
Vi avevamo parlato del rapimento del cooperante italiano Eugenio Vagni e del gruppo protagonista del sequestro, Abu Sayyaf, di ispirazione poco jihadista e molto più organizzazione mercenaria al servizio dei potentati locali, spesso e volentieri ostili alle organizzazioni umanitarie straniere presenti sul territorio, che attirano troppa attenzione.
Dopo la giornata di ieri in cui sembrava fosse pronto ad intervenire l’esercito filippino contro la banda Sayyaf, stamattina è stata data voce della liberazione dell’ostaggio, a breve smentita. “Abbiamo avuto notizia che Vagni e’ stato lasciato dai suoi sequestratori ad un altro gruppo che si trova nella zona”, ha detto il capo della polizia Jesus Verzosa.

Eugenio Vagni è il cooperante italiano della Croce Rossa rapito il 15 gennaio scorso nelle Filippine insieme ad altri due ostaggi dal gruppo di Abu Sayyaf (lo stesso del sequestro di Padre Bossi), definito gruppo jihadista. Ovvero un gruppo integralista musulmano che pratica la “guerra santa”. Detta così sembra una di quelle situazioni a cui ci siamo abituati, piccoli gruppi sparuti di fondamentalisti che per scopi più o meno materiali sequestrano dei cooperanti.
La maggior parte delle volte però parlare di fondamentalismo islamico è una semplificazione sbagliata e di comodo. Come in questa situazione. A questo proposito infatti la polizia filippina ha annunciato ieri l’arresto di sette persone, con l’accusa di aver fornito informazioni e supporto logistico a Abu Sayyaf. Tre degli arrestati sono ufficiali di polizia: uno di loro è addirittura della Sezione Operazioni di Intelligence. Altri due sono amministratori locali.
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