
La Befana del Governo arriva in ritardo, per San Giuseppe. Tant’è. Prendere e incartare.
Roboanti annunci ed eccoli gli incentivi/pacco/dono/elettorale: una mini pacchia da 300 milioni – più 120 per il tessile -(cucine, forni, lavastoviglie, ecocasa, motorini, macchine agricole, semirimorchi, gru, nautica, emittenza tv locali, internet pro giovani ecc.) per rilanciare (si fa per dire) i consumi.
Insomma, una miseria, il classico intervento a pioggia, fuori da ogni logica di intervento strutturale.
Chi si ricorda del malloppo di quasi 3 miliardi “gettati” per l’affaire Alitalia?
E le riforme strutturali? La spinta all’innovazione e alla ricerca? Il rilancio della piccola e media impresa? L’internazionalizzazione? I nodi veri dell’economia saranno sciolti al prossimo giro. Per adesso bisogna accontentarsi di una mini goccia nel deserto.
Il Governo del fare ha battuto il colpo: c’è. Ed è tutto qui. E il Premier? Cura gli affari (propri) legali.
Continua a leggere: Arriva la befana! Ecco gli incentivi (beffa) del governo
Silvio Berlusconi: urla il telefono. Voto – 9. Il Premier/sultano striglia il commissario dell’AgCom: “Fate schifo. Devi fare un casino della Madonna perché adesso entriamo in una zona di guerra brutta”. Casino all’italiana. Credere, obbedire, combattere.
Pierferdinando Casini: piange il telefono. Voto – 7. Il Garante blocca le “invadenti” telefonate elettorali del leader dell’Udv perché fatte “senza il consenso dell’utente”. Colpirne uno per educarne mille. Italia,. villaggio globale o asilo mariuccia?
Chi lo capisce, questo Fini? Uno come Silvio Berlusconi lo si può amare o odiare. Ma chi esalta il Cavaliere o chi lo denigra sa cosa fa e perché lo fa. O almeno crede di saperlo.
E Fini, più “apprezzato” del Premier perché (strumentalmente?) credibile per il popolo della sinistra?
Il (buon) presidente della Camera punzecchia e scaglia frecce avvelenate contro il “capo” che l’ha “sdoganato”, ripescato e ripulito dal pantano dove erano isolati in quarantena gli ex fascisti, o missini, dal 1945 fuori dall’”arco costituzionale”.
Ma l’ex capo di An è insuperabile nell’arte di lanciare il sasso e ritirare la mano. Strappa e ricuce. Allude, illude, spinge e frena, in un interminabile gioco a rimpiattino, in un inconcludente stop and go. E’ maturo o non è maturo, questo eterno “delfino” di Almirante oramai sessantenne? Maturo per fare cosa?
Il “vorrei ma non posso” diventa una maschera di esasperato ed esasperante tatticismo personalistico, da vivere alla giornata, con una strategia sempre pomposamente annunciata e sempre rinviata.
Il Pdl si sta sgretolando e rischia nel suo assordante “vuoto” di trascinare tutti nella rovinosa caduta. Quando (se) accadrà, non sarà sufficiente a Fini ricordare i suoi “distinguo”. Antichi e nuovi rancori lo accumuneranno a Berlusconi e, insieme, cadranno nella polvere. Sulle ceneri del Pdl, non c’è gloria per Fini.
E se il Premier riesce a “rivitalizzare” il partito del Predellino e resuscitare? Per Fini è la fine. Prevarrà l’immagine del congiurato “fallito”, del “cacasenno” che ha perso l’ultimo treno.
La bottega della nuova destra moderata liberale italiana resta chiusa. Sull’insegna, una scritta: “cercasi leader”.
Continua a leggere: Ore 12 - Fini, leader o ... "cacasenno"?

Come la tragicommedia inscenata intorno all’inchiesta di Trani sta dimostrando, Silvio Berlusconi ci tiene molto ad avere sotto controllo le televisioni italiane, affinché la raffigurazione mediatica della situazione politica, sociale ed economica del Paese non contraddica le favole che quotidianamente vengono narrate da giornalisti amici e servitori compiacenti.
Possibile che un miliardario presidente del Consiglio dei ministri debba vedere e sentire gente che conduce inchieste scomode e racimola pure milioni di telespettatori? No, questo non può essere. L’informazione, infatti, deve essere controllata e gestita, garantendo spazio ai Capezzone, ai Bondi, ai Ghedini e a tutti gli altri difensori d’ufficio che non temono di difendere l’indifendibile.
Ma perché questo avvenga è necessario un controllo militare dei telegiornali (la carta stampata, si sa, è roba vecchia e residuale): ecco quindi il quadro, pubblicato oggi dal Sole 24 ore, delle presenze del Pdl, della Lega, del Pd e dell’Udc nelle news televisive. Il quadro, come potete ben vedere, è molto chiaro: sommando il tempo di parola di Governo e Pdl, la maggioranza può contare su spazi che vanno dal 43 (Tg3) al 95%, con un buon piazzamento di Teleminzolini: 48,5% (+2,5% della Lega).
Lascio a voi il commento dei dati…

