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Tutti gli articoli con tag abolizione province

Veritometro: Podestà, l'abolizione delle Province e la città metropolitana di Milano

pubblicato da Giulio Mattioli

“Milano è la città in Italia che più ha la vocazione a essere governata a livello metropolitano.”


Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano (PdL), 6 settembre 2011

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Decreto anticrisi Tremonti, il day after: le reazioni alla manovra che "gronda sangue"

pubblicato da V.

manovra anticrisi tremonti reazioniE così ieri sera il Consiglio dei Ministri ha approvato le misure contenute nel decreto anticrisi di Giulio Tremonti. Noi abbiamo dedicato ampio spazio al decreto, e ancora ne dedicheremo nei prossimi giorni quando le misure saranno più chiare. Intanto val la pena di farsi un giro e vedere cosa hanno scritto gli editorialisti dei maggiori quotidiani italiani. La chiave di lettura di molti, è che ieri Berlusconi sia definitivamente morto politicamente: sia morto il Berlusconi del “meno tasse per tutti”, della libera impresa. Il liberale che aveva fatto sognare tanti in buona e cattiva fede negli anni passati, perché oggi, 2011, non posso credere che qualcuno lo ritenga ancora tale.

Tra i pezzi più interessanti vi segnalo Michele Brambilla su La Stampa:

Che cosa deve pensare oggi questo elettore di centrodestra? Da quella discesa in campo sono passati diciassette anni, di cui dieci con Berlusconi presidente del Consiglio, e: 1) le tasse non sono mai state alte come adesso; 2) la presenza dello Stato non è mai stata invadente come adesso; 3) le piccole e medie imprese, cioè il mondo più antropologicamente berlusconiano, non sono mai state in sofferenza come adesso; 4) non ci saranno più le correnti dei vecchi tempi democristiani, ma in confronto alla maggioranza di oggi la Dc di allora appare unita come un partito comunista della Bulgaria.

Massimo Giannini su Repubblica invece affonda sull’inadeguatezza di un governo che non ha capito nulla di quanto stesse accadendo nel mondo.

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Decreto anticrisi, l'elenco completo delle province e i comuni accorpati

pubblicato da V.

tremonti province abolite elencoIeri abbiamo dedicato ampio spazio al Consiglio dei Ministri in cui sono state approvate la manovre del Decreto Anticrisi di Giulio Tremonti. Tra le misure che faranno discutere, e sulle quali prevedo resistenze inimmaginabili, c’è l’abolizione di una serie di province sotto i 300.000 abitanti - 38 in tutto, vedremo quali sono tra poco - e la fusione di circa 1500 comuni con meno di mille abitanti. In questo modo si taglierebbero anche i consigli regionali, e una serie di “poltrone” il cui numero è stimato in 55mila.

Non ci credo finché non lo vedo: ma detto questo, quali sarebbero le province destinate a sparire dopo il prossimo censimento? Ecco un elenco non ufficiale: Ascoli Piceno, Asti, Belluno, Benevento, Biella, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Crotone, Enna, Fermo, Gorizia, Grosseto, Imperia, Isernia, La Spezia, Lodi, Massa Carrara, Matera.

E ancora: Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia Tempio, Oristano, Piacenza, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Terni, Trieste, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Vibo Valentia. Credo che ne vedremo davvero delle belle da parte degli enti locali, ma prima ancora credo che non vedremo mai questa abolizione. Non è ben chiaro quel “dopo il prossimo censimento”: dopo che saranno raccolti i dati? Dopo che i dati saranno stati esaminati? In ogni caso, si dovrà attendere la fine del mandato delle giunte. Vedremo di approfondire nei prossimi giorni.

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Abolizione province nuovo capitolo: 9 gli enti a rischio

pubblicato da Luca Landoni


Nuovo capitolo nell’annosa e infinita questione dell’abolizione delle province. Il Governo aveva dapprima smentito le indiscrezioni riguardo al progetto di eliminazione delle più piccole (escluse frontaliere e regioni autonome) ma ora pare che si sia alla vigilia di una votazione sulla riforma.

L’eventuale taglio prevederebbe la cancellazione di tutte le province al di sotto dei 2o0.000 abitanti; soglia che includerebbe le nove qui di seguito elencate: Vercelli, Fermo, Vibo Valentia, Isernia, Biella, Verbania, Rieti, Crotone e Sondrio.

Una cifra come si vede piuttosto esigua sul totale di 110 (nemmeno il 10%). E che purtuttavia potrebbe ulteriormente ridursi se sarà applicata il cosiddetto “sconto montagna”.

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L'abolizione delle province è una bufala. Lo dice l'articolo 133 della Costituzione Italiana

pubblicato da Luca Landoni


Grande enfasi è stata data in tutto il mondo massmediatico dalla notizia dell’abolizione delle province sotto i 220.000 abitanti, al punto da oscurare tutti gli altri provvedimenti della manovra finanziaria 2010.

