
“Serve subito, oggi o al massimo domani, un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili”: lo ha detto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Dobbiamo ridere o piangere? La notizia fonte ANSA ci spinge a inaugurare la simpatica rubrica mentale E BASTA, le cui puntate rischiano di essere innumerevoli. Ma prima lo vogliamo fare un bel punto della situazione?
Bene, come molti di voi sapranno in settimana il CDA di Air France nella persona di Spinetta aveva abbandonato il tavolo delle trattative con i sindacati, giudicando la loro controproposta assolutamente inaccettabile. Dato che la compagnia di bandiera d’oltralpe ha posto come pregiudiziale un accordo coi sindacati stessi la situazione si è irrimediabilmente complicata. Ma cosa avevano chiesto di preciso le otto sigle che rappresentano i lavoratori della compagnia di bandiera? In poche parole che non venissero chiuse le attività cargo e fossero messi a terra un numero inferiore di aerei, e che la finanziaria del Tesoro Fintecna partecipasse all’aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e conferisse l’intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla «Nuova Alitalia». (fonte: La Stampa)
In pratica per salvare più posti di lavoro possibili i sindacati vogliono mantenere in Alitalia una considerevole quota di attività di terra pesantemente deficitarie, oltre che appioppare ai nuovi proprietari un’enorme quota di garanzia e controllo di proprietà governativa.
A volte ritornano. Ieri avevo ipotizzato che il ritiro di AirFrance-KLM dalla trattativa per l’acquisizione di Alitalia fosse una vendetta per il coup de tête di Monsieur Zizou a Materazzi, e stamattina i sindacati devono aver pensato che ad una vendetta un po’ eccessiva. Vorrete mica far fallire una delle più grandi compagnie aeree d’Europa per una partita di calcio? Sono sicuro che oltralpe in molti risponderebbero “Oui”.
I sindacati comunque ci provano e mandano un segnale distensivo più veloce di un 747, di per sè, non un fulmine: “Siamo pronti a trattare. Abbiamo fatto una proposta, non un ultimatum”. Gli fa eco il premier Prodi (si, per chi se lo fosse dimenticato è ancora lui il Presidente del Consiglio) che ha affidato ad Enrico Letta il compito di riallacciare i rapporti tra Spinetta e i sindacati entro le prossime 48 ore.
Il Professore ha poi precisato che il “governo non si sta attivando, ma segue con attenzione l’evolversi della situazione”. Letta intanto prova a buttarla giù spessa: “L’integrazione di Alitalia con AirFrance è una grande occasione, che non si può perdere. Va colta anche come un’occasione di rilancio dell’occupazione”. Sembra un po’ un uomo disperato che lancia messaggi d’amore alla fidanzata appena perduta.
Nelle ore della farsa posticcia legata al rinvio o meno (?!) delle elezioni politiche per la querelle in salsa sudamericana sulla Democrazia cristiana di Pizza il paese vive il dramma vero dell’Alitalia. Saltato il tavolo della trattativa fra Air France e sindacati, dimissioni in tasca del presidente Prato, adesso la nostra compagnia di bandiera è davvero sull’orlo del precipizio.
Un fallimento annunciato, la classica situazione all’italiana. Un soggetto tricolore in stato comatoso; un altro (l’unico disponibile) transalpino, ex concorrente in ottima salute, che per rianimare il morente lo vuole assoggettare dopo averlo spogliato; i sindacati che per non deludere i propri associati e ottenere qualcosina pugnalano alla schiena tutti gli italiani e perdono tutto; un governo che gestisce una trattativa internazionale come fosse il salone di un barbiere di paese; i partiti che al capezzale del malato si accapigliano per incolparsi a vicenda e spartirsi le spoglie; il candidato premier in odore di vittoria elettorale che fa da sponda ai sindacati, strumentalizza il caso e diabolicamente, con consumata demagogia e populismo, gioca a spiazzare tutto e tutti, pone veti (vade retro Air France! Qui non passa lo straniero!) e alla fin fine gode del ko e vince (?!) una partita allucinante dove a essere sconfitta è l’Italia.
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I francesi tornano a casa. Memori della testata di Zidane a Materazzi, hanno deciso di tirare un brutto scherzo all’Italia proprio nel giorno in cui un cauto ottimismo iniziava ad aleggiare circa la buona riuscita della contrattazione tra il AirFrance e i sindacati. “Finisce qui”, per dirla con le parole di Spinetta che ha aggiunto: “Questa proposta non è accettabile, perché non rientra nel mio mandato”.
Le reazioni sono delle più varie. Epifani (CGIL) parla di “sconfitta del paese”, mentre Angeletti (UIL) ribadisce la bontà della scelta della sua sigla di ritirarsi prima dalla trattativa. Dal mondo politico spicca invece il commento di Maroni che dalla videochat di corriere.it prima ancora della mossa di AirFrance, auspicava il fallimento della trattativa e ribadiva la sua contentezza appena appresa la notizia.
A questo punto si presentano sostanzialmente due scenari: il primo è il ricorso alla Legge Marzano, il secondo è la rivelazione, nemmeno fosse il quarto segreto di Fatima, della cordata italiana nominata da Berlusconi. Per Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale Berlusconi ha l’obbligo dai fare i nomi.
