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Tutti gli articoli con tag Silvio Berlusconi

Berlusconi dietrofront, basta "porcellum", proporzionale ok. Per "avvelenare i pozzi" ...

pubblicato da il passator cortese

Da che mondo e mondo, in guerra, chi perde (o fugge) avvelena i pozzi in modo da arrecare più danni possibili a chi vince e si appresta a occupare il territorio di chi scappa. D’accordo, non siamo in guerra, ma solo in una lotta politica, se pure all’italiana, quindi con le asprezze note.

Questo per dire che sulla riforma elettorale Silvio Berlusconi si appresta a dare l’ok per cancellare il “porcellum”, abolire il premio di maggioranza e tornare al tanto sistema proporzionale della tanto bistrattata prima Repubblica, picconando il bipolarismo tanto amato.

Perché questo dietrofront del Cavaliere?

Lo spiega candido candido l’ex ministro (inutile) democristiano Gianfranco Rotondi ad Affaritaliani.it: “Noi del Pdl ci accorgeremo che stiamo difendendo un premio di maggioranza che è un bel principio politico ma che, concretamente, non verrà certamente preso da noi. Perché in nessuna simulazione siamo noi i vincitori delle prossime elezioni politiche. E quindi anche il nostro no al proporzionale diventerà prima un ni e poi un sì”.

Chiaro? Limpido. Mettere sempre gli interessi generali davanti a quelli particolari. Sì, sempre… il contrario.

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Ore 12 - Da Berlusconi-Bossi a Monti-Draghi: miserie e miracoli della politica Made in Italy

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFino a poche settimane addietro, all’estero, il binomio rappresentativo della politica Made in Italy corrispondeva a Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, anche se sul ponte di comando, insieme al Cav, c’era Umberto Bossi.

Di fatto l’Italia era in mano a B&B, un “duo” da “gatto e la volpe” che, oltre ad avere negato la realtà della crisi e aver operato solo per se stessi (leggi ad personam ecc.) e per le cricche amiche, ha tolto al Paese ogni credibilità e “peso” politico a livello internazionale. Insomma, con B&B, l’Italia era ridotta alla canna del gas, una nazione spolpata e da evitare, l’ultimo vagone del treno Europa, protagonista per le barzellette, i bunga bunga e i processi del premier e per le volgarità e le minacce bofonchiate dal Senatur.

Su Ore 12 non mancano tirate d’orecchie a Mario Monti e ai suoi ministri: forti con i deboli e deboli con i forti. Ma come non riconoscere la differenza abissale fra oggi e prima? E non è solo una questione di stile e di linguaggio.

A dire il vero, il nuovo binomio è … anomalo, formato dal premier Mario Monti e dal presidente della BCE Mario Draghi.

Due italiani “autorevoli” che non raccontano barzellette o volgarità ma che, per come stanno affrontando (pur su piani diversi) la crisi – con l’azione pur durissima di risanamento e l’impostazione pur non lineare della ripresa – stanno riportando l’Italia nella prima fila, non solo in Europa, come dimostrano i riconoscimenti a Monti del presidente Usa Barack Obama: “Mai così forte il legame con l’Italia. Il vostro premier ha avuto una partenza poderosa. Roma è una diga per l’Euro, aiuterà la ripresa americana”. E’ poco? Forse.

Ma sono tasselli decisivi – limitati dalla latitanza dei partiti sostanzialmente storditi e rinchiusi nei propri guai e nei propri privilegi - per la premessa di una vera svolta per uscire dal tunnel.

“Monti e Draghi – dice il direttore di Radio 24 Fabio Tamburini – sono diventati i simboli della ripresa, stanno dimostrando che si può battere la crisi e il cupo pessimismo dilagante”. Ottimismo esagerato? Vedremo.

D’altronde Monti non è, per fortuna, l’emulo di Lenin. Tanto meno il replay “presentabile” di Berlusconi.

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Riforma elettorale, il Pdl mena il can per l'aia. Bersani con il cerino in mano?

pubblicato da il passator cortese

Parte o no la stagione delle riforme? Si fa o no il primo vero passo abolendo il Porcellum e varando una nuova legge elettorale democratica?

