Verzè alla primogenita di Veronica Lario si è detta Roberta De Monticelli (docente del corso Filosofia della Persona all’università San Raffaele) che attraverso Repubblica ha dichiarato:

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Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi

pubblicato da Giovanni Molaschi


Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.

Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.

Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.

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La "lezione" di Aldo Moro

pubblicato da Massimo Falcioni


Assassinato dalle Br il 9 maggio 1978, Aldo Moro lascia un segno indelebile nella storia dell’Italia repubblicana. Difese la Democrazia Cristiana contro ‘il processo di piazza’”, fu assertore del dialogo tra forze politiche
distanti, ideologicamente contrapposte e indico’ la strada della solidarieta’ nazionale come obiettivo
per il superamento della crisi economica e sociale italiana.

Comprese il declino del comunismo, ma invece di sferrare il colpo di grazio, tese la mano a Enrico Berlinguer.

Moro non voleva la resa dei conti con il partito avversario storico della Dc, voleva invece cogliere le grandi risorse e potenzialità dei comunisti italiani e metterle al servizio della democrazia italiana. Lungimiranza e senso di responsabilità che gli costarono la vita.

Oggi è l’opposto. Prevalgono gli egoismi di parte e di partito, conta solo la conquista del potere, l’annientamento del “nemico”.

Il sacrificio di Aldo Moro è stato calpestato dalla Seconda repubblica.

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Fuori dalla Tv, ora su Internet: gli effetti sui media della stretta berlusconiana sulla Rai

pubblicato da Giulio Mattioli


Tg1 filo-governativo come mai prima, pressioni dirette del Presidente del Consiglio su Minzolini e sui dirigenti Rai per la cancellazione dei programmi “scomodi”, sospensione dei talk-show politici in campagna elettorale (nonostante la sentenza del TAR)…

Le notizie degli ultimi giorni lo indicano chiaramente: il grado di controllo del centro-destra sulle televisioni sta toccando il suo apice –a 16 anni di distanza dalla famosa promessa del Cavaliere: “In Rai non sposterò nemmeno una pianta”.

Eppure i media – come le società – sono un qualcosa di estremamente dinamico, e ogni tentativo di reprimere le opinioni critiche da una parte (la Tv) porta ad una sua espressione con maggiore forza da un’altra (Internet). Lo abbiamo visto con la nascita del Popolo Viola, ed è quanto sta succedendo in questi giorni sui siti dei principali quotidiani italiani, che si sono improvvisamente messi a produrre talk show in streaming.

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Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.

La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.

La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.

La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.

E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.

Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.

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Antonio Di Pietro querela il Corriere della Sera

pubblicato da Giovanni Molaschi



La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.

A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.

L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?

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Elezioni Regionali 2010: Renata Polverini querela il Fatto di Marco Travaglio

pubblicato da Giovanni Molaschi



Renata Polverini ha iniziato prima di Emma Bonino la campagna elettorale per diventare il nuovo Governatore della Regione Lazio. Fatta eccezione per i conflitti tra l’Udc e il PdL la sindacalista sembrava esser pronta per vincere.

Lei sui cartelloni propagandistici. La sua avversaria sulle pagine di Libero. Per Renata Polverini la conquista dell’elettorato sembrava davvero cosa fatta. Fino a ieri. Giorno in cui la sindacalista ha perso le staffe trasformandosi di fatto in un esponente politico.

A notarlo, per primi, sono stati i giornalisti de “Il Fatto” che Renata Polverini ha querelato sostenendo che gli attacchi del quotidiano, seppur legittimi, sono stati nei suoi confronti troppo insistenti.

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Rai: Gianni Alemanno smentisce la relazione con Eleonora Daniele sostituita (forse) da Noemi Letizia

pubblicato da Giovanni Molaschi


All’indomani della defenestrazione di Francesca Senette (ex Tg4 nonché presentatrice di RaiDue a cui l’attuale direttore di rete tolse un programma che venne poi affidato a Lorena Bianchetti) nei corridoi televisivi di Milano una voce era più insistente di altre.

Quanto successo alla giornalista è spiacevole ma capita se alle tue spalle hai un protettore che poi ad un certo punto viene meno. Francesca Senette arrivò in RAI su invito di Antonio Marano, in quota Lega Nord, che durante la sue direzione investì anche su Gianluigi Paragone (ancora in onda) e Daria Bignardi (in onda con qualche problema).

La storia di Francesca Senette, felicemente sposata, assomiglia a molte altre. Alcune delle quali molto più brutte. Secondo quanto pubblicato da Repubblica, e ripreso da Dagospia, Eleonora Daniele (volto di RaiUno nonché ex concorrente del Grande Fratello) avrebbe avuto una liaison con l’allora Ministro dell’Agricoltura Gianni Alemmano.

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I costi della casta. Liquidazione record per i politici locali

pubblicato da Giovanni Molaschi



Non c’è lavoro determinato più sicuro di quello praticato in politica. A rivelarlo l’Espresso che in un’inchiesta pubblicata sull’ultimo numero rivela che per liquidare le persone pagate per amministrare il territorio lo Stato spenderà circa 32 milioni di euro.

A conti fatti ad ogni persona operante nella politica locale andranno circa 43mila euro. Una cifra che non ha fatto indignare solo i pubblici cittadini. A tuonare, giustamente, contro i costi della casta anche il cardinale di Torino, Severino Poletto, che pubblicamente parlò di vergogna.

Come dargli torto. Come cambiare una situazione che così com’è produce solo danni? Probabilmente il primo passo è da fare spetta ad ogni singolo cittadino. Votare sempre progetti politici pensati da amministratori che non snelliscono la pubblica amministrazione è sbagliato.

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