Ci sono esponenti politici che più di altri rappresentano il momento storico. Se Silvio Berlusconi è rappresentativo di come il privato possa cannibalizzare il pubblico Antonio Di Pietro è figlio di quell’astio che non ti fa andare oltre il proprio rancore.
Tra un estremo e l’altro si collocano una serie, più o meno, infinita di esponenti politici locali su cui spicca l’ortodosso assessore lombardo Piergianni Prosperini a cui il gip di Milano Andrea Ghinetti ha concesso gli arresti domiciliari.
Prosperini, come documentato dal Giornale, ha deciso di abbandonare l’attività politica dopo essere stato arrestato per corruzione, turbativa d’asta e truffa in relazione a un presunto giro di tangenti legate alla promozione televisiva del turismo lombardo.
Pier Luigi Bersani: zorro. Voto + 8. Il leader del Pd attacca il Governo: “Finalmente dopo 22 mesi di ciarle, si parla di crisi economica. Ma il governo è venuto in Aula a mani vuote”. Vuoto a perdere.
Silvio Berlusconi: latitante. Voto – 8. Il Premier brilla per le assenze ingiustificate. C’è sempre in Tv “pro domo sua”, ma mai nelle aule di giustizia e in parlamento. Premier virtuale e dalle “balle spaziali”.
Ancora una bocciatura per la lista romana del Pdl da parte del Tar del Lazio. Adesso gli uomini del Cav faranno ricorso al Consiglio di Stato, poi alla Corte europea di giustizia, al Tribunale penale internazionale e quindi attenderanno il Giudizio Universale. Berlusconi intanto manda ArmaGheddin in avanscoperta da San Pietro. E coltiva segreti auspici. “Che il cialis ci protegga”
Secondo la profezia Maya a dicembre 2012 dovrebbe arrivare la fine del mondo. Il SuperCav protesta: “Impossibile. Chiederò una proroga al mio collega Dio. Nel 2013 devo diventare presidente della Repubblica”. Preoccupati soprattutto i ministri giovani, con più futuro e ambizioni ancora da soddisfare. Maya Stella Gelmini
Tremonti in Parlamento: “Il Paese non si può governare con il piccolo chimico”. Stronzio
La Turchia contro gli armeni. La Turchia che vessa le minoranze interne. La Turchia e il suo difficile cammino verso l’Europa. L’importante è guardare sempre avanti e non lasciarsi tentare da pericolose nostalgie. Amar-curd
Chi l’ha visto? Dov’è il Governo? Dove sono i ministri? Chi guida questa Italia agitata, traballante, in preda a miasmi velenosi?
Con la coda di una crisi economica che sprofonda l’Italia nelle retroguardie fra i Paesi occidentali e spezza le reni a un popolo sempre più deluso, apatico e diviso, a dominare è il silenzio assoluto e assurdo dell’esecutivo nazionale.
Ministri, vice ministri, sottosegretari, l’infinita equipe del potere messa in piedi dal centrodestra, tutti tacciono: passivi, inutili, impietriti per le sorti del grande “capo”. Tutti trattengono il respiro e oramai sperano solo nel miracolo. Temono il “botto”. Berlusconi è su un piano inclinato: se cade, tutti a casa!
Mai come in questi giorni, l’alleanza voluta e guidata dal Cavaliere, dimostra la propria inconsistenza ideale, progettuale, politica. Adesso anche il partito del “predellino” appare per quello che è: una bolla d’aria, un bluff.
Da una facile e travolgente cavalcata, le imminenti elezioni regionali si stanno trasformando per il centro destra in un passaggio drammatico. Da un “cappotto” annunciato contro il centro sinistra, il Pdl teme ora di portare a casa un pugno di mosche.
La politicizzazione del voto imposta dal Premier si trasforma in un boomerang. Al di là dei risvolti penali delle ultime vicende sollevate dalla procura di Trani è oramai diffuso il senso di un Premier nella tenaglia di una arroganza e di un malcostume deprecabili e indifendibili.
L’astensionismo non punirà solo e tanto i “ras” locali del territorio, ma colpirà nel cuore l’impalcatura del potere berlusconiano. Per la prima volta il “popolo azzurro” ha perso la fiducia nell’Unto del Signore. . E la prova di forza di sabato prossimo a Roma non cambierà nulla. Un bidone di benzina sul falò. Una ammissione di impotenza politica.
A questo punto solo le urne diranno se il colpo, per Silvio Berlusconi, sarà di “striscio” o, invece, “mortale”.
Continua a leggere: Ore 12 - Regionali: per Berlusconi, colpo di "striscio" o colpo "mortale"?

Silvio Berlusconi si sta preparando al rush finale. Per lui vincere al prossimo appuntamento elettorale è troppo importante. Dopo le elezioni, oltre a riprendere i talk show politici bloccati in queste settimane dalla par condicio, potrebbe esserci la scissione con Gianfranco Fini quindi la trasformazione del Popolo delle Libertà in una federazione.
Per Silvio Berlusconi vincere è importante anche per prendersi una rivincita nei confronti di chi non perde occasione per convocarlo in aula. Al momento, come abbiamo già sottolineato nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio è impegnato a Milano (per il processo sui diritti di Mediaset), a Trani (per l’inchiesta relativa alla chiusura di Anno Zero) e a Viterbo (per difendersi dall’accusa di diffamazione avanzata da Antonio Di Pietro).
Per questi motivi Silvio Berlusconi si sta organizzando al meglio per strappare alla concorrenza quanti più voti possibili. Per farlo, come già raccontato da altri, scenderà in piazza sabato prossimo 20 marzo.
Silvio Berlusconi: refrain. Voto – 9. Il Premier fuorigiri: “Libertà mutilata, i pm vogliono impedirmi di lavorare”. E’ il solito, stucchevole refrain di un disco rotto. Rottura del Cav.
Gianni Letta: tu quoque. Voto – 8. Nelle telefonate dell’inchiesta di Trani spunta (male) il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.