I partiti (della cosiddetta maggioranza) fanno melina e non si capisce bene se davvero Pier Luigi Bersani crede a un accordo possibile con Silvio Berlusconi. E’ vero, gli incontri si susseguono, ma, al di là delle tante promesse, non c’è intesa neppure fermandosi a metà strada, cioè un mix fra il sistema spagnolo e quello tedesco.

E’ insomma oramai evidente che il Pdl la riforma elettorale non la vuole, caso mai “concede” solo una riverniciata a quella attuale, produttrice del parlamento dei “nominati” e causa non secondaria del solco fra cittadini e politica. Per salvarsi la faccia, Berlusconi rilancia più in alto, sì alla riforma elettorale ma nel contesto di una più ampia riforma costituzionale. Campa cavallo, che l’erba cresce!

Gli italiani vogliono cancellare il Porcellum? La risposta dei “berluscones” è: “Chissenefrega!”. Forse questa è la strada che riporta Umberto Bossi ad Arcore, per riabbracciare il Cavaliere e ricostruire l’asse dei bei tempi andati. E Bersani rincorre: ieri il Senatur, oggi il Cavaliere. Chi resta con il cerino in mano?

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Qual è l'obiettivo di Berlusconi?

pubblicato da Andrea Signorelli


Non è la prima volta che Silvio Berlusconi veste i panni dello statista di alto profilo. L’aveva già fatto nel 1998 con la famosa bicamerale e la complicità di Massimo D’Alema e ci aveva riprovato nel 2008 dopo le elezioni vinte contro il Pd dell’allora leader Walter Veltroni. E sappiamo com’è andata a finire in entrambe le occasioni.

Sta succedendo di nuovo: dopo le interviste al Financial Times e a The Atlantic l’ex premier continua a perseguire la “linea morbida” con cui vuole far dimenticare la pessima conclusione della sua legislatura proponendosi come padre nobile della destra italiana, riprendendo i mani le redini del partito, cambiando atteggiamento nei confronti di Monti e proponendo patti di vario tipo e natura con il Pd. Ma qual è l’obiettivo finale del Cavaliere e del suo improvviso cambio di strategia? Le ipotesi fatte fino a questo momento sono tre: la Fondazione Berlusconi come primo passo per un ritorno a un partito simile alla Forza Italia della prima ora, la nomina a Senatore a vita e lo scranno più alto della Repubblica, il Quirinale.

Della Fondazione Berlusconi ha parlato per primo Alessandro Sallusti sul Giornale, spiegando come Berlusconi veda ormai perso il Pdl, a causa della incapacità di Alfano nel tenere in mano il partito, della lotta generazionale in corso e della difficile convivenza tra gli ex Forza Italia e gli ex An. Per questo motivo l’ex premier starebbe dando vita a una fondazione a lui intitolata.

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Il punto sui processi Berlusconi

pubblicato da Andrea Signorelli


Il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per l’affare Unipol dà il via al quarto processo al Cavaliere a Milano. Il giudice per l’udienza preliminare Maria Grazia Domanico ha deciso che il procedimento “non può ritenersi inutile” e partirà a metà marzo. L’inchiesta è quella della famosa telefonata “ma allora abbiamo una banca?” tra Fassino e l’allora presidente di Unipol Consorte. Il testo della telefonata intercettata venne pubblicato sul Giornale del fratello Paolo, delineando così il reato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. L’intercettazione della telefonata sarebbe infatti stata portata, ancora prima che venisse trascritta negli atti dell’indagine, da due imprenditori, Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, ad Arcore per farla ascoltare al Cavaliere, presente anche Paolo Berlusconi, che una settimana più tardi la pubblicherà sul quotidiano di cui è proprietario.

E’ il quarto processo di Berlusconi a Milano, ma i processi dell’ex premier in totale sono sei. Che cosa riguardano? A che punto sono?

Processo Ruby. E’ quello più famoso, di cui si è parlato senza sosta nell’estate 2010. La sede è Milano ed è diviso in due procedimenti. Il primo riguarda la prostituzione minorile: il Cavaliere avrebbe avuto rapporti sessuali tra il febbraio e il maggio 2010 con Kharima el Marhoug, in arte Ruby, che in quei mesi era minorenne. Il secondo procedimenti riguarda invece la concussione aggravata che l’ex premier avrebbe compiuto esercitando pressioni, e sfruttando il suo incarico istituzionale, nei confronti della Questura di Milano affinché rilasciassero Ruby, arrestata per furto. La prossima udienza in calendario è il 10 febbraio e in questo processo per Berlusconi sarà molto difficile sperare nella prescrizione, che arriva solo nel 2025.

