
La scorsa settimana, in vista del voto di fiducia del Senato sul ddl riguardante le intercettazioni, vi abbiamo proposto il punto di vista di Filippo Facci e Luigi De Magistris. A differenza del giornalista di Libero, l’europarlamentare dell’Italia dei Valori ha basato il proprio parere sulle differenze tra il nostro paese e l’Europa facendo presente ai propri lettori quanto gli esponenti politici italiani facciano a Strasburgo.
Ebbene, così non starebbero realmente i fatti. Secondo quanto raccontato da Italia Futura (la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo) solo 7 dei 72 europarlamentari italiani avrebbero partecipato a tutte le sedute.
Tra i magnifici sette non ci sarebbero né Luigi De Magistris, malgrado quanto scriva sulla sua attività europea, né Magdi Allam. Secondo quanto riportato sul proprio blog da Alessandro Gilioli l’ex giornalista, del movimento indipendente “Io amo l’Italia”, sarebbe uno dei dieci europarlamentari che meno fanno a Strasburgo.

Dopo la messa al bando dei minareti la Svizzera rischia ora di mettersi nei guai con alcune istituzioni internazionali. Una di queste è proprio quella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di cui molto si è parlato recentemente per la sentenza sul crocifisso nelle aule italiane.
Ha scritto infatti il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung:
La messa al bando dei minareti costituisce anche una flagrante violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Non ci vorrà molto prima che qualcuno colpito dalla proibizione porti il caso di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, causando un imbarazzante condanna e forse l’espulsione della Svizzera dal Consiglio d’Europa
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Giorgio Napolitano: equilibrato. Voto + 9. Il capo dello Stato è critico sui malfunzionamenti della giustizia e lancia un monito ai magistrati: “Serve seria autocritica. No a pm troppo protagonisti”. Berlusconi docet?
Debora Serracchiani: gasata. Voto – 9. La neo deputata europea non punta solo su Strasburgo. Battuto “papi” sulle preferenze, l’avvocatessa di Udine “apre” il congresso del suo partito: “Ora cambio anche il Pd”. Beata ingenuità?

“Nella vita di ciascuno esistono dei tempi: c’è un tempo per la professione, per il mestiere e, forse, poi, arriva anche un altro tempo … quello di occuparsi della propria comunità, del proprio Paese”. David Sassoli, il “solito giornalista“, volto noto e vicedirettore del Tg1, lanciava così la sua candidatura all’Europarlamento nelle fila del Pd. Per i maligni è il “velino” dei democratici, il “belloccio” che in questi giorni gira le piazze di Roma a caccia di voti baciando - come ha raccontato Fabio Martini sulla Stampa - signore in delirio che lo acclamano al grido di “quanto sei bello”.
Abbandonata la poltrona di casa Rai, ora, nel suo futuro - dice a Polisblog in questa intervista - c’è solo la politica.
Sassoli, primi giorni di campagna elettorale: dall’alveo del Tg1 alle piazze. Passaggio drastico?
“E’ bello incontrare tanta gente e insieme a loro affrontare i problemi che quotidianamente le persone hanno. Questa campagna elettorale è per me una grande occasione di confronto e anche di crescita”.
Quanto conta il fattore notorietà?
“Aiuta, ma non basta. Per questo mi sto impegnando su contenuti importanti perché voglio rappresentare il meglio e il buono del nostro paese in Europa”.
Una volta c’erano le Frattocchie … Poi il centrosinistra ha ingaggiato lei, la Gruber, Santoro, Marrazzo e Badaloni. La nuova scuola quadri del Pd è Saxa Rubra?
“Assolutamente no. Posso parlare per me che ho fatto questa scelta perché ho ritenuto fosse arrivato il tempo della responsabilità e dell’impegno per la mia comunità, a cui vorrei restituire un po’ di quello che mi ha dato”.
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