Addirittura alcuni rappresentanti degli enti locali, come la presidenza della provincia di Asti, si sono precipitati a sottolineare che la loro area conta 221.000 abitanti e quindi non può essere inclusa nel provvedimento.

Ma il fatto nuovo è che Tremonti e Berlusconi questa notizia l’hanno smentita, parlando di “tradimento di alcuni uffici”, che avrebbero trasmesso ai media delle anticipazioni fasulle. Eppure la cosa viene ormai data per scontata dai più, al punto che il leader della Lega Nord Umberto Bossi si è sentito di insorgere sulla ventilata soppressione di Bergamo, annunciando in questo caso la “guerra civile”.

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Speciale manovra economica parte terza: l'abolizione delle province

pubblicato da Luca Landoni



Dopo le parti prima e seconda, su tagli di spesa e strutturali, veniamo alla vera bomba della manovra economica 2010: l’abolizione delle province con meno di 220.000 abitanti. È la prima volta che si decide finalmente di sopprimere questi enti inutili e succhiasoldi, sebbene ancora in piccola parte.

Da notare che sono escluse dal provvedimento tutte le province frontaliere (per esempio Sondrio) e quelle delle regioni a statuto speciale, ivi incluse le 4 nuove e assurde province sarde, in stile Medio Campidano. Comunque è un buon inizio. Le competenze e gli uffici degli enti interessati saranno trasferiti ad altre province a partire dalla prossima legislatura.

Le province interessate sono 13, perlopiù situate nel centro Italia: Terni, Grosseto, Matera, Ascoli Piceno, Massa Carrara, Fermo, Rieti e Isernia. A sud troviamo due province calabresi, Vibo Valentia e Crotone, mentre il nord contribuisce con Lodi, Spezia e Asti.

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Ore 12 - Berlusconi vuole la "Grande riforma" ma non fa quelle promesse. Oggi tocca alle Province

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’ultima trovata del premier è la Grande Riforma. Cioè cambiare tutto per non cambiare niente. Per legittimare un “uomo solo al comando”.

Un esempio di riforma solo annunciata? Oggi in Parlamento si vota per l’abolizione delle Province. Dalle solite promesse elettorali non seguiranno i fatti. Perché?

Perché in campagna elettorale (quasi) tutti, Berlusconi in testa, si erano impegnati per eliminare le Province, ente ritenuto inutile, ingoiatore di ingenti risorse che potrebbero essere utilizzate per il rilancio dell’economia, per sostenere i lavoratori e le imprese in crisi, per aiutare le famiglie.

Invece nulla. Come sempre. Balle, balle e ancora balle. La politica del fare è la politica del bluff.

Oggi alla Camera non succederà un bel niente: tutti (meno l’Udc, pare) tireranno la mano indietro e le Province continueranno a succhiare il bilancio dello Stato, sempre più indebitato. Non ci si schioda dal patchwork fatto per non disturbare gli alleati, i capi bastone che tengono in saccoccia tessere e consenso nel territorio, i governatori che distribuiscono soldi e regalie come antichi feudatari: insomma, per non perdere voti.

E’ il solito refrain: prendere per i fondelli gli italiani. Che, ignari spettatori del grande caos Made in Italy, pagano questo Parlamento di “anime morte” e questa politica della cacca (si scrive così perché così si chiama) che le impone.

Fascismo? Macchè: sfascismo! Cornuti e mazziati.

Le Province saranno abolite di fatto. Arriva il piano Brunetta-Maroni

pubblicato da Luca Landoni

Il dibattito sull’abolizione delle province si insegue ormai da mesi, per non dire anni; tra le insistenze degli uni e le resistenze di altri, come l’alleato di governo leghista. Proprio per superare l’impasse del Carroccio il Ministro dell’innovazione Renato Brunetta ha preparato un piano a lungo termine in accordo col titolare del Viminale Roberto Maroni, anticipato in un’intervista al Tgcom. Vediamo di che si tratta.

Le province non saranno cancellate ma semplicemente svuotate di costi e poteri. In altre parole rimarranno come enti di secondo livello tra comuni e regione, privati di una reale rappresentanza espressa mediante il voto. Saranno presiedute dal sindaco del comune capoluogo e composte dai primi cittadini degli altri comuni, mantenendo i soli compiti strettamente inerenti all’amministrazione della provincia stessa.

Questo consentirà di ridurre enormemente il costo di un ente fondamentalmente inutile, andando ad abbattere la spesa per gli amministratori attualmente stimata in 115 milioni di euro circa. Rimane il costo del personale, ma almeno un primo passo sulla via del risanamento dello spreco sarebbe compiuto.

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