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Ore 12 - Pdl, dal "no" al "ni" al "sì" su Monti. Ravveduti o furbetti?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFinalmente ravveduti o solo e semplicemente furbi, quelli del Pdl?

La domanda s’impone seguendo le evoluzioni (contorcimenti?) del partito del Cavaliere sul governo Monti, prima ufficialmente appoggiato (e votato in Parlamento), poi criticato e coperto da mille distinguo, infine quasi … “corteggiato”. Nel Pdl, si sa, non si muove foglia che Berlusconi non voglia, quindi chi esterna lo fa (quasi) sempre sotto dettatura.

Sul Foglio Daniela Santanchè fa la capriola: “Questo di Monti è il nostro governo, fa quello che vogliamo noi”. Cioè dice esattamente l’opposto di poche settimane addietro, più o meno come il segretario del Pdl Angelino Alfano. Perché questo cambio di rotta?

Certo, i sondaggi che danno il Pdl in caduta libera impongono a Berlusconi la massima cautela e l’addio a ipotesi di elezioni politiche anticipate in primavera. Quindi non minare più il percorso su cui si inerpica Monti. Una caduta dell’esecutivo “tecnico” produrrebbe l’implosione del Pdl. Nel contempo non si può “regalare” nessuno spazio agli avversari, tanto meno avvantaggiare il Pd.

Scrive oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “È evidente che “l’appropriazione” del governo, in forme smaccate e un po’ ridicole, da parte della Destra dovrebbe servire a fare imbufalire un pezzo della Sinistra e a mettere in difficoltà Bersani. È questo il livello della lotta politica. C’è da dire che l’ingenuità politica e la chiacchiera inutile di alcuni ministri fornisce la biada ai ragliatori. La sobrietà dovrebbe essere una delle forze di questo governo, non dimenticatelo”. Già.

Berlusconi, e non solo lui, si approfitta del “bla-bla” dei ministri ciarlieri e anche di qualche “scivolata” del premier. Urge una sterzata. Di Monti.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

La Margherita del pollo Rutelli è un caso limite, ma il problema dei soldi alla politica è generale e antico. Partiti col-Lusi

Il Cav sposa la linea dell’appoggio pieno a Monti. Intuisce che in questo momento l’unica alternativa sarebbe il baratro…anche per le sue aziende. Al peggio non c’è mai Fininvest

D’altronde da tempo le sorti finanziarie dell’impero (soprattutto televisivo) dell’ex premier sono alquanto precarie. Si respira aria di strisciante declino. Scendemol

E poi Berlusconi giustifica pure in modo singolare i suoi fallimenti di governo: “Gli italiani non mi hanno dato il 51% e sono stato castrato dai miei alleati”. Voleva davvero fare il bello e cattivo tempo in splendida solitudine? Fidel Castrato

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Prove di dialogo sulla legge elettorale

pubblicato da Andrea Signorelli


“Sono favorevole a un accordo con il Pd per la riforma della legge elettorale”, sono bastate queste parole di Silvio Berlusconi per rimettere in moto la macchina della riforma elettorale, una macchina un po’ particolare, perennemente alla ricerca di un accordo che non arriva mai. E oggi Bersani risponde all’ex premier e alle sue proposte di un patto Pd-Pdl in un’intervista a Repubblica: “Ci interessa una legge che pacifichi il Paese e venga riconosciuta da molti non da pochi. Non mi interessa invece un uso strumentale della riforma dove due soggetti lasciano fuori gli altri. Il Pd non è disponibile. La priorità è cancellare il Porcellum, toglierlo di mezzo”.

L’uomo deputato dal segretario Pd a tastare il terreno è Luciano Violante, che oggi se la vedrà con la sua controparte pidiellina Ignazio La Russa. La ricerca di un accordo tra i due maggiori partiti potrebbe anche finire qui, visto che La Russa è da sempre favorevole a un semplice ritocco del Porcellum, mentre Violante non può che partire dalla volontà del Pd di cancellare la legge di Calderoli. L’unico punto su cui i due partiti potrebbero trovare un accordo è sull’innalzamento della soglia di sbarramento, in modo da limitare al massimo i poteri dei partiti più piccoli e puntando di fatto al bipartitismo.