Foto: matt_hintsa, flickr
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LANFRANCO TURCI (+ 7) contro gli ex socialisti del Pdl per la boutade di Gasparri. “Non mi stupisco – dice l’esponente del Ps ex migliorista Pci,Pds,Ds già presidente della Regione emiliana e della Lega delle cooperative – che uno come Gasparri affermi che i socialisti siano tutti ladri e farabutti. Mi stupisco che gli ex socialisti nel Pdl stiano zitti. Se non condividono il giudizio che riguarda anche loro, perché non rispondono per le rime all’ex “fascista” Gasparri?”. Chi semina odio raccoglie tempesta. Quando la ragion politica (si fa per dire) si sovrappone alla ragione la politica diventa solo vergogna. Che pena!
SILVIO BERLUSCONI (- 9) che per l’ennesima volta fa dietrofront e smentisce se stesso sul caso Alitalia che continua a tenere banco. “Ecco la mia cordata per salvare Alitalia”. Aveva detto il Cavaliere appena l’altro giorno. Parole subito ritratte dal leader del Pdl dopo il coro di smentite di Eni, Mediobanca, Benetton:”Non ho fatto nessun nome per la cordata italiana per Alitalia. Ribadisco che la compagnia di bandiera deve restare italiana”. Il Cavaliere perde il pelo ma non il vizio. Oggi questo continuo “annunciare e poi smentire” viene definito “arte del comunicare”. Una volta si sarebbe chiamato “arte dello sputtanamento”. Mala tempora.

Mentre è di queste ore la notizia che le prime comunicazioni di cassa integrazione hanno raggiunto 1300 dipendenti dell’indotto di Malpensa, a causa dell’entrata in vigore dell’orario estivo e del conseguente disimpegno di Alitalia dallo scalo varesino (vengono cancellati 180 voli su 350 e 35 destinazioni sulle 86 precedentemente attive) vale la pena approfondire il significato dell’insistenza “ad oltranza” del vettore francese nel voler acquistare la compagina di bandiera.
Abbiamo già avuto modo di dire che l’acquisto di Alitalia per il gruppo Airfrance-Klm potrebbe essere oltremodo conveniente; si è parlato di un’acquisto al saldo (non solo perché l’offerta sarebbe sufficiente più o meno per comperare un aereo e non una compagnia intera), ma soprattutto perché dall’acquisto e dal conseguente ridimensionamento di Malpensa deriverebbero enormi vantaggi per Parigi.
Cerchiamo di capire il meccanismo: Non è un mistero per nessuno che un hub internazionale come Malpensa toglie clienti ed indotto da Parigi. La sola Alitalia, prima dell’auto-ridimensionamento “taglia costi” che partirà con aprile, aveva 17 voli intercontinentali che potenzialmente potevano partire dalla Francia e non dall’Italia. Tra pochi giorni, il piano di riorganizzazione del vettore nazionale prevede che i voli intercontinentali saranno ridotti a 3.
Foto: jmichel rodriguez, Flickr
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Sì, fate voi. Chiamatelo teatrino (o farsa) all’italiana. O minestrone politico Made in Italy. Comunque sempre schifezza è. Roba da voltastomaco. Cartina tornasole della bassa cucina della “politichina” del belpaese. La vicenda Alitalia è un anticipo della via italiana al bipartitismo, di quello che dopo il 14 aprile sarà il balletto fra Berlusconi e Veltroni.
Per adesso un vergognoso gioco delle parti di Pd e Pdl per non perdere i voti del Nord. E con al centro il governo che o fa la bella statuina o continua con i suoi ministri a dire tutto e il contrario di tutto. Il ministro dei Trasporti Bianchi smentisce il Tesoro (alias il ministro dell’Economia Padoa Schioppa) e chiede tempo perché “non è vero che la sopravvivenza di Alitalia è limitata a poche settimane; la compagnia ha risorse per tutto il 2008”.
Ahò! Una dichiarazione del genere nella prima Repubblica significava immediata crisi di governo! E adesso? Sorrisini, battutine, scrollate di spalle. Ma qui chi è che bara? Prodi non ha niente da dire? Il Pdl incalza il Premier e il centrosinistra accusando entrambi di svendere un “pezzo” d’Italia.
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Diavolo di un Berlusconi! Imposta il gioco e tira la partita sempre come pare a lui, come più gli conviene. Ha fatto correre Veltroni per le piazze d’Italia dandogli l’illusione del costante “recupero” del Pd sul Pdl. Quando il leader del Partito democratico, sempre più ottimista, stava tirando un po’ il respiro per prendere fiato e prepararsi alla volata finale, eccoti la sciabolata del Cavaliere.
Un irresponsabile atto populista e demagogico? Forse. Comunque chi l’ha messo a segno è un grande tempista, politico di fiuto, capace, come il consumato campione nel ring, di vedere dove si è aperta la ferita sul viso dell’avversario, è li colpire. Colpire senza pietà. E’ la dura regola del ring, ragazzi! E’ la dura legge della politica, bellezza! E così brandire come una scimitarra l’affaire Alitalia e i connessi nodi degli aeroporti lombardi.
Altro che la questione meridionale? Lì sarà la monnezza napoletana a regolare i conti. Il Pdl, grazie al suo capo, prende in mano, strumentalizzandola a proprio vantaggio, il problema Alitalia facendolo diventare la “questione del nord”, crocevia della campagna elettorale. Ma il Cav non si è limitato al “merito”. E’ sul “metodo” che si è superato. “Pronto! Ciao Romano!”
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