Una posizione, rilanciata da Berlusconi ma da sempre nelle corde del Pd, che metterebbe in seria difficoltà i democratici alienandogli le simpatie degli alleati di sinistra e di centro: un Terzo polo in un sistema bipolare è una contraddizione in termini, mentre Vendola e Di Pietro, favorevoli al bipolarismo, potrebbero essere preoccupati dalla soglia di sbarramento. E quindi? Probabilmente il dialogo proseguirà sulla scorta di quanto visto nell’ultimo periodo, come spiega Stefano Folli sul Sole 24 ore.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: fanfarone. Voto 3 L’ex premier non si smentisce sul mensile USA The Atlantic: “Non sono un playboy, ma un playman. Con più gay in giro c’è meno competizione. Mio nipote è come me: ha 4 anni ed è già affascinato dalle donne”. Cresce il “trotino” …

Roberto Formigoni: faraone. Voto 3 Il “Pirellone bis” costa 570 milioni, con eliporto e foresteria. Due piani per il Governatore: per arredare l’ufficio e l’appartamento spesi 127mila euro. Tavolo da 11mila euro e sofà da oltre 4mila. Sacrifici sì, ma per gli altri.

Berlusconi, "doppio gioco" per risorgere. Bersani, attento!

pubblicato da Massimo Falcioni

L’ammonimento di Indro Montanelli - “Guai fidarsi di Silvio Berlusconi” – sembra tornare d’attualità. Il Cavaliere resta uno spregiudicato giocatore, capace di cambiare ripetutamente le carte in tavola. Dal “berlusconismo” al “fregolismo” il passo è breve con il “Ghe pensi mi” ancor più abile della star della bella epoque nel trasformismo scenico che gli consentiva di cambiare in pochi secondi la caratterizzazione del personaggio che andava a interpretare.

Un gioco ad alto rischio, quello dell’ex premier, ma forse ad alto rendimento. Al mattino garantisce l’appoggio a Monti e il pomeriggio pugnala in Parlamento col voto segreto sulla responsabilità civile dei giudici i magistrati, i partner della maggioranza di governo e l’esecutivo; ricorda sempre il proprio senso di responsabilità per aver lasciato Palazzo Chigi dimenticando lo spappolamento della propria maggioranza e i disastri del proprio governo.

E’ un continuo stop and go, per cercare di rassicurare i suoi, fermare la caduta libera del Pdl nei sondaggi, recuperare Bossi e ricostruire l’antica alleanza anche in vista delle importanti elezioni amministrative di maggio. Soprattutto il Cavaliere vuole sbalestrare la forza potenzialmente vincente delle prossime elezioni, quel Pd sempre più in crisi di nervi, preoccupato degli zig-zag di Berlusconi, e soprattutto attento a non cadere nella trappola difendendo Monti e pagandone poi il dazio alle urne.

A lungo andare, e se davvero Monti avesse successo, la logica delle imboscate e della guerriglia potrebbe trasformarsi in boomerang per lo stesso Berlusconi: basta un niente perché l’ala più responsabile del Pdl, di fronte ad una linea marcatamente demagogica e populista del ricostituendo binomio B&B, porti il partito all’implosione.

Per adesso, però, ad andare in tilt è Pier Luigi Bersani, consapevole del rischio di rimanere con il cerino in mano. Il segretario del Pd è molto deluso per la piega degli eventi: il voto sulla giustizia, il colpo di mano del centrodestra sulla Rai, gli strappi di Monti e Fornero sul mercato del lavoro scuotono la base del partito e le correnti interne. In pratica il Pd rischia di vedersi relegato nel ruolo di “portatore d’acqua” di questo esecutivo. O, ancor peggio, di rimanere stretto fra l’incudine e il martello: se Monti gliela fa e “salva” l’Italia al Pd non va nessun merito, ma se Monti fallisce e salta, è il Pd che rischia grosso alle urne.

Bersani teme che la situazione sfugga di mano al Governo, fino a rendere ingestibile il Parlamento. E sa che il gioco “sporco” di Berlusconi può riuscire. Come far gettare la maschera al Cav? Solo con una forte e incalzante azione politica, su tutti i fronti, in Parlamento e nelle piazze. E qui casca l’asino (il Pd).

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